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E’ nata AddioPizzo Travel

Sembra un momento di estremo fermento all’interno di AddioPizzo.
Oggi, per dire, è nata AddioPizzo Travel, dall’idea di tre ragazzi del comitato, Dario, Francesca ed Edo.
Chi deciderà di visitare Palermo da oggi in poi potrà contare sul loro supporto, potrà visitare i luoghi della cultura e della storia recente della città, della mafia e dell’antimafia, scegliendo di non mandare neanche un’euro nelle casse mafiose.
Un’idea imprenditoriale, semplice ma geniale, che va premiata. Fatelo.

P.s. Vi segnalo, per approfondire, l’articolo sul Corriere e sul Guardian.

Ma va là, Kippenberger

Ogni anno c’è il mio compleanno, ogni anno arriva il momento delle ferie, ogni anno arriva il momento della polemica sul Crocifisso.
Non ho ancora capito quando l’anno scorso ne avevamo smesso di parlare, che già me la ritrovo qui, continuandola a considerare una delle polemiche più inutili che si possano presentare, di quelle che non cambiano di una virgola nulla, perchè nulla cambia con un crocifisso ad un aula, appesa appena dietro ad un prof a cui sparare di nascosto con la cerbottana.
E questo i primi a capirlo dovrebbero essere cardinali ed eminenze varie, dalle loro stanze chiuse sulla realtà.
Mentre mi trovo a capire ciò che essa simbolicamente possa rappresentare, trovo difficoltà nel comprendere come un uomo, Gesù, messo li in Croce, possa rappresentare un’offesa alla sensibilità di qualcuno. Da qualunque parte lo guardi trovo sempre un simbolo universale, sul quale interrogarsi.
Se fosse vero il contrario, dovremmo forse abbassare lo sguardo ad ogni angolo delle nostre strade per non essere offesi nel vedere in cima ai campanili quei due pezzi di ferro incrociati in quel modo, per non cadere nella tentazione di essere soggiogati dalla “terribile” pena della fede.
Non credo.
Non credo neanche che un crocifisso in un’aula possa rappresentare un pericolo per la laicità di questo stato e delle nostre generazioni. Viviamo, abbiamo vissuto, intrisi dal cattolicesimo fin dalla nascita, abbiamo fatto comunioni, cresime, eppure molti di noi, forse anche per reazione, sono diventati atei, agnostici, senza subir i condizionamenti di cui parliamo temendo che chi è oggi si trovi sui banchi di scuola non abbia la capacità di discernimento che a noi è stata donata.
Non mi scandalizzo nemmeno nel sentir parlare di tradizione, venendo da una terra in cui molto spesso ciò che viene presentato come atto di fede è piuttosto folklore. Non mi scandalizzo nel sentir dichiarare il cristianesimo come elemento fondante della nostra cultura, di pari passo all’illuminismo, parti imprescindibili dei valori di cui ci crediamo parte.
Per questo la laicità portata ai limiti del fanatismo mi da la stessa idea dell’analogo bigottismo cosi tanto inviso, mi pare un guardare a noi, al nostro essere qui, adesso, in maniera alquanto distratta.
Poi si può parlar di tutto, ma converrebbe perdere il nostro tempo in battaglie più di ampio respiro. Pensiamo alle ore di religione, cosi inutilmente discriminatorie, cosi inutilmente inserite nelle ore scolastiche soltanto per favorire le gerarchie cattoliche, che nominano esse stesse chi a loro aggrada (e su questo potrei anche raccontare una storiella, con il rischio di una bella querela, se qualcuno mai leggesse). Pensiamo ad inserire ore più consone a questi tempi cosi complicati, che aiutino a comprendere le diversità che abitano le nostre classi.
Ma non continuiamo a perderci in ulteriori chiacchere inutili, per carità.
L’entropia è già quella che è.

Al muro, alle scelte

Se volessi guardare con sincerità a ciò che sta accadendo in questi mesi, vedrei muri scrostrati finalmente venire giù.
Man mano che questi anni passavano ho visto questi muri alzarsi trovandomi inerme durante la loro costruzione. Cercavo un rifugio per nascondere le sensazioni che mi avevano travolto ed avevo trovato un muro crescere.
Quel contatto che avevo voluto sempre cercare lo rifuggivo, ed ogni qual volta avrei potuto con un colpo di picozza scardinarlo trovavo ferme le mie mani.
In questo rifugio stavo caldo, perfino sereno in certi istanti, ma assolutamente inerme. Ho sentito pian piano perdere il calore negli arti nel sentire un abbraccio, ho perso la capacità persino forse di emozionarmi.
Passava di me la proiezione di ciò che ero mentre chi ero si stava allontanando.
Che poi, cos’ero lo dicevano più questi istanti. Come una retta tratteggiata passavo dalla felicità all’apatia senza condizione di continuità.
Mentre le scelte professionali diventavano più limpide ed andavo raccogliendo le prime soddisfazioni, non riuscivo più a comprendere il tono di una telefonata, di una richiesta d’aiuto, di un momento di felicità intorno a me.
Mentre la mia mente brulicava di idee, le azioni rimanevano richiuse in un cassetto.Avrei potuto continuare su questa strada per molto tempo. Forse per sempre.
Il rifugio mi serviva. Sebbene avessi sempre cercato lo spazio per la solitudine, mi sono reso tardamente reso conto di quanto il calore degli affetti mi mancasse. Lo avevo tradotto in una capsula di illusione, quando in realtà il rapporto che avevo costruito si era sfaldato in anni di distanza senza aver avuto l’occasione, o la voglia, di prendere una posizione. Avevo così atteso per troppo tempo che le cose cambiassero, senza che nulla prendesse corpo, mettendo in stand-by alcuni aspetti.
Non poteva più andare cosi. Non potevo più attendere come quelle scope che qualcuno le prendesse in mano.
Dovevo riprendere a progettarmi e dovevo scegliere la modalità. Dovevo rimettermi al centro recuperando il senso di quest’attesa mai concretizzata.

E l’ho fatto.

Sentendo finalmente quei muri sfaldarsi, recuperando la capacità anche di poter piangere liberamente.

Al muro, inserito originariamente da MauViator.

Giocare a basket in Sicilia

Con grande onore mi è stato chiesto nei giorni scorsi di scrivere un articolo per il blog de iMille. Onore perchè seguo da un paio di anni ciò che cercano di proporre ed onore perchè è la prima volta in cui qualcuno mi chiede di scrivere al di fuori di questo blog.
Vi ripropongo l’articolo.


Giocare a basket in Sicilia
di Mauro Caruso

Per parlare della Sicilia e del profondo cambiamento culturale in atto dovremmo distogliere l’attenzione da ciò che raccontano le prime pagine dei giornali, delle storie di preti e presidenti di squadre di calcio che inneggiano a capi mafia della zona per dimostrare riconoscenza. Dovremmo piuttosto guardare alle storie piccole, minute, a quegli degli uomini che in questi anni hanno cominciato a lottare per cambiare la storia di questa terra, cominciando a pensare che il riscatto dovesse partire dal centro delle proprie vite. Da quel frastuono che nel ‘92 ha destato il sonno della società siciliana nulla si può più raccontare con le stesse parole. La stessa storia della Sicilia non potrà che essere raccontata sempre con maggiore frequenza distinguendo le due facce, l’ignavia e l’impegno, che costituiscono l’immagine dell’Isola. Non si potrà più raccontare della Sicilia dimenticando le storie di semplici cittadini e delle numerose associazioni che in questi ultimi decenni hanno saputo costruire una fitta rete di aggregazione della cittadinanza difronte ai temi della legalità e dell’Antimafia.

Oggi per guardare al cambiamento puoi anche guardare ad un palazzetto dello sport di periferia, in cui gioca una squadra di Serie C di Basket. Puoi andare lì, dove di solito riecheggia soltanto il rumore della palla sul parquet per trovare centinaia di appassionati e neofiti pronti ad incitare un gruppo di giocatori e una società che ha fatto di un’idea una grande intuizione. L’idea che la legalità non può essere raccontata soltanto nelle scuole, non può passare soltanto attraverso i dibattiti e gli incontri per una nicchia di addetti al settore, ma deve impadronirsi dello sport, elemento fondamentale della vita di tanti ragazzi. Per questo motivo da quest’anno la società Sportiva “l’Aquila P.G.S.” di Palermo ha preferito far posto nelle proprie maglie al simbolo di AddioPizzo, per veicolare questo messaggio attraverso i palazzetti siciliani e di una parte dell’Italia. Non più supermercati o imprese locali, ma il simbolo di un’associazione che in questi anni si è distinta per impegno ed originalità nella lotta ad uno degli aspetti di odiosi dell’economia mafiosa.

L’idea, nata sulle panchine durante gli allenamenti, si è trasformata in realtà grazie alla sponsorizzazione di alcune imprese già facenti parte della rete del consumo critico creata da AddioPizzo, come Prima Visione, Kafara Hotel, Triathlet, La Fabbrica delle Idee, I colori del Sole, Industria Arredi Albanese e Guajana, ed ha già posto la sua attenzione a livello nazionale, in particolare attraverso la trasmissione Caterpillar su RadioDue e dei dirigenti dell’Aip, l’associazione italiana Pallacanestro, che con le parole di Dino Meneghin hanno voluto ringraziare il presidente dell’Aquila Adriana Urcioli:

Cara presidente Urcioli, Le scrivo per manifestarle tutto il mio orgoglio e la mia stima, prima come cittadino italiano e poi come Presidente della Fip, per aver la sua squadra deciso di indossare sulle maglie da gioco il logo dell’associazione Addiopizzo. La sua società sta dimostrando nei fatti qualcosa di cui sono sempre stato fortemente convinto: che lo sport possa, e debba, avere un ruolo determinante nella formazione delle coscienze e del tessuto sociale, offrendo modelli positivi da imitare. Sono tanto più orgoglioso perché apprendo che sono stati proprio i suoi giovani giocatori a proporre il rapporto con l’associazione Addiopizzo: un segnale forte e chiaro che lo sport in generale, e la pallacanestro in particolare, può dare un’importante contributo alla qualità al nostro vissuto quotidiano, in campo e fuori. Complimenti di cuore per l’iniziativa e in bocca al lupo per il campionato.
Dino Meneghin
Presidente Federazione Italiana Pallacanestro

La consapevolezza dell’originalità di quest’impegno meriterebbe quindi una platea più ampia e sarebbe quindi auspicabile un impegno delle serie maggiori su questo tema, troppo spesso dimenticato dallo sport. D’altra parte per chi volesse sostenere quest’iniziativa segnalo la pagina su facebook e la possibilità di sostenere AddioPizzo attraverso i canali forniti sul sito dell’associazione.

Tormentoni

#2

Basta lavorare, lo capite che questa è la mia prima occupazione?
E poi mi è presa pure la crisi creativa.

E io invece due euro glieli do

Andrò volentieri a votare domenica, e vorrei che con me lo facessero almeno altri tre milioni d’Italiani.
Perchè le primarie sono fondamentali, uno strumento potentissimo, ed un treno che in molti vorrebbero passasse troppo velocemente. Perchè si, ha dei difetti, ma offre anche quel grado di imprevedibilità che i congressi di partito non possono offrire, impelagati come sono nell’equilibrio delle parti in gioco. Sono quel colpo ad effetto che solo i fuoriclasse concedono, nella noia degli altari della politica. L’elemento di follia dettato dal volere di chi poi andrà a votare alle elezioni, garanzia probabilmente di una vittoria più duratura, perchè poggiata sul consenso.
Si dice che qualcuno dall’esterno possa condizionare fin troppo il voto, e questa è la paura che paventano gli oppositori a questo “metodo”, quelli che sostengono le decisioni interne.
Gli stessi, per intenderci, che poi non disdegnano i magheggi nella proliferazione delle tessere al Sud.
Quando qui in Brianza non sono neanche riuscito a tesserarmi a luglio, nel groviglio complicatissimo dei regolamenti ai quali ognuno da interpretazioni differenti. Ed è vero, che proprio da questi dettagli si nota come questo partito sia ancora da costruire.
Di certo non è questo il partito che voglio vedere, un partito incapace di proporre utopie, di far crescere speranze nei propri presunti elettori. Un partito invece in grado di giocare il pessimo ruolo di spalla alla destra nel gioco al ribasso proposto dal populismo dilagante, dai giornali ai nostri vicini di casa.
No, non credo che abbiamo bisogno di questo. L’Italia non ha bisogno di questo.
E per questo ho deciso di votare Ignazio Marino. Lo spariglia carte. Il chirurgo. Qualcuno sostiene non abbia il fisico da vincente, da leader. Non importa, parlino pure.
Il resto lo sapete, è come dice Zoro stasera dalla Dandini.
L’ho sentito parlare, ho letto le proposte delle sue mozioni e le ho confrontate con quelle degli altri due candidati. Le trovate in giro.
Le opinioni su laicità, diffusione della banda larga, diritti degli omosessuali e delle coppie di fatto, le alternative al precariato, il Sud, il No al nucleare lo distinguono da chi di rinnovamento parla soltanto. E sono per buone parte le mie.
Ed infine lo voterò perchè no, per il suo passato da Scout. Se conosco, come conosco bene gli scout con il loro ondeggiare tra solidarismo, cattolicesimo e servizio per il prossimo e attenzione all’educazione rivedo ciò che servirebbe a quest’Italia.

update: Gilioli dice cose giustissime.

#1

Tra scrivere e parlare con un amico, non c’è storia.

Voglio subito la maglia

Quest’anno il campionato di basket di serie C vedrà divise molto particolari in campo.
Il logo di AddioPizzo campeggerà al centro delle maglie dell’Aquila di Palermo, grazie all’impegno del Presidente, già appartente con la sua attività imprenditoriale alla lista Pizzo Free.
Bella iniziativa, come ricorda Dino Meneghin, e come i puntuali Cirri e Solibello di Caterpillar hanno raccontato.

http://www.youtube.com/get_player

Toh, chi c’è!