Ho fatto tutti i vaccini, qualche giorno fa, nell’attesa di questa strana trasferta. Epatite A, tetano, febbre gialla, una al braccio sinistro, una al braccio destro e per finire anche una puntura d’ago alla coscia. Qualche pillola per immunizzarmi anche dal tifo, una per sera, anche se ho già dimenticato un giro, giusto ieri.
Niente effetti collaterali, se non una calma davvero strana che non mi fa correre dietro appuntamenti che non esistono.
Adesso mancherebbe la profilassi antimalarica, ma sento parlar di possibili incubi e di una febbre tosta, per cui mi si consiglia di evitarla. Non ho ancora capito però cosa potrei rischiare.
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Updating Čechov
Com’è che diceva quello li? Non permettere alla lingua di oltrepassare il pensiero?
Beh, dovrebbe essere aggiornato alla pressione dei tasti sui nostri computer, di questi tempi.
Ancora, sul voto di scambio
Enrico Colajanni, presidente di Libero Futuro, spiega bene questi metodi in un articolo di qualche giorno fa, raccontando quanto possa essere oltremodo semplice trovare un’alternativa:
Alcuni anni fa, al fine di rendere effettivamente segreto il voto, come sancito dall’art. 48 della Costituzione, il movimento Primavera Siciliana propose all’Assemblea regionale di modificare il sistema di scrutinio; tale iniziativa fu ignorata da tutte le forze politiche. Essa prevedeva: “la semplice modificazione dell’iter procedimentale, con eliminazione del decentramento delle operazioni elettorali e con spostamento del momento dell’apertura di tutte le schede elettorali, innanzi ad un unico ufficio centrale, dove devono confluire tutte le schede chiuse e non scrutinate provenienti dalle varie sezioni, in modo da assicurare l’anonimato del voto attraverso l’impossibilità di risalire dalla sezione al votante”.
Lapalissiano, no?
La senti questa voce?
Mi sono concesso soltanto il buon cocktail di Dita, per comprendere dove possa arrivar l’ipocrisia di questo paese che si mostra moralista a corrente alternata.
Per cui no. Preferisco recuperare per il momento vecchie registrazioni nel gran bazar della memoria, complice chi certi frammenti li riporta sulla superficie.
E nonostante la prima reazione a quel ritornello cosi vicino ad un coro da stadio mi portasse ad un sorriso fin troppo evidente, riscopro che nella versione originale c’era solo una delicatezza, nascosta dietro la timidezza di quegli arpeggi e di quel ciuffo cosi ostentato.
Parole sante
Solo su un punto no raccoglie la mia approvazione. L’omertà è una bella invenzione letteraria, da cartolina con le tre scimmiette, dalla quale prima o poi dovremmo affrancarci.
E non perché non esista la cultura del silenzio, ma perchè essa esiste ad ogni latitudine. Perchè se la paura fa parte dell’uomo, la normalità non dovrebbe richiedere il coraggio come metro per misurare la propria moralità.
E questa non è un assunzione.
Ai campi
Chissà perchè quando l’ho beccato sabato scorso al Leoncavallo, con quella sua aria da annoiato dalla vita, non gli abbia mollato una testata.
Un tanto al chilo
Una nuvola è di troppo
Ed invece, una nuvola, qualche volta, è di troppo.
Il ragazzo poi ha dei bei sogni, che vanno alimentati, per cui un modo per recuperare questa giornata lo troverò.
È tutto molto più complicato
“Sentendo quel che ha da dire, mi viene sempre più da pensare che Berlusconi, se Ciancimino ha ragione, fa la figura del povero cretino, e provoca una certa compassione. Perchè il racconto ci mostra come il mitico Presidente del Consiglio, rinnovatore dell’Italia e monopolista del dibattito pubblico degli ultimi vent’anni, sia stato un piccolo uomo totalmente alla mercè e sotto il ricatto della mafia, fin dagli inizi. Uno strumento inventato da altrui fini.”
Anche questo è eroismo
Mi sto accorgendo di aver maturato una sorta di venerazione nei confronti degli imprenditori, di quei piccoli imprenditori che stanno ancora li, accanto a te, tirandosi su le maniche della camicia, se necessario.
Troppo spesso bistrattati nel comune pensare perchè messi in ombra dalle ordinarie storie d’ingordigia, ci fanno dimenticare cosa cosa significhi essere un’imprenditore serio, che onora i propri impegni verso i propri dipendenti e verso i propri creditori, che mette in rischio il proprio capitale senza conoscere con esattezza quanto di questo tornerà indietro, che non si fa abbindolare da trappole finanziarie, che ha la necessità di eseguire alla perfezione ogni commessa per guadagnare rispetto e possibilità future.
Una realtà che esiste, e che Dio la benedica.
Sono stato una settimana in giro con uno di loro, il mio capo (che, ve lo assicuro, non legge questo blog, per cui non accusatemi di ruffianeria), e questa cosa qui l’ho compresa fino in fondo. Ho ascoltato le telefonate che ha condiviso con me, i suoi sfoghi per i problemi che di volta in volta si trovava a risolvere, ho cercato di capire come abbia fatto insieme ai suoi soci a far crescere l’azienda in questi anni dalle poche unità iniziali fino alla cinquantina di oggi.
E ho visto una grande determinazione ed una passione, non spiegabile con il puro interesse economico, perchè, ne sono sicuro, in altre posizioni potrebbe godere di maggiori benifici, nonchè di una tranquillità imparagonabile.
Sarà stato il caso, ma poi, una sera, uscendo da un ristorante, proprio vicino alla cassa, ho letto un pensiero di Luigi Einaudi, che perfettamente calzava con quello che girava per la mia testa.
Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.
Ce ne dovremmo ricordare più spesso, e se dovrebbero ricordare più spesso i nostri ministri , troppo interessati spesso agli interessi di chi non rispetta le regole della buona imprenditoria.