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Balliamo sul mondo

Ale mi ha segnalato questo video geniale. Matt gira (anche solo grazie al fotomontaggio) per il mondo e la danza coinvolge tutti.

Da questo sito.

Il potere della pubblicità

Siamo seri

Ora capisco e posso condividere tutte le opinioni sulla politica del governo in carica ma devo dire che l’atteggiamento della Spagna sta diventando veramente fastidioso per non dire controproducente. Pensare che i media Italiani siano fomentati dal governo per raccontare ciò che è avvenuto a Lloret de Mar e per distogliere l’attenzione dalle “malefatte del governo” è una delle più grandi baggianate sentite dire. Se fosse cosi dovremmo pensare che a Perugia, a Cogne, ad Erba, a Novi Ligure tutti quegli omicidi siano opera dei servizi segreti deviati che cosi evitano a Porta a Porta di parlare della politica Italiana! Ma dai, suvvia, come direbbe Mughini.
Poi c’è quell’altra storia sulla Betancourt (almeno una storia a lieto fine) che presa possibilmente dallo shock della lunga prigionia ha raccontato di aver solidarizzato per qualche oscuro motivo con Zidane e la sua testata. Non so cosa possa aver spinto una pacifista convinta come lei a fare una simile dichiarazione, ma è di ieri la notizia che Zapatero abbia regalato ad Ingrid Betancourt una maglia di Zidane, come a voler sottolineare l’ostilità verso il governo (o l’Italia) . Non capisco quale senso possano avere simili comportamenti quasi infantili. Abbiamo guardato negli ultimi anni alla Spagna come una terra promessa per molto di quello che vorremmo anche qui, ma tali comportamenti non credo che producano una reale dialettica propositiva ne cambieranno mai l’atteggiamento della maggioranza dei nostri concittadini nei confronti del nostro governo, forse ci faranno guardare alla Spagna come ad un paese meno evoluto di quanto sospettavamo.
Ci tengo comunque a sottolineare che non lo siamo neanche noi se ancora c’è qualcuno capace di leggere simili articoli scritti da questi avvoltoi con il crocifisso al collo.

Con gli occhi rivolti al Cassaro

Il carro scorre lungo il Cassaro e avrà ormai raggiunto il Foro Italico. Da Parma cerco sulla rete qualche immagine dei fuochi d’artificio, compagnia immancabile dell’inizio di ogni estate. Un’ora o anche più a tenere gli occhi in su stancandosi e sperando che finiscano il prima possibile ed intanto non riuscir a staccare gli occhi e andarsene. Il sudore della folla accalcarsi per le strade che rimarranno irriconoscibili coperte da scorze di melone e babbaluci, sporche come non mai. Il Sindaco che non sale più sul carro per paura delle urla di rabbia dei palermitani che torneranno a votarlo la volta successiva. Perchè è proprio vero che noi Siciliani siamo legati alle “tradizioni” e restii a voltare pagine.
Stasera contemporeanamente, forse più che ogni sera, noi Palermitani sparsi per l’Italia (e non solo) volgiamo il nostro pensiero alla nostra città levando la nostra sola reghiera ed in questa comunanza siamo li ad aspettare l’ennesima masculiata. A te Santuzza!

Lorè Tour Safari

Ieri sera a Carpi. Concerto per Emergency di Lorenzo Jovanotti. Quel ragazzo, nonostante i 41 anni è troppo carico….. grazie al cielo.
Chi può averne l’opportunità vada a vederlo, è una scarica di adrenalina, una grande festa da cui non si rimane delusi. Ho fatto qualche foto e qualche video, tanto per gradire. Gli effetti visivi proiettati sono una delle cose più belle del concerto, se non la più bella. Credo che una tale attenzione per ogni particolare, una tale creatività ed energia in Italia non la dia nessuno.
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Una bussola, please!


Visualizzazione ingrandita della mappa

E’ stata una settimana nella quale si è camminato tanto. Avverto un pò di stanchezza, adesso che sono fermo. Pordenone, Udine, Parma, Volterra per poi finire nei dintorni di Milano. Itinerari dettati da ragioni diverse, racchiudono forse l’essenza di tutto un percorso. L’amore, il lavoro, la speranza, come negli oroscopi alle ultime pagine dei Rotocalchi. Ho scoperto posti meravigliosi da cui nulla mi sarei aspettato, dalle strade di Pordenone ai vicoli e le piazze di Volterra.
La stanchezza che accumulo viaggiando rilascia però sensazioni piacevoli, il movimento mette in circolo ogni molecola appagando il mio organismo. Questa è stata poi la settimana delle scelte, e su questo ci sarebbe molto da dire, ma di certo non è un discorso da sprecare su poche righe. Basterà sapere che cambierò nuovamente vita, da Settembre, una nuova città, un nuovo lavoro, nuovi volti da conoscere. Di traguardi non ne vedo, ma gli obiettivi sono molto più chiari adesso.

La famiglia Lodo

La follia è dietro l’angolo

Prima di cominciare a lavorare nel meraviglioso campo dell’IT pensavo che queste immagini di cui sotto fossero realmente costruite da pseudo attori a raccontare un mondo inesistente.
Adesso, a quasi un anno dall’ingresso in azienda, so di essermi trovato spesso in situazioni vicine a quelle illustrate. Non so se sia il rincoglionimento lanciato dall’utilizzo continuo di questi laptop, se siano le richieste allucinanti dei clienti, ma sono sicuro di aver schivato tali situazioni soltanto per l’acquiescenza di tanti.

L’ultimo evento è stato modellato in questo splendido teorema:

T1: Teorema della sovrapposizione dei fluidi [Ovvero applicazione del fenomeno di rimbalzo di un flusso d’aria.]
Sia dato un rompicoglioni M , un ventilatore da tavolo V posto ad una distanza x da M, ed il flusso d’aria F generato da V. F provoca su M un aumento della funzione di scoglionamento S(x) la quale è inversamente proporzionale alla stessa distanza x.
Pertanto al tendere a zero della distanza x la funzione S(X) tende a all’infinito. Questo in virtù del fatto che il flusso F subisce un singolare fenomeno di rimbalzo provocato da una fantomatica superficie $(M) nota solo e soltanto ad M.

C1: Corollario.

Sia dato M rompicoglioni noto in T1. Sia GES3E l’ufficio e C un generico collega di M diverso da M stesso.
Data la funzione CSM(C) indicante la sensazione di Cactus Sotto (i) Maroni provocata in ciascun elemento C dallo scoglionamento S(x) di M nota in T1 esse sono direttamente proporzionali. Pertanto il limite per x che tende all’infinito della funzione di scoglionamento S(x) di M comporta la rapidissima convergenza all’infinito della funzione CSM(C) per ogni collega C. Sia inoltre N il numero di spine del Cactus anch’esso converge all’infinito con modalità esponenziale al tendere all’infinito dello scoglionamento S(x).

Anche le mucche, nel loro piccolo…..


…si ribellano, scappano per i monti, sfuggano dalla civiltà che li vuole bistecche. Un “Into the Wild” in salsa bovina.
Una storia di libertà, trovata su Nazione Indiana.com

Ah les vaches! di Carlo Grande

Si chiamano “Primula”, “Camomilla” e “Margherita”, sono scappate alla fine dell’estate scorsa, mentre le altre centosessanta sorelle salivano disciplinatamente sui camion per scendere a valle, al termine della stagione degli alpeggi. Sono rimaste tutto l’inverno oltre i duemila metri di quota, sulle montagne piemontesi di Pragelato, in Val Chisone, vivendo allo stato brado, sfuggendo a una decina di tentativi di cattura da parte di margari, addetti del Comune, veterinari e privati cittadini “che avevano offerto collaborazione”, come nel Far West. Chi è andato a cercarle ha potuto solo osservarle da lontano, perché appena cercava di avvicinarsi a meno di trecento metri le vedeva fiutare l’aria e scappare lontano, sempre più in alto. Le “fuggitive” sono tre giovani mucche di razza piemontese (fra l’anno e mezzo e i due anni), protagoniste di una “fuga per la libertà” che ha dell’eccezionale: hanno passato l’inverno ad alta quota, a temperature proibitive (è cresciuto loro il pelo, come agli yak tibetani), sono sopravvissute ai lupi che bazzicano i valloni, sono sfuggite alle laboriose catture con “teleanestesia”, con proiettili-siringa, cioè muniti di narcotici. Hanno resistito sei mesi, superando d’un balzo – per qualche straordinario “richiamo della foresta” – millenni di adattamento all’uomo.

La grande fuga dei bovini è terminata pochi giorni fa: “Erano ormai inselvatichite, verso di noi non mostravano più alcun timore” dice Vincenzo Fedele, responsabile dei veterinari dell’Asl 3 di Pinerolo. Come partigiani si erano acquartierate vicino alla borgata Allevè, che gode di un’ottima esposizione. “Chi le ha viste – ha scritto qualche settimana fa l’Eco del Chisone – le ricorda più veloci dei cervi, quando scappavano, anche immerse nella neve, sempre in formazione compatta. Dietro, una scia che pareva quella di uno spartineve. Senza mai voltarsi, verso la primavera”.

Con la primavera, però – agli inizi di maggio – sono state riacciuffate: spinte dalla fame erano scese a quote più basse, sono state attirate in un recinto, dove era stato messo del foraggio. Dopo una ventina di giorni, a metà aprile, una è stata catturata, mentre le altre hanno ripreso testardamente il largo. Le hanno bloccate sette giorni dopo, erano in ottime condizioni di salute: niente tracce di malattie come la Tubercolosi e la Brucellosi bovina, (trasmissibili all’uomo), nessun pericolo per le altre specie di animali selvatici.
Fine della corsa, rientro nei ranghi. Rimane la loro stagione di pura avventura, come banditi, come contrabbandieri d’antàn, leggendari in tante montagne. Le tre giovani mucche – impossibile non provare un moto di simpatia per loro – sono state protagoniste di una storia d’altri tempi, inimmaginabile per gran parte degli uomini, figuriamoci per animali della loro specie. Ora le tre ribelli sono rinchiuse in qualche stalla della pianura Saluzzese, chissà se i margari le riporteranno lassù, quest’estate, sugli amati pascoli di Traverse e Mendie, dove hanno corso una stagione “sul filo del rasoio”, come “Blade runner”. Anche i replicanti erano “lavori in pelle” destinati a essere “ritirati”. Nel film uno di loro era un esemplare femmina “da piacere”, un’altra (come il maschio, Rutger Hauer, peraltro), decisamente da combattimento.

Anche le manze hanno bravamente combattuto, per non tornare a valle, per restare fuori dal gruppo. Anche i bovini – ora lo sappiamo – qualche volta, nel loro piccolo si arrabbiano.

Dentro l’ipermercato

Qualche anno fa avrei pensato che un concerto in un centro commerciale rappresentasse l’uccisione dell’arte. Cosi fu, ieri sera però vado al Centro Torri (l’iper mega centro commerciale di Parma), dove tra borse della spesa, carrelli e vetrine illuminate, voglio sentir suonare i Baustelle. Il centro commerciale aperto anche di notte per accogliere l’annoiato passiò dei parmigiani ha preso il posto delle piazze dei nostri paesi in cui sentivamo cantare Little Tony e Adriano Pappalardo. Quando ancora vivevo in Sicilia tendevo a sottovalutare il fenomeno, ma giunto a Reggio Emilia ho subito capito l’importanza e la necessità di questi non luoghi. Mi capitava cosi, nei primi pomeriggi da straniero in patria, di soffermarmi in quelle piazze per sentire un calore che altrove non esisteva. Quando mi spingevo fino al centro della città, in quei giorni di febbraio, si entrava in quel regno di tristezza che forse solo le piccole città invase dalla nebbia ti sanno dare. Tra quelle vetrine invece la gente trovava quel surrogato della vitalità che era abitudine a Palermo. Sorseggiavano caffè, sfogliavano libri, compravano broccoli e carote, passavano dal barbiere e pagavano le bollette. Caldi in inverno e freschi d’estate, nei centri più grandi puoi stare perfino tutto un sabato. Puoi far la spesa della settimana, posare i pacchi in macchina e andare a fare un giro per i negozi d’abbigliamento, e tra un capo e l’altro mettersi in coda per la cena al ristorante messicano/giapponese/indiano, finir di digerire la cena alla sala giochi nella quale i bimbi si divertono a collezionare cartoncini per improbabili peluche, e concludere la serata al multisala vedendo Indiana Jones e trangugiando chili di pop-corn. Una situazione da incubo che in una vita può accadere, cosi com’è accaduto a me. Dopo tutto questo, le serate “aperte” non sono che la naturale evoluzione (involuzione).
Per questo potrei mettermi nei panni del radical-dandy-noglobal-alternativo e giudicare un concerto dei Baustelle in questi centri un vero e proprio delitto. Ma sono uscito da questo tunnel di luoghi comuni quando ho compreso che, baby, questo è il futuro, che ci piaccia o no. E’ il mercato a dettare le sue regole, e se non le accetti difficilmente riuscirai a mangiare a fine serata. Anzi, mi risultano adesso indigesti gli appartenenti alla suddetta categoria che con il portafoglio pieno sparan giudizi. Non esistono attenuanti per questi, il successo della band amata è uno spettacolo a cui assisterebbero meno volentieri della caduta di un angelo impertinente dal Paradiso. Solo nella fame c’è redenzione. Ma un pensiero è giunto sentendo cantare queste note che dicevano:

E’ difficile resistere al Mercato, amore mio
Di conseguenza andiamo in cerca
di rivoluzioni e vena artistica
Per questo le avanguardie erano ok,
almeno fino al ’66
Ma ormai la fine va da sé
E’ inevitabile
Anna pensa di soccombere al Mercato
Non lo sa perché si è laureata
Anni fa credeva nella lotta,
adesso sta paralizzata in strada
Finge di essere morta
Scrive con lo spray sui muri
che la catastrofe è inevitabile

Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco

Nella sua borsa di Dior
Legge la Fine nei sacchi dei cinesi
Nei giorni spesi al centro commerciale
Nel sesso orale, nel suo non eccitarla più
Vede la Fine in me che vendo dischi
in questo modo orrendo
Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà

E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa
Un tempo aveva un sogno stupido:
un nucleo armato terroristico
Adesso è un corpo fragile
che sa d’essere morto e sogna l’Africa.
Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe

Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Muore il Mercato per autoconsunzione
Non è peccato, e non è Marx & Engels.
E’ l’estinzione, è un ragazzino in agonia.
Vede la Fine in me che spendo soldi
e tempo in un Nintendo
dentro il bar della stazione
e da anni non la chiamo più.

Cosa c’è di più eversivo e rivoluzionario di tutto questo, raccontare i barbari in cammino, quando si è invischiati nella melma? E più grave esserci dentro o non rendersene conto?