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Buongiorno

da Massimo Gramellini sulla Stampa di oggi:

Mi rivolgo ai lettori che hanno una conoscenza discreta dell’inglese. Sto cercando di spiegare ad alcuni colleghi di Londra e New York che Berlusconi non ha aumentato le tasse di Sky, ma semmai era stato il governo del compagno Dini, nel 1995, ad abbassarle oltre ogni decenza. E questo perché la tv di Rupert Murdoch, per citare il mio amato premier, «è amica della sinistra». Ma loro non mi capiscono e si mettono a ridere. Dicono che in tutto il mondo i giornali e le tv di Murdoch hanno sempre sostenuto la destra e che lui, Murdoch, è talmente di destra che quando va in auto la corsia di destra gli sembra troppo di sinistra e si sposta direttamente su quella d’emergenza.
Come se non bastasse, sto anche tentando di comunicare ad alcuni colleghi di Berlino che il governo italiano ha complicato fino a strozzarle – e con effetto retroattivo – le procedure che consentivano ai proprietari di casa di detrarre dal fisco la metà delle spese sostenute per doppi vetri e pannelli solari. Purtroppo il livello del mio tedesco è modesto, persino più dell’inglese, e non mi capiscono. O se mi capiscono, non mi credono. Dicono: ma come, da Obama alla Merkel, tutti urlano che la via maestra per uscire dalla crisi saranno gli investimenti ambientali e proprio voi, che avete più sole di chiunque altro in Occidente, boicottate l’energia solare? E giù a ridere come matti.
Vi prego, aiutatemi. Vorrei spiegare ai colleghi di Londra, New York e Berlino che le energie pulite vanno tassate perché sono di sinistra, in quanto amiche di Murdoch. Ma mi mancano le parole.

Stiamo già lavorando per questo

Qui si racconta di come le città del Sud si spopoleranno lentamente.
C’è qualcuno che si è posto il problema? Sono (siamo) esuberi, a quanto sembra.

Cose che non cambiano

Ecco qualcuno a cui davano fastidio certe pose, certi atteggiamenti. Già quarant’anni fa. Tanto da farne un manuale di sopravvivenza.

Mò arrivo…

E poi dicevano che costava tanto riscattare la laurea. Che vuoi che sia aggiungere quei 300 euro (almeno) al mese per diec’anni….adesso che hai appena cominciato a lavorare…
Dal Corriere.it:

Su, in fila….arriva la social card

Si cercheranno le file meno affollate, o si andrà a fare la spesa quando si sa il supermercato vuoto, per non mostrare a troppi questo residuo anteguerra della carta sociale. Un’umiliazione di cui si farebbe a meno volentieri, se solo venissero create misure più concrete. Quarant’euro al mese e almeno il pane c’è per tutti, almeno se guadagni meno di seimila euro annui.
Con seimilaesseicento (il corrispondente della pensione minima mensile di 551 €) invece ci stai bello largo e t’aiuti da solo.
E ti perdi anche quella grafica lì da bel memorandum elettorale.

Rulli di tamburo per Rancas

Avevo comprato questo libro sotto suo consiglio, preso dai suoi racconti sul Perù.

Il libro epico del Peru, le cui frasi e i suoi racconti sono ripetuti a memoria da quelle parti, quasi fosse un testo sacro e magico.
La lotta dei comuneros contro la grande multinazionale mangia terra per via del Recinto, vero protagonista del racconto, e tanti personaggi molto reali eppure cosi magici. Cosi come in tanta letteratura sudamericana.
Non potrò che continuare a leggere gli altri quattro libri che compongono questa “pentalogia”, adesso, per conoscere la storia, e la realtà, per intero.

Spinning

Avrei dovuto leggere l’oroscopo questa settimana. Per scoprire se erano previsti tutti i contrasti sorti questa settimana.
A questo si sono aggiunti pensieri che mi stanno offuscando un pò e che sto cercando di dipanare.
Fortuna che alla fine un posto alla lezione di spinning si è liberato, e con essa la mia mente per un paio di ore.
Ancora adesso, sarà la stanchezza.

Qualità e semplicità

Mi è piaciuta questa parte dell’articolo dedicato a Giovanni Allevi oggi sul corriere:

“Allevi viene accompagnato a visitare la Basilica dove è conservato l’affresco di Giotto che raffigura Francesco in udienza dal Papa per presentare il nuovo ordine. Il Custode racconta lo scetticismo con il quale venne accolto: «Vede Allevi — dice —, quando il nuovo avanza, fa sempre paura, soprattutto se è nella forma della semplicità, da tutti riconoscibile»”

Si riallaccia a qualcosa su cui avevo riflettuto, qualche giorno fa, a proposito dello snobismo. Non occorre mostrarsi complicati, occorre farsi comprendere.

Le due categorie

In vena di semplificazioni oserei dividere il genere umano in due categorie.
Esistono coloro che consapevoli dei propri difetti cercano di migliorarsi e di superare le proprie debolezze, e coloro che invece pur essendone ugualmente consapevoli se ne compiacciono e ne fanno una ragione di vita.
Una vita senz’altro più semplice. Coloro che, per dire, manifestano un carattere sgorbutico non verranno mai importunati o giudicati per un comportamento spiacevole. Di loro, si sa, hanno un brutto carattere, e su questo non ci si può far nulla.
Stranamente coloro i quali cercano di trovare equilibrio, e mostrarsi disponibili, dovranno avere l’obbligo essenziale di dimostrarsi tali in ogni occasione, senza alcun cedimento. Non è ammesso per essi sbaglio alcuno.
Per dire, di un politico riconosciuto pubblicamente come bislacco e corrotto non verrà messa in rilievo la piccola sbavatura, ed altre doti verranno esaltate.
Piuttosto del povero medico che opera in zone di guerra, o del parrocco di periferia che si da un gran da fare, si cercherà sempre un qualcosa, anche piccola, che possa macchiare il suo essere.
Forse lo si fa per avvicinare chi è meglio di noi alla nostra mediocrità?
Il problema in definitiva, al cui vorrei trovar risposta oggi è, quindi, comprendere chi vive meglio, e quale risulta la tattica vincente per scalare la montagna della propria soddisfazione personale, chimera che tutti osiamo voler raggiungere?

(In)sicurezza diffusa

Cosi ieri Michele Serra su Repubblica:

Ci sono cose che già si sanno, o perlomeno si intuiscono. Ma vederle nero su bianco, confermate e dimostrate, lascia ugualmente di stucco. Ieri questo giornale ha dato giustamente largo spazio a uno studio realizzato (testo completo della ricerca) dall´istituto Demos in collaborazione con l´Osservatorio di Pavia. Lo studio dice questo: la paura del crimine, che tanta parte ha avuto nell´ultimo esito elettorale, non si fonda su dati reali. I crimini sono in calo. In aumento esponenziale, invece, è stata la quantità di cronaca nera diffusa dalla televisione: i telegiornali Mediaset al primo posto, il Tg3 il meno zelante in questo mercato dello spavento. L´overdose di notizie ansiogene riguarda l´intero 2007 e il primo semestre del 2008. Negli ultimi mesi (dopo le elezioni) la cronaca nera nei telegiornali è drasticamente scemata.
Lo studio aggiunge, ed è quasi pleonastico, che paura e insicurezza sono sentimenti direttamente proporzionali al numero di ore che si trascorrono davanti alla televisione. Chi ne vede molta è spaventatissimo. Chi ne vede poca lo è assai meno, probabilmente anche perché esce più spesso di casa e ha dunque modo di farsi un´idea reale, empirica e personale, di quello che accade. Che la paura fosse un´arma politica già lo si sapeva. Che la sua diffusione fosse così sapientemente pilotata lo si poteva solo sospettare. Ora è una certezza.