Tale e quale

(al Nobel Peace Center, Oslo)

Però li ad Oslo lo vorrei vedere. Sul palco a ritirare il premio nobel per la Pace, in attesa di una voce fuoricampo simil telegatto con la sigla del biscione in sottofondo, che annuncia:

Un uomo che ha saputo coniugare, con la sua vita, le sue opere ed azioni, il pensiero liberale di Milton Friedman, l´umanesimo economico di Wilhelm Röepke, l´aspirazione di Muhammad Yunus a creare un sistema capitalista inclusivo e non esclusivo

Che consacrazione. Un futuro che neanche il più fedele Feltri potrebbe auspicare sulle pagine del suo giornale.

E non che manchi la sua buona volontà, lui la sua agiografia la sta già pubblicando, in soli sedici volumi imperdibili. Dagli albori della sua prima squadra, alla sfida della tv, da Milano 2 al Milan, fino alle ultime gesta del suo incredibile governo che ha portato la sua popolarità al 75%.
Perchè lui, alla sua vita privata, ci tiene.
Tutto potrebbe essere possibile, basta circondarsi gente che lo innalzi adeguatamente. Tanto, per chi non è d’accordo c’è sempre una porta dalla quale uscire.

In giardino

P.s. E queste sono le ultime foto con la vecchia macchina fotografica. Meritavano questo palcoscenico, dopo tutto ciò che mi ha regalato.

Quella sera dorata

“Parlava ad alta voce – avevano cenato con una bottiglia di prosecco -, e Omar temeva che Arden sentisse. “Non credo che Arden abbia cambiato idea per merito mio”, disse.
“Sciocchezze! Non sottovaluti il suo charme”.
Omar non disse niente, e nel buio arrosì. Sentì la presa sul braccio farsi più stretta. “Una volta ne avevo anch’io di charme” disse Adam. “Per quanto ora possa sembrare strano. Ma lo charme si guasta con l’età, come il formaggio – o la bellezza. Almeno, per me è stato così. Alcuni riescono a conservare l’uno o l’altra, o raramente entrambi. Ma a che prezzo: sacrifici, privazioni, astinenze. Ed è un tantino patetico finire vecchi, belli e charmant: è indice di spreco, o quanto meno di un uso indebito delle risorse. Io, invece, le ho esaurite in modo approssimativo. Lo charme e la bellezza sono preziosi da giovani; da vecchi, c’è ben poco che possano comprare. Per questo non m’importa d’esser vecchio e brutto: mi sembra congruo”.

Sebbene vi possa sembrare l’ultimo post dedicato a S.B., non ritenetemi coinvolto nelle vostre elucubrazioni da comunisti in mala fede.

Si parla, piuttosto di libri, e nello specifico dell’ultimo riposto in libreria. A lungo nella mia lista dei desideri, era rimasto li in attesa di versioni economiche che tardano tanto più ad arrivare quanto più le desideri. Soprattutto quando non ami uscire da questi limiti imposti qualche tempo fa e per i quali si ergono ai margini dell’immoralità i libri venduti a più di quindici euro. E non per mancanza di rispetto per gli scrittori, e per il loro lavoro. Che per me vale più di ogni cosa.
Solo per il desiderio che le opere siano lette da tutti. Dieci euro è il prezzo giusto, ed è giù di li che ho trovato dopo due anni d’attesa questo titolo. La tentazione di cedere era già stata comunque tanta. Non ricordo com’è nato l’interesse, forse il titolo o una recensione ben fatta, e non è neanche importante.

E’ una storia piccola, sette personaggi appena, divisi tra il Texas e l’Uruguay, dove si svolge quasi completamente la storia.
Omar, giovane dottorando in letteratura, ha bisogno dell’autorizzazione per pubblicare il libro di uno scrittore quasi sconosciuto, autore di un solo libro.
La famiglia dello scrittore vive in un angolo del mondo, in Uruguay appunto, quasi irraggiungibile.
La moglie dello scrittore, la figlia, e la ex moglie in una casa. A poche centinaia di metri, in un mulino restaurato, il fratello con il suo giovane amante thailandese. L’atmosfera tediosa delle loro vite, viene deflagrata dall’arrivo dell’inconsapevole e insicuro Omar, tanto da rompere vecchi silenzi, tante parole non dette, che travolgono le vite di ognuno dei protagonisti.
E’ l’interrogativo dei percorsi, delle scelte che segnano la vita dei personaggi a far da protagonista alla storia. Tema, universale. E nonostante ciò la storia non è irresistibile, molto cinematografica, ma non irresistibile.
Quello che mi ha conquistato però delle pagine lette è la scrittura, e i dialoghi costruiti da James Cameron. Puliti, intelligenti, perfetti. Quanto basta per consigliarvelo.

Mi ha steso

Non è servito neanche sigillare porte e finestre.
Inutile neanche provare a fare una passeggiata.
Bastava anche uno spiffero per far partire una raffica di starnuti.

Chi lo sapeva?

M’importa poco delle tesi del cospirazionismo di cui parla Gilioli, che pure un senso hanno.
Resta che comunque io, come molti altri, non sapevamo che il gip di Salerno ha prosciolto de Magistris e Vulpio, che il Tar Lazio ha dato ragione a Forleo e che il tribunale del Riesame di Roma ha scagionato Genchi.
Il resto, qui.

9 Maggio 1978

Anche se non amo le commemorazioni, ieri avrei voluto anch’io essere a Cinisi a ricordare il nostro Peppino Impastato.
Non credo ci sia molto d’aggiungere, se non la possibilità di rileggere due articoli risalenti ai giorni successivi all’omicidio.
Il primo, pubblicato sul Corriere della Sera, fa sua la tesi ufficiale di quei giorni sul giovane terrorista.
Il secondo, opera di Mario Francese, comincia a gettare l’ombra della mafia sulla morte di Peppino, raccogliendo per primo la denuncia di Felicia Impastato.
Come dice Geri, erano altri giornali ed altri cronisti.

Ti sei dimenticato quando eravamo noi?

Succede puntualmente. Ogni volta che si parla di immigrazione a me prende il voltastomaco a sentire i commenti a mezzo ghigno del mio interlocutore.

Visto che di mettermi a fare lezioncine, soprattutto in ambiente lavorativo, sono stufo, lo riporto qui quello che vorrei dirgli. Occorrerebbe leggerlo, a me capita tra le mani almeno una volta all’anno:

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”
Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

La relazione così prosegue:

“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del
Congresso americano sugli immigrati italiani
negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
(via bastet) (via emmanuelnegro)

E’ una relazione chiara, che potrebbe valere oggi come ieri, e che vale sempre quando la grettezza dei giudizi non accompagna un’approfondimento, la voglia di comprendere e capire i motivi che ne stanno alla base.

Inside. Chiambretti Night

Capita cosi di entrare dentro la tv.La cugina presa dall’improssiva voglia di far pubblico in tv mi invita. Ci penso su un attimo. La proposta è per il Chiambretti Night Show. Beh, non l’ho mai visto. Chiambretti da un pò ha smesso di farmi sorridere in tv….però le sue trasmissioni sono un bel circo, un pò di caciara, qualche coscia buttata li. Ma si, vado!

L’appuntamento è per le 16,45 allo Studio F. Lontana dagli studi di Mediaset, qualcosa simile ad un vecchio deposito, a due passi dal naviglio. Imposizione di giacca, e si sarebbe voluto anche di cravatta, ci troviamo li con il coinquilino che intanto ho convinto a seguirmi.

C’è un bel pò di gente, caspita, chi è quella li? Mazza che bona!
Un pò di cagnara, foglio d’ingresso alla mano, l’uomo del potere fa entrare secondo un ordine poco chiaro un pò di figuri. Mi passa accanto Marilyn Monroe, ma credo che non abbia quella voce candida da “Bye, Bye, Baby”. Perfetta, passa ed entra. Con lei (?) un gruppo di ragazze viene chiamato dall’uomo che tutti noi vorremmo essere. Colui che ha il potere di sistemare in prima fila …a cosa darei (mica io però, è in atto un’identificazione nel ruolo della sgallettata di turno)!
Già avrei voglia di andar via. Fa troppo caldo per questa giacca qui fuori ad aspettare.
Poi già ho la visione di ciò che dovrò sopportare. Qualcuno che mi incita ad applaudire a comando, mi immobilizza al mio posto, e una noia totale nel ripetere le scene…ma chi me l’ha fatto fare?
Comunque, è il nostro turno.
Siamo un pò troppi. Caspita che studio, saremo seduti proprio ai tavolini come si vede nel programma. Peccato non ce ne siano abbastanza per tutti. Ci accomodiamo sulla balaustra, accanto al chiacchericcio delle truccatrici. La cuginetta, più fortunata, ha trovato posto ad un tavolo. Girano intorno tipi caraibici, imbardati in abiti di scena. Sembra quasi tranquillo. Qualche consiglio dalla direttrice di scena, e via tutto quasi pronto.
Chiambretti ci consiglia di non applaudire se non lo desideriamo, meglio non fingere troppo a quanto pare. Abatantuono prende il suo posto nel leggio a lui dedicato. Dispensa battute fin da subito, sembrano tutti molto rilassati, in un’atmosfera lontana da ciò che immaginavo.
Mara Maionchi mi sfila accanto (mica quella vera, veh…), che omone! La danzatrice del ventre in accappatoio sfila dietro di me (;-P), ma cosa significa quel titolo “Chiambretti Night Napoli”, che vorrà dire.
La televisione è finzione, si sa, e quindi stasera per il pubblico la trasmissione da casa sarà a Napoli, con la sfilza di luoghi comuni su cui Chiambretti troverà terreno fertile per le sue battutine.
Via, si comincia! Ma dai, è tutto come appare in tv. C’è perfino la sigla di Mediaset a partire…
voce black ad annunciare l’inizio del programma, e siamo in onda.
Tutto fila liscio, quasi senza interruzioni. Soltanto un microfono si spegne e allora si ripete soltanto un piccolo sketch.
Ospiti tutti napoletani, d’altronde, siamo a Napoli.
Si comincia con Marco Marfè, il fenomeno dei provini di X Factor, talento incompreso, fenomeno di youtube prima e della televisione adesso, nella sua totale idiozia. Il video, qui, d’altronde dice tutto.

Nino D’Angelo è però l’ospite di punta. Dispensa risposte argute ormai o’ guaglione, del quale potrei raccontare miei lati molto nascosti.
Intanto, lontani quanto basta dalle telecamere, godiamo di una certa libertà, che ci consente di divincolarci per i corridoi, alla ricerca quanto meno di un caffè, dietro le indicazioni delle ormai sorelle truccatrici. In totale libertà giungiamo quasi al dietro le quinte, dove una prezzemolina dell’ultimo GF è quasi pronta ad entrare. Preferiamo non continuare, ma per fortuna troviamo la macchinetta del caffè. 10 cent un caffè!? E noi neanche abbiamo un paio di centesimi per due caffè!
Torniamo in studio rigenerati e pronti per la seconda parte. Ci accorgiamo di applaudire senza comando, e il ritmo delle trasmissione tiene quasi lontana la noia. Chiambretti mi è tornato simpatico, e poi mi sa che sa fare il suo mestiere.
A pochi metri, in uno stanzino, vediamo le luci del collegamento in diretta visibile sul maxischermo… siamo nella fabbrica delle illusioni, quasi lo dimenticavo!
Ballerini e ballerine dietro di noi si cambiano velocemente. Il chiacchericcio delle truccatrici ci mette al corrente di informazioni riservate, ed è più divertente alcuni istanti di ciò che appare li sul palco.
Siam già quasi alla fine, segna il countdown sul bordo del tavolo in prima fila. Gli ultimi saluti, salutiamo Napoli, e lo studio velocemente si svuota. Rimangono impresari che trascinano via questi pseudo Vip intrappolati nelle foto di circostanza, insieme a gente cosi poco attenta alla profetica frase di Andy Wahorl che scende su un tendone sulla destra.
Sfiliamo via anche noi, tra i tavolini oramai vuoti, dopo aver atteso che anche l’ultima coniglietta fosse uscita di scena.
La televisione, quella vista da questo baraccone, non è poi cosi male.
Muri che cadono, pregiudizi che cedono.

I conti, alla fine

Sembra che abbia prevalso il buon senso, forse di circostanza, ma senz’altro utile.
Il comune di Palermo è stato riammesso come parte civile al processo AddioPizzo.
Il decreto sicurezza conterrà la norma sull’obbligo di denuncia, con la clausola di fuga della “possibilità di esclusione di punibilità per stato di necessità”.
Cosa vorrà dire?

Papi fotosciop

Dopo la scoperta della giornata, il nuovo gioco della rete impazza. Non c’eravate anche voi?