L’abitudine

Pian piano comincerò a tornare a scrivere qui sul blog.
Lo farò con ordine, cercando di dribblare con energia le banalità a cui spesso ripensavo con fastidio. Ne vedo fin troppe in giro e vorrei evitare di aggiungermi troppo al coro, quando posso.
Evitando la costanza, l’abitudine che rifuggo, a me che piace la discontinuità, il tratteggiato della linea, le curve a gomito.
Io che evito di percorrere sempre la stessa strada nei percorsi quotidiani, inventandomi tappe intermedie e deviazioni, non posso essere diverso qui.
Le due, tre, solite idee che bazzicano in questa testa arriveranno in ordine sparso.
Tutto questo per tenermi quanto più possibile lontano da questo schermo, da questi tasti, che possono ipnotizzarmi.

Colonna Sonora : L’esigenza (RadioDervish)

Mezzanotte meno dieci

E già, come previsto, il sito di ticketone è in tilt.

Forconi dalla piazza

Una riflessione di Alessandro Gilioli che mi fa tornare alle origini di questo blog, per condivisione di vedute.
Anche a me fanno paura i forconi della piazza, da accontentare poi.

“Non credo, per usare un eufemismo, che Alexandru Loyos sia una brava persona. Anzi: forse ha stuprato una donna, e quasi sicuramente sta coprendo qualche mascalzone peggio di lui.

Detto ciò, quello che sta succedendo attorno a lui è che:

1) Su tutti i giornali è apparsa una sua foto mentre veniva portato via in manette, e non si può.

2) La questura di Roma ha diffuso il video registrato a porte chiuse della sua confessione (poi ritrattata) e non avevo mai visto niente di simile in passato.

3) Non risulta che sia stata aperta alcuna indagine sulle botte che lui dice di aver preso.

4) Il fatto che rimanga in carcere con l’accusa di calunnia e autocalunnia, prontamente emessa mentre il tribunale del Riesame ne decideva la scarcerazione per lo stupro della Caffarella, è un’altra cosa un po’ strana – e non so se in Italia qualcuno è mai stato un giorno in galera per calunnia. E’ abbastanza evidente, comunque, che la decisione di tenerlo a Regina Coeli è stata presa per evitare lo “sdegno popolare” di un’eventuale scarcerazione.

E tutto questo, per quanto Loyos possa essere mascalzone, non è Stato di diritto. “

Da dipendenza?

Rileggerò un pò di vecchi post.
Ho esagerato con Google Reader ultimamente.
Ho fatto pulizia anche li.

Disco della settimana

E’ un frutto raro questa canzone. E questa voce. Eleganza pura.

La migliore, lei e la canzone intendo, di questi tempi.

Altrove

Mi fermo un pò. Pensavo a questo già da un pò di tempo. Scrivere un blog non è semplice, richiede una disciplina che non avevo e che avevo il bisogno di darmi. Per chi poi, come me, non era abituato a scrivere, è stato un esercizio completo. Con alti e bassi. Che mi hanno gratificato, in alcuni casi, nel riscontro di chi ha avuto il piacere di leggermi, finora.

Però è anche un esercizio che prende parecchie energie e spazi mentali che adesso sento il bisogno di lasciar liberi.

Per molto tempo mi sono imposto di scrivere quasi giornalmente, ma cosi non va bene.
Ho bisogno quindi di rimettere un pò d’ordine, sistemare qui e li, per ritrovare qualcosa che non so. Sarà la direzione, credo.
Forse mi fermerò due giorni, forse scriverò con minore frequenza, forse si tratterà soltanto di dare la giusta posizione a ciò che c’è da dire.
Intanto ascolto una canzone meravigliosa, perfettamente idonea al momento.
Ad X Factor (da chiamare il Fattore Morgan, piuttosto), nella splendida versione di Noemi, l’unica trasmissione che da forse un decennio non mi teneva davanti al cassettone come un rito settimanale.

Però, (cosa vuol dire però)
Mi sveglio col piede sinistro
Quello giusto

Forse Già lo sai
che a volte la follia
Sembra l’unica via
Per la felicità

C’era una volta un ragazzo
chiamato pazzo
e diceva sto meglio in un pozzo
che su un piedistallo

Oggi indosso
la giacca dell’anno scorso
che così mi riconosco
ed esco

Dopo i fiori piantati
quelli raccolti
quelli regalati
quelli appassiti

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo
lascio che le cose
mi portino altrove
non importa dove
non importa dove

Io, un tempo era semplice
ma ho sprecato tutta l’energia
per il ritorno

Lascio le parole non dette
e prendo tutta la cosmogonia
e la butto via
e mi ci butto anch’io

Sotto le coperte
che ci sono le bombe
è come un brutto sogno
che diventa realtà

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo

Applico alla vita
i puntini di sospensione
Che nell’incosciente
non c’è negazione
un ultimo sguardo commosso all’arredamento
e chi si è visto, s’è visto

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Lascio che le cose
mi portino altrove
altrove
altrove

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Voglio dire

Voglio dire, è tutta la vita che passo a farmi le stesse domande. E a cosa serve tutto questo, cosa ci sarà dopo, cosa ci sarà prima,
che senso ha oggi domani e post domani. Domande da fare seduti davanti ad un Dio.
Insomma, domande su cui contorcersi senza trovare risposte. E allora pensi, sarebbe stato meglio andare a studiare filosofia, una volta,
come se potessi trovare le risposte in qualcuno che le stesse domande se l’era poste. Almeno le domande da fare sarebbero soltanto
quelle di lavoro.
Qualcuno magari, forse, aveva dato anche la sua di ipotesi, ma solo un ipotesi, un meccanismo di autoconvincimento valido soltanto per lui, in quel dato istante.
Non di certo valido per me.
E anche i preti non è che sappiano dare soluzione più valida. Ti dicono, sono dubbi che abbiamo tutti, abbi fede, leggi il salmo 33
e troverai risposte. Se solo riuscissi a comprenderle.
E ad un bel punto ti ritrovi stufo di porti sempre domande. Ti rendi conto che forse sarebbe meglio andare a fare una passeggiata
in centro, entrare in qualche negozio. E guardandoti intorno accorgerti che non è possibile che tutti questi qui non
si pongano le stesse domande. Anche se sembrano cosi leggeri. E non è possibile che siano senza pensieri, o stupidi.
Anche se la stessa stupidità mi affascinerebbe tanto da desiderarne più di quanto non ne abbia già di mio.
Solo per godere la vita come viene. Invece di cercare risposte in libri che non riuscirai mai a
finire. La biblioteca è sempre troppo ampia.
E quindi, la gente. Fluttuava tra gli scaffali. E li che tutto è diventato più chiaro. Chi se ne frega. Siamo qui e quindi vale la pena di esserci.
Se poi i pensieri sono troppi, basta entrare in una stanza, spegnere la luce, rimanere in silenzio e svuotare la mente. Per dieci minuti almeno.
Del resto la forchetto la uso per mangiare, mica mi chiedo chi l’abbia costruita e dove finirà tra qualche anno, quando mi trasferirò da questa casa.

Insomma, tutta questa manfrina qui per dire che ieri sera ho visto Hannie e le sue sorelle, e l’ho trovato un gran film, perchè c’è un pò di tutto quello che siamo.
E perchè da il buonumore. Non quello che si estingue due minuti dopo la battuta esilarante. Quello che ti fa stare bene.

In ruolo culturale di Internet

Puntualmente Internet è vista in Italia come ricettacolo delle peggiori nefandezze, o almeno cosi viene venduta la sua immagine guardando, come mi capita di rado, nei Tg.
Di fatto, guardando le ultime statistiche, l’Italia si trova agli ultimi posti nel suo utilizzo, ed anzi, stranamente, nell’ultimo anno sono addirittura calati gli utenti.
Su questo blog ho espresso spesso le mie opinioni sul ruolo possibile della rete.
Baricco nei giorni scorsi ha acceso una polemica sull’inutilità dei fondi pubblici nella cultura, per cosi dire di nicchia, e sulla necessità di spostare tali fondi laddove sono le masse, cioè nella scuola e in televisione. Dimenticando totalmente il ruolo che ha già in altri paesi, ed in parte anche qui, la rete.
Tutto questo, per invitarvi a leggere questa riflessione di Massimo Mantellini.

A Roberto

La crisi spiegata

E’ l’anno della crisi.
Cosi ci viene detto.
Le cause che ci hanno portato fin qui sono note a pochi. Ho cercato di capirne qualcosa anch’io, da ignorante in materie economiche.
Una delle spiegazioni più chiare l’ho trovata in quest’articolo di due giovani economisti.