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Terra ca nun senti

Malidittu ddu mumentu

ca graprivu l’occhi nterra

nta stu nfernu.

Sti vint’anni di turmentu

cu lu cori sempri nguerra

notti e jornu.

Terra ca nun senti

ca nun voi capiri

ca nun dici nenti

vidennumi muriri!

Terra ca nun teni

cu voli partiri

e nenti cci duni

pi falli turnari.

E chianci chia…

Ninna oh!

Malidittu… tutti st’anni

cu lu cori sempri nguerra

notti e jornu.

Malidittu cu t’inganna

prumittennuti la luci

e a fratillanza.

di Rosa Balistrieri

Giovedì

A volte basta poco per accorgerti che tutto non sta li dove sei, che c’è un mondo intorno. Basta forse non perdersi d’animo e continuare a credere a ciò in cui speri. Basta poi sentir tornare il vecchio fremito per riassaporare ciò di cui senti di aver bisogno. Giovedì è stato un pò cosi.
Basta crederci si, ma quante volte e quanti noi in questa battaglia decidono di rinunciare? Arrivi ad un punto della strada in cui non puoi che fare una scelta tra ciò che desideri maggiormente, devi fare una cernita tra i tuoi sogni di ragazzo e decidere di seguirne solo alcuni. Vorremmo afferrare l’infinito ma per fare qualcosa di veramente importante ciò che conta è puntare all’obiettivo e averlo chiaro. E forse in questa cernita che ti accorgi di quello a cui veramente non puoi rinunciare.
Pochi giorni fa discutevo di quanto sia immensamente più semplice desiderare solo ciò che si ha, non avere grosse aspettative e vivere leggero prendendo dalla vita quanto di buono abbia da donarti. Volare basso per afferrare solo quello che è a portata di braccio.
Non so se stia li la chiave della felicità, e questi pensieri mi sembrano dettati più dalla miopia con cui guardiamo alle vite lontane dalle nostre. Dietro ogni scelta c’è una storia e questa non può prescindere dal peso che noi, o gli altri, ci attribuiscono. Ma se l’accontentarsi significa non guardarsi allo specchio e rinunciare cosi a darsi un peso, si commette il più atroce dei delitti, quello di rinunciare a valorizzare ciò che ci rende cosi unici.

Il Re è nudo, la coperta è troppo corta.

Se la coperta è troppo corta da qualche parte bisogna pur tirarla.
Il nuovo governa opera, racconta, parla e cosi vende il suo prodotto, il consenso. Non importa quanto ci sia di buono, l’importante è non guardare troppo a fondo.

Pensiamo soltanto ad una delle prime opere, l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa. Norma sacrosanta, tutti felici e contenti e amen. Ma proprio perchè non si naviga nell’oro, da qualche parte occorre togliere qualcosa, e a pagare sarà la Sicilia. Mentre infatti si moltiplicano i proclami populistici sulla costruzione del beneamato “Ponte sullo Stretto”, sono stati tagliati oltre un miliardo di euro dai fondi FINTECNA destinati alla costruzione delle infrastrutture in Sicilia e Calabria.

Ovviamente, dopo le prime polemiche, si sono premurati di dire che quei fondi verranno reintegrati, ma non si sa bene poi come o quando ciò avverrà.
Certo, i principi di solidarietà sociale su cui si dovrebbe fondare la nostra Repubblica sono oramai roba da museo, ciò che conta è il proprio giardino e cosi chi non passa da quelle strade potrà ben gioire per i soldi risparmiati in questo modo.
E ai Siciliani rimarranno cosi le ore necessarie per andare da una parte dell’isola e le centinaia di morti sulle provinciali maledette.
Benvenuto autonomismo e nuovo patto tra nord e sud.

P.s. Altre riduzioni necessarie per l’eliminazione dell’ICI:
-Taglio di un terzo dei fondi per la Sicurezza stradale (meno 17,5 milioni), già la più bassa a livello europeo;
-Annullamento degli investimenti per 618 milioni destinati a incentivi per lo spostamento del traffico pesante verso il trasporto marino ( -241 milioni) e per lo sviluppo del trasporto pubblico locale (-377 milioni).

Tra l’insonnia e il Servillo

Sulla spinta della visione del Divo e di Gomorra mi sono incuriosito su Toni Servillo e cosi negli ultimi giorni ho visto “La Ragazza del Lago” e “Le conseguenze dell’amore“. Entrambi pervarsi da una sottile linea nera, ma che si allarga per trattare altri temi e con il protagonista, sempre grandioso nella sua maschera da uomo comune. Nonostante li abbia visti ad orari sconvenienti si possono vantare di non aver contribuito ad alimentare le mie ore di sonno settimanali, che di per se potrebbe già essere buona cosa, se non fosse i livelli minimi raggiunti nell’ultimo periodo.
Passando oltre a queste divagazioni “Le conseguenze dell’amore” è un film geniale, assolutamente da vedere, con ritmi rimbalzanti dalla lentezza alla velocità del videoclip, sfuggente ad ogni definizione. Con un finale poi da lasciarti di “sasso”. Assolutamente da vedere. Anche per capire, come scrive ad un certo punto sul taccuino il protagonista, che “non si possono sottovalutare le conseguenze dell’amore“.

P.s. Ho visto che avevo pubblicato un post con la data errata. Ho rimesso a posto le cose.

Ce la giochiamo con i Rumeni. Ahi!

Volendo sfidare la sorte e la superstizione avevo deciso di vedere la partita con Massimo. Atto funesto e quanto mai inappropriato, visto che i precedenti parlavano chiaro (e sempre parlando di scaramanzia Bagni è stato un gufo incredibile). Olandesi da ogni parte hanno fatto apparire i nostri delle mezze controfigure dei campioni del mondiale. Un 3-0 indimenticabile.
Ma quello che più ci deve preoccupare adesso è la vera minaccia Rumena, altro che quello che è stato minacciato in questi mesi. Immagino che queste orde di zingari (cosi come noi li abbiamo indistintamente classificati), brutti, sporchi e cattivi cercheranno di restituire l’affronto alla loro dignità con metodi senz’altro più degni di quelli adottati qui e li, in lungo e in largo per lo Stivale.
E poi è anche vero che gli zingari sono la manifestazione del male, ma non quando giocano nella tua squadra del cuore, altrimenti non si spiegherebbero i Pirlo (un Sinti), gli Ibrahimovic (korakhanè quindi pure musulmano) o ancora Sinisa Mihalovic, Tommaso Vailatti e Milan Baros.

Per chi suona la campana?

Ci ricordiamo di essere cattolici in Italia soltanto quando si tratta di non concedere diritti, dalle coppie di fatto, all’aborto, e via dicendo. Un paese fortemente reazionario che sente la campana soltanto quando vuole aprire le sue orecchie.
Per questo motivo ho deciso di pubblicare il Vangelo di oggi. In questi giorni di caccia a zingari, prostituti, extracomunitari e gay mi sembra utile ribadire il messaggio.

Dal vangelo secondo Matteo ( Vangelo Mt 9, 9-13 )

In quel tempo, Gesù, passando, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

A proposito di 2 Cavalli e Scout

Vignettiamo


da liberainformazione.it

Ieri sera

Erano pensieri forse inutili? Capita.

Gli altri pensano a noi infitamente meno di quanto crediamo?

Tempo fa, leggendo Caos Calmo, mi soffermai su una frase: “Gli altri pensano a noi infitamente meno di quanto crediamo”. Pensai a quanto fosse sbagliata e sfogliando nella mia mente cominciai a ripensare a molte delle persone che negli anni ho avuto modo d’incontrare. Incontri brevi ed effimeri sono finiti nel dimenticatoio, ma anche a voler sfoltire notevolmente questa lista mi rendo conto quante di queste siano ancora nei miei pensieri. Cominciai per questo a credere a quanta falsa fosse dal mio punto di vista. Perchè, seppur in maniera disordinata, sono ancora li, e basta poco per chiedermi cosa stiano facendo in quel momento, quale sia adesso la loro vita. Penso alla mia maestra delle elementari, al mio squadrigliere quando ero al Reparto, al mio compagno di scuola, e cosi in mille pensieri e tutto sembra assolutamente vicino.
Per quanto possano essere lontani i percorsi sento ancora il solco lasciato e anche se non sono in grado di comprendere quanto sia comune questa sensazione, mi sembra che sopra di noi si stendano fili di pensieri in grado di superare spazi fisici e temporali per renderci vicini.
Ma spesso ce ne dimentichiamo, presi come siamo dai nostri impegni, e questo nel momento in cui ci fermiamo ci può far sentire abbandonati. Io non credo sia cosi.
Siamo come autisti di un autobus dal quale salgono e scendono continuamente persone nuove, alcuni abitudinari di capita di incontrarli più volte nella stessa giornata, altri sono li a parlarti per un breve periodo, e senti cosi di poter trasportarle nella tua stessa direzione. Poi magari alla prossima fermata scenderanno, ma tu sarai pronto ad accoglierli la prossima volta che vorranno salire. Se solo ti deciderai ad aprire quelle porte!
Tra questi strani pensieri ho pensato a quanto oggi questi fili siano un pò più visibili, a quanto sia estremamente più semplice vederli. Ho pensato a quanto Internet con tutti i suoi strumenti sia in grado di annullare ogni distanza in qualunque momento. Basta guardare nella lista dei contatti su msn per vedere con chi dei tuoi amici puoi parlare, e sei sicuro di trovarlo dall’altra parte pronto ad ascoltarti. Penso a quanto un blog, un pò come quello che da un pò di tempo porto avanti, ti possa permettere di entrare nei pensieri di chi lo scriva comprendendone gli stati d’animo volta per volta, giorno per giorno.
E penso a quanto questo possa contribuire a saldare i rapporti anche con chi non puoi incontrare cosi spesso. L’unica distanza che vogliamo mettere tra noi e gli altri è quella che noi decidiamo di avere.
Certo, come raccontano gli psicologi forse questo bisogno di connessione continua con il mondo nasconde la solitudine di questa società, e naturalmente nell’estremizzare tali ragionamenti si può giungere ai livelli limite degli Otaku Giapponesi, ma se solo ci limitassimo a vivere con equilibrio questo strumento quanti rapporti essenziali ed importanti eviteremmo (o avremmo potuto evitare) di disperdere nel flusso in cui siamo immersi?