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Condivisione

Non che sia una storia nuova da raccontare, quando uno si aggiunge alla moltitudine di chi già abbandona la propria terra. Siamo talmente assuefatti a questo fiume in movimento da restarne totalmente indifferenti.
Però da una settimana sono tornato a vivere con il fratello, che valigia in mano e poco altro ha lasciato la nostra Beneamata, per un incarico lavorativo in quel di Bergamo. Il primo, che si possa definire tale, da quando i suoi studi sono terminati.
Il che offre alle mie giornate non poche alternative, condivisione di spazi e moltiplicazione dei bisogni. Offre ciò che stavo quasi dimenticando in questi anni di vita da single, praticamente.
Offre la condivisione delle storie, degli incontri, dei litigi, delle incomprensioni, degli sbalzi d’umore, che una vita sola non ti può offrire.
Offre anche uno svago per i momenti malinconici che di tanto in tanto possono far capolino.
Ed infine smonta da quell’autocelebrazione cosi rassicurante per chi è abituato a pensare a vivere da solo nel rifugio delle proprie convinzioni. Si, perchè per quanto tu tenda a riempire le tue giornate di mille impegni, interessi ed incontri, soltanto chi ti sta accanto, chi condivide con te le giornate, aiuta a smontarti, pezzo per pezzo, fino a farti mettere in discussione quello in cui pensi di credere.

Baaria, per me

Tornatore è uno dei miei registi preferiti.
Lo dico fin da subito, per scanzare ogni dubbio.

Forse per la maniera in cui racconta la Sicilia, il mondo perduto su cui per un pò abbiamo potuto gettare un occhio anche noi, il senso del distacco di tanti emigrati (come dimenticare il memorabile dialogo di Nuovo Cinema Paradiso, tra Totò e Alfredo, alla stazione), il modo in cui racconta le sue storie. Fatto sta che da sempre i suoi film sono riusciti ad emozionarmi, anche quando la realtà che rappresenta è apparentemente lontana dalla sua Sicilia, come nel bellissimo La Sconosciuta.
Però.
Però, a dispetto dell’attesa che ha avvolto quest’ultimo film già dalle prime immagini, ieri sera sono uscito dal cinema deluso.
La storia, cosi come veniva presentata, aveva tutti i presupposti per essere un capolavoro, probabilmente. L’affresco di un’intera generazione, quella della famiglia Terranuova (che altro non è che la famiglia Tornatore) che si muove nella cittadina di Bagheria, alle porte di Palermo. Ed attraverso di essa la storia dell’umanità che la circonda e che anima la vita di quella città.
Meraviglioso, verrebbe da dire, conoscendo anche il buon Peppuccio ed il suo incredibile talento.
Ricostruire i pezzetti di questo mosaico dev’essere stata un’opera faraonica d’ingegno Forse troppo grande per uscirne senza qualche ferita.
Tre ore sono poche per poter rendere la complessità di una città intera, per racchiuderne le storie e ricostruirne un senso. Ed infatti la storia principale risulta monca, sembra che non decolli mai ed a tratti risulta debole. Le piccole storie che ne costituiscono la costellazione, di contro, sembrano eccezionali, complesse ed affascinanti. E, stranamente, risultano moncate, lasciate a metà, perse in questo marasma. Il cappotto di Leo Gullotta, l’amico che vuole morire perchè non ha vissuto abbastanza, il pazzo del paese, Ignazio Buttitta, Renato Guttuso, le lotte per il latifondo, il viaggio in Russia, per citarne alcune, sono storie soltanto abbozzate.
Scelta stilistica, probabilmente, ma il risultato non è riuscito ad emozionarmi.
Alcuni personaggi, ed alcune scene sono poco chiare anche per chi la storia e la cultura siciliana la conosce. Diventano incomprensibili, credo, per chi di sicilianità non ne è intriso.

Cosa salvo? Salvo parecchio, ripensandoci adesso. Salvo l’immagine cosi perfetta di quell’epoca, salvo un bellissimo affresco della storia Siciliana e della sua cultura, delle sue superstizioni, la sua ignoranza e la sua scaltrezza. Salvo anche quel tocco surreale. Salvo tanti fermo immagine, come la magnifica scena dei mostri di Villa Palagonia. Salvo le tante figure di contorno, con le loro litanie. “V’accattu i dollari“, “Bona è a zita“, si ripeterano anche nella mia mente. per un pò. Salvo la cartolina di un tempo in cui i nostri genitori si sarebbero persi, probabilmente, nella memoria della loro adolescenza. Un tempo di cui noi soltanto in parte siamo testimoni, e che anima la nostra fantasia.
Salvo infine l’utopia del padre, l’amore per la politica, nonostante tutto, messaggio davvero controcorrente, di questi tempi.
Quell’amore che gli fa dire che “Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro”.
L’attesa e le aspettative avranno probabilmente giocato un brutto scherzo. Ma l’anima, l’emozione, che da Tornatore pretendo, non è venuta fuori.
Ho cercato di capirne di più parlandone ed aprendo una discussione su fb, trovando molti dalla mia stessa parte.
Probabilmente, davvero, incastrare tanti pezzi del mosaico, non è cosa semplice.


P.s. Comunque andatelo a vedere, e non per fare un favore a Silvio.

Una volta


Una volta, inserito originariamente da MauViator.

Commemorazioni

Surreale entrare all’Esselunga e trovare le luci basse, un silenzio da streghe e tutti immobili. Un fermo immagine, una scena da serial americano.
Se non fosse che dopo un minuto era tutto svanito in un attimo con sacchetti che si riempivano, soldi che passavano di mano in mano, scatole di pelati a schiacciare banane e dentifrici tra carote e salumi.

Il Toro

Quando non so come uscire da Milano, ovunque io sia cerco l’uscita di Linate. Ma giravo da un pò e la cartellonistica stradale non è proprio il forte di questa città. Come parcheggi e semafori, d’altro canto.
Quindi accosto, infilo la mano per portaoggetti e cerco l’antenna Gps. Attendo che il mio Nokia la riconosca. Ma nulla. Scorrono intanto i nomi dei bluetooth disponibili li intorno. La zona è trafficata, e quindi la lista scorre piuttosto velocemente.
Sigle soprattutto. Senza significato. La gente, in fondo, è molto più sensata di quanto ci sforziamo di credere.
Fin quando “Il Toro”, balenando sul display illumina la mia immaginazione tra i vialoni della città.
Mi guardo intorno, cercando di cogliere chi possa essere degno di tale nomignolo.
Non lo individuo, naturalmente.
Avrei voluto conoscerlo, sapere i motivi di tanta autostima, stringere la sua mano e magari imparare qualche nozione che ancora mi era sfuggita Se si trattava di merito riconosciuto su campo, attraverso dimostrazioni di forza, di charme, di pura audacia, o semplicemente dell’insegnamento più interessante dell’ultimo corso motivazionale.
Se mai, insomma, sarei potuto arrivare anch’io a toccare certe cime.
Intanto, ricomparsa la direzione sul display, la strada avrebbe trovato il tempo per una risposta.

Stiamo attenti agli eroi

A molti miei amici consiglierei la lettura di questi stralci del libro di Filippo Facci.

Per guardare anche l’altra faccia della medaglia, quando non si discute solo di opinioni.
Cosi, giusto per non mitizzare troppo certe figure.

Preghiera per domani

Vorrei sapere cos’è l’amore, dove lo si trova, dove lo si incatena a se.
Vorrei come nelle favole, con quei disperati, andare dalla strega per aver la sua pozione magica.
Vorrei conoscere i segreti, i fili da tessere perchè il ricamo risulti cosi sottile da non essere visto ed elegante da restarne ammaliato.

Sono giorni nuovi questi qui. Tutto cambia senza che lo voglia, ma senza poter far nulla.
Tutto mi muove però lungo una direzione, secondo quella che è la mia visione. Non la vedo, ma ne intravedo il senso. Capisco il coraggio delle scelte, e le ammiro per quelle che sono.
Troppe volte ho visto soltanto la paura unire.
E non è ciò che voglio. Quello no.
E poi, oggi, come quasi sempre, nelle difficoltà, vedo una mano sorreggermi.
Chiamatela come volete, però in questi momenti, vedo segni inconstatabili. Il semplice verificarsi di eventi, proprio oggi, che possano sedare un pò della fame di ciò che desidero, a me sembrano miracoli.

Amen.

L’unico Bersani che posso votare….

Questo è il giornalismo, baby!

Guardiamo con troppa benevolenza e con una certa invidia a ciò che avviene al di fuori dei nostri confini, territori in cui il diritto viene rispettato, in cui la macchina dello stato si muove con perfino troppa efficienza, in cui il rispetto per il bene comune è supremo.
Guardiamo ai giornali anglosassoni con una forma di adorazione, pagine in cui viene raccontata spesso la verità su ciò che da noi non si può più dire. Una sorta di coscienza esterna che di tanto in tanto ci indica la strada migliore da seguire.
C’è un eden intorno a noi, in cui potremmo metter piede in un attimo per quietare i nostri animi rattristati dai vizi Italici di cui ci dimostriamo stanchi.
Eppure un dubbio, in questi giorni, l’ho avuto, dopo aver letto questo articolo. Un dubbio sull’ampiezza delle vedute con cui dall’estero guardano noi, sulla capacità attribuita ai giornalisti stranieri di guardare ai fatti e non alle opinioni. Sulla possibilità insomma di raccontare la realtà abbandonando gli stereotipi per cui siamo apprezzati.
Chi legge questo piccolo blog sa quanto apprezzi il lavoro svolto da AddioPizzo in questi anni, stima confermata negli ultimi anni, da quando cioè persone a me molto vicine hanno cominciato a collaborare a quest’associazione.
Non molto tempo fa la richiesta di un intervista da parte del Sunday Times, rinomato inserto online del Times di Londra, non poteva che apparire come un’ottima opportunità per far conoscere il lavoro condotto in questi anni, e far comprendere oltre i confini quale fosse il seme di rinnovamento gettato a Palermo.
Un’intera giornata poi a contatto con il giornalista inglese
“These are just some examples of all the untruths reported in the article by the journalist Dan Mc Dougall.

  • “Members of Addiopizzo receive constant death threats…”
    I membri di AddioPizzo non hanno mai ricevuto minacce di morte.
  • “We don’t have the police on our side, as many of them are bought off by the Cosa Nostra”
    Abbiamo avuto un grosso supporto dalla polizia che lavora con molta professionalità e senza di essi non avremmo ottenuto cosi tante denunce dai commercianti.
  • “Some of our members’ homes have been sent letter bombs. Our families are threatened…”
    Nessuno dei soci ha mai ricevuto lettere bomba ne i nostri familiari sono stati mai minacciati.
  • “Cervillera’s mission is personal. Her uncle, a police officer who refused to take mafia bribes, was killed by a car bomb. Her mother was also threatened”.
    Lo zio di Lidia Cervillera non è nè stato ucciso dalla mafia nè fa parte delle forze dell’ordine, e sua madre non è mai stata minacciata.
  • “Chiara Capri, 23, the owner of a fashion store, handed out leaflets.- As a businesswoman I was a victim of extortion,- she admitted. The mafia had come to her boutique and demanded £360 a month. Their threats had reduced her mother to tears. […] They threatened to kidnap my nephews on their way back from school […] She contacted the police and two of the men are being prosecuted, although the entire family still live in fear of reprisals”.
    Chiara è solo una volontaria che studia medicina e nè lei nè la sua famiglia hanno un negozio di vestiti. Lei non ha nipoti e ne lei ne la sua famiglia hanno ricevuto minacce.”

I commenti rilasciati sul sito del giornale sono entusiasti per l’opera condotta da queste donne nel combattere un male cosi grande, naturalmente. Ma l’immagine che ne esce della Sicilia è talmente distorta ed imprecisa da far rabbia.
Perchè fa giungere alla consapevolezza che forse l’unico modo per vendere l’immagine della Sicilia all’estero, anche per un giornale autorevole. sia quella di un territorio totalmente in mano alla criminalità, una zona selvaggia del mondo, esotica a suo modo, che conferma quell’immagine sedimentata da cinema, fiction e letteratura per un secolo e più.
Un luogo insomma a cui poter guardare per sentirsi fieri di vivere in un posto decisamente più civile.

Le colonne


Le colonne, inserito originariamente da MauViator.