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Nascita di un logo. Pechino 2008

Un grazie a Pietro per la segnalazione.

Certe cose sono nell’aria

Si decide ieri di andare a mare in Liguria, con l’incombenza della partita, e si opta per Sarzana:

– Arrivati in stazione il treno è soppresso. Aspetteremo il prossimo, dopo mezz’ora.

– A Sarzana, gli autobus che portano a mare stranamente sono centellinati. Dovremo aspettare più di un’ora in paese. Optiamo per un giro in paese.

– Arriviamo in spiaggia all’una. Del resto è consigliato dai migliori dermatologi il sole nelle ore di punta. Intanto l’autista ci dice dove prendere l’autobus al ritorno.
– Gli orari del ritorno sono tremendi. Dovremo prendere l’autobus almeno un’ora e mezza prima della partenza del treno.

– Ci godiamo il mare e sento quanto ne ho bisogno. Bastano poche ore per ricaricarmi.

– Andiamo alla fermata. L’autobus non passa all’orario previsto. Decidiamo di chiamare il numero verde, dopo un’animata discussione al telefono scopriamo che l’autobus passava dall’altra parte della strada, contro ogni possibile principio. Riusciamo comunque a farci inviare un autobus fuori servizio che ci riporta alla stazione.

– Per fortuna almeno il treno del ritorno è puntuale, ma sono cotto come una pera. Insolazione.
– A casa, la partita è appena cominciata da tre minuti.

Dopo una giornata cosi, francamente, non me la sarei sentita di festeggiare. Grazie Spagna.

Imenoplastica

L’obiettivo dell’ultimo governo Berlusconi è stato dichiarato: ricostruirsi una verginità.
E siccome non basta mettere a tacere i giudici, adesso chiede pure l’indulgenza ad personam per ricevere la comunione, da buon cristiano.

Per fortuna, nonostante tutte le critiche, i cardinali non sono in quota a nessun partito.

Qualcuno ha voglia di acqua limpida?

Il gioco di ruolo delle elezioni si è svolto anche questa settimana. Sebbene pochi se ne siano accorti anche provinciali e comunali un pò in tutta la Sicilia hanno dato il loro verdetto. Nessuna novità era attesa e cosi, per non tradire futili speranze, tutto andato secondo il programma prestabilito.
Cosi come in ogni gioco di ruolo non si prevede un cambio delle vesti ci si guarda bene da cambiare i rigidi dogmi del mondo elettorale siciliano. I feudi d’altronde si devono alimentare e ogni occasione è buona per alimentare promesse. Ragionando in questi termini mi risulta persino più semplice comprendere il motivo per cui la prossima finanziaria, nella logica del risparmio, l’eliminazione delle province non comprenda nel computo quella di Palermo.

Se è vero, come del resto credo, che esse sono inutili in quanto il loro ruolo può essere ben ripartito tra comune e regione, visti i compiti marginali a cui si dedicano, permettendo d’altro canto un risparmio notevole di denaro pubblico, qual’è il motivo per cui si intendono come aree metropolitane Firenze o Bari, e non Palermo?

Tornando ai risultati attesi mi viene da ripensare ad uno spezzone del film su Malcom X, rivisto lunedi sulla 7.
Quando Malcom discutendo con il suo padre spirituale, Elijah Muhammad, apprende un’insegnamento. Elijah parlando della condizione dei Neri d’America e della loro accondiscenza alla posizione a cui erano relegati rispetto ai bianchi, fa vedere un bicchiere di acqua sporca. Se nella vita tu hai bevuto soltanto acqua sporca pensi che sia la più buona che possa esistere al mondo. E lo continuerà a credere fin quando nessuno verrà a mostrarti che esiste anche un acqua limpida.
E in Sicilia per quanto ancora in così tanti godranno a bere acqua torbida?

Dacci oggi la nostra sfida quotidiana

Sto leggendo in questi giorni “Il matematico impertinente” di PierGiorgio Odifreddi, una raccolta di ragionamenti intorno a religione, politica, logica, matematica e scienze, seguendo il filo del ragionamento analoga a quella di una dimostrazione matematica. Ne vengono fuori riflessioni particolarmente ardite ed inusuali. Alcune condivisibili, altre molto meno, ma tali da renderlo interessante, non fosse altro per la possibilità di offrire un “altro” punto di vista.
Ad esempio ho appena finito di leggere il capitolo che si chiama ” Sfidare Dio a duello”, e ne riporto uno stralcio:

<<"Dacci oggi la nostra sfida quotidiana", prega l'uomo occidentale contemporaneo, e come spesso gli accade si rivolge a Dio senza accorgersi che sta bestemmiando. La positività che noi associamo a sfide e disfide rimuove infatti il significato originario di queste parole, e dimentica che in origine esse significavano letteralmente infedeltà, inaffidabilità e insicurezza, a seconda delle accezioni del latino fidus […].
Se la natura dello sfidante è dunque di essere un infedele nei fatti e un mentore nelle parole, il suo prototipo non può essere altri che il Diavolo, cioè colui che ha lanciato la prima sfida alla fede e alla verità, rivolta naturalmente contro Dio. Nella mitologia mediorientale questa sfida primigenia è stata presentata negativamente, come rottura primordiale dell’ordine divino delle cose. Ma la positività a cui alledavameo mostra che oggi noi apprezziamo nella disobbedienza a Dio il primo eroico atto di liberazione dalla suprema tirannide.
Agli inizi, infatti, le cose appartenevano tutte a quell’unità indivisa che è la vera essenza della divinità. Ma nel momento in cui qualcosa decide di staccarsi dal tutto per acquistare un’autonomia individuale, l’unità divina si spezza e si crea una scissione dalla quale prende appunto il nome il Diavolo. In greco, infatti, diabolé significa “divisione”, e il suo contrario è symbolé, la “riunione”: per questo Dio parla olisticamente per simboli, e il suo alter ego dualisticamente per contrapposizioni. >>

Il sonno del PD

Leggevo ieri sul blog di Luca Sofri questo post. Il Pd ha voluto finora dialogare per cercare di limitare i danni della cocente sconfitta, e ha dimenticato per questo ciò che il suo elettorato chiede. Il risveglio tardivo arriva solo ora che Berlusconi sta mostrando chiaramente il motivo principe per il quale si trova li.

Leggete anche voi, prego:

La goccia, e il vaso traboccato

Io lo so che i simboli contano più di quanto non contino per me, che tendo spesso ad essere eccessivamente pragmatico e concreto. E però a me sta un po’ sulle palle che a eccitare l’indignazione della sinistra, e le proteste definitive e minacciose dei suoi leader, sia stata l’eventualità di una legge che impedisce di processare il primo ministro, e non la ventilata abolizione della legge Gozzini, la stretta incivile sugli immigrati o l’affossamento di ogni disciplina e progetto sul sistema dell’informazione. A me sta sulle palle che l’unica cosa su cui non si tratta sia la speranza di una condanna per Berlusconi, mentre si può dialogare sulle condanne per tutti quanti noialtri. A me sta sulle palle che delle piccole élites privilegiate predichino lo scandalo di una legge ad personam, trascurando il fatto che tutte le altre leggi colpiscono personam di cui si disinteressano.
E mi chiedo dove sia finito quel “capire gli interessi della gente”, se si pensa che agli elettori che in massa hanno votato Berlusconi interessi davvero la sua condannibilità piuttosto che mille altre cose che colpiscono le loro tasche e le loro vite. Con l’eccezione di quelli così allenati all’indignazione antiberlusconiana da essere disposti a far mettere in galera i clandestini a centinaia purché si mantenga una speranza che in galera ci vada anche Berlusconi.
Mettetevelo in testa: le elezioni le abbiamo perse, e le ha vinte un centrodestra pessimo e guidato da uno come Berlusconi. Se volevate un paese fatto a misura della sinistra, lo educavate meglio e vincevate le elezioni. Adesso sembriamo i tifosi della nazionale che protestano se l’Olanda fa il biscotto. Le abbiamo perse, e ora cerchiamo di stabilire delle priorità: tra le mie – e quella di moti altri- la processabilità del primo ministro non è la prima.

UN CONSIGLIO A GIULIO DI SHERWOOD

Si discute in questi giorni un’iniziativa sino ad ora molto fumosa nei suoi contenuti e nelle sue modalità, ma brillante per la sua denominazione, la Robin Tax, che nell’intento del suo inventore preleverà ai ricchi petrolieri per consentire politiche redistributive a favore dei meno abbienti. Per il pubblico vasto richiama una figura, il fuorilegge gentiluomo che rubava ai ricchi per dare ai poveri, che tutti conoscono fin da bambini, grazie al cartone della Disney. Ma la Robin tax assesta anche un colpo di fioretto a quella piccola categoria professionale tanto odiata da Giulio Tremonti, la congrega degli economisti mercatisti. La Robin tax infatti richiama la ben pia Tobin tax, dal nome del premio nobel James Tobin che la propose per la stabilizzazione dei mercati valutari.
Il Ministro Tremonti sembra aderire con grande entusiasmo allo spirito di queste prime settimane di governo, secondo cui l’importante è stupire e colpire l’immaginazione più che risolvere i problemi. Vorrei quindi fornire qualche piccolo appunto che forse sarà utile al Ministro quando vorrà passare alla redazione del testo di legge. Ricorderei che la grossa spinta all’aumento del prezzo del petrolio deriva da fenomeni che subiamo senza potervi ovviare, la crescita mondiale della domanda e i fenomeni finanziari legati ai mercati dei futures sul petrolio. Se pensa ad una tassa sui profitti, suggerirei di tenere in conto che gran parte degli utili vengono realizzati nella fase della produzione, non in quella della distribuzione e della vendita. Ma i re Mida, con l’eccezione dell’Eni, stanno fuori confine e fuori della portata del Ministro Robin Hood. Se invece immagina una tassa sui barili venduti, rammenterei che nei corsi di economia del primo anno si insegna come le tasse sulla produzione possono essere trasferite a valle sui consumatori attraverso un aumento dei prezzi finali; e che tale spostamento è tanto pù facile quanto più consumatori esprimano una domanda inelastica, il cui classico esempio è la benzina. E non basta, per evitare questo, fare la voce grossa contro gli odiati petrolieri. Insomma, pregherei al Ministro di chiarirsi le idee. O, almeno, di rinunciare a coinvolgere il mio caro amico Robin.

Little John

La nazionale è risorta. La nazione è morta.

La Nazionale risorge, la Nazione muore. Nell’euforia popolare (e nel sonno delle coscienze) passano norme scandalose delle quali neanche sentono il motivo di vergognarsi.

Italia – Francia. Sempre

Spegniamo i cellulari?

Non ho molta fiducia in questi proclami di scienziati spesso in cerca di fama e nuovi fondi, però faremmo bene ad interrogarci e nel dubbio fare un pò più di attenzione. E per primo io stesso.

Da Repubblica.it
“E adesso spegnete il cellulare” L’appello di un pool di scienziati