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Le avventure di un erotomane

Raramente riesco ad appassionarmi a qualcuno dei serial televisivi in auge. Non riesco a frequentarli con dedizione da sempre e poi, vista la passione che vi dedica il mio coinquilino, sto sviluppando una sorta di corazza difensiva.
Ma il lunedi non è cosi. Da quando è cominciato Californication. E’ incredibile come si riesca a vendere un serial spacciandolo per la storia di un erotomane. Tolta questa presunta scorza resta la parabola dello scrittore in preda alla crisi creativa, disperato per la trasposizione cinematografica del suo successo letterario e perdutamente innamorato della donna che non è stato capace di amare fino in fondo al momento giusto. Il tutto con dei dialoghi eccezionali, carichi di cinismo e tenerezza. In cui il sesso resta cosi l’antidolorifico con cui Hank cura le sue ferite. Tra vecchi vizi e nuovi propositi cerca cosi la via per la redenzione.
Da vedere.

Saviani

Ho pubblicato la scorsa settimana un estratto dalla Catena di San Libero, giornale online di Riccarlo Orioles, giornalista siciliano della stessa scuola di Pippo Fava. Vi propongo questo pezzo letto sull’ultimo numero. Torna sempre quel concetto di resistenza praticato da tanti eroi silenziosi.

Saviani

Anche oggi Marco ha preso il motorino, è uscito di casa e se n’è andato in cerca di notizie. Ha lavorato tutto il giorno e poi le ha mandate in internet a quelli che conosce. Fa anche un giornaletto (Catania Possibile) di cui finalmente anche i lettori hanno potuto vedere un numero (il primo solo i poliziotti incaricati di sequestrarlo in edicola) con relative inchieste. Non ci guadagna una lira e fa questo tipo di cose da una decina d’anni. Ha perso, per farle, la collaborazione all’Ansa, la possibilità di uno stipendio qualunque e persino di una paga precaria come scaricatore: anche qui, difatti, l’hanno licenziato in quanto “giornalista pacifista”. Marco non ha paura (nè della fame sicura nè dei killer eventuali) ed è contento di quel che fa.

Anche oggi Max è contento perché è riuscito a mandare in giro un altro numero della Periferica, il giornaletto che ha fondato con alcuni altri amici del quartiere. Il quartiere è Librino, il più disperato della Sicilia. Se ne parla in cronaca nera e nei pensosi dibattiti sulla miseria. Loro sono riusciti a mettere su una redazione, a organizzare non solo il giornale ma anche un buon doposcuola e dei gruppi locali. Non ci guadagnano niente e i mafiosi del quartiere hanno già fatto assalire una volta una sede. Max non ha paura, almeno non ufficialmente, ed è contento di quel che fa.

Anche oggi Pino ha finito di mandare in onda il telegiornale. Lo prendono a qualche chilometro di distanza (la zona dello Jato, attorno a Partinico) e contiene tutti i nomi dei mafiosi, e amici dei mafiosi, del suo paese. Non ci guadagna niente (a parte la macchina bruciata o un carico di bastonate) ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa.

Anche oggi Luca ha chiuso la porta della redazione, al vicolo Sanità. Il suo giornale, Napoli Monitor, esce da un po’ più di due anni e dice le cose che i giornalisti grossi non hanno voglia di dire. E’ da quando è ragazzo (ha iniziato presto) che fa un lavoro così. Non ci guadagna nulla, manco il caso di dirlo, e non è un momento facile da attraversare. Ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa.

Ho messo i primi che mi sono venuti in mente, così per far scena. Ma, e Antonella di Censurati.it? Sta passando guai seri, a Pescara, per quell’inchiesta sui padri-padroni. E Fabio, a Catania? Fa il cameriere, per vivere, ed è giornalista (serio) da circa quindici anni. E ti sei dimenticato di Antonio, a Bologna? Vent’anni sono passati, da quando gli puntarono la pistola in faccia per via di quell’inchiesta sui clan Vassallo e gli affitti delle scuole. Eppure non ha cambiato idea. E Graziella? E Carlo Ruta, a Ragusa? E Nadia? E… Vabbè, lasciamo andare. Mi sembra che un’idea ve la siate fatta. C’è tutta una serie, in Italia, di piccoli giornali e siti, coi loro – seri e professionali – redattori. Ogni tanto ne fanno fuori qualcuno, o lo minacciano platealmente; e allora se ne parla un po’. Tutti gli altri giorni fanno il loro lavoro così, serenamente e soli, senza che a nessuno importi affatto – fra giornalisti “alti” e politici – se sono vivi o no. Eppure, almeno nel settore dell’antimafia, il novanta per cento delle notizie reali viene da loro.

Saviano è uno di loro. Quasi tutti i capitoli di Gomorra sono usciti prima su un sito (un buon sito, Nazione Indiana) e nessuno, salvo chi di mafia s’interessava davvero, se l’è cagati. Poi è successa una cosa ottima, cioè che l’industria culturale, il mercato, ci ha messo (o ha creduto di metterci) le mani sopra. Ne è derivato qualche privilegio, ma pagato carissimo, per lui. Ma ne è derivato soprattutto che – poiché l’industria culturale è stupida: vorrebbe creare personaggi mediatici, da digerire, e finisce per mettere in circolo contenuti “sovversivi” – un sacco di gente ha potuto farsi delle idee chiarissime sulla vera realtà della camorra, che è un’imprenditoria un po’ più armata delle altre ma rispettatissima e tollerata e, in quanto anche armata, vincente.

Ci sono tre cose precisissime che, in quanto antimafiosi militanti, dobbiamo a Saviano. Una, quella che abbiamo accennato sopra: la camorra non è la degenerazione di qualcosa ma la cosa in sè, il “sistema”. Due, che il lato vulnerabile del sistema è la ribellione anche individuale, etica. Tre, che lo strumento giornalistico per combattere questo sistema non è solo la notizia classica, ma anche la sua narrazione “alta”, “culturale”; non solo “giornalismo” ma anche, e contemporaneamente, “letteratura”. (Quante virgolette bisogna usare in questa fase fondante, primordiale: fra una decina d’anni non occorreranno più). Dove “letteratura” non è l’abbellimento laterale e tutto sommato folklorico, alla Sciascia, ma il nucleo della stessa notizia che si fa militanza.

Nessuna di queste cose è stata inventata da Saviano. Il concetto di “sistema”, anziché di semplice (folkloristica) “camorra” è stato espresso contemporaneamente, e credo sempre su Nazione Indiana, da Sergio Nazzaro (non meno bravo di Saviano: e vive vendendo elettrodomestici); e forse prima ancora, sempre a Napoli, da Cirelli. L’aspetto fortemente etico-personale della lotta non alla “mafia” ma al complessivo sistema mafioso è egemone già nelle lotte degli studenti (siciliani ma non solo) dei tardi anni Ottanta. La simbiosi fra giornalismo e “letteratura”, che è forse l’aspetto più “scandaloso” (e che più scandalizza; e non solo a destra) di Saviano è già forte e completa in Giuseppe Fava, e nella sua scuola.

Le “scoperte” di Saviano sono dunque in realtà scoperte non di un singolo essere umano ma di una intera generazione, sedimentate a poco a poco, nell’estraneità e indifferenza dell’industria culturale, in tutta una filiera di giovani cervelli e cuori. Alla fine, maturando i tempi, è venuto uno che ha saputo (ed ha osato) sintetizzarle; e che ha avuto la “fortuna” di incontrare, esattamente nel momento-chiave, anche l’industria culturale. Che tuttavia non l’ha, nelle grandi linee, strumentalizzato ed è stata anzi (grazie allo spessore culturale di Saviano, ma soprattutto dell’humus da cui vien fuori) in un certo qual senso strumentalizzata essa stessa.

Questa è la nostra solidarietà con Saviano. Non siamo degli Umberto Eco o dei Veltroni, benevoli ma sostanzialmente estranei, che raccolgano firme e promuovano (in buona fede) questa o quella iniziativa. Siamo degli intellettuali organici, dei militanti (“siamo” qui ha un senso profondissimo, di collettivo) che hanno un lavoro da compiere, ed è lo stesso lavoro cui sta accudendo lui. Anche noi abbiamo avuto paura, spesso ne abbiamo, e sappiamo che in essa nessuno essere umano può attendersi altro conforto che da se stesso. Roberto, che è giovane, vedrà certo la fine di di questo orrendo “sistema” e avrà l’orgoglio di avervi contribuito: non – poveramente – da solo ma volando alto e insieme, con le più forti anime di tutta una generazione

Anelli di congiunzione

E’ terminata questa settimana particolarmente intensa. Venerdi, terminato di lavorare, con la barba cresciuta fin troppo ho preferito radermi da un barbiere e li mi si chiudevano le palpebre Giunto a casa mi sono immerso nella vasca da bagno e sono rimasto immerso per quasi mezzora. Avevo voglia di riordinare le idee.
Questi pochi giorni passati con Stefano sono stimolanti per come lui sa essere da sempre, da quando lo conosco. Erano due anni ormai che non riuscivamo a passare un pò di tempo insieme, un pò per la mia migrazione e molto perchè lui si trovava all’altro capo del mondo, in quel SudAmerica che oramai da troppi anni nutre la mia fantasia.
Ho cercato di succhiare il possibile dalle esperienze vissute da lui da quelle parti, tra Argentina e Perù e ho cercato di comprendere quanto questo lo abbia cambiato. Tra un bicchiere di rum e qualche sigaro, in piena iconografia andina, immaginavo quei territori sconosciuti.
Pur nella distanza di questi anni ho visto quanto comunque il nostro rapporto abbia potuto crescere. Questo blog ha spesso creato un anello di congiunzione attraverso il quale riuscivano a passare le mutazioni in atto nella mia vita e messanger permetteva rapide vedute e dialoghi sulle nostre vite. Ma avevamo bisogno che questo si traducesse nuovamente in un dialogo a due. Per questo l’annuncio della sua possibile visita e la sua possibile presenza alla laurea di Ale è stata la sorpresa più gradita che potesse arrivare.
Abbiamo potuto discutere di tanti, troppi argomenti, e gli stimoli forniti dai ragionamenti maturati durante le nostre discussioni credo rimarranno un ricordo felice di questi giorni. Nonostante la diversità che le nostre vite e le nostre esperienze possono aver imposto ci siamo trovati simili, entrambi sulla strada della ricerca di un senso alle nostre vite. Come dicevo ieri in quelle poche righe dedicate ad Ale, pur non conoscendo la strada, ho avuto la sensazione di trovare un uomo, oramai, che come me, solco su solco cerca di comprendere la sua strada. Ed è quello che alla fine sto scoprendo di apprezzare più negli esseri umani. La forza di non lasciarsi vivere ma di costruire, e cosi di arricchirsi. Anche lui l’ho visto parte di quel quadro in movimento che raccontavo qualche mese fa.
E’ inutile dirlo, ma mi sento fortunato degli incontri che la vita mi ha offerto.ps. Non offenderti per la foto :-)!

Diventiamo amici?

(Via Muddiki)

A proposito della follia collettiva che ha preso tutti per questi inutili social network. Leggete anche questo post. Io ho trovato il mio scopo però.

La mobilità dolce a San Mauro Castelverde

Ale ha messo online la sua presentazione della tesi. Ho pensato di pubblicarla perchè può essere utile a coloro che amano il trekking, della natura e le Madonie. Può essere utile darci un occhio perchè attraverso questo lavoro sono state effettuate rilevazioni su strade ormai poco battute ma che costituivano un tempo il percorso utilizzato da pastori e non per andare da un paese all’altro del territorio madonita. I percorsi individuati, importanti dal punto vista storico e culturale, hanno come fulcro il paese di San Mauro Castelverde e collegano a tutti i paesi limitrofi come, per esempio, Castelbuono, Pollina, Geraci Siculo e Gangi.

Presentazione Tesihttp://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazione-tesi-1224851368525619-9&stripped_title=presentazione-tesi-presentation-687795

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Obiettivo raggiunto. Ottimo Ale

Mi dispiace di non averne parlato prima.
Ma sono stato felice particolarmente lunedi, quando Ale ha raggiunto il suo obiettivo dopo due anni lontano da casa, a Firenze.
La sua laurea, con una tesi veramente interessante e che può portare ad un progetto interessante di sviluppo turistico in un’area alla quale siamo particolarmente legati, San Mauro Castelverde. Vedremo quello che sarà adesso.

Se esiste una strada da percorrere
sei già li.
Se non esiste la stai cercando,
solco su solco, passo per passo,
sentiero per sentiero.

Oggi in piazza a Roma

Spero che la manifestazione di oggi a Roma vada bene, e che il Circo Massimo sia stracolmo. Ma contemporaneamente non voglio che questa suoni come un’assoluzione per tanti dirigenti del PD che navigano in senso contrario a quelli che erano i principi da cui si è partiti con le primarie di un anno fa. Sia piuttosto una sveglia. Come diceva ieri sera Zoro su Raitre se si facesse una manifestazione contro molti dirigenti la piazza sarebbe sicuramente piena. Perchè se non si costruisce una opposizione e un partito credibile, una comunicazione chiara e univoca saremmo ancora soltanto a fare manifestazioni in piazza, sempre e solo.

Manuale per un ministro degli interni

A futura memoria. E’ bene non dimenticare certe frasi, scolpirle nella roccia per sdegnarsi ogni volta che lo si legge. Quando ieri sera, al Frida, Giuseppe Genna ha citato questa frase ho avuto un conato di vomito.

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Aldo Moro ringrazia ancora.

Arriverò

Non sono sparito, sono soltanto molto impegnato in questi giorni.
Per esempio, lunedi è successo questo:

ed un buon amico mi fa compagnia in questi giorni, dopo non averlo visto per quasi due anni.

Dovrei andare!

Quando dici un secondo deve essere un secondo.
Quando dici due parole, che siano due. Solo due.