Le decisioni che prendiamo, in qualche modo, ci definiscono. Per questo non riesco a prendere alla leggera neanche la decisione sul voto di domenica prossima sul referendum per la riforma della giustizia. Seppure sia solo un voto, perso tra milioni.
Eppure, ho ascoltato tanto, letto molto, e cercato di capire su una materia che non conosco a fondo. E quando mi sono trovato a mettere in fila le argomentazioni per il Si, su ogni singolo tema, percepisco la ragione di fondo, alla luce anche della storia che ho visto in questi anni.
Quando ascolto le ragioni del No, invece, non riesco mai a cogliere un ragionamento che vada nel merito, anzi più spesso mi sembra che il tentativo sia quello di spostare l’attenzione su altro. Una banalizzazione delle ragioni, che, se fossero davvero forti, non avrebbero bisogno di iperboli retoriche.
Devo ammettere che sarebbe piú comodo votare No, e ne comprendo le ragioni. Un governo, di cui non condivido una singola scelta, una singola parola, ne uscirebbe piú forte, aumentando l’egomonia che le idee di destra hanno sull’opinione pubblica. Molte delle persone che ammiro si spendono per il No, sono circondato da persone che voteranno No, per cui mi viene anche naturale pensare che probabilmente mi stia sfuggendo qualcosa.
Quando parlo con loro, desiderei sentire quella parola che mi potrebbe rendere tutto piú chiaro, quella che potrebbe eliminare questo mio struggimento referendario. Peró, questa parola, non arriva.
Per cui, alla fine mi chiedo, é corretto votare per ció che nel merito ci appare come giusto, o è sempre meglio votare contro chi non sopportiamo, e trasformare ogni voto in una battaglia politica?
É insomma, la mia, soltanto la mia ennesima ingenuitá?
Un commento su “Il giovane Werther va al referendum”