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Quanto vale una vita?

Ci sono dati oggettivi e dati soggettivi su cui basarsi, sempre.
Un dato oggettivo mi capita sempre di vederlo sull’Internazionale, in un piccolo riquadro. Non conoscevo quei dati ed un certo effetto me lo danno sempre. Non esistono giudizi da dare, o parti da cui schierarsi. Non è quello il punto. Dovremmo ricordarceli però, questi dati.

Riporto quei dati.
Numero di morti dall’inizio della seconda intifada (28 Settembre 2000)
Palestinesi 5292
Israeliani 1082
Altre vittime 79
Totale 6454

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Iracheni 88851-96976
Soldati statunitensi 4190
Soldati di altre nazionalità 314

Dati aggiornati al 5 Novembre 2008.

Perchè c’è bisogno di sognare

E’ come se in questa settimana si fosse deciso di prendere il mondo è portarlo in una direzione, lontana mille miglia dall’egoismo e dalla paura che ha accompagnato le giornate della politica, e della vita sociale di tutti noi, vicina a quello che più sentivamo fosse giusto.
La maggior parte di noi non ha ascoltato neanche un discorso di Barack Hussein Obama ma è come se si fosse sparso per il mondo il seme della speranza. La speranza contrapposta alla paura. Paura del terrorismo certo, in origine, ma ben presto trasformata in paura dell’immigrato che incontravamo sull’autobus ogni mattina, dello zingaro che da sempre si mette all’angolo della chiesa a chiedere la sua di questua, e perfino del vicino di casa.
Vedete, non è irrilevante mettere l’accento sulla possibile speranza accesa. Non viviamo certo tempi facili, il mondo è pervaso da una forte crisi economica, noi probabilmente saremo la generazione che vedrà regredire quanto vissuto dai nostri genitori, e già lo stiamo vivendo ogni giorno cercando un lavoro più o meno gratificante.
Ma se la speranza è in grado di diffondersi perchè non crederci. Ogni uomo ha bisogno di sognare o, come diceva Danilo Dolci, ognuno cresce solo se sognato. Senza il sogno rimaniamo fermi, e la disillusione è in grado di estirpare quanto di entusiasmante possa esserci nella gioventù. La rassegnazione ci fa stare fermi ad aspettare solo che il tempo scorra. Il sogno piuttosto, ci fa alzare la mattina dal letto, è la prospettiva che vediamo all’orizzonte. Ci accarezza nel sonno, ci rende spesso insonni quando sembra che esso sia lontano. Ma senza di essi saremo morti, viscidi morti a due piedi dalla bara. Vittime della paura del fallimento.
Ma allora com’è che quest’uomo ha acceso tutto quest’entusiasmo? Saremo mica diventati tutti fessi a farci intortare da tante belle parole? Non siamo mica cosi noi, lo sappiamo che la vita può dar disillusione.
Eppure sono convinto che non siano le parole ma la storia a renderci fiduciosi, per una volta. Perchè per quanto possiamo essere negativi sulla situazione mondiale, ci si è presentata davanti una storia che ci mette faccia a faccia con il progresso. Guardiamo indietro e vediamo rivoluzioni, lotte per i diritti e poi di nuovo restaurazioni. Questo però è un passo di tango. Sono due passi avanti ed uno indietro in un andirivieni che non ci fa notare il movimento. Ma quando esso si presenta cosi bello è compiuto non possiamo che prenderne atto. Il mondo va avanti, e migliora nonostante tutto. Ricordiamocene quando diranno di non illuderci. O quando saremo noi pronti a pronunciare questa frase.

Tutto molto bello

Sempre più spesso rimango sbalordito dalle opportunità che si aprono qui sulla rete. Inimmaginabili le relazioni che si aprono, le idee che girano e si condividono. I rapporti che si instaurano.
Bello. Bello. Bello.

Articoli su quel “negher” li

Gli articoli più interessanti letti sull’elezione di Obama li trovate nell’angolo degli elementi condivisi.
E basta parlare di Berlusconi e delle sue gaffe, non si scopre adesso la sua simpatia. E non ha mai spostato un voto in direzione contraria.
Pensiamo piuttosto a cosa abbiamo da imparare e da criticare veramente.

So good

E cosi il gran giorno ha tradotto i proclami in fatti. Barack ce l’ha fatta. Per l’unica volta nella vita ho invidiato gli Americani e la loro democrazia, e ho invidiato a loro un presidente, adesso, in grado di accendere la speranza nel proprio popolo, in un modo che mai si era visto prima.
Tutti oramai salgono sul carro del vincitore, anche chi fino a qualche settimana fa lodava l’operato di Bush.
Non farò nessuna considerazione, ne ho sentite a non finire oggi, e non c’è quindi modo e motivo di aggiungere qualcos’altro.
Mi fa un pò paura questa visione da Messia data ad Obama, colui che risolverà la crisi economica, porterà la pace in MedioOriente, ricucirà i rapporti con Mosca, migliorerà la condizione dei poveri in Kenia, farà andare il Palermo in Champions League e via dicendo.
Verrà punito ed attaccato sicuramente al primo errore, e per questo mi è piaciuta la frase con cui ha salutato l’America. Senza la presunzione dell’uomo che tutto sa.
Sbaglierà sicuramente e per questo non mi piace questa mistificazione che sta avvenendo in queste ore. Niente illusioni quindi.

Dal discorso di Obama stanotte:
Ci saranno battute d’arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d’accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell’opera di ricostruzione della nazione nell’unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.

Attimi nel temporale

Ombra miagola dietro la porta. Fuori piove forte e ci sono fulmini.
Ha paura Ombra quando il cielo tuona.
La faccio entrare e incomincia a strofinarsi come al solito intorno ai miei pantaloni. Fa le fusa come sempre, e cerca carezze.
Mi segue in giro per la casa ovunque mi muova. Se sto tanto in una stanza si mette nel punto più caldo, ma non appena un fulmine illumina la stanza lei corre da me.
Ha paura e appena sono sul divano si appoggia sulle mie ginocchia e dopo qualche minuto è già che dorme.

Ogni tuono esce fuori gli artigli che infila nella mia tuta.

Obliqui, oscuri. Sorridenti, ebeti

I giornalisti del tg3 sono dark.
Meglio dark che ….

La notte che aspettiamo

Sarà una lunga notte. Molte speranze verranno alimentate o bruciate da qui a domani mattina.

Ho preferito non parlarne fino ad oggi e non mi tradirò neanche ora, ma i toni troppo entusiastici mi portano ad essere scaramantico. “Non dire gatto se non l’hai nel sacco” diceva un profeta.
Comunque vada avremmo molto da imparare da questa campagna elettorale in Italia, dove le primarie fanno troppa paura per praticarle fino in fondo.
Su McCain e Obama non avrebbe puntato nessuno due anni fa.
Io seguirò finchè potrò stanotte ma preferirò essere sveglio domani di buon mattino, quando i primi risultati saranno chiari.

Per una volta preferirò ai sogni d’oro un risveglio splendente.

Verdenero

Se non fosse per la lettura le cinque ore di treno che da Milano mi conducono ad Udine diventerebbero interminabili. E’ quanto mai facile entrare nei luoghi comuni, ed il treno in quanto esso lo rappresenta, ma non è come fare quelle tratte che portano verso il sud nelle quali trovi sempre pronto qualcuno con cui intraprendere una discussione, che ti rivela la sua vita, quella della sua famiglia, si sfoga e ti fa apprezzare l’arte sacra dell’incontro.
Su certe tratte ci si trova invece nel proprio posto quasi sempre in silenzio, e questo silenzio si rivela sempre proporzionale all’età del coinquilino di scompartimento, come se con l’età la diffidenza e la voglia di conoscere venisse soffocata dall’insipienza di certe rughe mal curate.
Venerdi ho terminato un bel libro ambientato a Palermo. Tre storie legate alle corse clandestine di cavalli che spesso hanno luogo per le strade della città. Tre storie molto diverse per tre diversi autori siciliani, Valentina Gebbia, Gery Palazzotto e Giacomo Cacciatore.
E’ un libro che fa parte di una collana edita da una piccola casa editrice milanese, la Edizioni ambiente, conosciuta qualche settimana fa in un bel locale milanese. L’idea, semplice ma efficace, di questa casa editrice è quella di tradurre in racconto il rapporto 2007 di Legambiente sulle Ecomafie coinvolgendo i più grandi nomi del noir Italiano, da Lucarelli a Wu Ming e DeCataldo. Inquinamento chimico, smaltimento di rifiuti, incendi, abusivismo, traffico di animali. Ne viene fuori una mappa di un’Italia sconosciuta, troppo spesso taciuta per meschinità e convenienza e dietro le quali si nascondono grandi delitti di cui ne è vittima chi, per inganni del destino, si trova su quella stessa, cattiva, strada.
Buona lettura.

Sauris e la Carnia



L’ho già detto che mi sono innamorato del Friuli?