Voglio dire

Voglio dire, è tutta la vita che passo a farmi le stesse domande. E a cosa serve tutto questo, cosa ci sarà dopo, cosa ci sarà prima,
che senso ha oggi domani e post domani. Domande da fare seduti davanti ad un Dio.
Insomma, domande su cui contorcersi senza trovare risposte. E allora pensi, sarebbe stato meglio andare a studiare filosofia, una volta,
come se potessi trovare le risposte in qualcuno che le stesse domande se l’era poste. Almeno le domande da fare sarebbero soltanto
quelle di lavoro.
Qualcuno magari, forse, aveva dato anche la sua di ipotesi, ma solo un ipotesi, un meccanismo di autoconvincimento valido soltanto per lui, in quel dato istante.
Non di certo valido per me.
E anche i preti non è che sappiano dare soluzione più valida. Ti dicono, sono dubbi che abbiamo tutti, abbi fede, leggi il salmo 33
e troverai risposte. Se solo riuscissi a comprenderle.
E ad un bel punto ti ritrovi stufo di porti sempre domande. Ti rendi conto che forse sarebbe meglio andare a fare una passeggiata
in centro, entrare in qualche negozio. E guardandoti intorno accorgerti che non è possibile che tutti questi qui non
si pongano le stesse domande. Anche se sembrano cosi leggeri. E non è possibile che siano senza pensieri, o stupidi.
Anche se la stessa stupidità mi affascinerebbe tanto da desiderarne più di quanto non ne abbia già di mio.
Solo per godere la vita come viene. Invece di cercare risposte in libri che non riuscirai mai a
finire. La biblioteca è sempre troppo ampia.
E quindi, la gente. Fluttuava tra gli scaffali. E li che tutto è diventato più chiaro. Chi se ne frega. Siamo qui e quindi vale la pena di esserci.
Se poi i pensieri sono troppi, basta entrare in una stanza, spegnere la luce, rimanere in silenzio e svuotare la mente. Per dieci minuti almeno.
Del resto la forchetto la uso per mangiare, mica mi chiedo chi l’abbia costruita e dove finirà tra qualche anno, quando mi trasferirò da questa casa.

Insomma, tutta questa manfrina qui per dire che ieri sera ho visto Hannie e le sue sorelle, e l’ho trovato un gran film, perchè c’è un pò di tutto quello che siamo.
E perchè da il buonumore. Non quello che si estingue due minuti dopo la battuta esilarante. Quello che ti fa stare bene.

In ruolo culturale di Internet

Puntualmente Internet è vista in Italia come ricettacolo delle peggiori nefandezze, o almeno cosi viene venduta la sua immagine guardando, come mi capita di rado, nei Tg.
Di fatto, guardando le ultime statistiche, l’Italia si trova agli ultimi posti nel suo utilizzo, ed anzi, stranamente, nell’ultimo anno sono addirittura calati gli utenti.
Su questo blog ho espresso spesso le mie opinioni sul ruolo possibile della rete.
Baricco nei giorni scorsi ha acceso una polemica sull’inutilità dei fondi pubblici nella cultura, per cosi dire di nicchia, e sulla necessità di spostare tali fondi laddove sono le masse, cioè nella scuola e in televisione. Dimenticando totalmente il ruolo che ha già in altri paesi, ed in parte anche qui, la rete.
Tutto questo, per invitarvi a leggere questa riflessione di Massimo Mantellini.

A Roberto

La crisi spiegata

E’ l’anno della crisi.
Cosi ci viene detto.
Le cause che ci hanno portato fin qui sono note a pochi. Ho cercato di capirne qualcosa anch’io, da ignorante in materie economiche.
Una delle spiegazioni più chiare l’ho trovata in quest’articolo di due giovani economisti.

Alla carica

Certo, abbiamo sentito parlare per due mesi o più della ridicola questione Rai, basata poi sul veto della maggioranza al nome di Leoluca Orlando come presidente della commissione.
Mentre su Totò Cuffaro, condannato in primo grado con interdizione dai pubblici uffici, ed eletto senza problemi a membro della commissione Rai, ne avete sentito parlare?

A Parma

Parma.
Mi sembrava cosi anonima. Sono quasi fuggito da li.

Il caos che regnava nei miei pensieri me la rendeva sgradevole. Non sopportavo la nebbia, quell’atmosfera decadente e malinconica delle sue vie. Ma non sopportavo più di ogni altro l’atmosfera asfittica che da solo mi ero creato.
E che non mi aveva fatto apprezzare a pieno ciò che di buono era presente.
Era da tempo che mi ero riproposto di tornare. Avevo voglia di vedere un pò di quel che avevo lasciato in tutta fretta.
Gli stati dell’anima influenzano tutto ciò che ci circonda, ma adesso, rivedendola in una nuova luce, in una giornata primaverile, mi è sembrato di non aver apprezzato a pieno l’atmosfera della città. Di averne colto solo in parte lo spirito.
Mi sono accorto, man mano, di quanto un periodo che consideravo di passaggio, sia stato fondamentale, e pieno di episodi, incontri, passaggi fondamentali.

Sono stato bene nel rivedere un pò di vecchi amici lasciati li, aver modo di parlare con qualcuno di loro.
E ho avuto riscontro dell’ipocrisia che solo alcuni scout sanno avere nell’eccesso di inutile buonismo. Quello che non ti fa guardare un altro in faccia per dire ciò che pensi.
Sono tornato al Fuori Orario, come tante sere un anno fa.
E poi la domenica, quasi in famiglia, a Zibello.
Avrei solo evitato la batosta di ieri pomeriggio. Indimenticabile, ahimè!

Che paura!

Un servizio di 40 anni fa, questo qui del Tg1 sugli Emo.

La voglio “Maritata”

Il sapore della Sicilia c’è tutto.
I cannoli, i biscotti col “cimino”, un paio di ceramiche di Caltagirone, le torte, lo sfincione, la pizza a taglio, il pentolone con meusa e saimi, le arancine, i cazzilli, le panelle.
E poi l’inconfondibile marchio, l’insegna storica. Alle pareti le foto in bianco e nero della città.
Per fortuna senza nessuna forzatura nell’immagine stereotipata della Sicilia, niente pupi e carri.
Cool, come non si può che pretendere per un’azienda che proviene dalla città più cool d’Italia, come ricordavano certi esilaranti cartelloni in giro per Palermo qualche anno fa.
Arredamento chic, perfettamente calato nell’atmosfera di Brera.
Prezzi anche. Sicuramente legati all’enormità degli affitti in zona e a spese che sicuramente non sono quelle di Palermo.
Certo un pò esagerati, soprattutto se rapportati alle porzioni a cui siamo abituati.
Meglio virare sui piatti misti, il cui prezzo è più contenuto (8 euro) e con il quale è offerto anche un bicchiere di buon vino Siciliano.
Se invece ci si lascia perdere la mano si può restare un pò frastornati dai 4 € per 3 panelle e 3 cazzilli.

Ma siamo a Milano, ed i prezzi sono comunque in linea, e alla fin fine ne vale la pena. E i clienti spero che, come stasera, non manchino.
Del resto in questi giorni chiunque incrociassi sapendo della mia “Palermitudine” mi informava dell’apertura di quest’arrivo a Milano. Per cui la notizia è circolata anche molto bene.

P.s. Servizio ottimo, anche se ancora da mettere a punto in qualche aspetto. Per esempio con un corso accelerato di cucina siciliana per i camerieri (no, il vino non è “il girasole di Vittorio”, e no, non sfingione, mio Dio!!).

Titanic

Palermo sta affondando.
E l’orchestra continua a suonare.

(Corriere.it : Il grande buco dei conti di Palermo)

Sappiate che

Oggi ho scoperto che nella diocesi di Milano non esiste il mercoledi delle Ceneri. Il Carnevale finisce sabato. Per cui la prossima sarà la domenica delle ceneri e con essa comincierà la Quaresima.
Questo perchè qui esiste il rito Ambrosiano. Avevo notato altre stranezze durante la celebrazione.
Sto cercando di capirne i perchè. Andrò a rifare il catechismo, a questo punto.

Un blog che è già carta straccia