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Con immutata stima

Caro Walter,
esiste probabilmente una maniera meno retorica e prolissa per esprimere un concetto che potrebbe stare nel più piccolo dei block notes, che ci consenta di liberare il nostro spazio già saturo di letture dalle metafore che ti sentiamo raccontare da anni.
Sarebbe bastato dirci di andar giù, fino a quel concetto, e ci saremmo trovati perfettamente d’accordo.
Come del resto accade quasi sempre, con la tua capacità, te ne devo dare atto, di proporre un racconto del percorso della politica che oggi manca.

Vedo anch’io il PD all’angolo, marginale alla battaglia politica che si muove tutta sul centrodestra, capace soltanto di giocare di sponda.
Vedo anch’io con preoccupazione la nascita di una nuova forza di centro (certo strano che una fondazione che fin dal nome si proietta in avanti, “Farefuturo“, proponga qualcosa che ricordi la balena bianca) che possa mettere in discussione il bipolarismo, una delle più importanti vittorie conseguite dal centro sinistra negli ultimi dieci anni.
Vorrei anch’io la fine del Berlusconismo.
Al contrario di te però riesco a vedere i tuoi errori, il tuo fallimento, l’incapacità (o la debolezza) nel tradurre un programma valido in un progetto, come in molti hanno fatto notare.
Per cui, se davvero vuoi fare qualcosa di utile, fatti da parte, come avviene in qualsiasi altro paese al mondo, lavora dietro le quinte e prepara lo spazio per chi può essere in grado di proseguire quella strada.
In quel caso, vedrai, te ne saremo grati.

Soprattutto se potremo fare a meno della tua retorica.

Con immutata stima,
Mauro

p.s. comunque ci volevi tu per tornarmi a far parlare di politica.

Guida galattica per autostoppisti

L’ho detto tempo fa, i libri passano troppo velocemente.

Per questo qualche pagina cade su questo spazio, talvolta.
Questa per esempio, dalla “Guida galattica per autostoppisti“, è memorabile.

Le tue parole sono lame/2

Al bar della piazzetta, le chiacchere si sprecano. Come in ogni bar che si rispetti. Altrimenti non si chiamerebbero chiacchere da bar,no?

E così che non mi meraviglio più se qualcuno mi racconta di essere stato preso per stupido soltanto perchè ha deciso di spostarsi a vivere a Milano.

Ma cu tu fa fari, picchì un ti pigghi a residenza ccà e ti cierchi un travagliu ppì tri misi l’annu?“*

Tanto poì c’è la “disoccupazione” a farti andare avanti, magari con l’aiuto di qualche lavoretto in nero.

Di fronte a questa che è pura filosofia, lo si pensa davvero di essere stupidi.

*”Ma chi te lo fa fare, prendi la residenza qui, e poi lavori solo tre mesi l’anno”.

La fisica, piuttosto.

Ho sentito che ieri se ne è andato un grande Italiano.
Ve ne siete accorti, no?

Luoghi d’estate

Ne abbiamo passate tante io e te da quell’estate del ’90 in cui decidemmo di vivere insieme a te le nostre giornate d’estate.
Ricordi?
Ti conoscevo da tempo. Da quando sono nato, si può dire. Ricordavo poco di te, anche se passavo attraverso te frequentemente. Eri piccola, allora. Pochi pescatori, stavano con te.
Poi, in pochi anni, cominciasti a crescere in maniera disordinata, con le tue gambe e le tue braccia in spericolata espansione.
Abusavano di te. Da piccola escrescenza a cui si volgeva le spalle, in pochi anni ti guadagnasti gli occhi di molti.
Diciamoci la verità, non eri neanche tanto bella. Vivevi in un posto bellissimo, ed in molti ti vennero a cercare forse per quel mare che ti bagnava ma che tu non riuscivi a raggiungere. Potevi essere molto bella, e così ti immaginavano in molti. Bastava l’immaginazione in quegli anni di sbornie, e quelle tasche riempite dagli opulenti ottanta, si potevano svuotavare per molto meno.
E tu eri ancora vergine ed inesplorata.
Cominciasti cosi ad essere frequentata per anni da parecchia gente. Brulicavano verso di te in molti.
Erano diverse le serate con te. Come lo erano forse tutte quelle della nostra adolescenza, che dovremmo aver il coraggio di estirpare insieme al germe della malinconia.
Crescemmo con te, in quei pochi giorni che passammo insieme, ogni estate. Perdemmo la testa parecchie volte, e nei modi più diversi. Ci annoiammo persino con te.
Perchè eri anche noiosa, nelle giornate in cui il caldo toglieva a noi anche la voglia di giocare. E di inventare.
Tu non inventavi mai nulla, ti limitavi ad offrirti per ciò che eri. Brulla, come una terra di passaggio.
Ed infatti tanti di quelli che si innamorarono di te poi scapparono, per mancanza di fantasia. Rimasero in molti, ma non i più spietati che chissà per quali amori poi si infatuarono.
Noi tornavamo ad essere li. Ogni tanto ti tradivamo, alla ricerca di altri lidi, ma poi era da te che tornavamo. Comunque calamitati.
Sei cambiata negli anni, sei persino diventata più bella, dicono. Con nuove energie a rinvigorirti, e nuove speranze.
Hai cambiato aspetto, e mi piacerebbe vederti una volta al pieno delle tue potenzialità, capace di offrire ciò di cui sei capace.
Ciò nonostante, la tua imperfezione non fa che riattirarmi a te, come ogni anno.
E non sarebbe Estate se non ci fossi tu, almeno una settimana a farmi compagnia.

Le tue parole sono lame

“Dai, fammi prendere quattro dolci per i miei nonni acquisiti, cosi vediamo se mi passano la pensione”.

Qualche giorno fa, in fila al balcone dei dolci, quasi sguarnito alle tredici di una domenica d’Agosto. Incontrando un amico dei pomeriggi estivi di qualche anno fa.

10:25

Uno dei primi post che finirono su questo blog lo scrissi una notte parecchio accidentata proprio nella sala d’attesa di seconda classe della stazione di Bologna.
Le sensazioni per il libro che stavo leggendo trovarono la loro conclusione, fatalmente, in quel luogo.
Cosi, ve lo ripropongo.

Anche i centri commerciali, a volte, chiudono

L’estate non esiste.
L’ho scoperto stasera.
Si, Milano è quasi vuota, tanto da trovar parcheggio ai Navigli in pochi minuti. Tanto da potersi perdere per vicoli della città per cercare l’unico concerto decente ora che il programma, qui, è desolante.
Tanto da perdersi realmente fino a finire alla Scala, non so ancora bene come, non trovare il concerto, passeggiare per una galleria in cui i tavolini sono occupati solo da vacanzieri russi, trovare il tempo per assistere ad un possibile “aggaddo” in un bar, con promesse di reciproche coltellate e suonanti, e volanti, schiaffoni.
Ma, come dicevo l’estate non esiste, quando puoi sentir bisogno di calzoni lunghi.
Quando tra le lacune dei programmi anche in provincia decidi di andare al cinema. Solo per vedere il film con gli attori più bravi. In cui scopri che il migliore è Ken, per una volta capace di rubare la scena persino a Barbie.
Quando ti trovi in un centro commerciale una sera di luglio e trovi un pienone tra i negozi anche alle dieci di sera.
Ma non alle 00:23, quando persino loro chiudono e puoi persino salire sull’aeroplano delle giostre.
No, non è estate, almeno fino a mercoledì.
Anche perchè le notizie alla tv, accesa al rientro a casa, raccontano che i talk show
stanno tornando di corsa, adesso che stanno tornando a schierare i cannoni.

Piccoli aiutanti di…

Tornare alla scrivania non è cosa semplice, in questi giorni. Per fortuna, per i lavori più rognosi, ho trovato chi può aiutarmi.


p.s. Si, lo so. Lo so.

Il delta

Non è un’esperienza rara trovarsi a sorvolare il delta del Niger. Ogni giorno partono dalle basi di ogni compagnia petrolifere almeno due elicotteri, dirette verso le petroliere disseminate in questa frazione di oceano.
E’ la quarta volta per me che sorvolo questa zona, e nonostante l’effetto novità dovrebbe essere già svanito mi trovo a guardare fisso verso il basso con lo stesso stupore della prima volta.
Il delta, è incredibile. Un delta, una differenza sostanziale con tutto il mare che ho visto intorno a me in questi quindici giorni.
Guardandolo viene da chiedersi come sia possibile uscire da quel groviglio, da quella tale concentrazione di piante che non lascia spazio che a qualche piccola radura qua e là.
Quando il Mend decide di rapire qualcuno, lo porta in questi spazi, e non ha bisogno di tenere i prigionieri in catene di alcun tipo. Li lascia liberi, almeno dai racconti di chi ha conosciuto gli ultimi due Italiani dell’Agip rapiti qualche anno fa. Li lascia in uno spazio sotto la loro sorveglianza, ma sostanzialmente liberi perchè non ci sarebbe dove fuggire.

Sarebbe semplicissimo perdersi.

Raggiungendolo dal golfo di Guinea, si apre maestoso. Quando poi entri nel suo territorio, rimani accecato dal quel colore verde presente in ogni possibile sfaccettatura. Certe zone improvvisamente diventano più rigogliose, te ne accorgi dalla dimensione degli alberi che progressivamente aumenta per poi scorgere tra i suoi rami un rigagnolo del delta. E’ come se centinaia di serpenti d’acqua spezzazzero il terreno con le loro anse. Più o meno grandi, ma tutti comunque navigabili. Non ho la percezione della loro grandezza da quassù ma vedo piccole barche di pescatori dovunque.
Poco prima di entrare al suo interno una decina di loro erano disposte in ordine perfetto, senza che potessi comprenderne il motivo. Qui, invece, si muovono in solitario. Riconosco una o due sagome al loro interno.
Piccole imbarcazioni dalla forma allungata, tutte invariabilmente in legno.
Sulla riva del fiume principale sono appoggiati piccoli villaggi di pescatori, le cui case si allontanano dall’immagine luccicante offerta dalla città, con i suoi tetti di lamiera.
Non esistono strade, il letto fangoso del fiume raggiunge quasi le porte delle case, accanto alle quali stanno alcune delle barche che ho incontrato finora.
I mille rigagnoli si spezzano di continuo, formano dei piccoli laghi dove trovano posto delle strutture simili a palafitte, avamposti credo delle compagnie straniere nella zona, che si fanno spazio in un terreno dove avrebbero trovato posto volentieri altre mangrovie.
Ma è tutta la zona a risentire dell’azione dell’uomo. I terreni sconfinati offerti da queste zone sono continuamente spezzati, rigidamente spezzati da linee che corrono da un punto indefinito. Si spezzano. Vanno in direzione ortogonale. Poi riprendono a muoversi verso est. Potrebbero essere linee di un immaginario campo da gioco. Sono piuttosto le linee scavate fin dalle prime scoperte di giacimenti per portare l’oil fino a terra, sono giganteschi oleodotti, che, mi dicono, versano oramai in condizioni pietose tra corrosioni ed inevitabili sabotaggi e furti che alimentano un mercato nero fiorente. Tali da rendere questa zona, a dispetto di ciò che la natura offre ai miei occhi, una delle più inquinate al mondo. Con un tasso di mortalità tra i più alti.
Basti pensare che tra il 1976 e il 1996 si sono riversati nella zona 2,4 milioni di barili, e soltanto la Shell ha ammesso di aver perso nel 2009 14 mila tonnellate di petrolio dopo due incidenti (1).
Dati sottostimati, visto che la gran parte degli incidenti sono sconosciuti ai più e le perdite sono continue.
Almeno a giudicare dalla strana macchia che poco fa colorava le acque all’ingresso del delta.

(1) da: Il silenzio sulla Nigeria, John Vidal, The Obverser. Internazionale n.852.