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Ci nascondiamo di notte

“Ci nascondiamo di notte

Per paura degli automobilisti
Degli inotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo i pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare”

Lucio Dalla

Leggevo i dati dell’indagine Istat pubblicata ieri e mi veniva in mente il testo di questa canzone. Siamo un popolo triste, di insoddisfatti, abbiamo paura delle nostre paure. Il lavoro non ci soddisfa, il cielo non ci soddisfa, il tempo libero non ci basta. Siamo li, chiusi nelle nostre case ad aspettare che il tempo torni sereno.
Ma a me sembra che non sia poi tutto cosi nero. Ci piace raccontarci cosi per compiacerci nei nostri difetti e non sentirci soli o invidiati. E soprattutto anche se siamo insoddisfatti realmente non abbiamo il coraggio di cambiare, di svoltare. Tanto meglio una delusione oggi che un insicurezza domani. E cosi, giorno dopo giorno, continuiamo a star male. Ma cambiare mai.
Si, è inutile, non c’è lavoro, non c’è decoro, ma mai una volta a chiederci cosa cavolo facciamo per cambiare il corso del destino segnato. O mai che siamo li a chiederci se stiamo sbagliando in qualcosa. Siamo fieri e cerchiamo di apparire fighi con nostro colletto alzato nonostante tutto.
Cavolo, interroghiamoci e cerchiamo di darlo una volta tanto. Non facciamo come gli autisti dei tram.

p.s. foto dalla chiesa di San Giorgio di San Mauro Castelverde. Luglio 2008

A partire da.

A proposito del post dell’altro giorno, è stato pubblicato su questo blog e si è sviluppata una discussione. Cosi, per chi vuole aggiungere qualcosa.

La rete

Una delle poche cose carine trovate su facebook. La teoria dei grafi applicata alla mia rete di conoscenze.

Appunti per una guida da farsi. Parma

Camminando per le strade di Parma si è come in un’atmosfera sospesa. Ogni stagione lascia scoprire nuovi aspetti e nuovi colori lungo i suoi parchi. D’inverno, quando la nebbia si alza leggera circondando il cammino, e il silenzio raccoglie i pochi passi delle vie del centro, ci si sente trascinati indietro nel tempo. Come d’Autunno quando i suoi viali sono cosparsi di foglie ingiallite ed il Parco Ducale si presenta di mille colori. Perché è nelle stagioni più fredde che più si manifesta il suo fascino.
Perché Parma è una signora elegante che ti conduce lungo le sue strade signorili, nei percorsi che si snodano dalla sua Piazza Garibaldi, per le stradine strette del centro storico e per fortuna poco trafficate lungo le quali capita cosi di sentire ancora il brulicare delle vecchie città d’una volta con le sue piccole botteghe, le drogherie e i caffè mescolarsi alle voci orientali o africane che negli ultimi decenni hanno costituito il principale flusso verso questa città.
Parma è una città che non si concede facilmente, va corteggiata, incontrata. L’università, luogo di fulcro per ragazzi provenienti da tutt’Italia, ne regala un aria più gioviale, e risulta cosi il luogo più vivace della città che risveglia dal torpore a cui questi luoghi sembrano dedicati. Regala quindi alla città stimoli e colori.
Le vie del centro sono luogo d’incontro per uomini in giacca e donne in tailler, per le casalinghe con borse della spesa caricate nei cestelli delle biciclette e di studenti in una pausa della lezione. Il prato della Pilotta in primavera diventerà il luogo prescelto per questi incontri.
E allora lasciarsi trascinare in questo ritmo strascicato è la miglior maniera per cogliere lo spirito vivo della provincia.
Le mostre e gli incontri molto spesso organizzate in un città culturalmente viva possono costituire un piacevole intermezzo alla visita.
Per conoscerla è quindi lasciarsi coinvolgere nei suoi ritmi sempre pacati, incontrarla in uno qualunque dei giorni della settimana in cui vi capiterà di visitarla saprà offrire un aspetto diverso e sempre accattivante.

Per un progetto che sta crescendo.

Urban legend. Zingari

Ci si crederà adesso?

“La Fondazione Migrantes, centro studi della Cei, si è rivolta all’Università di Verona e le ha commissionato una ricerca sui tentati rapimenti addebitati ai rom dal 1986 al 2007. L’esito è questo: «Non esiste alcun caso in cui viene commesso un rapimento. Nessun esito corrisponde a una sottrazione dell’infante effettivamente avvenuta e provata. Anche laddove si apre un processo, il fatto contestato viene sempre qualificato come delitto tentato e non commesso, le cui circostanze aprono a una complessa valutazione dell’esistenza o meno della volontà dolosa».”

(AGO PRESS) e su Repubblica.it

Quanto vale una vita?

Ci sono dati oggettivi e dati soggettivi su cui basarsi, sempre.
Un dato oggettivo mi capita sempre di vederlo sull’Internazionale, in un piccolo riquadro. Non conoscevo quei dati ed un certo effetto me lo danno sempre. Non esistono giudizi da dare, o parti da cui schierarsi. Non è quello il punto. Dovremmo ricordarceli però, questi dati.

Riporto quei dati.
Numero di morti dall’inizio della seconda intifada (28 Settembre 2000)
Palestinesi 5292
Israeliani 1082
Altre vittime 79
Totale 6454

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Iracheni 88851-96976
Soldati statunitensi 4190
Soldati di altre nazionalità 314

Dati aggiornati al 5 Novembre 2008.

Perchè c’è bisogno di sognare

E’ come se in questa settimana si fosse deciso di prendere il mondo è portarlo in una direzione, lontana mille miglia dall’egoismo e dalla paura che ha accompagnato le giornate della politica, e della vita sociale di tutti noi, vicina a quello che più sentivamo fosse giusto.
La maggior parte di noi non ha ascoltato neanche un discorso di Barack Hussein Obama ma è come se si fosse sparso per il mondo il seme della speranza. La speranza contrapposta alla paura. Paura del terrorismo certo, in origine, ma ben presto trasformata in paura dell’immigrato che incontravamo sull’autobus ogni mattina, dello zingaro che da sempre si mette all’angolo della chiesa a chiedere la sua di questua, e perfino del vicino di casa.
Vedete, non è irrilevante mettere l’accento sulla possibile speranza accesa. Non viviamo certo tempi facili, il mondo è pervaso da una forte crisi economica, noi probabilmente saremo la generazione che vedrà regredire quanto vissuto dai nostri genitori, e già lo stiamo vivendo ogni giorno cercando un lavoro più o meno gratificante.
Ma se la speranza è in grado di diffondersi perchè non crederci. Ogni uomo ha bisogno di sognare o, come diceva Danilo Dolci, ognuno cresce solo se sognato. Senza il sogno rimaniamo fermi, e la disillusione è in grado di estirpare quanto di entusiasmante possa esserci nella gioventù. La rassegnazione ci fa stare fermi ad aspettare solo che il tempo scorra. Il sogno piuttosto, ci fa alzare la mattina dal letto, è la prospettiva che vediamo all’orizzonte. Ci accarezza nel sonno, ci rende spesso insonni quando sembra che esso sia lontano. Ma senza di essi saremo morti, viscidi morti a due piedi dalla bara. Vittime della paura del fallimento.
Ma allora com’è che quest’uomo ha acceso tutto quest’entusiasmo? Saremo mica diventati tutti fessi a farci intortare da tante belle parole? Non siamo mica cosi noi, lo sappiamo che la vita può dar disillusione.
Eppure sono convinto che non siano le parole ma la storia a renderci fiduciosi, per una volta. Perchè per quanto possiamo essere negativi sulla situazione mondiale, ci si è presentata davanti una storia che ci mette faccia a faccia con il progresso. Guardiamo indietro e vediamo rivoluzioni, lotte per i diritti e poi di nuovo restaurazioni. Questo però è un passo di tango. Sono due passi avanti ed uno indietro in un andirivieni che non ci fa notare il movimento. Ma quando esso si presenta cosi bello è compiuto non possiamo che prenderne atto. Il mondo va avanti, e migliora nonostante tutto. Ricordiamocene quando diranno di non illuderci. O quando saremo noi pronti a pronunciare questa frase.

Tutto molto bello

Sempre più spesso rimango sbalordito dalle opportunità che si aprono qui sulla rete. Inimmaginabili le relazioni che si aprono, le idee che girano e si condividono. I rapporti che si instaurano.
Bello. Bello. Bello.

Articoli su quel “negher” li

Gli articoli più interessanti letti sull’elezione di Obama li trovate nell’angolo degli elementi condivisi.
E basta parlare di Berlusconi e delle sue gaffe, non si scopre adesso la sua simpatia. E non ha mai spostato un voto in direzione contraria.
Pensiamo piuttosto a cosa abbiamo da imparare e da criticare veramente.

So good

E cosi il gran giorno ha tradotto i proclami in fatti. Barack ce l’ha fatta. Per l’unica volta nella vita ho invidiato gli Americani e la loro democrazia, e ho invidiato a loro un presidente, adesso, in grado di accendere la speranza nel proprio popolo, in un modo che mai si era visto prima.
Tutti oramai salgono sul carro del vincitore, anche chi fino a qualche settimana fa lodava l’operato di Bush.
Non farò nessuna considerazione, ne ho sentite a non finire oggi, e non c’è quindi modo e motivo di aggiungere qualcos’altro.
Mi fa un pò paura questa visione da Messia data ad Obama, colui che risolverà la crisi economica, porterà la pace in MedioOriente, ricucirà i rapporti con Mosca, migliorerà la condizione dei poveri in Kenia, farà andare il Palermo in Champions League e via dicendo.
Verrà punito ed attaccato sicuramente al primo errore, e per questo mi è piaciuta la frase con cui ha salutato l’America. Senza la presunzione dell’uomo che tutto sa.
Sbaglierà sicuramente e per questo non mi piace questa mistificazione che sta avvenendo in queste ore. Niente illusioni quindi.

Dal discorso di Obama stanotte:
Ci saranno battute d’arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d’accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell’opera di ricostruzione della nazione nell’unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.