Sanatorie all’università

Come sminuire il significato di una laurea. Come se bastasse una laurea per avere accesso al mondo del lavoro.

Non so, mi sembra che si stia sfiorando la pazzia. Qual’è l’interesse a creare milioni di laureati quando il mercato del lavoro sembra non averne bisogno? Non vivendo all’interno del sistema universitario non ho idea di come funziona il sistema di finanziamento alle università, ma un ateneo del genere quale interesse ha ad agire in questo modo?

Leggete questo post, và: Esami in saldo… vergognatevi

Wallpaper per Ypisgrock

Andate a guardare i wallpaper messi su da Wisdoms per l’ultima edizione dell’Ypisigrock.
Io glielo dico che è sprecato per fare l’ingegnere.

Cuore di madre

Ho finito da poco “Cuore di madre“, di Roberto Alajmo. Un libro sull’inerzia, sull’incapacità di dare una direzione alla vita, ed infine sulla terribile e conseguenziale deriva. Crudo.

“…..fissano insieme la tomba, poi Cosimo si stanca e comincia a vagare con lo sguardo: il carrubbo, il muretto, il cielo, le stelle, la casa. La casa è casa sua. Ce l’ha sempre davanti agli occhi e non la nota mai. Ora, sia pure alla pallida luce della luna, ha tempo e modo di osservarla per davvero. Come volume complessivo è grossomodo un cubo. A farci caso, forse, risulta un pò più alta che larga, ma probabilmente a dare quest’impressione sono gli spuntoni di metallo che sporgono dalle colonne del tetto piatto. Quando suo padre la fece costruire realizzò il grosso dei lavori ripromettendosi poi di completarli col passare degli anni. Nelle intenzioni era previsto anche un piano rialzato dove Cosimo sarebbe andato a vivere con la sua famiglia, una volta sposato. Solo che suo padre morì, Cosimo non è sposato e il piano di sopra non s’è mai costruito. Sono rimassti solo quei moncherini di colonna a far presente che, volendo, l’ipotesi di realizzare un altro appartamento è sempre praticabile, se ci fosse la necessità e se ci fossero i soldi. Se ci fossero i soldi si potrebbe anche, finalmente intonacare i muri esterni, che sono rimasti coi mattoni a vista e danno un senso di precarietà. Ma non è questo che dà più fastidio a Cosimo: sono gli spuntoni di metallo sul tetto a ricordargli tutte le cose che avrebbe dovuto fare e non ha fatto….”

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Bella Livio!

Non ci posso credere.

Avevo tredicianni

Il giornale era li poggiato su quella panca fatta di pali di castagno e legature.
I capi Reparto erano appena tornati dal paese in cui si recavano per comprare le provviste necessarie per ogni giorno di campo. Non sorridevano come sempre. Ci lasciarono liberi di giocare e continuare nelle nostre goliardate adolescenziali.
Gaspare iniziò a fumare sul retro della tenda mentre i più piccoli si inseguivano lanciandosi sassolini ed acqua. Altri si misero a giocare a roverino, in quell’atmosfera sospesa nella quale beatamente sguazzavamo. Salvo ad un certo punto tirò quel cerchio di corda fin li, su quella panca dove Angela stava per raccogliere il giornale. Toccò a me recuperarla e avvicinandomi non potei fare a meno di guardare quella prima pagina.
Angela mi guardò e poi, tra gli occhi lucidi, ci raccontò quello che era successo e che li, lontano da Palermo, non potevamo sapere.
L’avevamo conosciuto un mese prima in quella veglia che da piazza Magione si snodò fino a riempire pienamente la chiesa di San Domenico. Ricordavo di quella serata le luci lungo via Roma, la piccola resistenza elettrica donataci, ma non riuscivo a ricordare quelle parole con cui ci aveva salutato. Il messaggio lasciatoci. Aurelio, il nostro capo ce le ricordò.
Ci scoprimmo tutti quanti a guardare le nostre piccole resistenze.
Vivemmo cosi, da lontano, il boato di quei giorni d’estate palermitana.
Dopo tutto questo tempo, quella piccola resistenza la conserviamo ancora?
P.s. Questo post è anche su Palermo Blogolandia.

Silenzio

Riflessioni altrui

A proposito anche di quello detto prima, riporto questi post dal blog del circolo Barack Obama e de iMille. Due circoli in cui da qualche tempo bazzico e dei quali condivido molti punti di vista sulla visione, in generale, della società che vorrei. In una maniera costruttiva che nulla ha a che vedere con il cazzeggio delle critiche sterili.


La prima riflessione
è:

L’Italia è:
al 15° posto in Europa per produttività del lavoro (per ora lavorata);
al 17° posto in Europa per quota di PIL destinata a Investimenti in Ricerca e Sviluppo;
al 23° posto in Europa per quota di PIL destinata alla Spesa in ICT

al 24° posto in Europa per quota di PIL destinata alla Formazione delle risorse umaneal 16° posto in Europa per Formazione Continua (percentuale di adulti che la fanno)
La nostra migliore università pubblica è al 173° posto nella graduatoria dei migliori atenei del mondo. Qualche consolazione e le fonti qui.

La seconda riflessione è sulle politiche economiche del governo, che da liberista è passato ad attuare una politica di tipo totalmente opposto. Vista la lunghezza, lascio a voi la lettura direttamente da li dove si trova.

Sfogo per i risvegli dell’ultima ora

A te che sbuffi sentendo parlare di politica, economia e balle varie, e che ti lamenti e basta stanco della situazione. Dov’eri quando le vacche erano grasse, quando era tutto ben distribuito e con le briciole dell’impero campavi bene? Non eri forse a far la coda per il tuo bell’LCD o pochi giorni fa a spendere un esagerazione per un telefonino di cui non conosci che le funzioni base? E allora forse quest’occasione ti faccia aprire gli occhi e questa crisi economica (in arrivo o già in atto, chi lo sa) sia l’occasione per pensare a quanto scialacqui, a quanto di quello che hai intorno è superfluo. Tutti i discorsi sui nostri consumi esagerati li sento da quando leggevo Topolino e raccoglievo il SuperQuest, ma tu dov’eri? E non è che adesso io mi senta migliore di te ad esser salito sullo stesso carro, nonostante abbia sempre tenuto il freno un pò tirato, per formazione ed educazione….Ma non mi venire neanche a fare quei discorsi per i quali verdi, ambientalisti, terzomondisti siano il peggio che possa accadere per la nostra società, sono soltanto quelli che avevano visto l’iceberg arrivare e che gridavano aiuto, senza poter usare il timone per virare. Se vuoi vivere cosi tanto meglio, ma almeno non mi venire a raccontare stronzate solo adesso. E soprattutto non mi dare dell’ idealista, perchè nonostante tutto preferisco il sogno alla rassegnazione.

Per Blogolandia

Ieri l’urbar blog di Palermo mi ha chiesto di scrivere un post sul Festino. Qui trovate cosa ho buttato giù.

Un blog che è già carta straccia