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Attimi nel temporale

Ombra miagola dietro la porta. Fuori piove forte e ci sono fulmini.
Ha paura Ombra quando il cielo tuona.
La faccio entrare e incomincia a strofinarsi come al solito intorno ai miei pantaloni. Fa le fusa come sempre, e cerca carezze.
Mi segue in giro per la casa ovunque mi muova. Se sto tanto in una stanza si mette nel punto più caldo, ma non appena un fulmine illumina la stanza lei corre da me.
Ha paura e appena sono sul divano si appoggia sulle mie ginocchia e dopo qualche minuto è già che dorme.

Ogni tuono esce fuori gli artigli che infila nella mia tuta.

Obliqui, oscuri. Sorridenti, ebeti

I giornalisti del tg3 sono dark.
Meglio dark che ….

La notte che aspettiamo

Sarà una lunga notte. Molte speranze verranno alimentate o bruciate da qui a domani mattina.

Ho preferito non parlarne fino ad oggi e non mi tradirò neanche ora, ma i toni troppo entusiastici mi portano ad essere scaramantico. “Non dire gatto se non l’hai nel sacco” diceva un profeta.
Comunque vada avremmo molto da imparare da questa campagna elettorale in Italia, dove le primarie fanno troppa paura per praticarle fino in fondo.
Su McCain e Obama non avrebbe puntato nessuno due anni fa.
Io seguirò finchè potrò stanotte ma preferirò essere sveglio domani di buon mattino, quando i primi risultati saranno chiari.

Per una volta preferirò ai sogni d’oro un risveglio splendente.

Verdenero

Se non fosse per la lettura le cinque ore di treno che da Milano mi conducono ad Udine diventerebbero interminabili. E’ quanto mai facile entrare nei luoghi comuni, ed il treno in quanto esso lo rappresenta, ma non è come fare quelle tratte che portano verso il sud nelle quali trovi sempre pronto qualcuno con cui intraprendere una discussione, che ti rivela la sua vita, quella della sua famiglia, si sfoga e ti fa apprezzare l’arte sacra dell’incontro.
Su certe tratte ci si trova invece nel proprio posto quasi sempre in silenzio, e questo silenzio si rivela sempre proporzionale all’età del coinquilino di scompartimento, come se con l’età la diffidenza e la voglia di conoscere venisse soffocata dall’insipienza di certe rughe mal curate.
Venerdi ho terminato un bel libro ambientato a Palermo. Tre storie legate alle corse clandestine di cavalli che spesso hanno luogo per le strade della città. Tre storie molto diverse per tre diversi autori siciliani, Valentina Gebbia, Gery Palazzotto e Giacomo Cacciatore.
E’ un libro che fa parte di una collana edita da una piccola casa editrice milanese, la Edizioni ambiente, conosciuta qualche settimana fa in un bel locale milanese. L’idea, semplice ma efficace, di questa casa editrice è quella di tradurre in racconto il rapporto 2007 di Legambiente sulle Ecomafie coinvolgendo i più grandi nomi del noir Italiano, da Lucarelli a Wu Ming e DeCataldo. Inquinamento chimico, smaltimento di rifiuti, incendi, abusivismo, traffico di animali. Ne viene fuori una mappa di un’Italia sconosciuta, troppo spesso taciuta per meschinità e convenienza e dietro le quali si nascondono grandi delitti di cui ne è vittima chi, per inganni del destino, si trova su quella stessa, cattiva, strada.
Buona lettura.

Sauris e la Carnia



L’ho già detto che mi sono innamorato del Friuli?

E all’università

Per quanto riguarda le università, sarebbe da leggere questo articolo di Tito Boeri. Ho sottolineato i passaggi fondamentali.

Il problema è il precariato

la Repubblica, venerdì 31 ottobre 2008

Bisogna dare atto al ministro Gelmini di essere riuscita in due imprese molto difficili. Da una parte, con la sua legge sulla scuola, è riuscita a mettere d´accordo madri e figli, studenti e insegnanti, ricomponendo quella frattura intergenerazionale che da tempo blocca il nostro paese. Dall´altra, con la sua non-legge sull´università, il suo subire passivamente le scelte fatte dal ministro dell´Economia, è riuscita a rivitalizzare le rappresentanze studentesche. Abbiamo così oggi un attore in più, che può scompaginare quell´equilibrio di veti incrociati e di ricatti reciproci che sin qui ha bloccato qualsiasi riforma dell´università in Italia. Ieri in piazza c´erano studenti medi e insegnanti nello stesso corteo, madri e figlie unite nella lotta. L´obiettivo dichiarato era il ministro Gelmini e la sua legge. Ma forse il vero nemico era un altro: il precariato. Le madri insegnanti precarie guardano con legittima preoccupazione ai tagli del personale, che si concentreranno pressoché interamente su di loro, dato che gli insegnanti con contratti a tempo indeterminato non sono licenziabili. Ci saranno, come recita la legge, 87.000 posti in meno nell´arco di tre anni, di cui 42.000 già nel 2009. Vittime designate la componente più giovane del corpo docente: l´età media degli insegnanti precari è di 37-38 anni, quella degli insegnanti con contratti permanenti è vicina ai 50 anni. Molti insegnanti precari hanno figli nella scuola secondaria che guardano con altrettanto legittima preoccupazione al loro futuro ingresso nel mercato del lavoro. Li aspetta un mondo del lavoro che oggi riserva per loro quasi solo contratti con una data di scadenza, come i beni deperibili che si acquistano sugli scaffali dei supermarket. Come prova l´esperienza degli insegnanti precari, non è un bel modo di cominciare la propria carriera. Saranno i primi a doversene andare, indipendentemente dalle loro competenze, dai loro meriti e dalla loro performance, in caso di esuberi. Nei giorni precedenti erano stati gli studenti universitari a occupare il centro della scena. Manifestazioni di piazza, occupazioni e lezioni in piazza. Contro i tagli indiscriminati all´università contemplati dalla Legge finanziaria. Dobbiamo tornare molto indietro negli anni per vedere tanta attenzione degli studenti al futuro della loro università. È un fatto nuovo e importante. Per decenni l´università italiana è rimasta bloccata da guerre feudali, da giochi di potere che si ripropongono all´interno degli stessi partiti. Le politiche dell´università in entrambi gli schieramenti sono dominati dalle baronie universitarie, di destra e di sinistra. Per questo non si riesce mai a varare una seria riforma dell´università. Per questo sin qui il ministro Gelmini ha delegato al ministro Tremonti la politica universitaria, dopo aver più volte annunciato, e più volte rimandato, una sua proposta di riforma. Speriamo di sbagliarci, ma quando questa proposta verrà finalmente resa pubblica, si rivelerà una volta di più una non-riforma. Gli studenti possono oggi essere il soggetto nuovo, l´attore che scompagina le carte, che rompe gli equilibri.

Perché ciò avvenga ci vuole però un salto di qualità. Sin qui la ricomposizione generazionale e la partecipazione studentesca sono stati soprattutto all´insegna dei no. Importante che ora si traducano in proposte concrete, che non finiscano per fare il gioco di chi si erge a difesa dello status quo. Il movimento degli studenti può oggi avere un ruolo cruciale nel cambiare le regole di ingresso nel mercato del lavoro per tutti, a partire dagli stessi insegnanti. Bisogna rimuovere quelle barriere che oggi separano il mercato del lavoro di serie A da quello di serie B. Tutti devono poter entrare con le stesse regole, permettendo ai loro datori di lavoro, privati o pubblici, di valutare il loro rendimento nei primi tre anni, con tutele contro il rischio di licenziamento crescenti nel tempo.

Gli studenti, soprattutto quelli universitari, hanno in questi giorni più volte sottolineato che badano alla qualità, più che alla quantità dell´istruzione. Hanno un modo per dimostrarlo. Chiedano che la valutazione della ricerca universitaria svolta sin qui (dal Civr) divenga da subito la base per concedere una fetta consistente dei finanziamenti all´università. Chiedano nuove valutazioni della didattica e della ricerca, senza aspettare la costituzione di fantomatiche nuove agenzie per la valutazione, create solo per prendere tempo, per rinviare l´introduzione di criteri di merito nell´università. Chiedano che venga potenziato il Consiglio europeo delle ricerche ponendolo in condizione di selezionare, finanziare e incentivare progetti di ricerca che soddisfino parametri di eccellenza a livello internazionale. Si battano nei loro atenei perché i margini di autonomia oggi concessi dalla legge vengano utilizzati per premiare la ricerca nel ripartire i fondi come gli oneri didattici. Denuncino gli episodi di nepotismo e chiedano ai loro atenei di formulare piani della ricerca su cui dovranno impegnarsi. Migliorando la ricerca migliorerà anche la didattica.

Tito Boeri

Come diceva Cossiga


(dall’ Internazionale)
Le sue parole sono state ascoltate.


Mi sembra di essere tornati a Genova.

Movimenti strani

Intanto le intercettazioni vengono messe a tacere. Senza bisogno di decreti, per il momento.


e cercano di far passare per altre vie il decreto sul salva – manager.

Su cosa si protesta?

Visto che non vogliamo essere superficiali vediamo un po’ quello che dice il decreto Gelmini approvato ieri soprattutto viste le reazioni delle piazze un po’ ovunque. Alcuni di noi guardano sicuramente con simpatia alla protesta un po’ perchè mette in ombra l’apatia con cui spesso l’opionione pubblica è disegnata, ed un po’ per i risvolti politici che la protesta può portare al governo. La mia idea di base è che la scuola e con essa tutta l’istruzione in Italia non sia in buona salute. E non lo è soprattutto in funzione di tante riforme in atto negli ultimi vent’anni che hanno tolto fondi e hanno cercato di puntare sempre più sulla quantità che sulla qualità. Ancora riecheggiano nelle mie orecchie le parole della Moratti, allora ministro della pubblica istruzione, che criticava il basso numero di laureati in Italia rispetto al resto d’Europa. La soluzione è stata creare, per il caso in esame, una miriade di corsi di laurea al grido che un pezzo di carta non si può negare nessuno. Salvo poi meravigliarsi della disoccupazione e dell’insoddisfazione di molti della mia generazione di fronte all’ingresso in un mondo del lavoro inesistente e non in grado di valorizzare la fatica di tanti anni di studio. Vedo troppi strapparsi le vesti, in una strana concomitanza d’intenti tra professori, studenti e genitori. Dov’erano tanti di questi quando lo sfacello è cominciato? Tanti si opponevano per esempio, salvo ora presentarsi, soltanto ora in cui tanti privilegi verranno a mancare. In tutto questo io sono dalla parte degli studenti, vittime di ciò che non hanno creato e dei ricercatori che non possono andare via dall’Italia per guadagnare uno stipendio equivalente al proprio merito. Perchè è quello il punto, il merito inesistente che non valorizza chi fa rispetto a chi non fa. Se deve esserci una riforma dovrebbe vedere quello come spirito d’intenti cardine. Dovrebbe dico.

Ma tornando a ciò che all’inizio mi ero proposto, per non essere troppo prevenuto, ho voluto leggere il decreto, per comprendere cosa realmente non va. E perchè credo che pochi abbiano avuto l’accortezza di leggerlo prima di protestare.

Il decreto si sviluppa su sette punti che cerco di riassumere. Il testo completo lo trovate qui.

Art.1 Cittadinanza e costituzione. A decorrere dal prossimo anno verrà ripristinato lo studio dell’educazione civica nelle scuole elementari, medie e, nelle forme possibili, nella scuola d’infanzia. Tutto “entro i limiti di risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili”.

Come non essere d’accordo. Mi preoccupa però quest’ultimo punto. Pensavo non ci fossero condizioni.

Art.2 Valutazione del comportamento degli studenti.

Si tratta della norma secondo la quale verrà valutato la “condotta” degli studenti, espressa in decimi e tale da poter portare alla possibile bocciatura se inferiore al cinque.E’ la norma introdotta per limitare i casi di bullismo. In realtà sarà soltanto un’arma in mano ai professori incapaci di mantenere l’ordine in classe. In realtà anche prima della sua abolizione il bullismo esisteva e raramente, se non mai, si arrivava a bocciare per questi motivi. Comunque sia non c’è da lamentarsi su questo punto

Art.3 Valutazione del rendimento scolastico degli studenti.

Saranno eliminati i giudizi, si torna ai voti. Poco male. Si buttano delle analisi più approfondite sui ragazzi, ma poco male, siamo nell’era della semplificazione per piacere a tutti.

Art.4 Insegnante unico nella scuola primaria.

“E’ ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.” Tagli a go-go di migliaia di insegnanti, nella scuola primaria, l’unico vanto del nostro sistema scolastico. Si elimina il tempo pieno, o quasi, tenendo conto delle esigenze. Quali sono queste esigenze?

Art.5 Adozione dei libri di testo.

“I competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l’editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l’adozione dei libri di testo avviene con cadenza quinquennale”.

Art.5 bis Graduatorie ad esaurimento.

“I docenti che hanno frequentato i corsi del IX ciclo presso le scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario (Ssis) o i corsi biennali abilitanti di secondo livello a indirizzo didattico (Cobaslid) attivati nell’anno accademico 2007/2008 e hanno conseguito il titolo abilitante sono iscritti a domanda nelle graduatorie a esaurimento e sono collocati nella posizione spettante in base ai punteggi dei titoli posseduti. Nello stesso modo sono iscritti a domanda i docenti che hanno frequentato il primo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione di docenti di educazione musicale delle classi di concorso 31/A e 32/A e di strumento musicale nella scuola media della classe di concorso 77/A e hanno conseguito la relativa abilitazione. Possono chiedere l’iscrizione con riserva alle graduatorie anche coloro che si sono iscritti nell’anno accademico 2007/2008 al corso di laurea in Scienze della formazione primaria e ai corsi quadriennali di didattica della musica (la riserva viene sciolta al conseguimento dell’abilitazione e la collocazione in graduatoria è disposta in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti). “

Quindi blocco totale delle assunzioni.

Art.6 Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria

“L’esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria […] ha valore di esame di Stato e abilita all’insegnamento, rispettivamente, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.”

Art.7 Relativo all’accesso alle scuole di specializzazione mediche. Niente di rilevante.

Art.8 Norme finali “Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.” Sicuramente saranno minori. L’ordine di grandezza è crescente da qui al 2012 per un totale di 1,4 miliardi di euro.

Per i dettagli, e soprattutto dei tagli all’Università, magari ne parliamo un’altra volta. Mi sto dilungando troppo.

Autoreferenziale

Le critiche si che sono gradite. Anzi le cerco. E oggi erano azzeccate. Quando non c’è smalto meglio star zitti.