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“Sto dicendo che se è il presidente a farlo, allora non è illegale”

Guardavo Nixon/Frost. Il film di Ron Howard sul confronto televisivo tra il presidente Richard Nixon ed il conduttore David Frost, colui che lo costrinse al tappeto con una confessione totale delle proprie colpe sul caso Watergate.
Ancora oggi qualunque scandalo, come ricorda un collaboratore di Frost nel film, viene nominato con il suffisso -gate, come a costituire la vera eredità di Nixon.
Eppure nel film si scorge almeno il bisogno di ammettere, infine, la propria sconfitta personale, per difendere la propria dignità e quella del popolo che aveva offeso.
Non voglio fare discorsi di parapolitica, un tantino populisti, ma penso a quanto noi siamo cosi talmente assuefatti a tutto ciò che il nostro presidente del Consiglio ha fatto nella sua vita (parlo di lui come esempio più evidente, naturalmente) da pensarlo normale. Nulla ci turba, come se l’immenso fluire di notizie e storie torbide sul suo compito le abbia annullate del tutto. Trasformandoci, di fatto, in un popolo in grado di accettare qualunque cosa.
E’ spiacevole sentire che fare antiberlusconismo sia totalmente inutile. Si, si è rivelato totalmente inutile dal punto di vista della strategia politica, quella insomma che ti fa vincere le elezioni. Ma questo non può, non deve tradursi in un’accettazione aprioristica che la violazione di ogni decenza morale possa essere accettata. E’ una questione di coscienza di noi Italiani.
Se guardiamo indietro ai tempi del fascismo pensiamo a come i nostri nonni, bisnonni e padri possano aver accettato quello che accadeva. Guardiamo al tempo del Nazismo è pensiamo a come la brutalità di quel regime possa essere accettata dalla maggioranza della popolazione.
Non posso dare io risposte che stanno scritte in molti libri.Però la mia speranza è che un giorno, tra qualche anno si possa guardare a questi anni stupendoci della follia dei nostri comportamenti cosi come lo si fa guardando a quegli anni.
Senza fare paragoni che risulterebbero esagerati se confrontati alle efferatezze di quegli anni (almeno lo spero), vorrei che le mazzette, i lodi di ogni nome, le ronde, le leggi contro gli stranieri e chissà quant’altro potrei aggiungere all’elenco, siano stati una macchia da nascondere a fondo.
E’ una speranza però. Tutto sembra andare nella direzione opposta. Perché la sensazione è che quei principi diventino mano a mano più fiochi. E che la sua eredità sia proprio questa.
Nixon sentì il bisogno di ammettere la propria sconfitta, mentre a noi ci è stato insegnato ad assolvere i peccati di chi ci governa.

Notte di lavoro

Mi sono scelto un lavoro mica tanto normale. Almeno per un ingegnere, credo. Del resto detesto la routine e ogni qualvolta viene interrotta sono ben felice. E qui queste occasioni non mancano.
Sono le 3:00 e sono in un impianto a curarne alcune parti per l’avviamento che è in corso. Ed è dalle dieci che sono qui. In una saletta di controllo stile enterprise, solo un filino meno avveniristica. Il pavimento non è di certo lucido, difronte a me dei mega serbatoi con liquidi di contrasto lavorano, mica la luna e le stelle mi girano intorno. Alle pareti non ci sono mappe lunari ma calendari degni de Le Ore dei tempi d’oro.
Atmosfera cameratesca negli operai che organizzano tornei di briscola, parlano di fantacalcio, cercano di beccare il segnale in una piccola televisione portatile di quelle che non vedevo da almeno un decennio. Si è perfino brindato intorno all’una, e mi sono mangiati perfino cannoli pseudo-siciliani (guarda la casualità). Ogni tanto entra qualcuno e parte il filo di battute, ma per il momento tutto è tranquillo, a parte le frequenze dei walkie-talkie che gracchiano.
Che freddo fuori, anche solo per andare a pisciare si ghiaccia facilmente, penso sia uno dei posti più freddi dell’intera Lombardia.
Ho già sonno, come al solito non dormo mai abbastanza. Tra un pò vorrei chiudere gli occhi. Semmai non debbano esserci complicazioni. Certo chiudere gli occhi su una sedia non è mica tanto facile.

The Millionaire

Posso dire Mamma che storia?
Ho appena finito di vedere The Millionaire ed è l’1:45 di notte. Mi chiedo dove sono nascoste queste storie incredibili, capaci di tenerti fissato alla sedia, belle poi, intense, perfino semplici.
Una stazione per incontrarsi ed una vita ad inseguirsi dalle baraccopoli di Mumbay fino ai suoi grattacieli sotto il ritmo dettato dalle domande del Milionario.
Tre vite vissute sul filo della sopravvivenza e legate indissolubilmente. Non voglio dire nient’altro per paura di rovinare in qualche modo la visione. Però andate a vederlo. Ne varrà la pena.
P.s. Peccato per l’errore della traduzione in Italiano.

Pane ca meusa a Milano!

E’ arrivato il pane con la milza anche a Milano oggi.
Non sono riuscito ad andare all’inaugurazione, però magari conto di andare nei prossimi giorni.
Si esporta cosi la nostra buona cucina povera e anche un’idea diversa dei Siciliani qui a Milano, per tutto il carico evocativo che un simbolo come Vincenzo Conticello si porta dietro.
E le critiche sull’utilizzo del marchio dell’antimafia per fini commerciali penso possano stare al loro posto, anche se risuonano da più parti.
Per chi rischia ogni giorno sulla propria pelle non si tratta credo di sfruttamento ma di sopravvivenza e di opportunità che, una volta tanto, non vengono offerte attraverso vie losche.

P.s. Ricordate questa storica canzone dei Modena City Ramblers?

Ultimo regalo

Però Veltroni oggi ha fatto l’ennesimo regalo al principale esponente dello schieramento a lui avverso.

Gli ha rubato le prime pagine dei telegiornali sulle quali forse avrebbe trovato posto la notizia della condanna a Mills per quattro anni.
Una condanna per una corruzione per la quale non viene punito il corruttore, appunto.

Ma anche…

Un pò di frasi dal discorso di Veltroni alle dimissioni dal blog di Francesco Costa,visto che non ho potuto seguire il discorso.

«Non farò al mio successore quello che è stato fatto a me»

«Anche a Berlinguer veniva sempre detto di essere più duro. Anche in quel tempo chi era all’opposizione cercava di coltivare preparando l’alternativa. L’opposizione pericolosa per chi governa è quella riformista; quella che urla è la loro preferita».

«La politica è condivisione e risposta: forse sono più portato a essere uomo di istituzioni e di governo piuttosto che uomo di partito»

«Abbiamo grande senso critico, elogio del dubbio, evviva. Ma la differenza tra destra e sinistra è che se in una assemblea di destra si attacca la sinistra, vengono giù gli applausi; se in una assemblea di sinistra si attacca la sinistra, vengono giù gli applausi».

«Passare da una sinistra salottiera, giustizialista, pessimista e sostanzialmente conservatrice – a un centrosinistra legato al valore della legalità, non conservatore ma innovatore, non salottiera ma col gusto del rapporto con la vita reale»

«Serve un avanzamento di generazioni nuove»

«Serve più solidarietà» (applausi), «sentirsi una squadra» (applausi), «Doveva essere compito mio e non ci sono riuscito»

«Altro che troppo presto, l Pd si doveva fare ai tempi di Prodi: coi verdi che all’epoca erano riformisti. Il corso della storia italiana sarebbe stato diverso»

«Ho fatto il possibile, ce l’ho messa tutta ma non è bastato: me ne scuso. Ma non possiamo tornare indietro. Al gruppo dirigente dico: amate di più questo partito. L’ultimo grazie è agli elettori delle primarie, a chi ha votato Pd. Il Pd crescerà e vincerà la sua sfida». Poi ha salutato e se n’è andato.

Non era ‘omo pè sti tempi cupi

Forse una parola tocca dirla.

Non ero felice di come si stavano muovendo le cose all’interno del Pd dopo le elezioni, ma non sono tantomeno gaudio nell’apprendere delle dimissioni di Veltroni. Anzi, era uno dei pochi che ammirassi realmente nel quadro politico italiano.
Non sarà attraverso il suo addio che cambieranno gli argomenti e le priorità del partito, anzi, questa mi sembra la vittoria di coloro che non accettavano i cambiamenti che si cercavano di apportare.
Le sue colpe sono state quelle di non aver saputo farsi forza del mandato attribuitogli dai suoi elettori nelle primarie.
Eppure la campagna elettorale è stata una delle migliori mai viste, seppur chiaramente persa in partenza. Si sono viste spinte ed idee nuove e, fino ad un certo punto, si è visto con le chiavi in mano del partito. Si vedevano scricchioli interni ed indesiderati (vedi candidature un pò ambigue ed una pulizia mai totale), ma si consideravano a quei tempi retaggi dell’oligarchia di partito.
Le chiavi però di colpo sono sparite quando la priorità delle elezioni era superata. Sono cominciati gli attacchi più o meno sotterranei ed è venuta meno la forza iniziale.
Si è visto risucchiare nelle tremende logiche interne e non ha avuto la capacità di tirarsene fuori, uscindone a testa alta. L’opposizione che doveva scagliarsi veementemente contro i decreti portati avanti in questi mesi restava alla sbarra a litigare con opinioni discrepanti.
Ed invece è sembrato volesse tenere insieme tutti i cocci del partito senza perderne neanche uno, per poi venire stritolato esso stesso. Le sue capacità di comunicatore si invischiavano con le sue deficienze nel tener testa a chi voleva “detronizzarlo”.
Perchè credo sia un compito immane tenere insieme un partito che si divide su ogni questione, che si perde in battaglie difficilmente comprensibili come quella per le nomine Rai, o che cerca di portare avanti delle questioni fondamentali (vedi il testamento biologico) mentre alcuni dei suoi capetti dicono il contrario, o si candidano al suo posto otto mesi prima della scadenza del mandato.
Adesso non so cosa accadrà e non vedo nessuno all’orizzonte capace di dare una scossa reale. Lo stesso Soru è uscito bruciato insieme al Veltroni con estrema gioia di tanti a sinistra che lo potevano vedere come una new-entry. Bersani, seppur bravo, lo vedo troppo invischiato in vecchie logiche e poi incapace di accendere. Realmente il nulla.
Arriverà un’altra batosta alle europee mentre dall’altra parte continueranno a sghignazzare animatamente.
Staremo a vedere. Anche se adesso il buio è ancora più forte.

In Sardegna

Una colata di cemento vi sommergerà!

Sveglia presto

Sveglia presto stamattina.
Prima che sorgesse il sole.
Oltrettutto non sto bene, l’australiana sta cercando
di abbattermi. Ieri sono rimasto a casa il pomeriggio
ma oggi voglio comunque tornare a lavorare,
non voglio delegare ad altri il mio lavoro di questa settimana.
Sono uscito di casa presto per accompagnare all’aeroporto i miei due ospiti.
Adesso tutto tornerà come prima
con la casa svuotata, e con i miei soli impegni
a riempire la giornata.
In effetti sono un pò stanco di pensare solo a me,
per quanto possa essere libero di scegliere
ciò non mi rende cosi sereno quanto pensare all’infuori di me,
per accudire ed essere accudito.
Perchè quando la mia mente è troppo libera
divaga
mi confonde
e allora meglio un obiettivo al giorno
e proiettato lontano
fuori dal mio egoismo.

Matteo Renzi

La vittoria netta di Matteo Renzi a Firenze mi sembra un ottimo segnale per i piani alti del Pd.
Un segnale che la linea che stanno seguendo non è quella che vogliono i suoi elettori. E che comunque continueranno a non comprendere.