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La fantasia, ecco cosa manca

Le strade, svuotate dal caotico trambusto, con qualche sporadico ronzare di motorino carico di pizze, la camminata che si faceva veloce fino a sparire nell’androne di quel condominio. Ed infine il piacere intimo e collettivo dell’ansia per un pallone che, spinto da una parte all’altra del campo, trasporta emozioni. Lo sbuffo annoiato ed irritato, la critica solerte, la speranza taciuta, finchè non arrivi la rete. Ed allora la corsa verso il balcone con i coperchi scippati dalla credenza, e il caos tornare ad impossessarsi dell’intero isolato, per qualche minuto, prima di ripiombare nel silenzio dell’attesa.
Probabilmente dovunque sarà così. Se non ricordo male.
Ma la fantasia manca, a quest’Italia, lo dicono tutti.

La sposa più bella

Capitava, anche abbastanza spesso, di sentire della fuitina, di una coppia, magari per superare gli ostacoli di una famiglia a mettersi di mezzo. Canovaccio standard prevedeva una ragazza “disonorata”, e per questo obbligata ad un matrimonio riparatore, in grado di restituire “onore” alla povera fanciulla, altrimenti additata come di poco conto, alla stregua d’una “pulla“, come diremmo da quelle parti.
Adesso immaginate una storia simile, con protagonisti un giovane rampollo di famiglia mafiosa ed una povera ragazza di campagna, rapita e costretta al matrimonio, e che non ci sta, e, nella Sicilia del ’67, si ribella ed alza la testa, ignorando le malelingue e le paure della solitudine che una scelta così controcorrente produce.
Sola, in un ambiente così ostile si oppone al matrimonio, denuncia il suo rapitore e lo spedisce in carcere, dopo un processo capace di muovere l’opinione pubblica su una norma ignobile che da li a poco verrà cancellata dal codice penale.
E’ la storia, vera, di Franca Viola, capace di sfidare mafia e convenzioni secolari in un sol colpo, raccontata nel film di Damiano Damiani (il regista del La Piovra, o del Giorno della civetta) pochi anni dopo, con una Ornella Muti agli esordi e da un fighissimo e dimenticato Alessio Orano.
Ancora adesso Franca continua a vivere ad Alcamo con la sua famiglia.
Andatela a cercare, quest’eroina dimenticata.

p.s. e pensare che devo dir grazie a Camillo.

Biochetasi, bio bio che ta si

Vi ucciderei tutti passerottini, spalancherei le ante di questa
finestra d'albergo, prenderei la mira, e così vi farei fuori uno per
uno.
Voi non lo sapete che la sera dovete mantenervi leggeri e soprattutto
non mischiare, neanche quando incontrate uno come Edo?
Maledetti passerotti.
Cosa cantate, a quest'ora della mattina, non lo sapete che non riesco
a chiudere un'occhio, e sono solo le quattro e mezza di una giornata
già, di per se, troppo lunga?

Le elezioni del paesello. Discontinuità

Non è tempo per lunghe riflessioni, per il momento, sballottolato come sono nelle ultime settimane.
Nella mia quasi distrazione però si sono svolte le elezioni in due paeselli a cui sono particolarmente legato, fosse altro che per un debito di sangue e di ricordi piacevoli.
Stento ancora a crederci, però dopo decenni di retaggi democristiani e di passivi amministratori, tanto da sembrare immobili ed eterei, sembra che il vento in qualche modo stia cambiando.
A San Mauro Castelverde è stato eletto cosi il giornalista Rai Mario Azzolini, come naturale seguito ad un lavoro cominciato già da un paio di anni da qualche idealista a cui va tutta la mia stima.
Mentre a Pollina comincerà a farsi le ossa il più giovane sindaco più giovane d’Italia, Magda Culotta, con i suoi venticinque anni che possono portar nuova linfa vitale ad un territorio che dopo l’abbuffata edilizia degli anni ’80 non ha saputo sfruttare a pieno la sua naturale vocazione turistica.

Tempi nuovi che fanno ben sperare, per discontinuità e per idee mostrate nei rispettivi programmi.
Non vedo l’ora di poter brindare da quelle parti, quest’estate, al nuovo corso madonita.

P.s.ed infatti sembra che a San Mauro qualcuno non l’abbia presa tanto bene.

Sogni piccoli

Aveva preso a fare quell’esercizio da qualche sera, da quando gli aveva detto che soltanto cosi sarebbe diventato un bravo ritrattista, capace di cogliere lo stato di quiete su ogni volto che avrebbe incontrato e voluto fotografare. Gli avevano detto che in questa maniera avrebbe potuto portare quelle espressioni nella direzione che più desiderava, fosse stato odio o dolcezza.
Ma lui stava li a guardare davanti allo specchio quel suo volto che cominciava a mostrare qualche ruga intorno all’occhio e non riusciva a riconoscerla quest’espressione.
Per quanto si sforzasse di rincorrerla essa pareva allontanarsi da lui. Per quanto riuscisse ad andare indietro con la mente non ricordava più il momento in cui la quiete dominasse i suoi pensieri.
Aveva smesso di pensare, totalmente assorbito da quella vita che seguiva ritmi che non gli appartenevano, ed anche in ogni secondo di libertà si ritrovava a rincorrere qualcosa che non riusciva ad afferrare.
Avrebbe voluto fare sogni piccoli, di quei sogni che la mattina dopo ritrovi a colazione, tra una tazza di latte ed una di caffè, invece di viver per aria con sogni irraggiungibili.
Pensò che il giorno in cui avrebbe ricominciato a fare sogni piccoli come una farfalla avrebbe ritrovato quelle rughe intorno agli occhi finalmente distese.

Cartolina da Karlsruhe

Le vittorie degli altri

Era inevitabile il contagio ieri pomeriggio, come se una tale iniezione di entusiasmo collettivo fosse necessario, di tanto in tanto, per rinvigorire un senso di comunità altrimenti sfasciata.
Camminando lungo via Torino era già una sfilata di maglie nerazzure dalle prime ore del pomeriggio, di bandiere svolazzanti e di strombazzate stramaledette dai negozianti in quella giornata troppo caotica persino per Milano.
Quando poi raggiungevi piazza Duomo era un tappeto di gente festante, incurante di ogni scaramanzia, già alle sei del pomeriggio, che non potevi fare a meno di ritrovarti dopo poco a cantare, tra il sorpreso e l’attonito, un “pazza inter, amala”.
Anche a voler sfuggire, percorrendo il tunnel verso la metro, quando già comprendevi di aver superato un limite autoimposto, non rimaneva che il fiume di gente che svuotava letteralmente ogni vagone inondandoti di sciarpe e striscioni, fino a sentir dire, superata la marea:
“che se poi vince davvero l’Inter mi emoziono almeno dieci volte tanto che per la vittoria dell’Italia al mondiale, già lo so.”
Che dice di per se tutto.
Mi sono tenuto cosi lontano da quella festa che non mi apparteneva e ho gioito anch’io in realtà, perchè agli interisti ho sempre voluto bene, sono sempre stati gli amici da prendere in giro, senza poter mai ribattere, con cui giocavi facile, che soffrivano in silenzio nella loro mestizia da astinenza. E a me, quelli cosi, mi sono sempre stati simpatici.

Chi la ferma più?

Continuando a tenere d’occhio la situazione nel golfo del Messico, date un’occhiata a questa esaustiva infografica, rigorosamente da ingrandire.

(via Alaska)

A Fivelandia

I biscotti preferiti dai puffi?

Storia di ordinaria idiozia

Prequel

-“Lasciamo la macchina da mio fratello, ci accompagna lui in aeroporto, magari ci offre pure il pranzo”
-“Vabbò, se per lui non ci sono problemi”.

La storia

Venerdi pomeriggio, aereo in partenza per Palermo, ed a farmi compagnia Alessandro. Partenza in concomitanza, e ritorno separato, visto che lui prolungherà la sua vacanza di qualche giorno.
Già in fila per l’imbarco, quando oramai le hostess sono a vista d’occhio, superata l’ultima curva di quest’astrusa nuova disposizione dell’aeroporto, una telefonata ci interrompe.
-“Ma Ale me le ha lasciate le chiavi?”
-“Perchè? Aspè che gli dico di controllare”
-“Cazz…mi sono dimenticato di dirgli che mercoledì mattina passerà la pulizia delle strade”
-“Ma che ne sapeva lui. E poi come hai fatto a dimenticarlo, se l’altra volta ti sei preso la multa pure tu. E poi sono io lo stonato della famiglia.”

Intanto Ale, infila le mani nelle tasche del suo zaino da campeggio, alla ricerca delle benemerite chiavi.
-“Qua sono”.
-“Apposto, perfetto”.

Attimo di panico, sguardo perso come un pesce rosso in un acquario, ed una ragazza, evidentemente incuriosita dalla discussione, comprendendo la situazione e la nostra totale inerzia, ci suggerisce un’alternativa:
” Perchè non le lasciate all’ufficio oggetti smarriti e poi lui le viene a prendere. Si può fare, credo.”
Neanche il tempo di finire la frase, ed Ale era già sparito.
Faccio passare i pochi dietro di me nella fila, ma insomma, non c’è molto da temporaggiare, visto che tra due minuti sarò li davanti, pronto a staccare i biglietti. Ed ancora lui non si vede.
Mi trattengo indifferente, faccio passare due ritardatari, ma è proprio il mio turno.

-“Il suo biglietto, signore“.
-“ehm… si ecco, però sto aspettando un mio amico che è dovuto scappare per fare una cosa, se….se potete aspettare due secondi ancora”.
Sguardo infastidito all’orologio.
uhmm….Ma cos’è andato a fare..
Ed ecco che spunta dalla stessa curva, trafelato, pronto per staccare il biglietto, anche lui.

“Com’è finita?”
“Niente, sono andato al controllo bagagli e lo volevo lasciare alla ragazza li, però mi ha fatto notare che tuo fratello lì non sarebbe potuto arrivare”
“E allora”

“Allora, mi ha detto di lasciarlo al tipo all’ingresso del controllo. Mi ha fatto uscire con lei, abbiamo spiegato la situazione a questo tipo, che è pure palermitano, mi ha detto, e se l’è prese. Gli ho spiegato a chi le deve dare, però tuo fratello deve venire entro mezz’ora, perchè poi lui se ne va”.

“Vabbene, ora lo chiamo. Hai visto che ce l’abbiamo fatta. Almeno ringrazia quella tipa li, e la sua idea”.
Arrivo a Palermo ed in contemporanea l’sms.
Ale mi deve 40 €

Ultimo atto.
Domenica sera. Trolley che cingola, quasi, tra le mattonelle disconnesse di fronte casa. Carichiamo, che tra un’ora e mezza l’aereo parte.
Quando, un sms.

Siamo degli idioti. Abbiamo fatto un casino, e poi perchè non gliele abbiamo fatte lasciare a te, visto che tornavi oggi? Che……

Come dire, l’intelligenza si dimostra sotto stress. E la nostra era, evidentemente, assente.