Altri passi verso l’abbandono.
E allora bruciate anche i loro fiori e cacciateli dalle commemorazioni.
Archivio mensile:Maggio 2009
Tonga è vicina
Qui trovate la classifica completa.
Bruciate quei fiori
Eravamo, siamo, troppo occupati nelle faccende private del premier, per preoccuparcene.
E cosi che l’altra sera, alla commissione Affari costituzionali e Giustizia di Montecitorio, è saltata la norma che prevedeva l’obbligo di denuncia in caso di estorsione per gli imprenditori coinvolti in appalti pubblici. Una norma contenuta nel decreto Sicurezza, sostenuta dal ministro Maroni, e che prevedeva in caso di mancata denuncia la perdita della commessa e l’esclusione dalle gare per tre anni.
E’ cosi che l’impegno di associazioni come AddioPizzo viene lacerato. Come se si dovesse superare un muro troppo alto, troppo robusto per essere abbattuto con l’impegno di pochi. I segnali delle istituzioni non mancano.
Pino Maniaci abbandonato dall’ordine dei giornalisti.
AddioPizzo Catania cacciata dalla sede nei locali della Confesercerti.
Silenzi, esempi di un lento distacco per cui non bastano gli attestati che anche la giurisprudenza attribuisce in questi giorni nella sentenza della sez.III penale del processo nei confronti del mandamento mafioso della noce e dei commercianti reticenti, che nelle motivazioni riconosce il danno alla parte civile, rappresentato da Addiopizzo, FAI, Libero Futuro, con le seguenti parole:
“Deve invero rivalersi che la costante pressione investigativa esercitata dallo Stato, negli ultimi anni, nei confronti del fenomeno del racket delle estorsioni, direttamente controllato dal sodalizio mafioso, è stata coronata da successi di rilevatissima entità, che hanno anche portato non pochi imprenditori – cosa inaudita fino a poco tempo fa – a denunciare il ricatto estorsivo cui erano stati sottoposti. Esistono peraltro, meccanismi previsti da leggi dello Stato che assicurano sostegno economico all’operatore che subisce ritorsioni per le eventuali denunce effettuate(il fondo di sostegno per le vittime di richieste estorsive è stato istituito con la L. 18 febbraio 1992, n. 172), PER NON PARLARE DEGLI ENTI E DELLE ASSOCIAZIONI ESISTENTI SUL TERRITORIO ORMAI DA ANNI – QUALI QUELLE COSTITUITESI PARTE CIVILE NEL PRESENTE PROCEDIMENTO – CHE ASSICURANO ALL’IMPRENDITORE O COMMERCIANTE CHE DENUNCIA AIUTO E SOSTEGNO, IN MODO CHE LO STESSO NON RIMANGA ISOLATO, FACENDO SI’ CHE LA DENUNCIA, ORMAI, NON POSSA PIU’ ESSERE CONSIDERATA COME UN ATTO DI CORAGGIO, O ADDIRITTURA DI EROISMO INDIVIDUALE, MA COME UNA REAZIONE NORMALE DI FRONTE AD UN’IMPOSIZIONE SUBITA”.
Troppo poco, ancora oggi, per pensare di riuscire a scalare quel muro di indifferenza.
Dietro l’angolo
Ed è proprio cosi. Ho dovuto aggirare i miei pregiudizi e aspettare l’arrivo della primavera per rendermi conto di essere stato quanto meno fortunato.
Ho nutrito una particolare antipatia per quei paesi tutti terminanti col suffisso in -ago e -ate, Carugate, Vimercate, Cavenago, Cambiago, Gessate, Pessano con Bornago, Caponago, e la lista potrebbe continuare a lungo.
Luoghi apparsi senza anima fin dal mio arrivo, dormitori quasi, con pochissima vita sociale, luogo di partenza al mattino e di arrivo alla sera, quando le porte si chiudono per rimanere animare quanto meno il caldo delle case.
Poche occasione persino per vedere i vicini di casa.
Insomma non amo molto il modello di socialità che ho trovato, e non ho trovato la bellezza che cerco nel posto in cui vorrei abitare.
La bellezza l’ho trovata nei rapporti che ho coltivato in casa e nella quale ho avuto la fortuna di capitare. Persino troppo bella, per come ero stato abituato nei due anni del mio girovagare per il nord Italia. Ma questo è un altro discorso.
Nonostante tutto questo la bellezza ho bisogno di cercarla intorno a me. Di uscire fuori da casa, di vivere lo spazio che ho intorno, di conoscerlo.
Serviva la primavera per tutto questo.
Alle prime giornate di sole, e complice una trasferta di lavoro mi sono trovato per caso a passare per un piccolo paese, Cassano D’Adda, e ne sono stato subito ammaliato. Sulla strada del ritorno non ho potuto fare a meno di fermarmi, posteggiare la macchina sotto un ponte e cominciare a scoprirlo.
Ho bisogno della bellezza per i miei occhi.
Un fiume, l’Adda, riempiva l’intera immagine. Un palazzo medievale più in alto porgeva un suo lato al fiume. Sul suo lato un piccolo ponte pedonale collegava il paese ad un isoletta. L’Isola Borromeo. L’isola faceva da spartiacque al fiume, che passando sotto quel ponte arrivare ad una struttura visibile in lontananza, bianca. Una vecchia centrale idroelettrica. Sul margine del fiume la gente stava distesa a prendere il sole. Qualche coppia abbracciata passeggiava e di tanto in tanto si scambiava vicendevoli baci.
Dalla riva riuscivo a vedere l’altra sponda, vicina all’isola, nella quale si trovavano due cigni e più in la un’anatra con almeno quindici piccoli anattroccoli a seguirli.
Il paradiso probabilmente.
Era tutto ciò che non mi sarei aspettato a pochi chilometri da casa mia. Da allora mi sono trovato a tornarci più volte. Con Silvia abbiamo passeggiato all’interno del paese, passato quel ponte e passeggiato per l’isola. Scoperto un piccolo bar, il circolo canottieri e persino una base scout (cosa potevo chiedere ancora?).
Il primo maggio, dopo una lunga passeggiata in bici con Nuccio, siamo arrivati nuovamente li, sull’Isola, ed ad accoglierci abbiamo trovato un concerto di band rock locali, un chiosco con salamelle e birre, ed un bel po di gente.
Era soltanto a metà del nostro percorso lungo un’infinita pista ciclabile. Da Gessate, sulle rive del Naviglio ci aveva portato fino a Fara Gera D’Adda, lungo le rive dell’Adda nuovamente, mentre sulla nostra destra gente festeggiava cucinando sulla brace chili di carne.
Ieri sono passato da Trezzo D’Adda, ed altro stupore si è aggiunto.
Una serie di scoperte di luoghi inaspettati che hanno acceso la mia fantasia. Ho fatto un pò di foto, ma non è il momento di pubblicarle. Meglio lasciar spazio alla vostra immaginazione.
Al ritorno a casa ho scoperto che la pista ciclabile prosegue a lungo e da Milano, dopo 75 km, giunge fino a Lecco, sul lago di Como, sempre costeggiando il fiume. Il prossimo obiettivo sarà percorrerla tutta. Sempre se il torcicollo che da una settimana mi prende, mi lascia e mi riprende, si deciderà di lasciarmi in pace.
Vai Fabio, massacralo!
Ho come l’impressione che certe alzate di testa di personaggi solitamente attenti a non schierarsi troppo siano testimonianza di una misura colma.
In assenza di personaggi carismatici dobbiamo affidarci alla Bignardi e a Fabio Volo?
Aggiornamento: perfino Vasco è piuttosto incazzato al concerto del primo Maggio. Si sta svegliando anche lui?
Questo è l’andazzo
Giorni in cui tracima di pubblicazioni e in cui io stesso metto un freno e giorni di astinenza quasi totale, in cui non riesco a mettere in fila due righe.
Penso a quelle giornate come ad un vaso che si va riempiendo e al quale non si può chiudere il rubinetto in alcun modo, in cui la vita da posto all’esperienza. Quel vaso poi si colma fino a tracimare e a quel punto viene voglia di svuotarsi e tornare qui a scrivere.
Non può esistere periodicità.