Io me ne scordo sempre del Natale. Non fosse per la canzone di natale di Radio Deejay che ogni ora mi ricorda l’imminenza potrei essere in qualsiasi momento dell’anno. Nulla da fare, non ho il mood giusto, e non so bene cosa debba farlo per averlo davvero. Ho rinunciato alla corsa ai regali, e senza bimbi che girano per casa diventa difficile aver ben presente cosa sia. Quest’anno però ho almeno fatto i compiti, ho preso l’albero, ho invitato un po’ di gente in casa e ad ognuno di loro ho chiesto come regalo qualcosa per agghindarlo, come se.
E oggi, mentre aprivo un regalo inaspettato, l’ho avuto un pensiero natalizio, di quelli un po’ retorici, che se non a Natale quando. E pensavo che siamo proprio una generazione di eroi, come le sono state tutte probabilmente, ma per la prima volta ne ho la netta evidenza. Intorno a me vedo gente che certa di sfangarla giorno per giorno, che non si è fatta problemi a lasciare affetti ed amicizie di una vita per costruirne di nuovi, che tenta di ricostruire una nuova normalità intorno a se. Che, il più delle volte non ha neanche un lavoro, e se ce l’ha non è tanto sicura di mantenerlo a lungo. E nonostante questo lotta, cercando appigli continui, cercando occasioni nuove per sorridere. Che se ne frega di pensioni a settant’anni e di articoli diciotto, perché tanto il problema prima di tutto sarebbe averlo un lavoro e poi, seddiovuole, averne uno a ridosso della pensione.
Ed io, a chi non si aspetta scorciatoie e regali da nessuno, che lotta a questa maniera contro ogni evidenza in attesa dell’occasione giusta, io a questa gente qui, insomma, regalo il mio pensiero per questi giorni. Anche perché è una massa che mi sembra immensa a meritarlo. Ed adesso basta che non sono avvezzo a certi pensieri sdolcinati, e devo anche andare fino ad Orio al Serio a prendere i miei, per trascorrere il mio primo Natale a Milano.





