Il modello sicurezza Siciliano

Spero si tratti di un brutto scherzo quello di cui si parla in questo articolo sull’Espresso:

“Ronde modello Sicilia” di Marco Guzzetti
Il governo regionale Siciliano, per nome di Raffaele Lombardo, si sta quindi muovendo per vedere consegnati i pieni poteri in maniera di sicurezza nell’Isola.
Nell’articolo si legge come il piano sia stia cercando di perseguire grazie all’aiuto di un certo numero di ex componenti dell’arma, tra cui il comandante Pappalardo, e che si fa forza sulla base di una norma dello statuto Siciliano che cosi recita nell’articolo 31:

“Al mantenimento dell’ordine pubblico provvede il presidente della Regione a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal governo regionale. Il presidente della Regione può chiedere l’impiego delle forze armate dello Stato”

Pensate a tutto ciò che questo potrebbe comportare. E tremate.

Noi… ci teniamo alla pulizia

Può essere una spiegazione questa qui, no?

I have a dream

Sogno un mondo diverso.
Un mondo in “Natale a Rio” faccia flop.

Senza Indulgenze

Come non essere d’accordo con quanto scritto oggi dal direttore di Repubblica. Se poi si adottasse finalmente un codice etico come proposto da iMille sarebbe tutto molto più semplice.

Senza indulgenze

La richiesta d’arresto di un deputato in Basilicata, per presunte tangenti legate al petrolio, l’arresto del sindaco di Pescara per il sospetto di tangenti sugli appalti. Dopo i casi di Napoli e Firenze, sul Pd l’onda giudiziaria cresce e anche se bisogna ripetere come sempre che dobbiamo attendere i risultati dell’inchiesta prima di formulare giudizi, questo è il momento di afferrare quel partito per i capelli, prima che affondi.
Nessuno può pensare, onestamente, che il Pd sia un rifugio di faccendieri. Ma non c’è alcun dubbio che se nel Paese il problema della corruzione è riesploso, nel confine critico tra la politica e gli affari, i Democratici si mostrano oggi vulnerabili e permeabili al malcostume nella loro periferia assessorile, mentre le speranze e le attese che accompagnarono la nascita del Pd erano ben diverse.
Scricchiolano entrambi gli elementi della coppia con cui il Pd presentò la sua novità: la moralità pubblica, l’innovazione politica. È difficile infatti non legare le notizie che arrivano dalle Procure con la débacle elettorale in Abruzzo, e soprattutto con l’astensionismo di sinistra che l’ha preparata, dando spazio solo a Di Pietro, ambiguo alleato-concorrente.
L’unico rimedio è uno strappo di innovazione che faccia piazza pulita di vecchi apparati e di metodi ancora più vecchi, renda il partito trasparente, contendibile e aperto a forze davvero nuove nella società, col rischio necessario del ricambio. Per fare questo, serve una classe dirigente coraggiosa e consapevole del pericolo mortale che corre, perché indulgenze e ritardi oggi – quando il Paese in crisi avrebbe bisogno di un pensiero e di una politica davvero alternativi alla destra – sono peggio che errori: sono colpe.

Pessimismo democratico

Ogni volta, ogni giorno, in cui mi vorrei trovare a scrivere qualcosa per spiegare l’idea di Partito Democratico che ho in mente e che condivido con un pò di gente, me ne passa la voglia. E non perchè creda che esse siano deboli, ma perchè si tratterebbe di contrappesare puntualmente su un’ideale bilancia migliaia di sfacelli provocati in questi giorni, in questi mesi, dai dirigenti di questo partito.

Per quanto possa aggiungere contromisure avrei sempre la sensazione di esser preso per un illuso che non comprende che quelle idee rimarranno soltanto tali, inascoltate da chi davvero conta.
Che preferisce morire piuttosto che credere davvero nel rinnovamento sbandierato.

Voglia di città

Devo dire che comincia già a stancarmi stare in un paese piuttosto piccolo e già abbastanza lontano dalla città.
E’ pur vero che i vantaggi non mancano ed una soluzione migliore a quanto qui ho trovato sia impossibile da individuare.
Ma avrei bisogno talvolta della caciara della città, della possibilità di avere tutto a portata di mano, dei tempi vuoti negli spostamenti in cui vedere facce sempre diverse.
La distanza dalla citta, per quanto abbastanza tollerabile, crea una barriera che rende mentalmente meno agevole gli spostamenti e con essi la possibilità di coltivare molti interessi.
Non sono ancora pronto per la tranquillità ed ogni tanto vorrei sentire qualcuno vicino urlare, qualche macchina strombazzare, qualche ragazzino organizzare partite a palla nel giardino.
Non sono ancora pronto a tutto questo silenzio.
Non mi resta che scavalcare quella barriera.

Abbandonare Fortezza Bastiani

Pochi giorni fa scrissi come messaggio personale su msn la frase “Nel deserto dei Tartari” rimuginando sulla situazione in cui facilmente intrappolati quando nulla sembra muoversi e si rischia quindi di rimanere incagliati tra scogli impervi. E ripensando ad un libro che ho letto un pò di tempo fa ma che considero imprescindibile.
La scrivevo in giorni nei quali, per il prolungarsi della formazione e per assenza quindi di progetti alla mia portata, avevo ben poco da fare. Rimuginavo quindi su quando tale condizione di attesa si sarebbe interrotta e come per Giovanni Drogo sarebbero arrivati i barbari sul campo di battaglia.
Ansie passeggere che talvolta mi prendono.
Ma mi chiedevo nello stesso tempo quante volte e quanti di noi si possano trovare imbrigliati in situazioni che nulla di buono portano soltanto per negligenza o peggio ancora per accidia.
O a quanti riescono a sopportare la lenta monotonia quotidiana nonostante un lavoro poco appagante ma che costituisce una delle poche alternative possibili. A volte è cosi, altre volte invece ci si ferma con le braccia in alto lontano dalla meta.
Sono temi su cui quest’anno sono tornato spesso ma a cui non posso fare a meno di pensare quando vedo gente in gamba non darsi più di tanto da fare.

“Se durassimo in eterno, tutto cambierebbe. Siccome siamo mortali, molto rimane come prima.”
Bertolt Brecht

Nel calderone

Le copertine degli album che più ho ascoltato negli ultimi mesi.

(made with this software)

-99

Che bello sentire dal telefono di Silvia le sirene dei 99 arresti di stamattina sfilare per le strade di Palermo.

Articoli da leggere:
Tutti gli affari dei nuovi boss dalla droga alla politica;
Mafia, così il progetto di rinascita.

La scomparsa di Maiorana 2.

Ne stavo parlando ieri con un gruppo d’amici con toni sarcastici per la sparizione trasformatasi in fuga, a detti dei media, dei due palermitani a Barcellona.
In realtà non avevo idea che, intanto, “Chi l’ha visto” avesse scoperto trattarsi di una bufala.
Sull’unità di oggi (a pag.11) lo racconta Roberto Alajmo.

Un blog che è già carta straccia