La circolare del Ministero

Letture del giorno

Per fare il punto su ciò che sta facendo Obama negli Stati Uniti e per riflettere su di noi:

“Prima settimana dell’Era Obama: una serie di iniziative, una piu’ positiva dell’altra. La procedura per chiudere Guantanamo. I fondi riaperti per le associazioni pro-aborto. L’impegno per le trattative e la pace in Medio Oriente. Via libera a standard energetici piu’ severi, anche per le automobili. In questa settimana i primi test americani sull’uso delle cellule staminali embrionali sono stati autorizzati, una linea ricerca che era stata duramente ostacolata dalla presidenza Bush.
Tutte cose ovviamente giuste, e in realta’ ci sarebbe poco da discutere. Se non che siamo italiani, e in quanto italiani siamo abituati a vedere delle decisioni politiche semplici e ovviamente giuste bloccate da ostacoli che sembrano insormontabili. Con le dovute differenze, questa prima settimana ha ricordato molto le reazioni ai primi mesi del primo governo Zapatero.
Quando ha annunciato il ritiro delle truppe dall’Iraq e poi le ha veramente ritirate. Quando ha dichiarato di voler introdurre i matrimoni gay e poi li ha introdotti veramente. Diciamoci la verita’, noi italiani di sinistra, sotto sotto, stavamo li’ a pensare “mio Dio, questo qui e’ veramente di sinistra, chissa’ la Spagna cattolica come reagira’, chissa’ cosa succedera’, rischia di spaccare il paese”. E che doveva succedere? Quattro vescovi sono scesi in piazza, cosi’ come in questi giorni quattro associazioni antiabortiste si stanno lamentando. La Storia va avanti e la direzione del progresso e’ chiara alle persone intelligenti.”

Per chi poi volesse tenere conta del rapporto promesse/fatti, ecco questo link.

P.s.
Altre letture consigliate oggi:
Una chiesa alla deriva;
Sulla scarcerazione per lo stupro di Roma;
Il forcone, i cellulari, Guidonia, Noi;
Auschwitz;
Sulla Magione, con nostalgia dell’estate;

Poi, appena ho un pò di tempo, cercherò di capire come funziona il servizio di delicius che in giro ho visto essere il migliore. Non mi convince per niente la barra laterale degli elementi condivisi di google reader.
Cosi, se qualcuno vuole inserire qualche suggerimento, è ben gradito.

Se intanto qualcuno vuole abbreviare la mia ricerca, è ben gradito.

Spizzicando

Di tornare a casa non se ne parla neanche quando il clima si offre insolitamente cosi mite. E poi oggi passavo da Monza, ed avevo voglia di passare in libreria un pò di tempo. A volte mi prende
questa sorta di crisi d’astinenza, ed è uno dei pochi piaceri del quale so godere a pieno soltanto quando sono solo, quando posso prendermi tutto il tempo che voglio.
Nella zona qui intorno poi l’unica libreria in cui spesso mi imbatto è quella del Centro Commerciale in cui spesso pranzo, scevra di qualunque idea si possa accomunare al piacere della lettura.
A Monza mi sono invece quasi affezionato alla solita Feltrinelli, che sarà pure un megastore, ma nella quale riesco a sfogliare tranquillamente un libro, come qualunque posto decente. E poi riesco a trovare un pò di tutto, e sempre facilmente individuabile. Insomma, grande distribuzione non sempre penso faccia rima con superficialità.
Oggi però non avevo bisogno di comprar libri, ne ho già un mucchio sulla scrivania, e non vorrei accumularne ancora.
Volevo comprare un vinile, sapete, la mania del momento. Ho dato un’occhiata al poco disponibile
e poi mi sono piazzato in uno di quei slot con le cuffie. Ho assaggiato un pò dei nuovi Franz Ferdinand, del Boss, di Gianmaria Testa e poi mi sono soffermato sull’ultimo disco di Luca Carboni, l’unico che potevo ascoltare da quegli affari li. Insomma, si tratta di una raccolta di canzoni degli anni settanta, di quelle che fanno parte dell’humus di una generazione, per cui partivo da qualcosa di non perfettamente conosciuto. Ero attirato dalle scelte poi non troppo banali. E dalla canzone di Claudio Lolli che circola adesso in radio. Ma anche le versioni dell’Avvelenata, di Venderò o di Eppure Soffia non mi sono dispiaciute cantate con quella voce strozzata di Carboni. Insomma, un disco da regalare a chi è ancora vergine, per cominciare ad instillare un pò di curiosità.
E poi mi sono messo a sfogliare e a leggere qualche pagina, seduto su una bella poltrona, un libro su Robert Zimmerman, davvero bello, per le foto e per un pò di cose che ho avuto modo di leggere.
A quel punto potevo andare anche a casa.

P.s. Poi il vinile l’ho preso. Ero un pò indeciso con Berlin di Lou Reed. Ma ho preferito puntare su qualcosa che conosco molto meno. E che stasera ho ascoltato già tre volte. Nonostante i puristi del vinile sconsiglino queste sovraesposizioni.

Dov’è?

Oh beh, il fine settimana è volato scrivendo, recuperando le energie della serata all’Alcatraz e cucinando per un pò di amici…e già questa settimana s’è presentata carica, con il corso alla Emerson e non solo.
E’ un buon periodo, lo so.
Ma mi dispiace aver poco tempo per scrivere qui, nonostante ne abbia voglia, in alcuni momenti, quasi quanto la scorsa primavera.

L’affare Genchi

Per capire cos’è il “Sistema Genchi” e come ci si sta muovendo per far passare il decreto sulle intercettazioni, prendo una parte dell’articolo di Peppe D’Avanzo su Repubblica:

“E’ utile dunque, all’inizio di una settimana dove saranno raccontate rumorose “bufale”, fissare qualche punto fermo, illuminare il lavoro di Genchi, avanzare infine qualche domanda.
Punti fermi, tre.
1. Berlusconi mente. Nell’archivio di Genchi non c’è alcuna intercettazione telefonica, ma soltanto analisi di tabulati telefonici. Per le due inchieste di De Magistris, e su sua delega, Genchi ha messo insieme 1.042 tabulati, un milione di contatti, 578 mila schede anagrafiche.
2. Berlusconi ritrova troppo tardi la parola e la memoria senza mai perdere la sua malafede. Non ha battuto ciglio quando si sono scoperti gli archivi illegali della Telecom dell’amico Marco Tronchetti Provera (anche lì, si raccoglievano abusivamente tabulati e si intercettavano mail). Non ha emesso un fiato quando il suo nemico Romano Prodi è stato indagato proprio alla luce dell’analisi dei “dati di traffico della sim gsm 320740… intestata alla Delta spa presso la Wind, volturata il 1 aprile 2004, all'”Associazione l’Ulivo i Democratici” di Bologna, contratto trasferito il 17 febbraio 2005 a Roma in piazza Santi Apostoli 73, sede dell’Ulivo, e due mesi dopo alla Presidenza del Consiglio, via della Mercede 96, Roma”. Scritto nero su bianco in una consulenza di Genchi. Dov’era allora l’indignazione di Berlusconi? Non ce n’era traccia. Quell’indagine poteva azzoppare il governo di centrosinistra e tutto faceva brodo. Anche il lavoro di Gioacchino Genchi.


3. I rumorosi strepiti di Berlusconi non rivelano nulla di quanto già non si conoscesse per lo meno da sedici mesi. “De Magistris ha acquisito migliaia di tabulati telefonici di cittadini le cui utenze (cellulari e di rete fissa) erano emerse tra i contatti di diversi suoi indagati – scrive la Stampa, il 4 ottobre 2007 – . Nell’elenco ci sono tra gli altri, il presidente del Consiglio Prodi, l’ex-presidente del Consiglio Berlusconi, il ministro dell’Interno Amato, e della Giustizia Mastella; il viceministro dell’Interno Minniti; il presidente del Senato Marini, l’ex-presidente della Camera Casini, il segretario dell’Udc, Cesa, il vecepresidente del Csm Mancino. I movimenti dei numeri telefonici acquisiti riguardano anche il capo della polizia De Gennaro, il vicecapo vicario De Sena, il direttore del Sisde Gabrielli, il direttore del Servizio di polizia postale e telecomunicazioni Vulpiani, il direttore della Dia, Sasso, il generale di corpo d’armata Piccirillo, il presidente dell’Anm Gennaro, il procuratore aggiunto di Milano Spataro, il pm antiterrorismo di Roma Saviotti, quattro sostituti della procura nazionale antimafia, diversi membri della commissione parlamentare antimafia, deputati, senatori, questori della Camera, presidenti di commissioni di Palazzo Madama”. L’elenco (sempre smentito da De Magistris) mostra più di tante parole la strumentalità della sortita allarmata di Berlusconi. Ma come c’è anche il suo nome in quella classifica abusiva e Berlusconi non dice una parola, non protesta, non chiede spiegazioni? E se non si preoccupava allora, perché oggi parla di “scandalo storico”?

Il Cavaliere oggi ha compreso che l'”affare Genchi” può essere la leva per scardinare le resistenze che An, Lega, Pd oppongono al suo progetto di cancellare le intercettazioni dagli strumenti di indagine e fare del pubblico ministero il “notaio” delle polizie. Se non si dice, dunque, di Genchi – chi è, che cosa fa, come lo fa, grazie a chi – non si comprendono le ambiguità possibili del suo lavoro.”

Ed intanto lui ci infarcisce con le sue splendide battute alle quali non si riesce a sorridere, neanche estirpando tutte le cellule cerebrali (ma parlo per quelli che ce le hanno ancora, naturalmente!)

Arrivano i nostri

Ah beh, adesso “S” esce anche a Milano e a Roma.
Ottima scoperta, non dovrò rubare la copia a mio fratello quando torno a casa per sapere certe cose.
Ne avevo già parlato a suo tempo, una rivista che parla di Mafia nelle sue evoluzioni continue, figlia di un buon giornalismo d’inchiesta nel dna della Sicilia.

Little Miss Sunshine

Ho sorriso alla fine del film con il quale ho condito questa mia serata.
Ho sorriso dell’ironia e della follia che salva questa folle famiglia media americana.
Una famiglia costellata da personaggi eccessivi, perfino troppo nei loro stereotipi.Il nonno sniffatore e appassionato di pornoriviste, lo zio professore universitario, studioso di Proust e suicida fallito, il figlio adolescente con il voto del silenzio in venerazione a Nietzsche, la madre sull’orlo di una crisi di nervi nel delirio che la circonda ed un padre perdente, sull’orlo della bancarotta ma teorico della via per il successo con la quale cerca di indottrinare l’intera famiglia.
E la piccola Olive, cinque anni e l’obiettivo di partecipare al concorso per Piccola Miss California. Uno di quegli assurdi concorsi per piccoli talenti che nel nostro immaginario rappresentano il peggio della cultura americana.
L’obiettivo diventa però realistico, possibile, soltanto passando per un lungo viaggio, a bordo di uno sgangherato pulmino Wolkswagen, che farà uscir fuori tutti gli eccessi dei personaggi all’interno di scene al limite del paradosso, esilaranti nella loro assurdità. E delle quali si può sorridere soltanto a denti stretti.
Un sorriso che però lentamente si espande a tutto il viso nella contagiosa scena finale, liberatoria, che la piccola Olive regala alla sua famiglia.

The First Dance

Mi stavo quasi commuovendo anch’io….

Come alberi

Pensavo a tutto ciò che mi piace fare, che desirerei fare e che forse non farò mai. E penso al mio impegno, quello vero, essenziale, del lavoro giornaliero a cui mi sto dedico buona parte delle mie energie, con la dedizione che sto attribuendo a quello che non rappresenta un semplice dovere.
E che, nonostante tutto, non mi fa sentire intero.
Perchè ho bisogno di cibarmi anche di altro. Le mie passioni, i miei interessi che crescono nel tempo e che non riesco a selezionare. Un giorno mi perdo dietro ad una canzone, un altro dietro ad uno strumento che vorrei cominciare a suonare, per una tecnica fotografica, per un libro, per scrivere, per andare in giro in bici o in montagna. E domani immagino già altro aggiungersi ad una lista già profondamente limitata.
Ma non potrei immaginarmi, a vedermi da lontano, senza tutto questo. Senza ciò che è diventato importante e che ho approfondito e senza ciò che si è perso.
Quasi un anno fa leggevo un ragionamento per il quale l’uomo dovrebbe essere a T.
Con una forte competenza in una specifica materia, ma capace di comprendere e capire un ampia gamma di problematiche.
Mi è piaciuta molto questa metafora.
Tanto da arrivare a pensare che più di una T dovremmo somigliare il più possibile agli alberi.
A quegli alberi forti, imponenti, ben piantati al terreno, con radici intrecciate e vigorose. Col tronco robusto, rami forti e rami giovani, con foglie che cadono a raffigurare le passioni fugaci e frutti che maturano donando ulteriore bellezza all’insieme. Sotto il quale si può trovare ombra e ristoro, se lo si vuole.

Una giornata storica

Quello che sarà, sarà, e lo giudicheremo. Lo dico soprattutto ai disillusi di sempre. Ma oggi è un giorno storico (e questa galleria di foto lo racconta benissimo).
(immagine da Rosalio)

Un blog che è già carta straccia