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Chiamate Bruce Willis

Mentre la notizia scivola in fondo alle homepage dei giornali Italiani, ancora una breve considerazione su quanto avviene nel golfo del Messico.
Nonostante la compagnia incriminata cerca di dare un tocco di trasparenza mettendo online l’immagine di una delle due falle, poca chiarezza viene fatta sulle cause del disastro.
Si parla di due valvole di sicurezza non installate e di perforazioni oltre i limiti concessi, nonchè di test di sicurezza non superati il giorno stesso dell’incidente.
Riguardo alle valvole di sicurezza, di cui una prevista per legge, rimane inspiegabile il motivo per il quale un impianto che estrae petrolio per un importo di 400.000 $ al giorno non trovi il modo di adeguarsi ad una norma già utilizzata dall’Eni, ad esempio, da più di dieci anni.
Operazione che avrebbe consentito una chiusura istantanea della valvola in caso di un ESD (Emergency Shutdown), che avrebbe quindi bloccato la fuoriscita della miscela gas – petrolio a valle della falla.
Tutto a fronte di una spesa non esorbitante ma che avrebbe richiesto una fermata dell’impianto almeno per un paio di giorni, evento inconcepibile per chi ha in gestione la piattaforma.
Perchè, parliamoci chiaro, l’unico vero motivo per il quale molto spesso queste operazioni di manutenzione e di integrazione non vengono eseguite risiede proprio nella necessità di interrompere una produzione che deve procedere nel senso del massimo guadagno e di un ritmo che non può essere interrotto.
Per cui, per quanto il gioco di rimpiattino sia cominciato tra le parti in causa, le fondamenta di quanto sta avvenendo sono da ricercare nell’assoluta incapacità della nostra civiltà di rinunciare al petrolio come fonte combustibile, e dei governi nazionali nell’infliggere a tali compagnie multe che siano realmente in grado di disicentivare comportamenti maldestri come quelli perpetuati in questo caso dalla B.P.
Del resto la storia dello sfruttamento petrolifero, tra le molte macchie lasciate dal suo passaggio, è ricca di eventi che dimostrano l’incapacità di governi, che definire deboli è un eufemismo, nel far rispettare delle norme di sicurezza elementari.
Lo racconta in una puntata imperdibile di Report Milena Gabanelli, affrontando la situazione nigeriana, ed in particolare il fenomeno del “gas flaring“, della fiamma cioè generata dalla fuoriscita nell’atmosfera del gas naturale (la stessa nube visibile in questo video) , tossica per l’uomo e per l’ambiente e che continua a far parte del panorama visibile in tutto il delta del Niger, nonostante siano presenti norme del tutto ignorate già dal 1979.
O meglio, che soltanto nel 2012 risulteranno attuate. O almeno così si spera.

p.s. il titolo è una sua idea.

C’è B.P. e B.P.

Eppure un amico mi ha appena ricordato, che B.P. diceva che fosse dovere di tutti impegnarsi per lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato.
Strani giochi fanno le parole. Alla B.P. sicuramente non conoscevano questo motto.

p.s. la foto l’ho presa da qui.

Robe di casa mia

Code, incontri, umori

Ad un certo punto ho sperato che quei minuti passassero più lentamente possibile, nonostante ci trovassimo già in coda da un’abbondante mezz’ora. Della visita per i palazzi dei Rolli non avrei comunque capito nulla, per cui tanto meglio restare in fila, tanto più dopo aver cominciato a battibeccare con un trio di amici “con lo stesso identico umore”, ma per “una divisa di un altro colore”. Una telefonata per chiedere informazioni, il primo sorriso sornione dopo il primo rigore, i minuti che passano mordendosi le labbra, cercando di spostare l’attenzione sulle fotografie esposte sugli scaffali, giusto per ingannare l’attesa, e poi chiami tu o chiamo io, ma no, aspettiamo cinque minuti, che poi il gol arriva, lo mette dentro il solito Miccoli, con genio e dedizione, incompresa da certuni, e poi ci prova Budan, che oramai la coda sta svanendo e i minuti pure, in una lunga telecronaca telefonica.
Ci sorridono, alla fine, i nostri compari casuali di questo, pomeriggio.
Forse adesso meglio dedicarsi ad architettura e storia, e ciò che accadrà accadrà, oramai la prossima settimana.
Chissà mai.

Ho sbagliato stadio

In scaramantico silenzio, almeno fino alle cinque di oggi pomeriggio.

E tu ci pensi alle Rane?

“che fine hai fatto
ti sei sistemato
che prezzo hai pagato
che effetto ti fa
vivi ancora in provincia
ci pensi ogni tanto alle rane?”

Le Rane, Baustelle


Com’è che da quando ho ascoltato il nuovo disco dei Baustelle non riesco a togliermi questo ritornello dalla testa?

Sabato mattina

Il vino che corre veloce e che, appena poggi la testa sul cuscino, impone ai tuoi occhi di chiudersi. Risvegliarsi al mattino e poi rigirarsi nel letto fin quando se ne ha voglia.
E poi Genova, questo sabato mattina, o forse lo sarà sempre, è ciò che richiedi ad una mattina di primavera. Le mamme con le figlie, sorridenti per gli affari fatti pochi minuti prima al mercato rionale. La panettiera che urla ad un vecchietto che non ce la fa proprio a sentirla quando viene il suo turno, una piazza con le panchine affollate, i cani che fanno i fatti loro.
C’è un mercato coperto, con le bancarelle che sembrano una Ballarò più ordinata e vien voglia di far spesa. Comprare del pesce, per esempio, che sembra aver l’occhio vivo, mica come in quei tristi banconi degli ipermercati milanesi.
Riempire le buste così di sardine, polpi e vongole e poi a casa, ad affettare il prezzemolo, l’aglio, mettere tutto sul fuoco, e godersi il pranzo, in questo sabato tipicamente italiano.

Un cretino

Un cretino che si muove con movenze da cretino, che usa la sua stupidità per aprire scatole che sono chiuse fin troppo bene.
Un cretino che farebbe di tutto per condire il silenzio, per congiungere gli attimi di sospensione. Che non ha paura di sembrar cretino con le sue battute troppo idiote per essere vere.
Un cretino che impazzirebbe nel veder teste quasi sempre chine, capaci di non sussurrar parole per decine e decine di minuti.
Piuttosto, preferisce fare il cretino.
Visto che lo è.

Diciamo

Dovrebbero oramai averlo capito che andare in televisione non è soltanto fare passerella. Quando vai ad un dibattito politico dovresti sapere già che c’è qualcuno che è pronto ad afferrarti per la giugulare e schiaffarti a terra prendendo la tua magagna, perchè anche tu l’hai fatta, e utilizzandola con la maestria della mantide, che per ore sta in attesa del momento giusto.
Dovresti averlo capito, o qualcuno te lo dovrebbe aver spiegato.
Dovresti aver anche tu affilato l’arte della risposta che smorza i toni, che passa oltre con superiorità. Avresti dovuto passare ore in sala di simulazione, proprio come i piloti, a schivare i colpi di un Sallusti qualsiasi.
Se, come D’Alema, non lo hai ancora imparato, dovresti cominciare a pensare di metterti da parte, te come tutti i tuoi compari nella stessa situazione.
Magari lasciando spazio a qualche faccia nuova.

Nomi e cognomi

Stasera ho visto un uomo che metteva in fila le parole, che non era un attore, e neanche un giornalista, ma ci teneva li con la forza dei suoi monologhi e di quelle verità.
Ho visto un uomo che, cosa rara, faceva nomi e cognomi.
E adesso, tornato in casa, dopo aver riso con lui, il senso di immobilità di certi momenti, mi rende inquieto.