A proposito del mio post di ieri, una precisazione polemica sull’articolo la fa Silvia nei commenti.
Archivi categoria: Old
Un filo che non si può spezzare.
Vivere qui assume tutt’altro valore in queste giornate estive. L’allergia che ha accompagnato la mia primavera sta quasi convincendosi ad andar via, lasciandomi godere tutti i vantaggi.
Tuttavia credo di essere antropologicamente imperfetto per vivere in quest’ambiente, di essere costruito per essere circondato da tutt’altre essenze.
Non potrei da contadino vivere tra i campi piangendo e starnutendo l’intera giornata. Il mio raccolto andrebbe in malora velocemente. L’allergia si aggiungerebbe ai motivi che mi terrebbero comunque lontano.
E’ sempre stato cosi. Sono sempre scappato dalle fatiche dei campi, fin da piccolo. Quando mio padre mi portava con se, più per compagnia, a dire il vero, che per cercare aiuto, mi annoiavo a morte e non vedevo l’ora di scappare a casa, tornare a rincorrere un pallone per i vicoli del casale.
Ne ero insofferente, ed allo stesso tempo sentivo forte il legame a quei luoghi e a quegli odori. In fin dei conti la mia è sempre stata, chissà per quanti secoli indietro, una famiglia di contadini, artigiani della terra. La cui vita era scandita dai raccolti, dalle semine, dalle mietiture, che di tanto in tanto adesso ritornano nei racconti dei miei nonni. Storie semplici e bellissime, che un giorno dovrei decidermi a raccontare.
Ancora oggi, tornando li, sempre tutto cosi simile a se stesso. Le case, per fortuna, non si sono mai svuotate del tutto, chi se ne è andato ha lasciato il posto a nuovi arrivi che hanno ridato vita a quello che sembrava destinato a sparire.
Non poteva che restarmi nelle vene quell’atmosfera.
Era un desiderio di qualche tempo fa poter restaurare ciò che li abbiamo, e magari fare qualcosa in più. Un’altra utopia da aggiungere alla mia valigia già troppo carica di sogni.
Intanto mi ritrovo qui ogni sera ad annaffiare questo piccolo pezzo di terra che trovo davanti casa, questo piccolo orto che con mio padre abbiamo messo su nei giorni in cui mi ha fatto compagnia. Le piante di pomodoro già profumano, le lattughe, gli spinaci sono prossimi al raccolto.
E cosi, seduto in questa terrazza, sotto questo cielo, mi piace pensare a quel bimbo che restava sotto l’albero a guardare suo padre dare di zappa su quel podere, ed al padre adesso guardare quel filo non spezzarsi mai, pensare a quel seme che non sapeva allora se mai avesse dato dei frutti.
Immagini da Tehran oggi
Insieme
Avevo avuto modo di entrare in contatto con loro durante alcune attività scout, ma quando l’anno scorso Silvia cominciò a collaborare con loro non potevo che esserne felice.
Giorno dopo giorno ho visto crescere il suo coinvolgimento, il suo entusiasmo, nel sentirsi parte di qualcosa di cosi importante, e ho cominciato a sentirmene parte anch’io attraverso i suoi racconti. Soprattutto adesso che il suo ruolo è diventato cosi centrale, ed in cui a maggior ragione fa parte con continuità dei nostri dialoghi.
Per Ale ho sempre pensato fosse più semplice, dovuto, questo percorso visto ciò che è sempre stata la sua vita. Gli anni passati a Firenze lo avevano tenuto distante da questa scelta di partecipazione, ma ero un passaggio dovuto, e credo che il contributo di Silvia abbia comunque avuto il suo peso.
Non so quanto durerà ma vederli li, in quella foto, condividere quest’esperienza e vederli insieme aldilà di me, è un valore aggiunto, un regalo, per me.
Dittatori
Guardate, il colonialismo è stata una cosa seria. Ma all’Eritrea abbiamo chiesto scusa pure, no?
P.s. Siamo sempre quel paese in cui nessuno voleva ospitare il Dalai Lama, no?
Lost in Berlusconi
(via Wittgenstein)
All’estero mica meglio
Evidentemente anche per gli Italiani all’Estero non tirava una bella aria.
Scacco
Considerazioni a margine
Sembra, a sentirli parlare, che abbiano vinto tutti. Da voltastomaco.
Nella vittoria della Lega e dell’Idv, non comprendo la gioia di alcuni esponenti del Pd. Un partito che nasce con vocazione maggioritaria non può essere felice di sopravvivere. Mi sembra la scusa per continuare su questa strada fallimentare, fatta di tante buone intenzioni seguite da pochi fatti. Le parole di queste ore mi sembrano soltanto una autogiustificazione per non cambiare, segno che certi dirigenti non impareranno mai.
Mi dispiace per chi sta più a sinistra, i masochisti che si autoscindono ad ogni congresso, per intendersi.
E non comprendo la gioia nel vedere il calo del Pdl, e della popolarità di Berlusconi, che avrà anche sparato alto, ma si conserva ancora forte, quanto prima. Anche se sotto scacco ancora più della Lega. Come se fosse una buona notizia sentir parlare di ronde e di immigrati trattati come bestie.
Sono per Leoluca Orlando e per Palermo non proprio pecora nera questa volta.
Per gli 8300 voti di Lombardo a Palermo. Praticamente lo amano solo a Catania, per i palermitani è un estraneo questo presidente della regione.
Per le preferenze che hanno portato Debora Serracchiani a superare i suoi capilista, i suoi papi, nel Nord Est. Un buon segno, da cui si potrebbe imparare tanto, per il futuro. Ma un segno di insofferenza degli elettori del Pd.
E un gran peccato per Ivan Scalfarotto, il candidato che qui avrei votato, che complice il crollo del Pd in Lombardia, non ce l’ha fatta nonostante le 22.847 preferenze. Spero che non molli, però, nonostante il malumore di queste ore. Stare fuori da certi meccanismi, quasi contro il partito stesso, non premia.
Gli Italiani sono più propensi a premiare Mastella e De Mita, che in Europa si esprimeranno a gesti.
Le altre cattive notizie, non serva che ve le dica io, sono già abbastanza evidenti.
Un buon quadro l’ho visto fare qui da Sofri e nelle dieci domande di Gramellini sulla Stampa, che voglio riproporvi per intero:
1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?
2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste pre-elettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata «ci dica»?
3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?
4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?
5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?
6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?
7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?
8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?
9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?
10. Ma vi sembro normale?
Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.
Sarà l’ultima volta
Che sarà anche l’ultima, spero, in cui non andrò a votare.
Non voglio aggiungermi alle fila dei disillusi, essere conteggiato tra essi.
Ho deciso, finora, di conservare la mia residenza a Palermo, nella convinzione che il mio voto, li, avrebbe un peso diverso.
Adesso, non so più se è il tempo per questa scelta. Comincia a pesarmi. Le difficoltà nel pianificare il viaggio per tempo, e quindi nel contenere i costi, mi allontano dal mio dovere.
I contributi offerti dal governo, esclusivamente per il viaggio in treno, sono ridicoli e inattuali. E cosi, il mio voto, come quello di tanti che lasciano la propria regione, per studio o per lavoro, si disperde. Il diritto al voto, sancito dalla costituzione, non conta.
Eppure si, ne comprendo le motivazioni. Probabilmente un voto libero da logiche clientelari non conviene a nessuno. Chi vive fuori non ha da chiedere favori. E cosi forse l’effetto sarebbe indesiderato a molti. Romperebbe alcuni schemi precostituiti da sempre, probabilmente.
Eppure, in molti paesi europei, è una possibilità concreta. Cosi come è una possibilità per chi decide di vivere fuori dai confini nazionali. Che può votare nel paese di residenza ed in quello d’origine.
Esistono difficoltà logistiche, comprensibili, ma esistono anche possibilità di voto alternative (vedi voto per delega, per corrispondenza o in un diverso seggio), che non vengono attuate.
Forse non ne comprendo a pieno le difficoltà, ma il problema sembra non interessare a nessuno, politici per primi.
Eccezion fatta per Rita Borsellino, che tempo fa organizzò un indimenticabile Rita Express, per trasportare i fuorisede in Sicilia, ai tempi della sua candidatura alle regionali.
E che sostiene ancora questa stessa idea, appoggiando una petizione popolare, con queste parole:
“Mi unisco all’appello degli universitari fuori sede che in questi giorni hanno chiesto di poter votare per le prossime elezioni nei seggi delle città in cui studiano. In un momento in cui si lamenta la distanza dei giovani dalla politica, questo è un segnale importantissimo che merita una risposta. Del resto, in altri paesi europei questa possibilità viene concessa ed è assurdo che l’Italia non si sia ancora adeguata per garantire un diritto fondamentale come quelle del voto. Non dimentichiamoci che oggi gli studenti fuori sede italiani sono circa 250 mila”.
Andate a firmare anche voi, per quel che conta.
Domani potreste essere voi, nella stessa situazione.
