Perchè c’è bisogno di sognare

E’ come se in questa settimana si fosse deciso di prendere il mondo è portarlo in una direzione, lontana mille miglia dall’egoismo e dalla paura che ha accompagnato le giornate della politica, e della vita sociale di tutti noi, vicina a quello che più sentivamo fosse giusto.
La maggior parte di noi non ha ascoltato neanche un discorso di Barack Hussein Obama ma è come se si fosse sparso per il mondo il seme della speranza. La speranza contrapposta alla paura. Paura del terrorismo certo, in origine, ma ben presto trasformata in paura dell’immigrato che incontravamo sull’autobus ogni mattina, dello zingaro che da sempre si mette all’angolo della chiesa a chiedere la sua di questua, e perfino del vicino di casa.
Vedete, non è irrilevante mettere l’accento sulla possibile speranza accesa. Non viviamo certo tempi facili, il mondo è pervaso da una forte crisi economica, noi probabilmente saremo la generazione che vedrà regredire quanto vissuto dai nostri genitori, e già lo stiamo vivendo ogni giorno cercando un lavoro più o meno gratificante.
Ma se la speranza è in grado di diffondersi perchè non crederci. Ogni uomo ha bisogno di sognare o, come diceva Danilo Dolci, ognuno cresce solo se sognato. Senza il sogno rimaniamo fermi, e la disillusione è in grado di estirpare quanto di entusiasmante possa esserci nella gioventù. La rassegnazione ci fa stare fermi ad aspettare solo che il tempo scorra. Il sogno piuttosto, ci fa alzare la mattina dal letto, è la prospettiva che vediamo all’orizzonte. Ci accarezza nel sonno, ci rende spesso insonni quando sembra che esso sia lontano. Ma senza di essi saremo morti, viscidi morti a due piedi dalla bara. Vittime della paura del fallimento.
Ma allora com’è che quest’uomo ha acceso tutto quest’entusiasmo? Saremo mica diventati tutti fessi a farci intortare da tante belle parole? Non siamo mica cosi noi, lo sappiamo che la vita può dar disillusione.
Eppure sono convinto che non siano le parole ma la storia a renderci fiduciosi, per una volta. Perchè per quanto possiamo essere negativi sulla situazione mondiale, ci si è presentata davanti una storia che ci mette faccia a faccia con il progresso. Guardiamo indietro e vediamo rivoluzioni, lotte per i diritti e poi di nuovo restaurazioni. Questo però è un passo di tango. Sono due passi avanti ed uno indietro in un andirivieni che non ci fa notare il movimento. Ma quando esso si presenta cosi bello è compiuto non possiamo che prenderne atto. Il mondo va avanti, e migliora nonostante tutto. Ricordiamocene quando diranno di non illuderci. O quando saremo noi pronti a pronunciare questa frase.

Tutto molto bello

Sempre più spesso rimango sbalordito dalle opportunità che si aprono qui sulla rete. Inimmaginabili le relazioni che si aprono, le idee che girano e si condividono. I rapporti che si instaurano.
Bello. Bello. Bello.

Articoli su quel “negher” li

Gli articoli più interessanti letti sull’elezione di Obama li trovate nell’angolo degli elementi condivisi.
E basta parlare di Berlusconi e delle sue gaffe, non si scopre adesso la sua simpatia. E non ha mai spostato un voto in direzione contraria.
Pensiamo piuttosto a cosa abbiamo da imparare e da criticare veramente.

So good

E cosi il gran giorno ha tradotto i proclami in fatti. Barack ce l’ha fatta. Per l’unica volta nella vita ho invidiato gli Americani e la loro democrazia, e ho invidiato a loro un presidente, adesso, in grado di accendere la speranza nel proprio popolo, in un modo che mai si era visto prima.
Tutti oramai salgono sul carro del vincitore, anche chi fino a qualche settimana fa lodava l’operato di Bush.
Non farò nessuna considerazione, ne ho sentite a non finire oggi, e non c’è quindi modo e motivo di aggiungere qualcos’altro.
Mi fa un pò paura questa visione da Messia data ad Obama, colui che risolverà la crisi economica, porterà la pace in MedioOriente, ricucirà i rapporti con Mosca, migliorerà la condizione dei poveri in Kenia, farà andare il Palermo in Champions League e via dicendo.
Verrà punito ed attaccato sicuramente al primo errore, e per questo mi è piaciuta la frase con cui ha salutato l’America. Senza la presunzione dell’uomo che tutto sa.
Sbaglierà sicuramente e per questo non mi piace questa mistificazione che sta avvenendo in queste ore. Niente illusioni quindi.

Dal discorso di Obama stanotte:
Ci saranno battute d’arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d’accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell’opera di ricostruzione della nazione nell’unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.

Attimi nel temporale

Ombra miagola dietro la porta. Fuori piove forte e ci sono fulmini.
Ha paura Ombra quando il cielo tuona.
La faccio entrare e incomincia a strofinarsi come al solito intorno ai miei pantaloni. Fa le fusa come sempre, e cerca carezze.
Mi segue in giro per la casa ovunque mi muova. Se sto tanto in una stanza si mette nel punto più caldo, ma non appena un fulmine illumina la stanza lei corre da me.
Ha paura e appena sono sul divano si appoggia sulle mie ginocchia e dopo qualche minuto è già che dorme.

Ogni tuono esce fuori gli artigli che infila nella mia tuta.

Obliqui, oscuri. Sorridenti, ebeti

I giornalisti del tg3 sono dark.
Meglio dark che ….

La notte che aspettiamo

Sarà una lunga notte. Molte speranze verranno alimentate o bruciate da qui a domani mattina.

Ho preferito non parlarne fino ad oggi e non mi tradirò neanche ora, ma i toni troppo entusiastici mi portano ad essere scaramantico. “Non dire gatto se non l’hai nel sacco” diceva un profeta.
Comunque vada avremmo molto da imparare da questa campagna elettorale in Italia, dove le primarie fanno troppa paura per praticarle fino in fondo.
Su McCain e Obama non avrebbe puntato nessuno due anni fa.
Io seguirò finchè potrò stanotte ma preferirò essere sveglio domani di buon mattino, quando i primi risultati saranno chiari.

Per una volta preferirò ai sogni d’oro un risveglio splendente.

Verdenero

Se non fosse per la lettura le cinque ore di treno che da Milano mi conducono ad Udine diventerebbero interminabili. E’ quanto mai facile entrare nei luoghi comuni, ed il treno in quanto esso lo rappresenta, ma non è come fare quelle tratte che portano verso il sud nelle quali trovi sempre pronto qualcuno con cui intraprendere una discussione, che ti rivela la sua vita, quella della sua famiglia, si sfoga e ti fa apprezzare l’arte sacra dell’incontro.
Su certe tratte ci si trova invece nel proprio posto quasi sempre in silenzio, e questo silenzio si rivela sempre proporzionale all’età del coinquilino di scompartimento, come se con l’età la diffidenza e la voglia di conoscere venisse soffocata dall’insipienza di certe rughe mal curate.
Venerdi ho terminato un bel libro ambientato a Palermo. Tre storie legate alle corse clandestine di cavalli che spesso hanno luogo per le strade della città. Tre storie molto diverse per tre diversi autori siciliani, Valentina Gebbia, Gery Palazzotto e Giacomo Cacciatore.
E’ un libro che fa parte di una collana edita da una piccola casa editrice milanese, la Edizioni ambiente, conosciuta qualche settimana fa in un bel locale milanese. L’idea, semplice ma efficace, di questa casa editrice è quella di tradurre in racconto il rapporto 2007 di Legambiente sulle Ecomafie coinvolgendo i più grandi nomi del noir Italiano, da Lucarelli a Wu Ming e DeCataldo. Inquinamento chimico, smaltimento di rifiuti, incendi, abusivismo, traffico di animali. Ne viene fuori una mappa di un’Italia sconosciuta, troppo spesso taciuta per meschinità e convenienza e dietro le quali si nascondono grandi delitti di cui ne è vittima chi, per inganni del destino, si trova su quella stessa, cattiva, strada.
Buona lettura.

Sauris e la Carnia



L’ho già detto che mi sono innamorato del Friuli?

E all’università

Per quanto riguarda le università, sarebbe da leggere questo articolo di Tito Boeri. Ho sottolineato i passaggi fondamentali.

Il problema è il precariato

la Repubblica, venerdì 31 ottobre 2008

Bisogna dare atto al ministro Gelmini di essere riuscita in due imprese molto difficili. Da una parte, con la sua legge sulla scuola, è riuscita a mettere d´accordo madri e figli, studenti e insegnanti, ricomponendo quella frattura intergenerazionale che da tempo blocca il nostro paese. Dall´altra, con la sua non-legge sull´università, il suo subire passivamente le scelte fatte dal ministro dell´Economia, è riuscita a rivitalizzare le rappresentanze studentesche. Abbiamo così oggi un attore in più, che può scompaginare quell´equilibrio di veti incrociati e di ricatti reciproci che sin qui ha bloccato qualsiasi riforma dell´università in Italia. Ieri in piazza c´erano studenti medi e insegnanti nello stesso corteo, madri e figlie unite nella lotta. L´obiettivo dichiarato era il ministro Gelmini e la sua legge. Ma forse il vero nemico era un altro: il precariato. Le madri insegnanti precarie guardano con legittima preoccupazione ai tagli del personale, che si concentreranno pressoché interamente su di loro, dato che gli insegnanti con contratti a tempo indeterminato non sono licenziabili. Ci saranno, come recita la legge, 87.000 posti in meno nell´arco di tre anni, di cui 42.000 già nel 2009. Vittime designate la componente più giovane del corpo docente: l´età media degli insegnanti precari è di 37-38 anni, quella degli insegnanti con contratti permanenti è vicina ai 50 anni. Molti insegnanti precari hanno figli nella scuola secondaria che guardano con altrettanto legittima preoccupazione al loro futuro ingresso nel mercato del lavoro. Li aspetta un mondo del lavoro che oggi riserva per loro quasi solo contratti con una data di scadenza, come i beni deperibili che si acquistano sugli scaffali dei supermarket. Come prova l´esperienza degli insegnanti precari, non è un bel modo di cominciare la propria carriera. Saranno i primi a doversene andare, indipendentemente dalle loro competenze, dai loro meriti e dalla loro performance, in caso di esuberi. Nei giorni precedenti erano stati gli studenti universitari a occupare il centro della scena. Manifestazioni di piazza, occupazioni e lezioni in piazza. Contro i tagli indiscriminati all´università contemplati dalla Legge finanziaria. Dobbiamo tornare molto indietro negli anni per vedere tanta attenzione degli studenti al futuro della loro università. È un fatto nuovo e importante. Per decenni l´università italiana è rimasta bloccata da guerre feudali, da giochi di potere che si ripropongono all´interno degli stessi partiti. Le politiche dell´università in entrambi gli schieramenti sono dominati dalle baronie universitarie, di destra e di sinistra. Per questo non si riesce mai a varare una seria riforma dell´università. Per questo sin qui il ministro Gelmini ha delegato al ministro Tremonti la politica universitaria, dopo aver più volte annunciato, e più volte rimandato, una sua proposta di riforma. Speriamo di sbagliarci, ma quando questa proposta verrà finalmente resa pubblica, si rivelerà una volta di più una non-riforma. Gli studenti possono oggi essere il soggetto nuovo, l´attore che scompagina le carte, che rompe gli equilibri.

Perché ciò avvenga ci vuole però un salto di qualità. Sin qui la ricomposizione generazionale e la partecipazione studentesca sono stati soprattutto all´insegna dei no. Importante che ora si traducano in proposte concrete, che non finiscano per fare il gioco di chi si erge a difesa dello status quo. Il movimento degli studenti può oggi avere un ruolo cruciale nel cambiare le regole di ingresso nel mercato del lavoro per tutti, a partire dagli stessi insegnanti. Bisogna rimuovere quelle barriere che oggi separano il mercato del lavoro di serie A da quello di serie B. Tutti devono poter entrare con le stesse regole, permettendo ai loro datori di lavoro, privati o pubblici, di valutare il loro rendimento nei primi tre anni, con tutele contro il rischio di licenziamento crescenti nel tempo.

Gli studenti, soprattutto quelli universitari, hanno in questi giorni più volte sottolineato che badano alla qualità, più che alla quantità dell´istruzione. Hanno un modo per dimostrarlo. Chiedano che la valutazione della ricerca universitaria svolta sin qui (dal Civr) divenga da subito la base per concedere una fetta consistente dei finanziamenti all´università. Chiedano nuove valutazioni della didattica e della ricerca, senza aspettare la costituzione di fantomatiche nuove agenzie per la valutazione, create solo per prendere tempo, per rinviare l´introduzione di criteri di merito nell´università. Chiedano che venga potenziato il Consiglio europeo delle ricerche ponendolo in condizione di selezionare, finanziare e incentivare progetti di ricerca che soddisfino parametri di eccellenza a livello internazionale. Si battano nei loro atenei perché i margini di autonomia oggi concessi dalla legge vengano utilizzati per premiare la ricerca nel ripartire i fondi come gli oneri didattici. Denuncino gli episodi di nepotismo e chiedano ai loro atenei di formulare piani della ricerca su cui dovranno impegnarsi. Migliorando la ricerca migliorerà anche la didattica.

Tito Boeri

Un blog che è già carta straccia