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Porno revival

S’ha da magnà

Sono in giro, vedo gente, faccio cose.
Insomma latito un pò da queste parti.
Si fa dura aggiornare il blog quando si lavora davvero.

– Posted using BlogPress

Per giornate così

Prossime tendenze

Comunque sia, l’uomo col borsello tornerà rampante.

Due volte sono troppe

Il bel vantaggio offerto dai social network che frequentiamo è quello di venir a contatto con le opinioni di chi la pensa spesso in maniera totalmente diversa alla nostra.
Mentre i nostri incontri, quelli che di virtuale non hanno nulla, raramente ci consentono di discutere delle nostre opinioni, sia per l’abitudine nel frequentare più facilmente chi ha idee simili alle nostre, sia perchè spesso certi argomenti vengono spesso glissati verso temi magari un pò più leggeri, su facebook, per dire, la platea più ampia e non so, la sensazione di trovarsi dinnanzi ad uno specchio, ho l’impressione che mettano maggiormente nella condizione di esprimere i propri pensieri spontaneamente.
Ti trovi cosi tirato dentro a controbattere posizioni che ritenevi talmente assodate, per il tuo piccolo mondo, ma che li fuori sono totalmente messe in discussione.
Mi sono accorto in questo modo che la giornata della memoria, cosi ecumenicamente partecipata e celebrata, non gode di particolari simpatie, e me ne sono reso conto inciampando per due volte nello stesso identico discorso. Forse sono particolarmente permaloso, ma certe frasi buttate li, un pò di interrogativi me li pongono.
Propongo cosi un pezzo di uno di questi dialoghi, scaturita da una semplice affermazione nello stato di un contatto, prof di lettere, che cosi recitava:

“Poesie per la Shoah… Ogni anno, per non dimenticare.”

La reazione, che mi ha fatto rizzare un pò i capelli, cosi recitava:

Già che ci sei perchè nn fai ricordare anche lo sterminio degli Armeni?? Non dobbiamo dimenticare nemmeno quello, anzi molti lo dovrebbero CONOSCERE! Gli ebrei li ricordiamo anche troppo!

L’ho detto, sono particolarmente permaloso su certi argomenti, ma quella frase li, quell’ anche troppo, mi ha fatto rizzare i capelli. Non ho mai avuto particolare simpatia per le giornate commemorative, che rischiano di perdersi nella retorica spenta, però ho sempre pensato che se debbono avere un senso, sia che si parli dell’olocausto, del genocidio armeno, del massacro dei tutsi, questo senso debba essere nella negazione della violenza, nel riconoscimento del rispetto verso il prossimo, nel tentativo di scongiurare che questi momenti di black out della storia si possano ripetere. E soprattutto nel tentativo di far passare questo messaggio, universale, ai più giovani, che almeno non hanno ancora perso la voglia di ascoltare.
Evidentemente non era tutto cosi scontato per come supponevo, se la reazione al mio appunto aveva questo tono:

Non è poi così curiosa [n.d.r. l’affermazione su quel troppo] se ci pensi e se riesci ad analizzare ciò che accade nel mondo oltre alle notizie che ci vengono date. Non bisognerebbe accettare tutto passivamente. Lo sterminio degli Armeni lo cito quando si parla di ebrei perchè è stato molto simile, anzi peggio. Perchè una vita ebrea ha più valore delle altre? Inoltre non credo che andrebbe ancora ricordato un popolo che sta attuando le stesse atrocità ad un altro paese, che non gli ha mai fatto nulla…. Vorrei solo che la gente riflettesse di più..

A quanto pare sta passando l’idea per cui ricordare gli ebrei e lo sterminio nazista (che poi non ha riguardato solo gli ebrei, ma vabbè) equivale ad un attribuzione di un valore superiore ad una vita piuttosto che ad un’altra, all’idea che ciò che è successo in Israele negli anni successivi possa essere un alibi per non meritare il valore del ricordo di un tentativo di genocidio.
Un pensiero che sembra generare altro risentimento, e dei distinguo che, sinceramente, lasciano il tempo che trovano, e che per di più, allontanano da quel principio di tolleranza che in giornate come queste dovrebbe venir fuori.

p.s. la discussione si è poi accesa particolarmente, e qui ci sarebbe da aprire un’altra parentesi sulla voglia di metterci in gioco sulle nostre opinioni, ma, sinceramente, si è fatto tardi.

Fate spazio

E’ da un pò che, su questo blog, non parlo di politica e del partito democratico, in particolare. E’ avvilente vedere una tale incapacità di cogliere il ventre del proprio elettorato da parte di una classe dirigente che sembra persa nei propri giochi interni, assolutamente incapace di promuovere iniziative valide, che possano essere in grado di raccogliere il gran bisogno di partecipazione politica che, mi sembra chiaro, sia espresso da una vasta parte del paese.

Non mi interessa discutere neanche degli scandali, piccoli o grandi che siano, che hanno coinvolto tanti amministratori locali, da Del Turco a Delbono, in queste ore. In ogni caso, le dimissioni, a volte persino avventate (ma qui occorrerebbe aprire una parentesi molto ampia), dimostrano comunque ben altro spessore dinnanzi al continuo menefreghismo di altre parti politiche.

Però mi piacerebbe mettere in evidenza, dopo quello che è successo negli ultimi mesi, un elemento che finalmente si sta palesando davanti agli occhi di tutti.
Non userò parole mie ma quelle scritte ieri da Francesco:

Trovo […] sinceramente disarmante che questa lucidità e questa capacità di analisi [n.d.r. si parla della situazione pugliese, in particolare] si accompagnino – e non è la prima volta – a un triste e patente dilettantismo nella costruzione delle soluzioni ai problemi: un fenomeno ricorrente al punto da diventare quasi comico, specie se consideriamo che i padri di questo ennesimo fallimento non perdono occasione per fare l’elogio dei professionisti della politica, non senza una certa spocchia, contrapponendosi alla superficialità inconcludente del resto del mondo.
Io sono fermamente convinto che la politica sia un mestiere che richiede talento, capacità, intelligenza ed esperienza, e che non basta saper fare bene un altro mestiere per improvvisarsi politici. Sono, insomma, per i professionisti: per quelli che capiscono la politica, che sanno analizzare la realtà, prevedere le sue evoluzioni e in conseguenza di queste prendere le giuste decisioni per produrre i risultati desiderati. Per questa ragione, spero che chi ha gestito la vicenda pugliese abbia capito una volta per tutte di essere sprovvisto di queste capacità. Largo ai professionisti della politica, per favore.

Elementi successivi

Per chi non ha molto tempo, vi dico che a breve Genova entrerà a far parte della mia vita, non da subito ma succederà. Mi trasferirò li, o comunque sarà una delle città tra cui mi dividerò, insieme a Milano.
Per chi invece volesse continuare, avevo voglia di metter giù due righe in più.

C’era, quando studiavo analisi matematica, questa cosa delle serie numeriche. Andavi a prendere un dato termine e sommavi, sommavi, mettevi insieme un numero dopo l’altro infinite volte, senza sapere quello che saresti andato a trovare. A volte quella somma divergeva, tendeva cioè ad assumere un valore infinito, altre, invece, ti trovavi ad osservare la sua convergenza verso un valore che ne definiva il carattere. Proprio cosi, il carattere, ed i matematici avevano studiato criteri che consentissero di comprendere piuttosto velocemente, non solo la convergenza, ma anche il valore assunto da questa somma infinita.
Sarebbe come sentir suonare la sinfonia soltanto guardando le note sullo spartito, come saper già cosa succederà domani andando a guardare quelle che sono state le scelte assunte fino al giorno prima, se non ce ne fossimo già dimenticati. Niente male, ad aver un dono di questo tipo.
Di fatto però, le scelte che andiamo a compiere continuano a sommarsi una dietro l’altra senza che ci sia dato sapere cosa ci sarà dopo la curva, andando a definire quello che sarà il nostro percorso successivo. Si potrebbe addirittura dire vanno anche loro a sommarsi andando a definire il nostro distintivo carattere.
Non stabiliscono una strada verso la felicità o per qualsiasi altra fandonia di questo tipo, definiscono ciò che siamo, il nostro modo di affrontare la strada.
I giorni della settimana trascorsa sono stati colmi di scelte, magnifiche, perchè sperate da tanto tempo, ma allo stesso tempo complicate, cariche di innumerevoli sfaccettature, da renderle cosi importanti da provocare grovigli allo stomaco e mal di testa, a forza di esaminare i vari risvolti da ogni possibile punto di vista.

Si direbbe che si debbano fare di cuore, tali scelte. Oppure ragionando d’istinto, mettendo tutto quello che si può nei propri pensieri, e partorendo la decisione.
La mia, la nostra, è stata folle. A giudicarla dall’esterno soggetta ad ogni possibile critica.
Ho messo la libertà al primo posto, questa parola spesso abusata.
Folle perchè nella scelta della città in cui dovevamo decidere di vivere, non avevamo a dire il vero, molte possibilità. Folle perchè una scelta, la più saggia forse, la più sensata, ci conduceva in un luogo che non sentivamo di amare, in cui avevamo la sensazione che non ci saremmo mai trovati a casa. Un luogo che non sentivamo come nostro.
Siamo stati folli perchè abbiamo scelto una città, che non conosciamo neanche tanto bene, ma in cui la nostra pelle ha respirato quell’aria bella che desideravamo respirare. Abbiamo scelto, a pensarci bene, di darle una fiducia inaudita.
Siamo stati folli perchè certe situazioni si complicheranno, altre richiederanno nuove soluzioni, e forse maggiori sacrifici.

Siamo stati folli perchè abbiamo permesso che non fosse soltanto il percorso lavorativo a decidere tutto delle nostre vite, perchè abbiamo finalmente scelto di scegliere, di mettere le nostre idee al primo posto, mettendo tutto intorno.
Forse è stato tutto assurdo, ed ha ragione il mondo intero, ma a quello che si racconta a parole, bisogna dargli un senso. Un senso che oggi mi rende fiero di me stesso.
Abbiamo scelto Genova, insomma.
Non sappiamo se questa somma di elementi successivi ci condurrà, proprio come una serie, ad una divergenza piuttosto che ad una convergenza.
Sappiamo soltanto che non avremo nulla di cui pentirci. Di cui aver rimorso.

Campo dei fiori, Roma


Un Bertolaso vi salverà

Grave danno allo scarico dell’acqua di casa mia.
Si preannuncia l’arrivo di Bertolaso.

Due notizie da Palermo

Apprendo solo adesso che le forze dell’ordine, dopo vari tentativi, hanno effettuato lo sgombero dello Zetalab, storico laboratorio sociale occupato palermitano, che tra le tante attività offriva ospitalità ad un folto gruppo di extracomunitari, aiutandone l’inserimento nel nostro paese. La storia del luogo, che giaceva in stato d’abbandono da parecchi anni, ed i motivi che hanno condotto alla giornata di oggi sono spiegati in queste pagine.

Nella stessa giornata la città si è svegliata con i muri tapezzati dai manifesti su cui campeggiava l’immagine dei recenti arresti di Nicchi e Raccuglia, con su la scritta “Farete tutti questa fine“. Era la lodevole iniziativa della Giovane Italia, movimento giovanile dell’ala ex-An del Pdl, un modo per ricordare l’anniversario della nascita di Paolo Borsellino. Il manifesto non si fermava allo slogan ma si faceva portatore di un messaggio alla classe politica per dare l’ultimo scossone al potere mafioso.
Fermo restando che iniziative come queste siano apprezzabili, soltanto un cruccio mi disturba. Da sempre, almeno da quando ho memoria, non ricordo un’iniziativa simile proposta dai gruppi affini a quello di cui sopra che abbiano ricordato con la stessa enfasi le altre vittime della ferocia mafiosa. Il limite tra la necessita della memoria e lo sfruttamento dell’immagine, e delle simpatie politiche, di un uomo della caratura di Paolo Borsellino, è parecchio sottile.

Update: Sergio, sul suo blog, racconta l’esperienza diretta su quanto successo ieri allo Zetalab.