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Riflettere su Di Pietro

Uno dei peggiori abbagli degli ultimi mesi riguarda Tonino Di Pietro.
L’ex magistrato si presenta estremo baluardo della giustizia in Italia, l’unico che combatte a piè spinto il leader maximo, contrappuntando ad ogni proposta senza discernimento. Puro e duro.
Capace di conquistare le masse allo stesso modo del suo acerrimo nemico, sulla sponda opposta, cavalcando l’onda di quella che chiamano antipolitica, i V-day di Grillo. Integralista quanto basta per conquistare ampi spazi nell’elettorato deluso dalla sinistra Italiana, in perenne attesa di un rinnovamento sempre atteso. E ciò nonostante si professi vicino alla destra, su alcuni argomenti che stanno a cuore della gente, come sondaggio comanda.
Dal linguaggio ricercatamente caricaturale, e per questo comprensibile.
Verrebbe da infatuarsene, con la simpatia che emana.
Eppure mi sembra quanto mai simile al suo alter ego. Come lui leader unico al comando di un partito sua stessa estensione. Come lui populista. Inseguitore del consenso.
Mi ha fatto accendere la miccia vedere le sue candidature alle Europee. Di Pietro girls, hostess pasionarie, giudici come De Magistris televisivamente noti (sul mio disappunto alla sua candidatura avevo già detto). Ed infine lui candidato ovunque, come Bossi,come Casini, Fini e Berlusconi. Nonostante abbiano un mandato in corso e non andrebbero mai a Bruxelles. Facendo andare piuttosto gente non votata da nessuno e dimostrando una serietà che in ogni paese civile esiste e che qui invece diventa maniera furbesca per ottenere consensi.
Lo spunto poi più triste va alle critiche per la candidatura di Rosario Crocetta nelle liste del Pd in Sicilia, unico candidato con un mandato in corso in quelle liste. Critiche inopportune vista la caratura del personaggio in questione e le battaglie compiute in questi anni all’interno del comune di Gela.

Critiche che si sono levate anche all’interno del partito stesso, ma a cui ha risposto lo stesso sindaco con una lettera di risposta ad un blogger palermitano. Una risposta quanto mai attuale, viste le intimidazioni di questi giorni. E che dovrebbe far riflettere sulla caratura di Di Pietro piuttosto, e su future alleanze da tenere a distanza.

Caro Sergio,
Nel 2011, non sarò più sindaco… e poi, per una persona come me condannata a morte dalla mafia
come finisce?
Io l’ho messo in conto.
Ma non si scherza con una persona esposta come sono io.
Veltroni mi propose la candidatura alle europee. Io dissi no. Ma il PD l’annunciò lo stesso.
Adesso cosa penseranno le cosche? Ritieni che penseranno alle incompatibilità oppure penseranno che la politica mi ha scaricato?
Se non mi si doveva candidare non bisognava annunciare la mia candidatura.
Un’esperienza come quella di Gela deve avere uno sbocco più ampio, deve essere generalizzata.
Ciao, Rosario

Abbandonare Crocetta significherebbe forse condannarlo ad un oblio pericolosissimo. Per questo credo che le eccezioni debbano esistere, nonostante sostenga che la scelta del Pd sia la via corretta per ridare serietà alla politica.

In bilico

Torno dal fine settimana a Palermo , frastornato come al solito.
Pensieri contrastanti, vite diverse.
Magari ne riparleremo più avanti.

Portami via

Il cibo di strada è l’essenza della palermitudine. Non può esistere ricordo legato alla città in cui non appaia, magari anche un pò sfocata, l’immagine di una bancarella con parti del cosidetto “quinto quarto”, o una rosticceria con banconi stracolmi, in cui il Palermitano possa sfogare le sue frustazioni.
Spinto dal vento della migrazione da settembre sono arrivato in Lombardia. Terra dai colori distanti mille miglia, e nel bene e nel male con consuetudini “diverse”.
Tanto diverse dal vedere oggi approvata una legge inammissibile.
La Regione Lombardia ha deciso, oggi, di bloccare la vendita del cibo per strada, sia esso gelato, pizza che kebab.
Una vera emergenza sociale a sentire loro.
Forse per quello i miei concittadini potrebbero rievocare i Vespri Siciliani, l’unico caso che la storia ricordi di rivolta popolare contro il potere da quelle parti.

p.s. Vedo che Luca Sofri si sia indignato oggi per un pò di parcheggi a suo dire strani, a Milano. Davvero dei pivelli.

Incomprensibile

No, cioè, l’Italia…bla bla bla…..dove le ronde…..bla bla bla… reality…. bla bla bla ….. rom e trans.
Buh!

Muri, da abbattere.

Torno sul video che del quale ho parlato ieri, sul servizio di Enrico Lucci, perchè ho trovato il video, e adesso ho visto che anche lui l’ha postato.
Non ho potuto fare a meno di rivederlo, e l’emozione è stata identica. A volte, senza voler cadere nella banalità, serve un evento del genere per comprendere qualcosa che è alla portata di tutti noi e che non riusciamo a comprendere.
Basta davvero poco per incontrarsi, parlare anche delle semplici fatiche quotidiane, ma le nostre case sono costruite per tenerci lontani. Non esistono spazi per la condivisione, resta l’androne di un palazzo e poco altro.
Ripenso alla strutture dei vecchi casali, con una piazza al centro e le case intorno. Penso ai cortili dei palazzi per i quali non c’è più spazio.

http://www.youtube.com/get_player

Adesso posso spegnere

Ieri sera quindi è finito il programma che più mi ha appassionato negli ultimi anni. Uno di quelli che a sentirne la pubblicità ne sarei rimasto lontano un miglio, con aria di supponenza.
Invece, lo scorso anno, complice una serata a casa di amici, guardammo la prima puntata. Fui colpito da un modo di trattare la musica diverso dall’abitudine della televisione Italiana, in maniera originale. Fui colpito da Morgan in uno studio televisivo, all’inizio un pesce fuor d’acqua, che si accapigliava e s’incazzava per gli altri giurati banali spesso nelle loro scelte, e cercava di spiegare la musica a noi povero popolo bue. Finalmente poi si sentivano canzoni interessanti, con arrangiamenti particolari, e con un certo gusto coreografico in prima serate.
Guardai cosi la seconda puntata e cosi a seguire lungo la prima serie. Il giorno dopo era argomento di discussione in ufficio, e la qualità che avevo notato nella prima puntata era reale nelle voci di chi cantava. Le baruffe tra la Maionchi, Morgan e la Ventura mi divertivano, e si evitava la cagnara dei giudizi dal pubblico che ogni tanto sentivo in altre trasmissioni simili.
Ho notato nel tempo che molta gente appassionata di musica e senza puzza sotto al naso aveva avuto la mia stessa sensazione e lo seguiva con interesse, nonostante gli ascolti non fossero mai cosi plebiscitari. E già questa era un’altra garanzia.
La scorsa stagione poi naturalmente il successo di Giusy Ferreri (non storcete il naso, dai!) ha acceso l’interesse, e altri talent hanno capito che c’era chi faceva più seriamente di loro, sfornando gente di talento.
Quest’anno poi, sulla stessa falsariga, gente in gamba si è presentata sul palco. La Maionchi era insolitamente più taciturna, la Ventura assolutamente più banale e nazionalpopolare (e forse proprio per questo necessaria), e Morgan seriamente preso dal suo personaggio e calato nel ruolo di star televisiva (con tutti i difetti che ne seguono). La qualità non è mancata, nonostante la mia preferita sia uscita a due puntate dalla fine (Noemi, se volete andate a sentire Altrove o Alba Chiara, da qualche parte). In semifinale è stato fatto fuori il cantante con la voce più particolare, anche se ancora acerbo, e in finale sono andati Juri, Matteo e i Bastard.
Tutti davvero bravi, ma a questo punto avrei puntato sui Bastard. Rock, dalle montagne del trentino, tre ragazzetti con la testa sulle spalle ma abbastanza folli per fare successo in tv. E forse anche alla radio. Juri, arrivato terzo, era il musicista più completo li dentro, e il suo inedito era il più carino.
Ha vinto Matteo, una voce interessante, ma forse un pò tradizionale.
Vi ho convinto magari un pò?

p.s. Posso avere anch’io le mie manie?

Le parole che non ti ho detto

Consapevole del tuo rifiuto ti ho lasciato andare.
Eri li a due passi da me, eppure non ho avuto il coraggio di stringere il tuo braccio e avvicinarti a me, tanto da renderti inerte, per dirti finalmente ciò che avrei voluto.
Le gambe quasi tremavano, quando la tua figura si allontanava.
Siamo stati insieme per attimi infiniti, in un passato non troppo lontano. Momenti inutili in cui tutto ciò che andava detto è rimasto in un angolo. Sempre qualcos’altro a riempire quei vuoti.
E adesso so che le parole, pericolose, commoventi, taglianti, semplici, forbite, resteranno nel guscio e penserò nelle notti a come elaborarle nella speranza che un giorno torneranno fuori in un flusso incontrollabile.
Un flusso che sappia sfuggire al tuo sguardo. Che non si faccia intimorire da esso.
Perchè le parole che non ti ho detto non voglio non potertele dire mai.

C’è solo una strada

Un servizio perfetto quello di Enrico Lucci alle Iene, venerdi. Un aspetto su cui nessuno si era soffermato.

Un finale con la canzone di Gaber che più ho cantato, lungo la strada.

P.s. Dovrò scrivere prima un poi un post su quanto sia brutto e vecchio il sito di Mediaset.

Tg

Facessero un pò quello che vogliono nei loro palazzi, decidano pure chi mettere nelle sedie dell’informazione. Ho smesso di guardarli da un pezzo, almeno da quando vivo solo, a meno di qualche occhio al Tg della 7, o a SkyTg24, e basta più.
E più un’occasione da comunità, nella famiglia spesso è un focolare da guardare insieme per commentare, condividere opinioni. Ma quando mi trovo a guardarne qualcuno mi meraviglio della loro pochezza, delle informazioni distorte, di quelle non dette e di quelle inutili e troppo sopravvalutate. Non capisco l’importanza cosi rilevante delle ricette, come se dovessimo organizzare ogni giorno pranzi regali, non capisco l’importanza dei vini d’importanti cantine quando vedo i carrelli al supermercato comunque pieni di Tavernello e Ronco.
Me ne dispiaccio per chi non può aver il tempo o la voglia di informarsi diversamente, e si trovi a mangiare ciò che trova sul tavolo già apparecchiato.

E capisco, dall’accapigliarsi della politica su questi temi di appartenere, temo, ad una minoranza.
Ma non ci posso far nulla se oramai il mio notebook s’è mangiato pure quelli.

Non chiudete

Si, sarà anche una fesseria, ma se chiudono Agrodolce novecento persone, in Sicilia, perderanno il lavoro.

E poi a me non dispiace affatto. Mi rilassa.