Appigli

Quello che un voto come quello di domenica stabilisce è che non può essere un modo per dividere in due il mondo, con i buoni da una parte ed i cattivi dall’altro. Se così fosse l’opinione che ho di me stesso potrebbe essere ancora appesa ad un filo. Almeno fino al momento in cui entrerò al seggio.

In un tema sicuramente molto tecnico, le scelte vengono prima di tutto da percezioni preconcettuali, che prescindono dal senso delle parole che sono scritte nelle righe del testo che si andrà a votare. Si vota sulla base sostanzialmente di ciò che si è capito della riforma, sulla base della propria sensibilità, ma prima di tutto sulla base di un preconcetto di fondo. Sia nel caso che si voti Si, che si voti No.

Con quasi chiunque mi sia confrontato in questi giorni, non ho mai ricevuto mai un argomentazione che tirasse fuori il merito delle questioni, e tutto si è ridotto ad una questione di antipatia per una parte o per l’altra. Di fiducia o meno nell’operato del governo, e sulle sue intenzioni.

Fa parte dei miei limiti arrovellarmi su questioni che potrebbero essere chiuse velocemente, ma non posso fare a meno nell’andare a fondo, cercando di montare e smontare i miei ragionamenti, per fare in modo che le scelte siano fatte con la mia testa, e non dettate dall’influencer o dall’intellettuale di riferimento (qualora esista ancora questa differenza).

E allora, andando a fondo, ci sono soltanto due temi che potrebbero far pendere la mia bilancia verso il No.

Il primo. l’iter legislativo che ha portato a questo referendum. Durante il quale non si è mai cercato di costruire un dialogo con le opposizioni, come sarebbe ed è sempre stato opportuno fare nel caso di riforme costituzionali. E sul quale si è deciso poi di ricorrere al voto di fiducia, bypassando ogni discussione parlamentare.

La seconda questione è molto più sottile, di difficile comprensione per chi non è un addetto ai lavori, ed infatti ho dovuto tornarci più di una volta. Il tema è quello del controllo della politica sui PM, che si basa più su ragionamento ipotetico che potrebbe avere un fondo di verità. Il tema è ben spiegato nella puntata di Wilson del 19 Marzo (sarò ripetitivo ma la serie di puntate sul referendum permettono di farsi un’idea dei temi senza proporre tesi, ma aiutando a costruirsi un’idea autonoma. Qualcosa che, come dicevo prima, non va molto di moda ultimamente). Ho provato a farmi spiegare il punto anche da un’amica magistrato è il problema potrebbe essere proprio nel meccanismo del sorteggio, non adottato alla stessa maniera per la componente laica e per la componente togata.

Infatti, se pur minoritaria la componente laica (1/3 del totale), essendo sorteggiata tra componenti scelti dai partiti politici, si tratterebbe comunque di un blocco molto compatto che potrebbe facilmente trovare una maggioranza su una componente totalmente sorteggiata dei componenti togati, non in grado di poter fare corporazione tra di loro. Ciò potrebbe quindi avere un peso nelle fasi di valutazione dei magistrati, che per avere maggiore visibilità potrebbero decidere di avvallare certe scelte di indagini che vadano incontro alle prerogative governative. Con buona pace dell’indipendenza della magistratura.

Insomma, al netto delle valutazioni possibili, ho elementi in più per poter scegliere, o appigli retorici ai quali sostenermi nel fare quella che sarebbe stata comunque la scelta piú istintiva.

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