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Tutti gli articoli di Mao
La famiglia Lodo
La follia è dietro l’angolo
L’ultimo evento è stato modellato in questo splendido teorema:
C1: Corollario.
Anche le mucche, nel loro piccolo…..

…si ribellano, scappano per i monti, sfuggano dalla civiltà che li vuole bistecche. Un “Into the Wild” in salsa bovina.
Una storia di libertà, trovata su Nazione Indiana.com
Ah les vaches! di Carlo Grande
La grande fuga dei bovini è terminata pochi giorni fa: “Erano ormai inselvatichite, verso di noi non mostravano più alcun timore” dice Vincenzo Fedele, responsabile dei veterinari dell’Asl 3 di Pinerolo. Come partigiani si erano acquartierate vicino alla borgata Allevè, che gode di un’ottima esposizione. “Chi le ha viste – ha scritto qualche settimana fa l’Eco del Chisone – le ricorda più veloci dei cervi, quando scappavano, anche immerse nella neve, sempre in formazione compatta. Dietro, una scia che pareva quella di uno spartineve. Senza mai voltarsi, verso la primavera”.
Anche le manze hanno bravamente combattuto, per non tornare a valle, per restare fuori dal gruppo. Anche i bovini – ora lo sappiamo – qualche volta, nel loro piccolo si arrabbiano.
Dentro l’ipermercato
Qualche anno fa avrei pensato che un concerto in un centro commerciale rappresentasse l’uccisione dell’arte. Cosi fu, ieri sera però vado al Centro Torri (l’iper mega centro commerciale di Parma), dove tra borse della spesa, carrelli e vetrine illuminate, voglio sentir suonare i Baustelle. Il centro commerciale aperto anche di notte per accogliere l’annoiato passiò dei parmigiani ha preso il posto delle piazze dei nostri paesi in cui sentivamo cantare Little Tony e Adriano Pappalardo. Quando ancora vivevo in Sicilia tendevo a sottovalutare il fenomeno, ma giunto a Reggio Emilia ho subito capito l’importanza e la necessità di questi non luoghi. Mi capitava cosi, nei primi pomeriggi da straniero in patria, di soffermarmi in quelle piazze per sentire un calore che altrove non esisteva. Quando mi spingevo fino al centro della città, in quei giorni di febbraio, si entrava in quel regno di tristezza che forse solo le piccole città invase dalla nebbia ti sanno dare. Tra quelle vetrine invece la gente trovava quel surrogato della vitalità che era abitudine a Palermo. Sorseggiavano caffè, sfogliavano libri, compravano broccoli e carote, passavano dal barbiere e pagavano le bollette. Caldi in inverno e freschi d’estate, nei centri più grandi puoi stare perfino tutto un sabato. Puoi far la spesa della settimana, posare i pacchi in macchina e andare a fare un giro per i negozi d’abbigliamento, e tra un capo e l’altro mettersi in coda per la cena al ristorante messicano/giapponese/indiano, finir di digerire la cena alla sala giochi nella quale i bimbi si divertono a collezionare cartoncini per improbabili peluche, e concludere la serata al multisala vedendo Indiana Jones e trangugiando chili di pop-corn. Una situazione da incubo che in una vita può accadere, cosi com’è accaduto a me. Dopo tutto questo, le serate “aperte” non sono che la naturale evoluzione (involuzione).
Per questo potrei mettermi nei panni del radical-dandy-noglobal-alternativo e giudicare un concerto dei Baustelle in questi centri un vero e proprio delitto. Ma sono uscito da questo tunnel di luoghi comuni quando ho compreso che, baby, questo è il futuro, che ci piaccia o no. E’ il mercato a dettare le sue regole, e se non le accetti difficilmente riuscirai a mangiare a fine serata. Anzi, mi risultano adesso indigesti gli appartenenti alla suddetta categoria che con il portafoglio pieno sparan giudizi. Non esistono attenuanti per questi, il successo della band amata è uno spettacolo a cui assisterebbero meno volentieri della caduta di un angelo impertinente dal Paradiso. Solo nella fame c’è redenzione. Ma un pensiero è giunto sentendo cantare queste note che dicevano:
E’ difficile resistere al Mercato, amore mio
Di conseguenza andiamo in cerca
di rivoluzioni e vena artistica
Per questo le avanguardie erano ok,
almeno fino al ’66
Ma ormai la fine va da sé
E’ inevitabile
Anna pensa di soccombere al Mercato
Non lo sa perché si è laureata
Anni fa credeva nella lotta,
adesso sta paralizzata in strada
Finge di essere morta
Scrive con lo spray sui muri
che la catastrofe è inevitabile
Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Legge
Nei giorni spesi al centro commerciale
Nel sesso orale, nel suo non eccitarla più
Vede
in questo modo orrendo
Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà
E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa
Un tempo aveva un sogno stupido:
un nucleo armato terroristico
Adesso è un corpo fragile
che sa d’essere morto e sogna l’Africa.
Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe
Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Muore il Mercato per autoconsunzione
Non è peccato, e non è Marx & Engels.
E’ l’estinzione, è un ragazzino in agonia.
Vede
e tempo in un Nintendo
dentro il bar della stazione
e da anni non la chiamo più.
Cosa c’è di più eversivo e rivoluzionario di tutto questo, raccontare i barbari in cammino, quando si è invischiati nella melma? E più grave esserci dentro o non rendersene conto?
Quann’era cu tia cuttuni cugghia
Per i miei coempaesani, vicini e lontani, ecco a voi una carrellata di proverbi siculi:
E continuate poi a ridere qui.
Cosa sono le pari opportunità?
Magari ce lo facciamo spiegare dal ministro Carfagna?
Padroni della verità
Ormai anche i concetti più basilari hanno necessità di essere ribaditi. Berlusconi e la sua coalizione dietro lo scudo della maggioranza raggiunta alle elezioni crede di possedere la verità, e quindi di sapere ciò che il popolo vuole. E ciò per cui i suoi elettori l’hanno votato è per ottenere la sua impunità e per non essere intercettati (non capisco perché a me non mi beccano mai, eppure i miei bei scandali cerco di farli) . Bontà loro, a farsi fregare una volta si può essere ingenui, a farlo per tre volte si è imbecilli.
“Cari Amici,
mentre esprimo la mia solidarietà per la vostra manifestazione, vorrei che essa servisse a ricordare a tutti due punti che si è sovente tentati di dimenticare:
1) Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare.
2) Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia.
Umberto Eco”
E da noi?
Giapponesi imbrattano Firenze. Scoperti dai connazionali e puniti
FIRENZE – Turisti e “writers”. Un fenomeno crescente tra i giapponesi. Arrivano perfino dalla “Firenze del Sol levante”, Kyoto, per imbrattare la Firenze originale. Sfuggono alla giustizia italiana, ma non all’occhio vigile e alla coscienza civile – evidentemente globale – dei propri connazionali, che li segnalano, nel loro Paese, con conseguenze che vanno fino al licenziamento, se il “writer” svolge una mansione che riveste funzioni di controllo o educazione sociale. Casi che si sono ripetuti con crescente frequenza, fino al punto di scatenare forme di “controllo diretto” da parte della maggioranza nipponica che va in giro per il mondo senza lasciare tracce scritte di sé. Un fenomeno da bollare come una “vergogna”, in una cultura così attenta anche alla componente formale delle relazioni umane e sociali.
Quello del giovane insegnante è l’ultimo di tre episodi venuti alla luce nell’ultima settimana. Nel primo caso, una studente del primo anno del College femminile della città di Gifu si è “limitata” a scrivere la data, il proprio nome e quello di altri amici sul marmo. La liceale, che studia design contemporaneo, è stata segnalata direttamente al college da altri turisti. Il college le ha impartito un duro “avvertimento” verbale, poi ha contattato l’Opera di Santa Maria: avendo appreso che la direzione della chiesa non intendeva avanzare richieste di risarcimento, ha costretto la studente a inviare una lettera di scuse, cui ha allegato quelle dell’Istituto.
Nel secondo caso, a imbrattare una colonna della chiesa sono stati tre studenti universitari in economia e lingue, tutti del secondo anno, dell’Università Sangyo di Kyoto. Per loro è arrivata una sospensione di due settimane, accompagnata dalle lettere, sia dei protagonisti dell’episodio che del rettorato. “Ho fatto una cosa tremenda, mi vergogno profondamente” ha detto – o è stato invitato a dire – uno dei tre.
Schedateci tutti
Ieri a Mondello ero circondato da un gruppo di Rom. Vedevo tantissimi bambini correre in acqua e giocare tra loro come tutti gli altri bambini dovunque nel mondo.A questo punto schedateci tutti, prendete pure anche le nostre impronte.

