Per guardare anche l’altra faccia della medaglia, quando non si discute solo di opinioni.
Cosi, giusto per non mitizzare troppo certe figure.
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Preghiera per domani
Vorrei come nelle favole, con quei disperati, andare dalla strega per aver la sua pozione magica.
Vorrei conoscere i segreti, i fili da tessere perchè il ricamo risulti cosi sottile da non essere visto ed elegante da restarne ammaliato.
Sono giorni nuovi questi qui. Tutto cambia senza che lo voglia, ma senza poter far nulla.
Tutto mi muove però lungo una direzione, secondo quella che è la mia visione. Non la vedo, ma ne intravedo il senso. Capisco il coraggio delle scelte, e le ammiro per quelle che sono.
Troppe volte ho visto soltanto la paura unire.
E non è ciò che voglio. Quello no.
E poi, oggi, come quasi sempre, nelle difficoltà, vedo una mano sorreggermi.
Chiamatela come volete, però in questi momenti, vedo segni inconstatabili. Il semplice verificarsi di eventi, proprio oggi, che possano sedare un pò della fame di ciò che desidero, a me sembrano miracoli.
Amen.
L’unico Bersani che posso votare….
Questo è il giornalismo, baby!
Guardiamo ai giornali anglosassoni con una forma di adorazione, pagine in cui viene raccontata spesso la verità su ciò che da noi non si può più dire. Una sorta di coscienza esterna che di tanto in tanto ci indica la strada migliore da seguire.
C’è un eden intorno a noi, in cui potremmo metter piede in un attimo per quietare i nostri animi rattristati dai vizi Italici di cui ci dimostriamo stanchi.
Eppure un dubbio, in questi giorni, l’ho avuto, dopo aver letto questo articolo. Un dubbio sull’ampiezza delle vedute con cui dall’estero guardano noi, sulla capacità attribuita ai giornalisti stranieri di guardare ai fatti e non alle opinioni. Sulla possibilità insomma di raccontare la realtà abbandonando gli stereotipi per cui siamo apprezzati.
Chi legge questo piccolo blog sa quanto apprezzi il lavoro svolto da AddioPizzo in questi anni, stima confermata negli ultimi anni, da quando cioè persone a me molto vicine hanno cominciato a collaborare a quest’associazione.
Non molto tempo fa la richiesta di un intervista da parte del Sunday Times, rinomato inserto online del Times di Londra, non poteva che apparire come un’ottima opportunità per far conoscere il lavoro condotto in questi anni, e far comprendere oltre i confini quale fosse il seme di rinnovamento gettato a Palermo.
Un’intera giornata poi a contatto con il giornalista inglese
“These are just some examples of all the untruths reported in the article by the journalist Dan Mc Dougall.
- “Members of Addiopizzo receive constant death threats…”
I membri di AddioPizzo non hanno mai ricevuto minacce di morte. - “We don’t have the police on our side, as many of them are bought off by the Cosa Nostra”
Abbiamo avuto un grosso supporto dalla polizia che lavora con molta professionalità e senza di essi non avremmo ottenuto cosi tante denunce dai commercianti. - “Some of our members’ homes have been sent letter bombs. Our families are threatened…”
Nessuno dei soci ha mai ricevuto lettere bomba ne i nostri familiari sono stati mai minacciati.
- “Cervillera’s mission is personal. Her uncle, a police officer who refused to take mafia bribes, was killed by a car bomb. Her mother was also threatened”.
Lo zio di Lidia Cervillera non è nè stato ucciso dalla mafia nè fa parte delle forze dell’ordine, e sua madre non è mai stata minacciata. - “Chiara Capri, 23, the owner of a fashion store, handed out leaflets.- As a businesswoman I was a victim of extortion,- she admitted. The mafia had come to her boutique and demanded £360 a month. Their threats had reduced her mother to tears. […] They threatened to kidnap my nephews on their way back from school […] She contacted the police and two of the men are being prosecuted, although the entire family still live in fear of reprisals”.
Chiara è solo una volontaria che studia medicina e nè lei nè la sua famiglia hanno un negozio di vestiti. Lei non ha nipoti e ne lei ne la sua famiglia hanno ricevuto minacce.”
I commenti rilasciati sul sito del giornale sono entusiasti per l’opera condotta da queste donne nel combattere un male cosi grande, naturalmente. Ma l’immagine che ne esce della Sicilia è talmente distorta ed imprecisa da far rabbia.
Perchè fa giungere alla consapevolezza che forse l’unico modo per vendere l’immagine della Sicilia all’estero, anche per un giornale autorevole. sia quella di un territorio totalmente in mano alla criminalità, una zona selvaggia del mondo, esotica a suo modo, che conferma quell’immagine sedimentata da cinema, fiction e letteratura per un secolo e più.
Un luogo insomma a cui poter guardare per sentirsi fieri di vivere in un posto decisamente più civile.
Le colonne
“Purtroppo sono cose che capitano”
Dalla prima puntata dell’Era Glaciale. Agghiacciante è il commento più adeguato.
E intanto Palermo
Sembra la Thailandia….
(via Fb, foto di Dario Panzavecchia)
Un carico di ottimismo
Afghanistan, Colombia, Perù, Iraq, Monzambico, Stati Uniti, e la lista potrebbe continuare a lungo, uniti grazie alle capacità di Don Pierluigi Di Piazza.
Come raccontavo in una telefonata a mia madre, da queste giornate ricevi un’iniezione di positività, non tanto perchè incontri l’impegno di gente eccezionale, e neanche perchè da li se ne esce avendo risolto qualche problema, ma perchè incontri e guardi negli occhi gente che guarda con ottimismo al futuro, che la pensa come te, e che cosi ti fa sentire meno solo nel mondo.

Lacrime dal Sud
Eroe.
Cos’è un eroe?
Vittime di una società che non è capace di creare lavoro e opportunità in buona parte delle sue terre, e che cosi costringe tanti giovani alla ricerca di un’alternativa.
Una possibilità di riscatto, che li dove stanno non è concessa.
C’è Nunzio, che lavora nei campi col padre, e lo si vede già cosi poco, stremato dalla fatica ogni sera, per pochi euro, poi.
Certo, ci sarebbe qualcuno che qualcosa me la troverebbe anche, ma chissà cosa vorrebbe poi
E allora, di bivi non ce n’è poi tanti su cui ragionare. Andar via è il meglio che puoi offrire alla tua vita. E la strada più semplice è quella che conduce alla caserma
E’ un tentativo che passa per la testa a tutti, da quelle parti. Quando la naja era obbligatoria, tutti tentavano di prolungare il servizio, per poi sperare in un passaggio a tempo indeterminato
Adesso, molti continuano a tentare di sorpassare le rigide selezioni. Qualcuno supera il giudizio dei graduati, e con poche robe nella borsa, si lascia il passato alle spalle per la rigida vita della caserma.
Penserà di tirar dietro la sua ragazza conosciuta a quindic’anni per le vie del paese, o forse il suo amore sarà forestiero e faticherà a comprendere la sua malinconia, la sua rigida fermezza nel ritorno a casa ogni anno. E deciderà, come tiepida conseguenza, di sposarsi, comprar casa in un borgo a pochi passi dalla caserma. Ma i soldi, si sa, non basteranno mai. Trentamila euro per un matrimonio son tanti e poi c’è il mutuo, se mai lo accorderanno-
Quelle missioni all’estero, attraverso le quali prima gli consentivano di dar spazio allo sfizio della moto fiammante con cui farsi vedere in paese, diventeranno esigenza.
Si è ben disposti a lasciare per mesi casa, sapendo di rischiare, perche si sa che poi le disgrazie son sempre di altri, soprattutto quando poi ad aspettarti c’è quel peso con cui lo Stato ti risarcirà
Per cui, non parlatemi d’eroi, per l’amor del cielo.
Son poveri Cristi, andati fin li non per un ideale, ma per campare.
Con la dignità che altrimenti non è concessa.

