Ho visto molti bambini cantare la loro voglia di legalità, e tanti ragazzi gridare la loro rabbia alla mafia.
Ho visto tanti scout, con i loro colori, riempire la manifestazione.
C’era tanta gente per quell’appuntamento. Mancava però un invitato, il principale.
La città.
Non fosse stato per la nave della legalità non saremmo arrivati a cinquecento. Qualcuno ha riappeso i lenzuoli di una volta con i volti di Giovanni e Paolo.
Ma aldilà di qualche sparuto gruppo, delle solite associazioni, mancavano i Palermitani. Quest’anno non c’era Lorenzo, e neanche Fabrizio Moro.
Qualcuno si sarà lamentato per quel blocco del traffico e avrà maledetto chi c’era.
Perchè la città che diciasette anni fa stendeva i loro lenzuoli alle finestre, che faceva parlare di Primavera di Palermo, si è assopita.
Te ne rendi conto in queste occasioni.
Leoluca Orlando ha perso, Rita ha perso.
Si dice che dell’antimafia oramai tutti si riempiono la bocca, tanto le parole non costano nulla. Che ogni schieramento ha il suo baluardo della legalità. Come se i fatti di chi fa davvero il suo dovere non contassero.
Si dice che oramai in tanti vivono di antimafia, ne sono diventati professionisti.
Ma ciò che manca è l’esercizio della memoria.
Chi non c’era non può ricordare, non può avere sulla sua pelle quelle sensazioni, che dovrebbero passare attraverso i racconti della famiglia. O attraverso le istituzioni, le scuole e le associazioni che fanno il loro dovere.
Ma chi c’era non può dimenticare quel pomeriggio in cui la città sembrava risuonare da ogni lato, con sirene di ambulanze e volanti. Con elicotteri sopra le teste.
Dov’eravate?
Dov’era Palermo sabato pomeriggio?


