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Dov’era Palermo?

Sono da poco tornato dal mio fine settimana. Ho avuto il tempo per un primo tuffo in mare.
E tra tutto quanto anche quello per essere sabato pomeriggio in Via Notarbartolo. Ho seguito la fine dei due cortei che dall’aula bunker e da Via D’Amelio giungevano fin troppo quell’albero.

Ho visto molti bambini cantare la loro voglia di legalità, e tanti ragazzi gridare la loro rabbia alla mafia.
Ho visto tanti scout, con i loro colori, riempire la manifestazione.
C’era tanta gente per quell’appuntamento. Mancava però un invitato, il principale.
La città.
Non fosse stato per la nave della legalità non saremmo arrivati a cinquecento. Qualcuno ha riappeso i lenzuoli di una volta con i volti di Giovanni e Paolo.
Ma aldilà di qualche sparuto gruppo, delle solite associazioni, mancavano i Palermitani. Quest’anno non c’era Lorenzo, e neanche Fabrizio Moro.
Qualcuno si sarà lamentato per quel blocco del traffico e avrà maledetto chi c’era.
Perchè la città che diciasette anni fa stendeva i loro lenzuoli alle finestre, che faceva parlare di Primavera di Palermo, si è assopita.
Te ne rendi conto in queste occasioni.
Leoluca Orlando ha perso, Rita ha perso.

Sento dire che l’antimafia non permette di vincere le elezioni, che inseguire questa chimera è un’illusione. E’ vero, se cosi non fosse, le sorti della Città sarebbero cambiate da un pezzo.
Si dice che dell’antimafia oramai tutti si riempiono la bocca, tanto le parole non costano nulla. Che ogni schieramento ha il suo baluardo della legalità. Come se i fatti di chi fa davvero il suo dovere non contassero.
Si dice che oramai in tanti vivono di antimafia, ne sono diventati professionisti.
Ma ciò che manca è l’esercizio della memoria.
Chi non c’era non può ricordare, non può avere sulla sua pelle quelle sensazioni, che dovrebbero passare attraverso i racconti della famiglia. O attraverso le istituzioni, le scuole e le associazioni che fanno il loro dovere.
Ma chi c’era non può dimenticare quel pomeriggio in cui la città sembrava risuonare da ogni lato, con sirene di ambulanze e volanti. Con elicotteri sopra le teste.
Dov’eravate?
Dov’era Palermo sabato pomeriggio?

Che sia solo stupidità

Ogni giorno vedo uscire versioni diverse e quanto mai incoerenti sui possibili incontri di Noemi con S.B. e sull’inizio del rapporto con il povero Elio Letizia.
Qualcuno prova a tenerne traccia, ma risulta veramente difficile districarsi tra esse, o cercare di unirne i fili, tanto da creare l’idea di un mistero che il silenzio non fa che alimentare.
In tutto questo mi chiedo come mai Noemi, una ragazza che a sentir dire, passa molto tempo con il Premier, accudendolo nei suoi momenti di scoramento o accompagnandolo a cene ufficiali, non sia mai stata informata sull’importanza della discrezione in tutta questa storia piuttosto torbida. Impossibile che l’uomo più potente d’Italia possa aver trascurato questi dettagli, se non in un delirio di impunità.
E mi chiedo quale possa essere il cervello che possa aver portato questa ragazza a fare quelle famose dichiarazioni nella prima intervista a cuor leggero. E’ davvero stupidità o cos’altro?
Ho letto molto su questa storia ma questa domanda non sembra porsela nessuno. E’ troppo banale la risposta, probabilmente.

Se i risultati saranno quelli che prevede qualche ottimista oggi, ne faremo una divinità, un elogio alla stupidità, quella stupidità da lui idolatrata che ha finito per seppellirlo.

Un atto di carità

Come consigliato da Luca Bottura a Lateral, su Radio Capital, dovremmo tutti mettere una mano al portafoglio e una al cuore pensando alla situazione in cui vive il povero Domenico Letizia, padre di Noemi, o Papi2.
Tre negozi, diverse case, un lavoro al comune, e dichiara solo 12 mila euro.

Solo due giorni

Le valigie pronte per il fine settimana.
Mare,
Casa,
Famiglia,
Silvia,
qualche amico.
Troppo poco il tempo.
E’ da quando sono andato via che non passo il 23 Maggio a Palermo. Non è un giorno qualunque.

Quelli del guardrail rosso

Giro questa lettera condivisa su facebook da alcuni amici. Chi passerà da Capaci in questi giorni vedrà nuovamente il guardrail dipinto di rosso.
Qualcuno, che preferisce restare anonimo, ieri sera si è dato da fare.

All’indomani del vile attentato ai danni di Giovanni
Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Di
Cillo e Vito Schifani, quando noi eravamo bambini o poco
più, qualcuno volle dipingere di rosso il guardrail e
scrivere NO MAFIA sulla casina sopra l’autostrada, presso la
quale Brusca azionò l’esplosivo.

Da allora rappresentano per i cittadini di Capaci e di
Palermo, per l’Italia intera a dire il vero, un segno del
ricordo e del riscatto.

Un guardrail di rosso, come il sangue versato da questi
martiri… per non dimenticare.
La scritta NO MAFIA visibile dall’autostrada come segno di
riscatto, di voglia di reagire.

In occasione del decennale della strage, qualcuno pensò
bene di ripulire tutto.
Guardrail nuovo e casina ridipinta di bianco, con un faro ad
illuminarla anche di notte. in cambio un freddo ed estraneo
obelisco, con annessa lapide.

Ed è allora che entriamo in scena. Riscriviamo NO MAFIA
sulla casina e da allora è illuminata anche la notte e
nessuno ha osato più cancellarla.

Questa notte abbiamo portato a termine il nostro lavoro: da
oggi chi percorre l’autostrada che va dall’aeroporto sino in
città troverà alla propria destra, all’altezza del luogo
dell’esplosione, il guardrail ridipinto di rosso!

è questo il nostro omaggio a Giovanni, Francesca, a tutti
gli uomini della QS15 e a quei ragazzi, adesso uomini, che
allora sentirono il bisogno di lasciare un segno in quel
triste luogo.
Ma è il nostro omaggio, soprattutto, a quelle persone che
giorno per giorno compiono il proprio dovere per sconfiggere
Cosa Nostra e che tanti successi hanno riportato nell’ultimo
periodo.
Un grazie a forze dell’ordine e Magistratura, troppo spesso
vittime di inaccettabili attacchi da parte di esponenti del
mondo politico. Personaggi che poi sono i primi a fare la
passerella in occasione delle varie commemorazioni e a
deporre fiori nelle numerose e tristi lapidi che si
susseguono nelle nostre città.

Desideriamo rimanere anonimi, come anonimi erano quei
ragazzi di allora. Non vogliamo appropriarci di un gesto che
appartiene a tutti i cittadini onesti, che sognano una
Sicilia e un’italia diversa e si impegnano per far sì che
il sogno diventi presto realtà.

Perchè rispondere?

C’è forse da interrogarsi per il silenzio perdurante di S.B. a proposito delle famose dieci domande poste da Repubblica?
Io credo di no. Dal suo punto di vista è praticamente inutile alimentare la discussione quando sa benissimo che la memoria del popolo è fragile, volatile, spazzata via dalla successiva domanda e polemica.
Io appartengo poi a quella categoria di persone che pensa che i fatti degli ultimi giorni non spostino un solo voto.
Oramai chi si doveva chiarire le idee su chi fosse realmente il cav., ha avuto il tempo per farlo. Chi non l’ha fatto probabilmente guarda con invidia i suoi atteggiamenti, e prova sincera ammirazione.
Oppure ha attuato un meccanismo di autodifesa, che poi si estende a tutta la politica, e che fa storcere il naso quando semplicemente quest’argomento fa parte di una qualunque discussione.
Il meccanismo è la rimozione, ed è quello attuato dalla maggior parte degli Italiani. Onesti, sicuramente. Probabilmente anche qualunquisti. Ma comunque stanchi.
E’ la maggioranza, silenziosa, che nessuno sa più recuperare.
A cui, e con cui, risulta persino difficile, spiegare, distinguere, ragionare. Perchè la prima risposta che ti daranno sarà la solita litania che recita che nulla cambierà mai perchè tutti sono indistintamente, uguali.

P.s. Per chi se li è perse, due chicche degli ultimi giorni. L’incredibile Studio Aperto che assolve Berlusconi nel caso Mills, e la deputata del Pdl a Ballarò a cui arrivano in diretta le risposte da dare sul suo telefonino. Ah, no, è un blackberry!

Paragoni

Ieri sera, la Serracchiani, a proposito di Nord Est e di quanto fosse tagliato fuori ha fatto l’esempio dei tempi per raggiungere Milano da Trieste.
Io a quel punto ho avuto la tentazione di alzarmi in piedi e chiedergli allora se aveva mai fatto Palermo -Siracusa in treno. Per esempio.
O, se più normalmente, avesse mai preso un Espresso per la Sicilia. Oggi mio padre, su uno di quelli, è arrivato a Palermo con 270 minuti di ritardo. E quella è la normalità.

Non ci sono

Forse dovrei chiedere di lavorare di notte, e il giorno stare a dormire, visto che le energie mi tornano quasi sempre a queste ore, di questi tempi.
L’allergia mi sta annientando, tenendomi quasi senza forze a boccheggiare, tentando di nascondere, ai clienti con cui ho a che fare in questi giorni, il mio stato di inattenzione forzata.
E comunque già troppo tardi.
Ho però solo il tempo per andare ad innaffiare il mio orticello, visto che comunque, domani, si ricomincia.

Ivan e Debora

Sono appena tornato da questo incontro:

Lei, Debora, è oramai diventata un volto noto, nato dal basso, dalla rete, attraverso il più semplice dei tam tam. Che alla fine l’ha portata ad avere un posto dei candidati del Pd nel Nord Est.
Lui, Ivan, è invece noto ai frequentatori della rete, meno a chi ne sta fuori, probabilmente. E’ uno dei fondatori dei Mille, ed una delle menti più brillanti tra le nuove leve. Anche lui, sarà candidato, nel Nord Ovest, stavolta. E sarà l’ultimo della lista.
Con le preferenze avrà un peso diverso questo posto, ma ha un significato.
Sono un pò di outsider della politica, a mio modo di vedere. Per le proposte che ho sentito stasera e per ciò che leggo da quando seguo (soprattutto Scalfarotto) le loro proposte tra un link e l’altro.
Idee che tardano a venir fuori, anche se sarebbero poi le più semplici, in un paese normalmente complicato, quale non è l’Italia.
E’ soprattutto l’idea della politica che sento diversa. Non una sistemazione pro tempore, ma un luogo dove fare, per gli altri. Senza l’idea di un posto dove sistemarsi a vita. In cui c’è spazio per il rinnovamento, troppo spesso citato a sproposito.
Ho visto Luca Sofri stasera stuzzicarli, e altra gente interessante li intorno argomentare in maniera intelligente.
Insomma, quando si parla di facce nuove, non esistono solo nani e ballerine. E’ di certo più facile individuarli con i loro saltelli. Ma per chi sa guardare bene, c’è dell’altro.

Per ricordare

Apcom) – «Mills ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data».