Scrivevo qualche giorno fa di avere un sogno. Qui invece ho letto una lista dei titoli dei giornali che anch’io vorrei leggere nel 2009!
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La domotica del pensiero
Intanto però fa piacere sapere come la ricerca va avanti e l’Italia, a dispetto di tagli continui, dimostra di avere nicchie di eccellenza invidiabili.
Come leggo in questo articolo in cui si parla addirittura di una “casa telepatica”, capace cioè di trasformare gli impulsi cerebrali in comandi del dispositivo d’automazione. Le prospettive future di questi progetti lasciano prevedere una vita migliore per tutti coloro che sono impossibilitati nei movimenti.
Buon natale!
Non vi dico cosa significa viaggiare in treno da nord a sud con quattro ore di ritardo. Intanto mi godrò la notte della vigilia e poi magari ne riparliamo tra un paio di giorni.
Buon Natale a tutti!
A notti i natali
A notti di Natali
nascìu u bomminietru,
e nascìu menzu l’armali
menzu un voi e nu sciccarietru
Poesia natalizia della tradizione orale di San Mauro Castelverde
Direzione casa
Cambieremo. Domani no, dopo domani forse…
Il solito Luca Sofri però sul suo blog ne ha fatto una ben lucida analisi.
Il modello sicurezza Siciliano
Nell’articolo si legge come il piano sia stia cercando di perseguire grazie all’aiuto di un certo numero di ex componenti dell’arma, tra cui il comandante Pappalardo, e che si fa forza sulla base di una norma dello statuto Siciliano che cosi recita nell’articolo 31:
“Al mantenimento dell’ordine pubblico provvede il presidente della Regione a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal governo regionale. Il presidente della Regione può chiedere l’impiego delle forze armate dello Stato”
Pensate a tutto ciò che questo potrebbe comportare. E tremate.
Noi… ci teniamo alla pulizia
Può essere una spiegazione questa qui, no?
I have a dream
Sogno un mondo diverso.
Un mondo in “Natale a Rio” faccia flop.
Senza Indulgenze
Nessuno può pensare, onestamente, che il Pd sia un rifugio di faccendieri. Ma non c’è alcun dubbio che se nel Paese il problema della corruzione è riesploso, nel confine critico tra la politica e gli affari, i Democratici si mostrano oggi vulnerabili e permeabili al malcostume nella loro periferia assessorile, mentre le speranze e le attese che accompagnarono la nascita del Pd erano ben diverse.
Scricchiolano entrambi gli elementi della coppia con cui il Pd presentò la sua novità: la moralità pubblica, l’innovazione politica. È difficile infatti non legare le notizie che arrivano dalle Procure con la débacle elettorale in Abruzzo, e soprattutto con l’astensionismo di sinistra che l’ha preparata, dando spazio solo a Di Pietro, ambiguo alleato-concorrente.
L’unico rimedio è uno strappo di innovazione che faccia piazza pulita di vecchi apparati e di metodi ancora più vecchi, renda il partito trasparente, contendibile e aperto a forze davvero nuove nella società, col rischio necessario del ricambio. Per fare questo, serve una classe dirigente coraggiosa e consapevole del pericolo mortale che corre, perché indulgenze e ritardi oggi – quando il Paese in crisi avrebbe bisogno di un pensiero e di una politica davvero alternativi alla destra – sono peggio che errori: sono colpe.