Che sfida

Ho appena letto questo articolo, da leggere per intero, che prende spunto da Revolutionary Road. Sono cose a cui ho sempre pensato, a cui tutti dovrebbero pensare, e che presuppongono una grande sfida che, certo, fa tremare le gambe.

“Ogni coppia ha la pretesa di essere speciale. Al ristorante, con la tua compagna, commenti sottovoce i due seduti al tavolo accanto, che mangiano con gli occhi fissi sul piatto, senza scambiarsi una parola. Insinui malignamente che non abbiano nulla da dirsi e la tua compagna ride, vagamente euforica per via del vino rosso. Voi, che invece parlate di tutto (April: «È vero, Frank. Dico sul serio. Sei la persona più interessante che abbia mai conosciuto»). Poi, un sabato pomeriggio di questi, in cui la tentazione dei saldi vi ha strappato dalla casa accogliente, trascinandovi per le vie affollate del centro, dentro negozi surriscaldati e poi di nuovo fuori al freddo, vi fermate di fronte a una vetrina, muti. Nel riflesso del vetro tu scorgi una coppia attempata, in piedi lì accanto. Non si tengono a braccetto, non si toccano. Lei scruta sospettosa all’ interno del negozio, mentre lui guarda altrove, annoiato e distante. Indossano una pelliccia sintetica e un cappotto dal taglio classico, rispettivamente. Si allontanano e tu pensi che non vuoi diventare così. Mai e poi mai. Hai i nervi tesi – il caos, la lunga camminata, quella estenuante discussione sul colore del copriletto nuovo – al punto che lo dici anche, ad alta voce. La tua compagna si volta: «Così come?». «Come quelli, li vedi?». Lei obietta che quei due non hanno nulla che non vada, le pare, e in effetti non ce l’ hanno, se non fosse per quella cappa di noia e frustrazione e disillusione che li avvolge, per la cancrena dei ruoli di marito-moglie perbene che li divora sotto i vestiti pesanti e che tu hai distinto con tanta terrorizzante chiarezza, come un’ oscura premonizione. «Così borghesi» dici. Non trovi parola più adatta di quella – borghese -, con il suo insidioso duplice significato («incline al quieto vivere, amante dell’ ordine costituito politicamente, socialmente, economicamente» / «persona di corte vedute, di opinioni meschine, di comportamenti banali» – Zingarelli, 2006). La tua compagna s’ irrigidisce. Ecco fatto, ancora una volta hai tradito quel fondamento che è alla base del vostro stare insieme: la sicurezza che voi siete diversi, che voi siete meglio di così, la fiducia incondizionata nel continuo miglioramento che il vostro amore saprà darvi. «Credi sul serio che noi siamo dei borghesi?» domanda lei.

Lo strano caso di Benjamin Button

Oltre a Frost/Nixon stanotte ho visto anche “Lo strano caso di Benjamin Button”, il film con più candidature alle statuette.

Non dico che non mi sia piaciuto. Anzi, è molto ben fatto e ha alcune immagini davvero belle. La storia è originale e senz’altro particolare.
Un pò penso che sappiate di cosa si tratti.

Un bambino nasce vecchio e percorre la sua vita all’inverso. Questo crea una serie di evidenti anomalie, chiaramente. Ma non sono mai cosi clamorose, a parte nel finale, la parte più bella del film.
Avevo letto qualche tempo fa ciò che aveva scritto Luca Sofri e la mia idea non si discosta troppo dalla sua.
Insomma, alla fine entusiasta ma non troppo. Senz’altro meno che dopo aver visto “The Millionaire“.
Ora mi manca solo Milk.

P.s. Carino questo confronto tra Forrest Gump e Benjamin Button. Degli stessi autori, tralaltro.
http://www.collegehumor.com/moogaloop/moogaloop.swf?clip_id=1897317&fullscreen=1

Paolino Paperino

Anche oggi sveglia tardi, alle 17 per la precisione.
Altra notte in bianco, come ieri. Tutto è filato liscio, non fosse stato per la mia macchinina nuova che mi ha lasciato a piedi dopo aver fatto benzina. Ero troppo addormentato per incazzarmi.
Niente da fare, la batteria dava qualche segno ma non partiva neanche collegando i cavetti con un’altra macchina. E su questo un sentito ringraziamento al benzinaio che come aiuto mi ha solo detto di comprare i cavetti, e che non erano fatti suoi. Non dico niente ma gli auguro almeno alcune delle maledizioni di Alex Drastico.
Niente, chiamo il numero verde della Nissan, mi fanno passare per sei/sette operatori e alla fine riesco a comunicare la mia posizione. Il carro attrezzi arriva velocissimo, in dieci minuti. Carichiamo la macchina e filati dal meccanico.
Tre tentativi e nulla. Non parte. Il meccanico mette mai al motore ma non nota nulla di strano.
Al quarto tentativo si decide a partire, senza alcuna apparente motivazione. Cosi, aveva deciso di farmi incazzare. Eppure stamattina quando l’avevo vista (la macchinina) l’ho anche salutata in modo amorevole.
Comunque, a quel punto non c’era nulla da fare. Non aveva senso lasciarla perchè non sarebbe venuto a capo di nulla. Da una controllata al motore stringendo un pò di bulloni e quando stiamo per chiudere ci accorgiamo che una morsettiera che andava alla batteria era leggermente staccata. L’incastro forse era un pò lento.
Spero sia stato solo questa stupidata. Dopo un anno e mezzo sarebbe un pò presto. Comunque sono stato contento dell’assistenza che mi hanno dato.
E poi avevo voglia di andare sotto le coperte, erano già le nove e trenta passate.

Mo, grazie

Mi tengo per me le considerazioni su ciò che oggi hanno fatto all’Assemblea costituente.
E poi parlano. Come se non ci fosse spazio per un cambiamento reale.

“Sto dicendo che se è il presidente a farlo, allora non è illegale”

Guardavo Nixon/Frost. Il film di Ron Howard sul confronto televisivo tra il presidente Richard Nixon ed il conduttore David Frost, colui che lo costrinse al tappeto con una confessione totale delle proprie colpe sul caso Watergate.
Ancora oggi qualunque scandalo, come ricorda un collaboratore di Frost nel film, viene nominato con il suffisso -gate, come a costituire la vera eredità di Nixon.
Eppure nel film si scorge almeno il bisogno di ammettere, infine, la propria sconfitta personale, per difendere la propria dignità e quella del popolo che aveva offeso.
Non voglio fare discorsi di parapolitica, un tantino populisti, ma penso a quanto noi siamo cosi talmente assuefatti a tutto ciò che il nostro presidente del Consiglio ha fatto nella sua vita (parlo di lui come esempio più evidente, naturalmente) da pensarlo normale. Nulla ci turba, come se l’immenso fluire di notizie e storie torbide sul suo compito le abbia annullate del tutto. Trasformandoci, di fatto, in un popolo in grado di accettare qualunque cosa.
E’ spiacevole sentire che fare antiberlusconismo sia totalmente inutile. Si, si è rivelato totalmente inutile dal punto di vista della strategia politica, quella insomma che ti fa vincere le elezioni. Ma questo non può, non deve tradursi in un’accettazione aprioristica che la violazione di ogni decenza morale possa essere accettata. E’ una questione di coscienza di noi Italiani.
Se guardiamo indietro ai tempi del fascismo pensiamo a come i nostri nonni, bisnonni e padri possano aver accettato quello che accadeva. Guardiamo al tempo del Nazismo è pensiamo a come la brutalità di quel regime possa essere accettata dalla maggioranza della popolazione.
Non posso dare io risposte che stanno scritte in molti libri.Però la mia speranza è che un giorno, tra qualche anno si possa guardare a questi anni stupendoci della follia dei nostri comportamenti cosi come lo si fa guardando a quegli anni.
Senza fare paragoni che risulterebbero esagerati se confrontati alle efferatezze di quegli anni (almeno lo spero), vorrei che le mazzette, i lodi di ogni nome, le ronde, le leggi contro gli stranieri e chissà quant’altro potrei aggiungere all’elenco, siano stati una macchia da nascondere a fondo.
E’ una speranza però. Tutto sembra andare nella direzione opposta. Perché la sensazione è che quei principi diventino mano a mano più fiochi. E che la sua eredità sia proprio questa.
Nixon sentì il bisogno di ammettere la propria sconfitta, mentre a noi ci è stato insegnato ad assolvere i peccati di chi ci governa.

Notte di lavoro

Mi sono scelto un lavoro mica tanto normale. Almeno per un ingegnere, credo. Del resto detesto la routine e ogni qualvolta viene interrotta sono ben felice. E qui queste occasioni non mancano.
Sono le 3:00 e sono in un impianto a curarne alcune parti per l’avviamento che è in corso. Ed è dalle dieci che sono qui. In una saletta di controllo stile enterprise, solo un filino meno avveniristica. Il pavimento non è di certo lucido, difronte a me dei mega serbatoi con liquidi di contrasto lavorano, mica la luna e le stelle mi girano intorno. Alle pareti non ci sono mappe lunari ma calendari degni de Le Ore dei tempi d’oro.
Atmosfera cameratesca negli operai che organizzano tornei di briscola, parlano di fantacalcio, cercano di beccare il segnale in una piccola televisione portatile di quelle che non vedevo da almeno un decennio. Si è perfino brindato intorno all’una, e mi sono mangiati perfino cannoli pseudo-siciliani (guarda la casualità). Ogni tanto entra qualcuno e parte il filo di battute, ma per il momento tutto è tranquillo, a parte le frequenze dei walkie-talkie che gracchiano.
Che freddo fuori, anche solo per andare a pisciare si ghiaccia facilmente, penso sia uno dei posti più freddi dell’intera Lombardia.
Ho già sonno, come al solito non dormo mai abbastanza. Tra un pò vorrei chiudere gli occhi. Semmai non debbano esserci complicazioni. Certo chiudere gli occhi su una sedia non è mica tanto facile.

The Millionaire

Posso dire Mamma che storia?
Ho appena finito di vedere The Millionaire ed è l’1:45 di notte. Mi chiedo dove sono nascoste queste storie incredibili, capaci di tenerti fissato alla sedia, belle poi, intense, perfino semplici.
Una stazione per incontrarsi ed una vita ad inseguirsi dalle baraccopoli di Mumbay fino ai suoi grattacieli sotto il ritmo dettato dalle domande del Milionario.
Tre vite vissute sul filo della sopravvivenza e legate indissolubilmente. Non voglio dire nient’altro per paura di rovinare in qualche modo la visione. Però andate a vederlo. Ne varrà la pena.
P.s. Peccato per l’errore della traduzione in Italiano.

Pane ca meusa a Milano!

E’ arrivato il pane con la milza anche a Milano oggi.
Non sono riuscito ad andare all’inaugurazione, però magari conto di andare nei prossimi giorni.
Si esporta cosi la nostra buona cucina povera e anche un’idea diversa dei Siciliani qui a Milano, per tutto il carico evocativo che un simbolo come Vincenzo Conticello si porta dietro.
E le critiche sull’utilizzo del marchio dell’antimafia per fini commerciali penso possano stare al loro posto, anche se risuonano da più parti.
Per chi rischia ogni giorno sulla propria pelle non si tratta credo di sfruttamento ma di sopravvivenza e di opportunità che, una volta tanto, non vengono offerte attraverso vie losche.

P.s. Ricordate questa storica canzone dei Modena City Ramblers?

Ultimo regalo

Però Veltroni oggi ha fatto l’ennesimo regalo al principale esponente dello schieramento a lui avverso.

Gli ha rubato le prime pagine dei telegiornali sulle quali forse avrebbe trovato posto la notizia della condanna a Mills per quattro anni.
Una condanna per una corruzione per la quale non viene punito il corruttore, appunto.

Ma anche…

Un pò di frasi dal discorso di Veltroni alle dimissioni dal blog di Francesco Costa,visto che non ho potuto seguire il discorso.

«Non farò al mio successore quello che è stato fatto a me»

«Anche a Berlinguer veniva sempre detto di essere più duro. Anche in quel tempo chi era all’opposizione cercava di coltivare preparando l’alternativa. L’opposizione pericolosa per chi governa è quella riformista; quella che urla è la loro preferita».

«La politica è condivisione e risposta: forse sono più portato a essere uomo di istituzioni e di governo piuttosto che uomo di partito»

«Abbiamo grande senso critico, elogio del dubbio, evviva. Ma la differenza tra destra e sinistra è che se in una assemblea di destra si attacca la sinistra, vengono giù gli applausi; se in una assemblea di sinistra si attacca la sinistra, vengono giù gli applausi».

«Passare da una sinistra salottiera, giustizialista, pessimista e sostanzialmente conservatrice – a un centrosinistra legato al valore della legalità, non conservatore ma innovatore, non salottiera ma col gusto del rapporto con la vita reale»

«Serve un avanzamento di generazioni nuove»

«Serve più solidarietà» (applausi), «sentirsi una squadra» (applausi), «Doveva essere compito mio e non ci sono riuscito»

«Altro che troppo presto, l Pd si doveva fare ai tempi di Prodi: coi verdi che all’epoca erano riformisti. Il corso della storia italiana sarebbe stato diverso»

«Ho fatto il possibile, ce l’ho messa tutta ma non è bastato: me ne scuso. Ma non possiamo tornare indietro. Al gruppo dirigente dico: amate di più questo partito. L’ultimo grazie è agli elettori delle primarie, a chi ha votato Pd. Il Pd crescerà e vincerà la sua sfida». Poi ha salutato e se n’è andato.

Un blog che è già carta straccia