Quel 9% del Pil*

Il ragazzo delle pulizie è entrato oggi pomeriggio al solito orario. Ha posteggiato lo scooter dinnanzi all’ufficio, ha preso le sue scope e, come ogni lunedi, ha cominciato la sua opera.

Cosi anche i due coinquilini ghanesi di mio fratello. Stanotte lui andrà a lavorare per la municipalizzata di Bergamo e lei lo aspetterà rientrare come ogni notte, per mettersi a dormire con lui.
Non mi aspettavo niente di diverso.
Sarebbe stato istruttivo vedere il paese fermarsi, per effetto di un blocco totale degli immigrati, per far notare quanto sia fondamentale il loro ruolo per la nostra economia.
Sarebbe stato opportuno aprire gli occhi ad un Italia sempre più spaventata, cosa saremmo senza la loro presenza.
Ma gli immigrati non possono fermarsi, non se lo possono permettere. Ho visto alcune foto scattate in questa giornata da un pò di amici. Ho visto, naturalmente, molti più italiani. Le manifestazioni, aldilà del valore provocatorio che dubito sia stato colto da quella percentuale costantemente disattenta dell’opinione pubblica, non possono muoversi dall’alto, dalle pagine di un giornale o da un sito.
Dovrebbero nascere dal basso, si, ma l’immigrato non è l’operaio della fabbrica degli anni ’60, non trova la forza nel cameratismo della catena di montaggio, è spesso chiuso nella piccola comunità di appartenza.
Per trovar forza alle proprie parole dovrebbe trovar sponda piuttosto nella politica, ed un partito davvero moderno, in un paese normale, dovrebbe insistere sulla necessità di estendere il diritto al voto a chiunque lavori in questo paese in modo regolare. E’ faccenda delicata, ma dall’insegnamento delle banlieue francesi e dal fallimento del multiculturalismo olandese, dovrebbe nascere una nuova cultura dell’integrazione. Una nuova strada deve essere possibile.

*da qui.

Prevedibile

Ieri, guardando la puntata di Anno Zero dedicata a Morgan, già immaginavo il titolo de il Giornale di oggi.Feltri non mi ha smentito.

Non sono parente

Ai tempi della prescrizione per Mills e di toghe, è dimostrato, rosse, trovare qualcuno che trova necessario distinguere un caso di omonimia cosi preziosa, fa notizia.

(grazie a Peppe per la segnalazione)

Se me lo dici tu

“Ma tanto chi le rispetta le regole in Italia”.
Parola di un consulente della sicurezza, padrone di tante perle, altruista come nessun altro nel regalare un’ora di puro cabaret, giusto per alleviare il tran tran dell’ufficio.

Ora che sei grande e vaccinato

Ho fatto tutti i vaccini, qualche giorno fa, nell’attesa di questa strana trasferta. Epatite A, tetano, febbre gialla, una al braccio sinistro, una al braccio destro e per finire anche una puntura d’ago alla coscia. Qualche pillola per immunizzarmi anche dal tifo, una per sera, anche se ho già dimenticato un giro, giusto ieri.
Niente effetti collaterali, se non una calma davvero strana che non mi fa correre dietro appuntamenti che non esistono.
Adesso mancherebbe la profilassi antimalarica, ma sento parlar di possibili incubi e di una febbre tosta, per cui mi si consiglia di evitarla. Non ho ancora capito però cosa potrei rischiare.

Updating Čechov

Com’è che diceva quello li? Non permettere alla lingua di oltrepassare il pensiero?
Beh, dovrebbe essere aggiornato alla pressione dei tasti sui nostri computer, di questi tempi.

Ancora, sul voto di scambio

Ne parlavo giusto qualche giorno fa, del voto di scambio. Per chi non conosce i meccanismi che consentano alla politica il controllo del proprio gruzzolo di voti basterebbe frequentare almeno una volta nella vita un seggio elettorale al momento dello spoglio. Accorgersi della quantità di osservatori presenti, tutti muniti del proprio block notes.
Enrico Colajanni, presidente di Libero Futuro, spiega bene questi metodi in un articolo di qualche giorno fa, raccontando quanto possa essere oltremodo semplice trovare un’alternativa:

Alcuni anni fa, al fine di rendere effettivamente segreto il voto, come sancito dall’art. 48 della Costituzione, il movimento Primavera Siciliana propose all’Assemblea regionale di modificare il sistema di scrutinio; tale iniziativa fu ignorata da tutte le forze politiche. Essa prevedeva: “la semplice modificazione dell’iter procedimentale, con eliminazione del decentramento delle operazioni elettorali e con spostamento del momento dell’apertura di tutte le schede elettorali, innanzi ad un unico ufficio centrale, dove devono confluire tutte le schede chiuse e non scrutinate provenienti dalle varie sezioni, in modo da assicurare l’anonimato del voto attraverso l’impossibilità di risalire dalla sezione al votante”.

Lapalissiano, no?

La senti questa voce?

No, non ce la faccio quest’anno a guardare Sanremo, è una questione di pelle. Le paiette della conduttrice mi ricordano da vicino quelle di un cioccolattino che vorrei evitare per tenere a bada le calorie, e queste scenografie, poi, mi ricordano uno show da regime post-comunista, da eurofestival, da sbornia del kitsch.
Mi sono concesso soltanto il buon cocktail di Dita, per comprendere dove possa arrivar l’ipocrisia di questo paese che si mostra moralista a corrente alternata.
Per cui no. Preferisco recuperare per il momento vecchie registrazioni nel gran bazar della memoria, complice chi certi frammenti li riporta sulla superficie.
E nonostante la prima reazione a quel ritornello cosi vicino ad un coro da stadio mi portasse ad un sorriso fin troppo evidente, riscopro che nella versione originale c’era solo una delicatezza, nascosta dietro la timidezza di quegli arpeggi e di quel ciuffo cosi ostentato.

Parole sante

Pif, con questo finale all’ultima puntata della sua trasmissione, racconta bene, da buon emigrante, i sentimenti della Sicilia che conosco meglio.
Solo su un punto no raccoglie la mia approvazione. L’omertà è una bella invenzione letteraria, da cartolina con le tre scimmiette, dalla quale prima o poi dovremmo affrancarci.
E non perché non esista la cultura del silenzio, ma perchè essa esiste ad ogni latitudine. Perchè se la paura fa parte dell’uomo, la normalità non dovrebbe richiedere il coraggio come metro per misurare la propria moralità.
E questa non è un assunzione.

Ai campi

Chissà perchè quando l’ho beccato sabato scorso al Leoncavallo, con quella sua aria da annoiato dalla vita, non gli abbia mollato una testata.

Un blog che è già carta straccia