All’estero mica meglio

Evidentemente anche per gli Italiani all’Estero non tirava una bella aria.

Scacco

Fino a quanto devo contare perchè Di Pietro cambi nuovamente opinione sui referendum?

Considerazioni a margine

Vorrei guardare la parte piena del bicchiere, dopo queste elezioni Ho tenuto la tv spenta tutto il giorno, proprio per questo.
Sembra, a sentirli parlare, che abbiano vinto tutti. Da voltastomaco.
Nella vittoria della Lega e dell’Idv, non comprendo la gioia di alcuni esponenti del Pd. Un partito che nasce con vocazione maggioritaria non può essere felice di sopravvivere. Mi sembra la scusa per continuare su questa strada fallimentare, fatta di tante buone intenzioni seguite da pochi fatti. Le parole di queste ore mi sembrano soltanto una autogiustificazione per non cambiare, segno che certi dirigenti non impareranno mai.
Mi dispiace per chi sta più a sinistra, i masochisti che si autoscindono ad ogni congresso, per intendersi.
E non comprendo la gioia nel vedere il calo del Pdl, e della popolarità di Berlusconi, che avrà anche sparato alto, ma si conserva ancora forte, quanto prima. Anche se sotto scacco ancora più della Lega. Come se fosse una buona notizia sentir parlare di ronde e di immigrati trattati come bestie.

Le buone notizie, però ci sono. Sono Rita Borsellino e per Rosario Crocetta in volo per Strasburgo con la dote di 370.000 voti in due, segno che quando i candidati sono di valore il Pd viene premiato.
Sono per Leoluca Orlando e per Palermo non proprio pecora nera questa volta.
Per gli 8300 voti di Lombardo a Palermo. Praticamente lo amano solo a Catania, per i palermitani è un estraneo questo presidente della regione.
Per le preferenze che hanno portato Debora Serracchiani a superare i suoi capilista, i suoi papi, nel Nord Est. Un buon segno, da cui si potrebbe imparare tanto, per il futuro. Ma un segno di insofferenza degli elettori del Pd.
E un gran peccato per Ivan Scalfarotto, il candidato che qui avrei votato, che complice il crollo del Pd in Lombardia, non ce l’ha fatta nonostante le 22.847 preferenze. Spero che non molli, però, nonostante il malumore di queste ore. Stare fuori da certi meccanismi, quasi contro il partito stesso, non premia.
Gli Italiani sono più propensi a premiare Mastella e De Mita, che in Europa si esprimeranno a gesti.

Le altre cattive notizie, non serva che ve le dica io, sono già abbastanza evidenti.
Un buon quadro l’ho visto fare qui da Sofri e nelle dieci domande di Gramellini sulla Stampa, che voglio riproporvi per intero:

1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?

2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste pre-elettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata «ci dica»?

3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?

4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?

5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?

6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?

7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?

8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?

9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?

10. Ma vi sembro normale?

Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.

Sarà l’ultima volta

Sono il meno adatto per parlarne questa volta.
Che sarà anche l’ultima, spero, in cui non andrò a votare.
Non voglio aggiungermi alle fila dei disillusi, essere conteggiato tra essi.
Ho deciso, finora, di conservare la mia residenza a Palermo, nella convinzione che il mio voto, li, avrebbe un peso diverso.
Adesso, non so più se è il tempo per questa scelta. Comincia a pesarmi. Le difficoltà nel pianificare il viaggio per tempo, e quindi nel contenere i costi, mi allontano dal mio dovere.
I contributi offerti dal governo, esclusivamente per il viaggio in treno, sono ridicoli e inattuali. E cosi, il mio voto, come quello di tanti che lasciano la propria regione, per studio o per lavoro, si disperde. Il diritto al voto, sancito dalla costituzione, non conta.
Eppure si, ne comprendo le motivazioni. Probabilmente un voto libero da logiche clientelari non conviene a nessuno. Chi vive fuori non ha da chiedere favori. E cosi forse l’effetto sarebbe indesiderato a molti. Romperebbe alcuni schemi precostituiti da sempre, probabilmente.
Eppure, in molti paesi europei, è una possibilità concreta. Cosi come è una possibilità per chi decide di vivere fuori dai confini nazionali. Che può votare nel paese di residenza ed in quello d’origine.
Esistono difficoltà logistiche, comprensibili, ma esistono anche possibilità di voto alternative (vedi voto per delega, per corrispondenza o in un diverso seggio), che non vengono attuate.
Forse non ne comprendo a pieno le difficoltà, ma il problema sembra non interessare a nessuno, politici per primi.
Eccezion fatta per Rita Borsellino, che tempo fa organizzò un indimenticabile Rita Express, per trasportare i fuorisede in Sicilia, ai tempi della sua candidatura alle regionali.
E che sostiene ancora questa stessa idea, appoggiando una petizione popolare, con queste parole:

“Mi unisco all’appello degli universitari fuori sede che in questi giorni hanno chiesto di poter votare per le prossime elezioni nei seggi delle città in cui studiano. In un momento in cui si lamenta la distanza dei giovani dalla politica, questo è un segnale importantissimo che merita una risposta. Del resto, in altri paesi europei questa possibilità viene concessa ed è assurdo che l’Italia non si sia ancora adeguata per garantire un diritto fondamentale come quelle del voto. Non dimentichiamoci che oggi gli studenti fuori sede italiani sono circa 250 mila”.

Andate a firmare anche voi, per quel che conta.
Domani potreste essere voi, nella stessa situazione.

Fate l’amore con il sapore

Su suggerimento della strepitosa Robi.

Per un viaggio a Francoforte. Cosa vedere

Noi abbiamo optato per una visione completa e dall’alto della città già dall’inizio, dalla Main Tower, uno dei più alti grattacieli e comunque l’unico visitabile. La vista è notevole, utile anche per comprendere da subito come muoversi. Il prezzo è di 5 euro a persona. Per muoversi è possibile scegliere i tram, la metropolitana o i bus, ma è sicuramente agevole muoversi completamente a piedi. E’ possibile acquistare la Frankfurt card, che con 8 euro al giorno consente di viaggiare su ogni mezzo e di avere sconti in alcune attrazioni e musei.
Passeggiando sotto i grattacieli, nella zona denominata Mainhattan, in un intelligente gioco di parole, si giunge alla vicina Banca Centrale Europea. Poco distanze si trova la Alter Opera, il vecchio teatro dell’opera, oggi usato come centro congressi, e la Borsa, con le due simboliche statue del Panda e dell’Orso.
In centro si trova poco distante, e la piazza Zeil ne costituisce il fulcro. Molto vivace, è la zona dello shopping e qui si trova la Zeilgalerie, un centro commerciale a sette piani, molto particolare nella struttura interna ed esterna, e sul cui tetto si può godere di una bella veduta, nonchè ristorarsi nei bar che li si trovano. La piazza, molto affollata, ospita numerose bancarelle e gazebi dove già da subito potrete assaggiare i wurstel e le salsicce tipiche. Il prezzo è abbordabilissimo.
Da li ci si può muovere verso la Romemberg, la piazza storica della città, la più antica, in cui a Natale si svolge un tradizionale mercato tipico.
E’ caratteristica per i palazzi che la delimitano con le facciate in legno (Ostzeile), ed al suo interno si trova la statua della giustizia e sul lato sud la chiesa di San Nicola.
A poca distanza dal Romemberg si trova il Duomo, uno degli edifici più importanti della città, caratterizzato dalla sua torre campanaria di 95 metri.
La zona si trova a poca distanza dal Meno, il fiume che taglia in due la città.
Da quel che abbiamo potuto vedere è una zona molto vivibile, sede di manifestazioni soprattutto in primavera. Le due sponde del fiume sono collegate da numerosi ponti, due dei quali pedonali, tutti abbastanza suggestivi, il più importante dei quali è l’Eisener Steg, o ponte di Ferro.
Da li vicino partono i battelli con cui è possibile avere un’altro sguardo sulla città. La visita dura circa un’ora, e percorre la città da una parte all’altra per intero.
Il prezzo si aggira intorno agli 8 euro, anche se è possibile contrattare sul prezzo. Noi siamo riusciti a scendere a cinque euro. Sui battelli si trova solitamente anche un bar. Sulla sponda sud del fiume hanno invece sede i principali musei della città.
Non avendo molto tempo a disposizione abbiamo optato per una visita al museo del Cinema Tedesco e lo Städelsches Museum.
Il museo del Cinema è davvero interessante, mostrando l’evoluzione delle tecniche cinematografiche fin dagli albori, e con delle animazioni per potersi calare in un’epoca che sembra cosi lontana. E’ possibile entrare in un vero e proprio set cinematografico,nonchè assistere
ad alcune proiezioni tematiche. Inoltre spesso ospita delle mostre tematiche.
Lo Städelsches Museum invece ospita una collezione di dipinti, stampe e disegni olandesi e tedeschi con opere di grandi maestri del passato come Botticelli, Dürer, Rembrandt, Rubens, Vermeer, Cézanne e Renoir.
Gli altri musei degni di nota nella zona sono il museo d’arte moderna Kunst e il museo dell’architettura.

Io? Non conosco verità

Un vecchio adagio recita che noi leggiamo giornali e ascoltiamo trasmissioni che dicono cosa vogliamo sentirci dire.
Se siamo impauriti abbiamo bisogno di ascoltare che le nostre città sono pericolose, piene di delinquenti e di insicurezze.
Se siamo arrabbiati con il governo godiamo nel vedere le gaffe del premier, nel vedere evidenziati i suoi errori.
E’ una consuetudine che possiamo osservare in ognuno di noi. Siamo cosi chiusi nelle nostre convinzioni, che alimentiamo continuamente, che nessuno potrà scalfire, sicuri di essere depositari della chiave per la porta delle verità.
Quando osservo la situazione politica qui in Italia e provo a comprendere le ragioni per cui comportamenti che per me sono inammissibili vengono invece accettati da molti miei compaesani, non ne trovo ragione.
Cerco qualche interlocutore che mi provi a spiegare l’origine delle sue convinzioni ma non lo trovo, ed i miei dubbi rimangono tali.
Qualche giorno fa leggevo in un’intervista a Roberto Alajmo un consiglio saggio a tal proposito:

“Non compro più il giornale ma consiglio ai direttori dei giornali di fare un esperimento: affidare quotidianamente una pagina della propria testata a una testata diametralmente opposta. Così i lettori di Repubblica troverebbero nel loro quotidiano una pagina scritta da quelli di Libero e viceversa.”

E ciò che da tempo faccio inserendo tra i miei feed prima il Giornale, poi Libero ed ultimamente il Foglio. Spesso mi viene il voltastomaco, soprattutto come i primi due, nel vedere ragionamenti pretestuosi che altrove, dove dicono ciò che voglio sentirmi dire, non trovo. Quand’è cosi chiudo e vado avanti.
Altre volte trovo ragionamenti, editoriali e reportage che aprono spazi alla comprensione, e a volte portano i miei pensieri verso percorsi che altrimenti non avrei esplorato. Quand’è cosi rimango interdetto qualche giorno, e sento i miei ragionamenti aggrovigliarsi senza riuscire a trovare una scappatoia. In una sensazione di spaesamento neppure del tutto spiacevole. Un passo avanti, forse, nella comprensione.

Per un viaggio a Francoforte. L’arrivo

Se viaggi con Ryanair, l’aeroporto in cui atterrerai non sarà propriamente a Francoforte, ma ad almeno due ore di pulman dal centro.

L’aeroporto di Hahn è abbastanza piccolo, con qualche bar all’interno che comunque intorno alla mezzanotte chiude, mentre poco fuori troverai dei furgoncini che fino a tardi vendono panini, patatine e altre schifezzitudini del genere. Intorno c’è poco altro, e già dall’alto te ne accorgi guardando li intorno soltanto boschi e qualche luce qui e li.
Se arrivi tardi il consiglio è di dormire nel bed & breakfast di Hahn, proprio di fronte all’aeroporto, basta solo attraversare la strada. E’ pulito e accogliente, e non troppo esoso, con 30 euro te la dovresti cavare. Non offre altro che qualche distributore, per la sera, mentre la mattina la colazione è compresa nel prezzo è fin troppo abbondante, a buffet, con il tipico menu continentale.
Per giungere invece in Città il servizio di pulman Bohr è molto efficiente, con partenze quasi ogni ora, ed in caso di sovraffollamento ne viene fornito un’altro a distanza di pochi minuti. Pregio mica da poco. Il prezzo è di 12 € a tratta.
Il pulman arriva alla stazione dei treni di Francoforte, simile nello stile alla stazione di Milano, e comunque in pieno centro. Se non hai prenotato un’albergo prima, in stazione puoi trovare un centro servizi o un comodo tabellone in cui sono indicati un pò di alberghi e direttamente collegati ad un telefono con cui contattarli. Utile.
Intorno alla stazione non mancano comunque gli alberghi, e può bastare fare un giro li intorno, la zona è piuttosto tranquilla e vicino al centro.
Noi abbiamo prenotato cercando sul sito Francoforte.com, ottimo per tutti i servizi offerti, o in alternativa su Booking.com. Il nostro era l’Hotel Victoria, un quattro stelle, in cui ci siamo trovati parecchio bene. La colazione inclusa (parametro da tenere in considerazione, visto che i prezzi della singola colazione arrivano fino a 16 euro), ed è possibile collegarsi ad Internet liberamente, anche dall’unica postazione della hall.
Si trova abbastanza vicino alla stazione (5 minuti) e a 10 minuti dalla piazza principale, anche se la zona circostante è molto frequentata, e con parecchi locali e bistrot in cui rinfocillarsi, per qualsiasi prezzo.

Obama ai musulmani

Leggo velocemente dal blog di Francesco Costa alcuni stralci del discorso di Obama oggi al Cairo. Parole mai pronunciate da un presidente Americano in un paese islamico. Ammissione degli errori, apertura al dialogo, e scelte di chiarezza e verità per aprire una nuova strada.
Spero di leggere il resto stasera.

““So che tutto questo non sarà facile. Ma è nostro dovere arrivarci insieme. Un mondo diverso e nuovo, dove i governi servono i loro cittadini e i diritti di tutti sono rispettati. Questo è il mondo che vogliamo, ma possiamo realizzarlo solo insieme. In molti si chiedono come sarà questo nuovo inizio, altri continueranno a dire che siamo destinati a scontrarci per sempre. Altri sono semplicemente scettici che le cose possano cambiare. C’è paura e sfiducia costruita negli anni. Ma se scegliamo di essere condannati dal passato, non andremo mai avanti. Lo dico soprattutto ai ragazzi, ai giovani di ogni paese: voi avete il paese di disegnare il mondo, di ricostruire un nuovo mondo. Vogliamo impiegare i prossimi anni a combatterci o a lavorare insieme, per dare un futuro migliore a tutti gli essere umani? E’ più facile iniziare una guerra, piuttosto che concluderla. E’ più facile odiarsi, piuttosto che notare le cose che abbiamo in comune. Quella che vi indico non è la strada più semplice ma è la strada giusta. Non dobbiamo fare agli altri quello che non vogliamo venga fatto a noi. Quello che mi ha portato qui è la fiducia delle persone. Noi possiamo realizzare il mondo che vogliamo, ma ce la faremo solo con coraggio. Ce lo dicono la Bibbia, il Corano, la Torah. Siamo tutti uguali. La gente del mondo può vivere insieme in pace. Sappiamo che questo è il progetto di Dio. Ora è il momento di metterlo in pratica”.

Vabbene si, chiamatelo culo

Se andassimo tutti via, ci trasferissero tutti quanti in massa su un’isola, tra stranieri, sono sicuro riscopriremmo il valore del vicendevole aiuto.
Ci troveremmo in minoranza e ci aggrapperemmo a qualsiasi appiglio. Persone, uomini a cui non avremmo rivolto la parola nel nostro ambiente,
tra le nostre sicurezze, diventano improvvisamente paesani, amici di una vita che con una pacca sulla spalla ti spingerebbero verso il bar
più vicino per il prossimo inesorabile caffè.
Ti renderesti conto però che quello sguardo che prima sembrava rivolto altrove, era li ad osservarti da sempre, ma adesso sembra accudirti in quanto simile.
In un concetto di vicinanza assurdo, ma reale.
Cosi, se avessi perso un paio d’occhiali in una piazza italiana, sono sicuro che non li avrei più ritrovati.
In vacanza, invece, può capitarti di essere accudito da altri italiani, e ritrovare quegli stessi occhiali da sole la sera successiva.
Li avevano accuditi, sicuri di poterci rincontrare nei nostri percorsi da turisti. Li hanno visti li per terra ed hanno pensato di conservarli.
Un gesto semplice che però racchiude molti nostri comportamenti, che ci dovrebbe aiutare a riflettere sulla soglia di attenzione che normalmente riserviamo

a chi ci sta incontro.
Adesso ho cosi dei bolognesi da ringraziare.
Insieme alla buona sorte (chiamatelo pure “culo”) di essermeli trovati li vicino.

Un blog che è già carta straccia