Una nuvola è di troppo
Ed invece, una nuvola, qualche volta, è di troppo.
Il ragazzo poi ha dei bei sogni, che vanno alimentati, per cui un modo per recuperare questa giornata lo troverò.
È tutto molto più complicato
“Sentendo quel che ha da dire, mi viene sempre più da pensare che Berlusconi, se Ciancimino ha ragione, fa la figura del povero cretino, e provoca una certa compassione. Perchè il racconto ci mostra come il mitico Presidente del Consiglio, rinnovatore dell’Italia e monopolista del dibattito pubblico degli ultimi vent’anni, sia stato un piccolo uomo totalmente alla mercè e sotto il ricatto della mafia, fin dagli inizi. Uno strumento inventato da altrui fini.”
Anche questo è eroismo
Mi sto accorgendo di aver maturato una sorta di venerazione nei confronti degli imprenditori, di quei piccoli imprenditori che stanno ancora li, accanto a te, tirandosi su le maniche della camicia, se necessario.
Troppo spesso bistrattati nel comune pensare perchè messi in ombra dalle ordinarie storie d’ingordigia, ci fanno dimenticare cosa cosa significhi essere un’imprenditore serio, che onora i propri impegni verso i propri dipendenti e verso i propri creditori, che mette in rischio il proprio capitale senza conoscere con esattezza quanto di questo tornerà indietro, che non si fa abbindolare da trappole finanziarie, che ha la necessità di eseguire alla perfezione ogni commessa per guadagnare rispetto e possibilità future.
Una realtà che esiste, e che Dio la benedica.
Sono stato una settimana in giro con uno di loro, il mio capo (che, ve lo assicuro, non legge questo blog, per cui non accusatemi di ruffianeria), e questa cosa qui l’ho compresa fino in fondo. Ho ascoltato le telefonate che ha condiviso con me, i suoi sfoghi per i problemi che di volta in volta si trovava a risolvere, ho cercato di capire come abbia fatto insieme ai suoi soci a far crescere l’azienda in questi anni dalle poche unità iniziali fino alla cinquantina di oggi.
E ho visto una grande determinazione ed una passione, non spiegabile con il puro interesse economico, perchè, ne sono sicuro, in altre posizioni potrebbe godere di maggiori benifici, nonchè di una tranquillità imparagonabile.
Sarà stato il caso, ma poi, una sera, uscendo da un ristorante, proprio vicino alla cassa, ho letto un pensiero di Luigi Einaudi, che perfettamente calzava con quello che girava per la mia testa.
Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.
Ce ne dovremmo ricordare più spesso, e se dovrebbero ricordare più spesso i nostri ministri , troppo interessati spesso agli interessi di chi non rispetta le regole della buona imprenditoria.
Porno revival
S’ha da magnà
Sono in giro, vedo gente, faccio cose.
Insomma latito un pò da queste parti.
Si fa dura aggiornare il blog quando si lavora davvero.
– Posted using BlogPress
Per giornate così
Prossime tendenze
Comunque sia, l’uomo col borsello tornerà rampante.
Due volte sono troppe
Mentre i nostri incontri, quelli che di virtuale non hanno nulla, raramente ci consentono di discutere delle nostre opinioni, sia per l’abitudine nel frequentare più facilmente chi ha idee simili alle nostre, sia perchè spesso certi argomenti vengono spesso glissati verso temi magari un pò più leggeri, su facebook, per dire, la platea più ampia e non so, la sensazione di trovarsi dinnanzi ad uno specchio, ho l’impressione che mettano maggiormente nella condizione di esprimere i propri pensieri spontaneamente.
Ti trovi cosi tirato dentro a controbattere posizioni che ritenevi talmente assodate, per il tuo piccolo mondo, ma che li fuori sono totalmente messe in discussione.
Mi sono accorto in questo modo che la giornata della memoria, cosi ecumenicamente partecipata e celebrata, non gode di particolari simpatie, e me ne sono reso conto inciampando per due volte nello stesso identico discorso. Forse sono particolarmente permaloso, ma certe frasi buttate li, un pò di interrogativi me li pongono.
Propongo cosi un pezzo di uno di questi dialoghi, scaturita da una semplice affermazione nello stato di un contatto, prof di lettere, che cosi recitava:
“Poesie per la Shoah… Ogni anno, per non dimenticare.”
La reazione, che mi ha fatto rizzare un pò i capelli, cosi recitava:
L’ho detto, sono particolarmente permaloso su certi argomenti, ma quella frase li, quell’ anche troppo, mi ha fatto rizzare i capelli. Non ho mai avuto particolare simpatia per le giornate commemorative, che rischiano di perdersi nella retorica spenta, però ho sempre pensato che se debbono avere un senso, sia che si parli dell’olocausto, del genocidio armeno, del massacro dei tutsi, questo senso debba essere nella negazione della violenza, nel riconoscimento del rispetto verso il prossimo, nel tentativo di scongiurare che questi momenti di black out della storia si possano ripetere. E soprattutto nel tentativo di far passare questo messaggio, universale, ai più giovani, che almeno non hanno ancora perso la voglia di ascoltare.
Evidentemente non era tutto cosi scontato per come supponevo, se la reazione al mio appunto aveva questo tono:
“Non è poi così curiosa [n.d.r. l’affermazione su quel troppo] se ci pensi e se riesci ad analizzare ciò che accade nel mondo oltre alle notizie che ci vengono date. Non bisognerebbe accettare tutto passivamente. Lo sterminio degli Armeni lo cito quando si parla di ebrei perchè è stato molto simile, anzi peggio. Perchè una vita ebrea ha più valore delle altre? Inoltre non credo che andrebbe ancora ricordato un popolo che sta attuando le stesse atrocità ad un altro paese, che non gli ha mai fatto nulla…. Vorrei solo che la gente riflettesse di più..“
A quanto pare sta passando l’idea per cui ricordare gli ebrei e lo sterminio nazista (che poi non ha riguardato solo gli ebrei, ma vabbè) equivale ad un attribuzione di un valore superiore ad una vita piuttosto che ad un’altra, all’idea che ciò che è successo in Israele negli anni successivi possa essere un alibi per non meritare il valore del ricordo di un tentativo di genocidio.
Un pensiero che sembra generare altro risentimento, e dei distinguo che, sinceramente, lasciano il tempo che trovano, e che per di più, allontanano da quel principio di tolleranza che in giornate come queste dovrebbe venir fuori.
p.s. la discussione si è poi accesa particolarmente, e qui ci sarebbe da aprire un’altra parentesi sulla voglia di metterci in gioco sulle nostre opinioni, ma, sinceramente, si è fatto tardi.
Fate spazio
Non mi interessa discutere neanche degli scandali, piccoli o grandi che siano, che hanno coinvolto tanti amministratori locali, da Del Turco a Delbono, in queste ore. In ogni caso, le dimissioni, a volte persino avventate (ma qui occorrerebbe aprire una parentesi molto ampia), dimostrano comunque ben altro spessore dinnanzi al continuo menefreghismo di altre parti politiche.
Però mi piacerebbe mettere in evidenza, dopo quello che è successo negli ultimi mesi, un elemento che finalmente si sta palesando davanti agli occhi di tutti.
Non userò parole mie ma quelle scritte ieri da Francesco:
Trovo […] sinceramente disarmante che questa lucidità e questa capacità
di analisi [n.d.r. si parla della situazione pugliese, in particolare] si accompagnino – e non è la prima volta – a un triste e patente dilettantismo nella costruzione delle soluzioni ai problemi: un fenomeno ricorrente al punto da diventare quasi comico, specie se consideriamo che i padri di questo ennesimo fallimento non perdono occasione per fare l’elogio dei professionisti della politica, non senza una certa spocchia, contrapponendosi alla superficialità inconcludente del resto del mondo.Io sono fermamente convinto che la politica sia un mestiere che richiede talento, capacità, intelligenza ed esperienza, e che non basta saper fare bene un altro mestiere per improvvisarsi politici. Sono, insomma, per i professionisti: per quelli che capiscono la politica, che sanno analizzare la realtà, prevedere le sue evoluzioni e in conseguenza di queste prendere le giuste decisioni per produrre i risultati desiderati. Per questa ragione, spero che chi ha gestito la vicenda pugliese abbia capito una volta per tutte di essere sprovvisto di queste capacità. Largo ai professionisti della politica, per favore.

