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Amore che vieni, amore che vai

Non riesco a trovare le parole stasera.
Sarà il peso della lunga giornata di lunedi tra partenze e arrivi, dalle cinque del mattino fino alle tre e mezza di notte, tra Malpensa ed Orio?
‘Notte!

Odio le bestemmie

Ma citare Nevermind in versione Porta a Porta, era proprio necessario?

Baaria

Quorum negativi

Il mancato del raggiungimento del quorum non indica per nessun motivo la vittoria del No. Indica semplicemente che la gente non vuole esprimere la propria volontà perchè:
– stanca delle tante sessioni elettorali cosi ravvicinate;
– perchè non ha capito cosa sarebbe andata a votare;
– perchè non aveva le idee chiare, che i partiti hanno contribuito a confondere ancora di più con repentini cambi di rotta;
– perchè non si è fatta una campagna seria.

E comunque quest’idea della vittoria del quorum negativo è quanto mai perversa, come scrive Leonardo:

Una di queste controindicazioni, la più perversa, è l’istituzionalizzazione del Quorum Negativo. Mi riferisco alla rivoluzione copernicana per cui, dal 2000 in poi, il referendum non serve più ad abrogare una legge, ma a consacrarla: secondo il principio per cui, siccome il 50%+1 degli aventi diritto non è andato a votare, evidentemente il testo di legge alla maggioranza va bene così com’è. Uno stravolgimento che ha reso particolarmente spiacevole la consultazione sulla fecondazione assistita del 2005. Se i principali artefici dello stravolgimento furono i vescovi della CEI, che trasformarono il non pronunciamento del popolo in un successo mediatico, non bisogna dimenticare che la volata di Ruini la tirarono i promotori del referendum, che decisero di sfidare Chiesa e maggioranza parlamentare con uno strumento che non funzionava già da dieci anni. Una cosa che a ripensarci non ci si crede: ma chi erano quei promotori? Cosa volevano ottenere? Uno era Capezzone.

Detto questo dei 21 referendum abrogativi degli ultimi 12 anni nessuno è riuscito a raggiungere il quorum. Qualcosa vuol pur dire, no?

L’utilizzatore finale

Che finezza, Ghedini.
(via Paul the wine guy)

Complotti intergalattici

Quindi.

C’è un complotto ordito dalla sinistra. E già ciò presuppone l’attribuzione di qualità alla sinistra che mai gli sono state riconosciute dalla destra. L’organizzazione.
Eversivo, e capace di coinvolgere giornali di mezzo mondo. Come il Financial Times, già nota testata cospiratrice di sinistra. Ed il Corriere della Sera.
E che adesso è tale da coinvolgere candidati del Pdl, passati dalla parte degli accusatori.
Una donna, meretrice d’alto borgo. Che entrava ed usciva dai festini di Palazzo Grazioli, e che per le sue doti (ma c’hai mica le poppe, dice Verdini in una telefonata) era stata candidata in una lista collegata al Pdl.
Praticamente un complotto intergalattico, che coinvolge forze interstellari.
E di cui, per uno strano buco spazio temporale, alcuni direttori di Tg non sembrano neanche essersene accorti. Vedi i diligenti Minzolini e Mimum.
Davvero troppo anche per gli sceneggiatori di Lost.

http://tv.repubblica.it/static/swf/adv_player.swf

Per saperne di più guardate questi brevi video pubblicati da Repubblica.

Rumore

Preparatemi una novalgina.
Ho già il mal di testa all’idea di un mondiale con il rumore di fondo dei tifosi sudafricani con quelle odiose trombette. Ma le hanno ingoiate?
Nessuna differenza tra un gol ed un passaggio, ma lo stesso identico ronzio.
Inventatevi un filtro apposta per eliminarlo!

Justice

Ieri sera per un aperitivo sono stato trascinato ad Arcore, qui vicino. Il nome era altamente evocativo da non poter rinunciare. Soprattutto quando ho saputo il nome del locale:Secondo me il proprietario è un genio.

(da notare la pessima qualità delle foto del mio telefonino. E che me ne frega?)

Scritto e riletto?

Scrivo scrivo scrivo.
Ma scrivere è una cosa seria.
Sarebbe più sensato ad esempio rileggere ciò che si scrive. Abitudine che non ho mai preso sul serio.
Si vestono i panni del lettore pensando a cosa potrebbe pensare leggendo.
Ci si accorge dei propri difetti, delle proprie imperfezioni.
Spesso mi tiene lontano dall’esercizio della scrittura questa paura di non saper trovare le parole giuste, il tempo per dare ai periodi la giusta importanza.
Altre volte penso che comunque questa qui è una palestra, ed allora scrivo di getto.
In fondo questa qui è solo una palestra.

Rivoluzione in corso.

Sto seguendo poco, per mancanza di tempo, quanto sta accadendo in Iran.
Qualcosa su cui il mondo non può stare a guardare.
Ed ancora una volta Internet, con i suoi demonizzati mezzi (vedi Twitter e i blog), fa quello che i giornali non sanno fare più. Raccontare.

Un ottimo bignami lo potete trovare dall’ottimo Francesco Costa, qui.
Qui invece l’account Flickr di Mousavi, fin quando sarà attiva, e qui la pagina di twitter con le notizie in tempo reale dall’Iran.