E tu lo sai cos’è un captcha?

Confesso che sconoscevo questa parola fino a pochi giorni fa. Mi ricordava qualcosa di vagamente sudamericano, qualcosa legato a chissà quale civiltà perduta.

Macchè, sono totalmente fuori strada.

Avete presente quando provate ad entrare su qualche pagina protetta di un sito e vi compare quella parola distorta che dovete riscrivere? Quello non è altro che un captcha, che risulta essere un acronimo di “test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer e umani”.

Viene usato per permettere al computer di distinguere se colui che scrive è un uomo o è un computer che vuole accedere a delle pagine protette inserendo magari virus.

Ogni giorno in questo modo vengono impiegate (secondo la Carnegie Mellon university centocinquantamila ore di lavoro per trascrivere dei captcha. L’equivalente di non so quanti libri. Si è pensato quindi di cogliere due piccioni con una fava creando il progetto recaptcha, per trarre profitto da tutto questo lavoro applicandolo a una necessità simmetrica a quella affrontata dalle captcha: l’archiviazione digitale di tutti i libri e documenti che la nostra cultura ha prodotto prima dell’era digitale, a mano o in stampa.

In pratica si forniscono ai siti che usano i captcha dei brani di testo che uno scanner ha estratto da un documento da digitalizzare e che il computer non è in grado di trascrivere esattamente: cosi quando si capita su quei siti e si decifra un captcha, la risposta contribuisce all’archiviazione per i posteri della conoscenza universale.

Direi geniale!!

Spunti dall’ Internazionale del 10 gennaio 2008.

Ma neanche sul satellite lo vogliono a Fede?

Retequattro non dovrebbe essere in onda. Quanto meno dovrebbe andare sul satellite. Questo in base ad un pronunciamento della corte costituzionale secondo cui non si rispetterebbe la pluralità dei media. Invece sta li con buona pace di Europa 7, legittima proprietaria delle frequenze sulla base di una gara vinta nel 1999.

Oggi altra puntata, Per la Corte di giustizia Ue il regime italiano “non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”.

Ma chi se ne frega, loro vanno avanti, grazie ad un’altra legge fatta per il bene degli “Italiani”, la legge Gasparri firmata dal governo Berlusconi. Chi se lo sarebbe mai immaginato!

Notizie che fanno male

E’ stato aggredito a Partinico il giornalista Pino Maniaci di TeleJato.
Telejato è una delle televisioni più libere del territorio italiano, che si distingue per le denunce senza timori sulla mafia e sul territorio di Partinico.

Ultimamente il telegiornale aveva mandato in onda un servizio sui lavori avviati dal comune di Partinico su un terreno in zona Vallegrande dove si trovavano alcune stalle di proprietà dei Vitale confiscate dallo Stato.
Vi consiglio di guardare il tg di oggi (almeno i primi 5 minuti visto che il tg dura più di un’ora) in cui sono spiegati i fatti (www.telejato.it)

Ma vergognarsi mai?

Risulta difficile poter credere nelle istituzioni quando la politica si sottrae sistematicamente al giudizio della magistratura, reputandola incapace e di parte.
Un ennesima prova oggi con l’esito del processo Sme. Pur essendo il reato caduto in prescrizione, visto che risale al 1989, si è preferito non infierire completamente in base alla legge che depenalizza il falso in bilancio.
Il cavaliere, uscendo vincente, ha esultato dicendo che finalmente la verità è venuta fuori.

Da Repubblica.it

Processo Sme, Berlusconi assolto “Il falso in bilancio non è più reato”
“Il fatti non sono più previsti dalla legge come reato”. Con questa formula i giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi dall’accusa di falso in bilancio nell’ultimo stralcio di procedimento nato con il caso-Sme.

La legge che depenalizza il falso in bilancio è stata una delle prime cosiddette “leggi ad personam” approvate dal passato governo Berlusconi. Il provvedimento è diventato infatti operativo già dal gennaio 2002 grazie a un decreto varato a tempo di record dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli.”

La verità venuta fuori è che le leggi ad personam funzionano davvero, e che uno dei pochi punti certi del programma di un possibile governo rimane la lotta alla magistratura, e a chi ancora cerca di lottare. Prova ne è una delle dichiarazioni degli ultimi giorni che dichiara quali sono le priorità: no alle intercettazioni.
Con buona pace dei problemi reali. E’ cosi che si riesce ad avere le idee chiare

Aggiornamento:
Che strano, Il Giornale ha dimenticato di dire chi ha fatto questa legge!

Spingendo la notte più in là

Lunedi 21/01/2008. Ore 02:40.

Arrivo alla stazione di Bologna e mi incammino velocemente verso la sala d’attesa in cerca di un po’ di calore. Michele è dietro di me, in questa notte di imprevisti aver incontrato un amico con cui condividere questo percorso tortuoso che mi ha condotto su e giù per l’Italia, da Palermo a Venezia per arrivare fin qui, rende tutto più accettabile.

Un universo nascosto prende forma davanti ai nostri occhi, un universo fatto di uomini e donne consacrati all’ombra dalle nostre vite che corrono veloci senza aver tempo per osservare. La stazione è viva anche di notte, viva da chi la sente come la propria casa. Trovarsi li ci porta in una dimensione quasi sconosciuta, seppur familiare, in cui entriamo con dimissione, cercando di non disturbare più di tanto. La sala d’attesa è il miglior dormitorio ad essi concesso, in cui ogni sedile ha il senso della conquista di un calore negato. Cerchiamo due posti dopo poter anche noi dormire in attesa del treno che passerà soltanto tra un’ora e mezza. Troviamo posto accanto ad una donna di oltre settant’anni con le gambe conserte a contenere sacchetti stracolmi di ciò che per lei è di più utile, e forse di più caro. Viene subito infastidita da due uomini che vogliono rubarle il posto. Lei impreca ed urla in un dialetto bolognese a me incomprensibile. È li che prendo il libro tra le mani, ho poca voglia di dormire, so che non potrei riuscirci.

Vengo subito preso dalla forza di questo libro cosi sottile ma cosi efficace. E’ un concentrato di emozioni e di ricordi rivissute dalle parole di un uomo, nel 1970 solo un bambino di due anni, che ha perso il proprio padre, Luigi Calabresi(#), vittima della follia pseudo-rivoluzionaria, crudele e insensata, del terrorismo politico degli anni 70. Conoscevo poco questa parte della nostra storia, forse perché la fine di questo periodo corrisponde pressappoco con la mia nascita. Ma negli ultimi tempi, per una curiosità nata spulciando le pagine di wikipedia, ho cominciato prima a leggere un libro che raccontava la storia di Lotta continua e dei movimenti sessantottini in Italia e poi, da un dialogo con Ale, mio fratello, ad imbattermi in questo libro di cui avevo solo sentito parlare nei mesi precedenti. Il successo avuto non era casuale.

Lo stile è asciutto e privo di formali sentimentalismi, ma è cosi diretto da colpire dritto al bersaglio. E cosi mi trovo a ripercorrere alcune immagini familiari e la storia delle accuse create attorno al nome del commissario Calabresi dopo il suicidio (secondo alcuni ancora omicidio) dell’anarchico Pinelli. Aldilà della riproposizione del fatto storico e delle conseguenze giudiziarie, sempre viste dall’ottica intima della famiglia Calabresi, ciò che più emoziona sono i piccoli frammenti di quotidianità, i momenti di sofferenza, di solitudine, di una famiglia che cerca di superare un dolore immenso, e vi riesce tramite la forza della madre, che, come ripete spesso l’autore, ha deciso di scommettere sulla vita, e non sull’odio e sul desiderio di vendetta pur plausibile. Lo scrittore riesce a trasmettere il senso della sua ricerca, fin dall’adolescenza, del motivo per il quale si sia trovato da solo con i suoi fratelli in un’Italia incapace di vederli come vittime di un’atrocità, un’Italia che condivide in alcune fasi storiche le lotte dei brigatisti, e che ancora oggi non ha fatto i conti con il buio di quegli anni.

Ho voglia di staccare la lettura, in alcuni passaggi ho retto l’emozione a stento. Soltanto adesso mi rendo conto di essere in un luogo simbolo di quel periodo, la sala d’attesa della stazione di Bologna, dove, il 2 Agosto 1980 (#), persero la vita 85 persone per una delle ultime stragi terroristiche di quegli anni. Sembra quasi ricongiungersi cosi il filo con Piazza Fontana, luogo dell’inizio ideale degli anni di Piombo, e causa postuma della morte di Calabresi. Mi sembra tutto una così strana coincidenza, cosi strana da sembrare più vicina ad un sogno che alla realtà. La nebbia di Parma e un viaggio incasinato, ha portato con se sorprese, emozioni e coincidenze inaspettate. A pochi metri da me c’è la lapide con riportati i nomi delle vittime, in basso vi sono fiori freschi, segno di una ferita non rimarginata, e ripercorro lentamente ed uno per uno la lista, e dall’età e da pochi altri indizi visibili penso alle probabili storie nascoste dietro quelle lettere metalliche. Ripenso ad un film visto tempo fa, “da Zero a Dieci”,di Luciano Ligabue, in qualche modo legato a quest’evento, in cui, con estrema delicatezza si racconta di un gruppo di amici che vuole rivivere a Rimini una vacanza finita prematuramente piu di diec’anni addietro, quando un amico che doveva aggiungerli muore vittima di quella bomba.

Ripenso a quanto sia stato stupido pensare di fare una rivoluzione armata, che indiscriminatamente uccide delle persone semplicemente perchè capaci nel fare il proprio lavoro, perchè simboli dello stato, che, seppur marcio rappresenta l’unico riferimento. Cosa ci sarebbe senza di esso? Penso ai tanti misteri italiani taciuti e nascosti, al bisogno di capire che dovrebbe nascere da ognuno di noi per comprendere il nostro passato e per evitare che certi errori si ripresentino. Penso a Umberto Bossi che pochi giorni fa ha detto di aver pronto le armi nel caso in cui non si andasse al voto, la memoria e il rispetto delle vittime non dovrebbero far vergognare di dire, o solo pensare certe parole? O è più forte l’ignoranza?

Il treno è quasi arrivato, sveglio Michele, che si era appisolato su quel sedile, prendiamo i nostri pochi bagagli e ci muoviamo verso il binario 9, in una stazione ancora silenziosa, dove infreddoliti aspettiamo un treno che interromperà questa notte quasi onirica per portarci verso un’altra giornata di lavoro.

Come holly e benji

Chi sognava di realizzare uno dei gol dei fratelli Derrick di Holly e Benji, e chi ci è andato vicino.
Martin Palermo.
http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont;_id=16648