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Vabbene si, chiamatelo culo

Se andassimo tutti via, ci trasferissero tutti quanti in massa su un’isola, tra stranieri, sono sicuro riscopriremmo il valore del vicendevole aiuto.
Ci troveremmo in minoranza e ci aggrapperemmo a qualsiasi appiglio. Persone, uomini a cui non avremmo rivolto la parola nel nostro ambiente,
tra le nostre sicurezze, diventano improvvisamente paesani, amici di una vita che con una pacca sulla spalla ti spingerebbero verso il bar
più vicino per il prossimo inesorabile caffè.
Ti renderesti conto però che quello sguardo che prima sembrava rivolto altrove, era li ad osservarti da sempre, ma adesso sembra accudirti in quanto simile.
In un concetto di vicinanza assurdo, ma reale.
Cosi, se avessi perso un paio d’occhiali in una piazza italiana, sono sicuro che non li avrei più ritrovati.
In vacanza, invece, può capitarti di essere accudito da altri italiani, e ritrovare quegli stessi occhiali da sole la sera successiva.
Li avevano accuditi, sicuri di poterci rincontrare nei nostri percorsi da turisti. Li hanno visti li per terra ed hanno pensato di conservarli.
Un gesto semplice che però racchiude molti nostri comportamenti, che ci dovrebbe aiutare a riflettere sulla soglia di attenzione che normalmente riserviamo

a chi ci sta incontro.
Adesso ho cosi dei bolognesi da ringraziare.
Insieme alla buona sorte (chiamatelo pure “culo”) di essermeli trovati li vicino.

Guerra tra bande, senza esclusione di colpi

Essere stato fuori, non mi ha permesso di fregarmene comunque.
Avete visto il casino messo fuori dal Giornale per incastrare i giornalisti di Repubblica?
Altro che servi.
Occorrerebbe davvero far passare a reti unificate certi messaggi, urlare per le case svegliatevi, non è tempo di dormire, non siate sudditi, prendetevi la democrazia che vi spetta, non delegate, andate per le strade, impegnatevi.
E prima di tutto occorrerebbe dirlo a se stessi.

Tu, dormi e sogna cosi

Frankfurt, Francoforte

Il ponte era lungo e non poteva che essere premiato da una fuga, quanto basta fuori dai confini, come oramai consuetudine da un pò di anni.
L’aeroporto di Orio al Serio a pochi chilometri è senz’altro un’occasione poi da non lasciarsi scappare, con le centinaia di compagnie che da qui prendono il volo.
Nel mese di Marzo, alla ricerca di un’offerta allettante Francoforte sembrava la meta ideale. Non mi ero spinto finora verso i confini teutonici, ed è un’offerta da 25 euro per andata/ritorno era da non lasciar scappare.
Un veloce giro di telefonate ed ecco pronta la compagnia. Sempre sul filo del rasoio, a dire il vero, fino a pochi giorni prima della partenza, tra la possibilità delle mie prossime trasferte lavorative e gli impegni pressanti di Ale.
Ma venerdi eravamo pronti all’appello tutti quanti. Baciati da una fortuna che lanciava buoni presagi, tra colonne di passeggeri in attesa da ore, il nostro volo partiva in perfetto orario.
Da li in poi sono stati giorni divertenti, insolitamente poco stancanti, visto il passo perennemente interrotto dalla pausa birra e salsicciotto. Decisamente dovuta.
E Francoforte è stata una bella scoperta, una città che dai paesaggi del centro e della cosidetta Mainhattan, coi suoi grattacieli, accompagnava fino al centro che ti aspetti, con le case dal contorno irregolare, per poi giungere fino al Meno, intensamente vissuto in queste giornate, con i musei sulle sue sponde, una gita in battello, e che una notte ci ha condotto ad uno spettacolo di luci e fuochi d’artificio davvero spettacolare, e soprattutto inedito per i nostri occhi. Magnifico.
Perchè siamo fortunati al punto da incontrare in questi giorni la TurnFest, una festa particolarmente sentita da quelle parti, una sorta di parata delle associazioni sportive che donava una particolare vitalità a quei viali, tra stuoli di ragazzi in magliette monocolore, in sfilata e poi in esibizione lungo il Meno.
Non c’è stata solo Francoforte, che pur offrendo molto è piuttosto piccola comunque, al punto da poter girare quasi completamente a piedi da una parte all’altra.
C’è stato il tempo cosi di spingerci fino ad Heidelberger, a quasi un’ora di treno da Francoforte, una piccola cittadina universitaria famosa per il castello di Schloss ed un centro davvero caratteristico. E per una birra, ma che ve lo dico a fare, fantastica.
Giusto un attimo prima di fare un’ultima scorpacciata di wurstel per prepararsi ad una lunga notte in viaggio fino all’aeroporto di Hahn, a due ore di pulman dalla città. E con l’aereo alle sei del mattino. Insonne, insomma.
Non vi dico altro se non di fare una visita alla galleria fotografica, dirà senz’altro più che il fiume di parole con cui potrei riempire queste righe.


P.s. Per chi fosse in cerca di qualche consiglio per un viaggio da quelle parti, nei prossimi giorni cercherò di scrivere un piccolo bignami per un viaggio in quella direzione.

Tornato

Sono appena tornato da Francoforte, felice delle giornate trascorse e dei compagni di viaggio.

Memore delle esperienze passate è stato un grande regalo.
Io, Silvia, Ale e Joy.
Ho passato la giornata a dormire, dopo l’ultima notte insonne in viaggio, e adesso provo a mettere ordine tra le foto. Ho avuto modo di testarla a dovere, con risultanti altalenanti, consapevole di avere tantissimo da imparare, e non ne vedo l’ora.
Intanto, ci vediamo nei prossimi giorni, vi racconterò il viaggio.

Boiate

Oramai è chiaro.
Quando la sua popolarità scende, Brunetta ha bisogno della frase ad effetto, della boiata che accenda i riflettori su di lui.

“Mi spiego. C’è l’antimafia perché c’è la mafia – ha aggiunto – La mafia è una tipologia di criminalità, come dire, specifica, deviante e che avrebbe bisogno, che ha bisogno, di regole speciali. A me non piacciono le regole speciali. Chi fa un crimine deve essere colpito. Non amo gli anti, preferisco le regole e il far rispettare le regole. Se in Italia si rispettassero le regole, non ci sarebbe bisogno dell’anti-mafia, perché la mafia è una forma di criminalità e dovrebbe essere perseguita come tutte le altre”.

E poi:

“la mafia deve essere affrontata in modo laico e non ideologico. Per cui se la Sicilia, una regione a caso, ha un fenomeno di criminalità organizzata deve essere dotata di tutti gli strumenti per combatterla. Se della mafia facciamo un simbolo ideologico, con la sua cultura, la sua storia e così via, rischiamo di farne un’ideologia e come tale, alla fine, produce professionisti di quella ideologia proprio nei termini in cui ne parlava Sciascia, professionisti dell’anti-mafia”.

E diventato noioso sentire citato a sproposito questa frase di Sciascia ad ogni occasione per attaccare di chi di mafia si occupa.
Come dire, se non ci fosse la pioggia non ci sarebbe bisogno di costruttori di ombrelli. Ma che discorsi sono?

Rostagno

Finalmente in questi giorni è uscita la sentenza sul caso Rostagno. Ucciso dalla mafia, dice la sentenza.
La sua storia, cosi come quella di tanti ex di lotta continua, mi incuriosisce come poche.
Per quello che hanno rappresentato nella storia d’Italia di un certo periodo e per i percorsi cosi diversi che tanti di loro hanno preso in futuro.
Mi sembra di leggere in tutta la loro vicenda il senso di molte nostre convinzioni e di altrettante disillusioni.
Su Rostagno poi, ci sarebbe molto da sapere, e che invece giace nel dimenticatoio. Non credo che debba servire un film o una canzone per far riaffiorare la memoria.

Fenomeni

Visto che di cattivi esempi se ne vedono fin troppi, a me ha fatto piacere la vittoria del Barca ieri sera semplicemente per Pep Guardiola.

Non ho visto nessuno in una finale di Champions andare ad abbracciare l’allenatore avversario, quando sei sotto di un gol a pochi minuti dalla fine della partita, e sorridere insieme a lui.
Ricordarsi del vecchio allenatore che a fine carriera ti ha allenato in una squadra di provincia italiana, telefonargli, e invitarlo a vedere la sua finale.
Ed infine, pochi minuti dopo la vittoria, avere una parola per Paolo Maldini, dopo le polemiche di domenica scorsa.
Mi sembrano esempi di un senso della misura fuori dal normale. Quasi quanto i colpi di classe di Messi e Ronaldo.

Prodigi

Da un paio di giorni che nell’autoradio sono tornati i Prodigy.
Ho spulciato nella mia discoteca e sono tornati fuori, spinti da un improvviso bisogno di energia che riaffiora in queste giornate.
Non più quei sonnolenti conduttori radiofonici alla mattina, ma i ritmi di Breathe e Firestarter, ad accompagnare i miei chilometri fino all’ufficio, dove il carico si fa sempre più pesante ed affiorano le prime responsabilità.
E’ ciò che cercavo.
Un paio di progetti sono in corso, altri partiranno a breve, e finalmente ho consegnato tutto quanto in commissariato per il passaporto, sperando che non facciano scherzi, adesso.
E poi la scorsa settimana ha lasciato in me postumi efficaci, risvegli per i miei pensieri assopiti, per le mie speranze accantonate.
Le serate passano facendo girare qualche disco e cercando di destreggiarmi tra le funzioni della Canon e dei primi timidi esperimenti.
Per non arrivare impreparato alla prima prova sul campo.
Perchè la valigia è già pronta per la prima, breve vacanza, in terra di Germania.

Maledetta burocrazia

Non ho molto confidenza con la burocrazia,
tento sempre di spostare più in la le incombenze
che mi spettano.
Giusto per tentare di evitare l’inevitabile.

Ma dopo essermi alzato alle sei e trenta
essere arrivato a Milano,
piazza Cordusio,
aver pagato il bollettino (45,72€) ,
aver fatto due foto tessera (3,50 €, rigorosamente macchina automatica) con la faccia ancora sdrucita dal sonno,
aver preso la marca da bollo (40,76 €),
aver aspettato in fila per mezz’ora,
non puoi dirmi che li si fanno soltanto le procedure d’urgenza.
E non puoi neanche rispondere infastidita alle mie domande,
e alle mie lamentele,
quando da nessuna parte si trova un’informazione di questo tipo.
E quando i più li presenti erano nella stessa condizione.
Una mattina volata via inutilmente,
sperando almeno che almeno il passaporto arrivi
entro la fine di giugno.