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Segni sul vetro

Chi è che non starebbe davanti alla finestra a scrivere sui vetri frasi senza senso, di una poesia imbarazzante, solo per vedere quanto tempo poi ci mette a sparire, o se poi resta lì anche quando la pioggia è finita,

la condensa sparita, segno di un momento che sembrava finito, ed invece, eccolo lì.

Un film in due minuti/127 ore

La classica situazione nella quale avresti bisogno di una mano.
Voto 7/10.

Cos’è una bandiera?

Qualche mese mi sono ricordato della bandiera verde bianca e rossa riposta in un cassetto palermitano, e mi sono detto che forse era il caso di rispolverarla anche fuori dai mondiali.
Non ho mai attribuito particolare valore all’essere Italiano, non ho mai ritenuto questa caratteristica un motivo di vanto o di orgoglio particolare, e non ho mai capito come possa esserlo qualcosa in cui non posso aver avuto modo di agire.
Se però penso di eliminare da me questa radice, penso che mi ritroverei a cercare la metà di ciò che sono. Mi metterei a cercare ciò che mi fa incazzare, ciò che penso sia giusto difendere, tutto quello che ricordo di amare da star male.
E forse per questo che non ho mai pensato di andar via. L’idea più blaterata a vanvera che realmente realizzata per cui vivere altrove possa essere la panacea da ogni male non mi è mai appartenuta. Sarei andato via, certo, se anch’io non avessi avuto alternative. Ma è andata così, almeno finora.
Epperò mi sono ritrovato a vivere in Lombardia, per di più in questi tempi strani in cui è necessario rivendicare ciò che ritenevi scolpito nella roccia. E così anche ad uno come me è sembrato necessario uscire fuori di casa una sera, appena tornato da lavoro, e piantare su un muro esterno quella bandiera.
Il mattino successivo, il mio coinquilino, ignaro, è rientrato in casa, dopo averla vista, ad abbracciarmi.
Abbiamo idee molto diverse, io e lui. Ma, appunto, anche a lui è sembrato un gesto dovuto. Mettere in mostra la propria identità, raccontare a chi passa di lì, qualcosa di ciò che pensiamo.
E’ stato per mostrare un appartenenza? Non credo. Più ci penso e più mi ritrovo a dirmi di aver fatto così un gesto di sfida, di contrapposizione con il leghista, con l’indifferente, con il menefreghista che lo vedrà.
Un simbolo, che non è mai soltanto un simbolo, per mostrare, in maniera sbrigativa, il nostro non accettare molto di ciò che accade.
E allora mi chiedo se sia giusto che una bandiera diventi questo, e mi sono chiesto poi cosa rappresenti realmente quella bandiera.
Sto ancora cercando una risposta.

Piccolo mondo

Padre e figlio

Una mattina, quest’inverno, sono andato a passeggiare vicino al mare, lasciando la provinciale appena fuori da Palermo. Avevo poco tempo, sono rimasto li per ore. Mi muovevo ad un’altra velocità. Non potevo correre in un elogio alla lentezza.

Una vita in fuga, lungolinea

Ingannando l’attesa, tra un concerto dei Virginiana Miller ed il primo Aprile.

La casa sul fiume

Groupie

Sei tu che guardi fisso verso lui, dopo aver aspettato il suo ingresso sul palco timido di questa intima sala. Imbraccia la sua chitarra e intona le sue note, mentre le parole dei suoi testi sembri conoscere per intero.
La sala non ha più posto, ma è lui che guarda te, per un momento, in uno sguardo complice che ripercorre all’indietro trascorsi sottointesi, anche solo per te.
Vedo il tuo sguardo illuminarsi con gocce di lacrime che restituiscono una luce nuova. Ti guardo nell’incanto con cui sei rapita dal tuo incantatore di parole, emozionata dai suoi sguardi rapidi verso te.
Ti guardo, divertito dal tuo trasporto, consapevole che è un gioco divertente quello che concesso dall’altra parte del palco. Un gioco privato, un gioco invidiabile.

Virginiana Miller
La foto, via Pixel

Italia 13/02/2011

Ore 02.25. Una tv privata qualsiasi.

Ore 11:30. Via Libertà, Palermo.
Ed io pressoché al centro.

Ha sempre ragione lui

Certo, al primo ascolto ho pensato fosse andato fuori di testa, ma poi divento fascista, quando si tratta di lui. Perché ha sempre ragione, anche quando fa un disco delirante, nel senso puro del termine.

Imparare ad essere lombardi/2

Potrei anche indignarmi per il comportamento del consigliere di Lega indifferente alla morte di quattro bimbi Rom.
Se non fosse che comincio a non farci più caso, se già due su tre dei colleghi con cui passo il più delle mie giornate neanche sono stati sfiorati dall’idea, al mio ritorno in ufficio dopo una settimana, di chiedermi come possa essere andata l’operazione a mio padre.