The Brown Corporation

Su Internet si possono incontrare tante idee imprenditoriali originali, ma credo che nessuna potrà superare mai questa. Peccato non averci pensato prima!

Friuli doc. Come sospettavo….

Per fortuna non esiste per il gusto, per gli odori, nessuna macchina in grado di riprodurne le sensazioni del momento. Grazie al cielo ci è permesso ancora sentir riaffiorare ricordi passando distrattamente dinnanzi ad un angolo di strada e scorgendo un profumo che ci sembra di riconoscere.
Il potere evocativo dei profumi è una delle particelle di purezza oramai rimaste. Potranno esistere essenze in grado di riprodurne scientificamente ogni minima molecola, ma non saranno mai in grado di riprodurne la mescolanza ineffabile e irriproducibile che ad esempio ci ricorda momenti della nostra infanzia.
Di profumi, in questo fine settimana, ne sono stato impregnato. Il Friuli Doc è stata un’esperienza sensoriale intensa, i profumi erano in grado di trasportarti da uno stand all’altro passando da tori arrostiti al frico, curiosa mescolanza di formaggi e patate a formare una sorta di frittella, per poi assaggiare torte di mirtilli, strudel, krapfen, frittelle di mele, maiali, carne al metro, salsicce, San Daniele in una lista davvero infinita. Il tutto alternato da vini di tutti i tipi. Sembrerei quasi ingaggiato dalla proloco locale, ma nonostante la mia fama di amante della cucina (diciamo pure di “manciataru”), raramente avevo visto una città cosi piena di sapori.
Se poi a questo aggiungi gli strani e casuali incontri che possono accadere quando il vino scorre a fiumi…. puoi avere il quadro completo di una festa quasi sconosciuta ma in cui non vedo l’ora di tornare, se sarà possibile, l’anno prossimo.
Qui le foto.

Con la sua vespa andava

Ci vuole follia a questo mondo per pensare di rinsavire.

E Giorgio Bettinelli ne aveva tanta. Pensare di attraversare il mondo su quelle due ruote è un impresa da matti. Andò dall’Alaska alla Terra del Fuoco, da Melbourne a Città del Capo e poi dal Cile alla Tasmania, attraversando Americhe, Siberia, Europa, Africa, Asia e Oceania. E raccogliendone le suggestioni nei suoi diari che ha regalato poi a noi sognatori assennati. Io l’ho scoperto ai tempi dell’acquisto della mia Vespa, quando il suo libro mi fu regalato da Silvia. Erano racconti semplici, in cui sentivi il sapore dell’asfalto, della terra bruciata. Il sapore della strada, in cui tutto il resto poteva risultare inutile.
La foto quassù l’ho scattata la scorsa primavera a Palermo in occasione di un raduno di Vespe. Una delle tante usate nei suoi viaggi e ora depositate nel museo Piaggio di Pontedera.
Ogni adesivo raccontava una storia, un paese, centinaia di incontri ad abbracciare il mondo intero. Un mondo adesso con un sognatore in più da ricordare.

Tramonto a sei corsie

Un evidente vantaggio

E’ davvero inspiegabile vedere i risultati dei sondaggi. Evidentemente ci hanno lobomotizzati tutti.
Da leggere quest’articolo di Repubblica :
Quando la politica diventa un format

Agrodolce

Ho voluto aspettare qualche giorno prima di commentare le puntate di Agrodolce, la nuova soap di RaiTre o, come ama definirla Minoli il nuovo racconto popolare siciliano.

Nata grazie ai Fondi Europei (Strutturali) messi a disposizione per iniziative industriali e all’impegno di numerosi enti, primo tra i quali la Regione Sicilia merita senz’altro l’attenzione dei più attenti.

Il progetto è piuttosto ambizioso ponendosi l’obiettivo di creare un’occupazione mirata nel campo dello spettacolo creando nuove professionalità, promuovere il turismo della nostra Isola e creare dei veri e propri studios nella piana d’Imera. Obiettivi senz’altro apprezzabili.

Partendo da questi presupposti, apprezzando Minoli e i suoi programmi e scorgendo tra gli autori Roberto Alajmo (uno dei migliori scrittori palermitani degli ultimi anni, e di cui spesso ho parlato) ho annullato snobismi e ho voluto guardare a quest'”opera”.
Steoritipi e limiti della serialità della fiction non mancano, e non si può dar torto completamente ad Aldo Grasso che, in una famosa polemica con Minoli, ne parlò come una storia di portineria tale da aumentare ulteriormente le differenze culturali in Italia.
Ma mi voglio consentire una riflessione.
Nonostante tutti i difetti riscontrabili in fin dei conti il prodotto non mi sembra cosi sgradevole e si lascia anzi guardare anche con un leggerezza. Le storie sono semplici ma lasciano intravedere messaggi di riscatto e di speranza molto simili a quelli, molto più reali, con cui si confronta Palermo ogni giorno.
Nonostante ciò mi permetto di dissentire da un critico di tale levatura nella constatazione sostentendo che a voler far cultura alta si rischia di coltivare soltanto il proprio orto.
Se si vogliono elevare “le masse”, principio auspicabile per il servizio pubblico, devi prendere il pubblico li dove si trova e trascinarlo verso l’alto, invece di chiuderti nelle proiezioni di cinema d’essai. Se Agrodolce riuscisse in questo semplice scopo sarebbe già un gran risultato. Lost, Six Feet Under e via dicendo sono grandi telefilm, lontani spesso dalla mediocrità delle produzioni italiane, ma basterebbe guardare l’audience per capire quanto siano apprezzati soltanto da una nicchia. Da tempo ho la sensazione che molto di cui si parla sia autoreferenziale, giornali, blog, politica, parlano a se stessi non riuscendo a coinvolgere una persona in più. Avremmo invece bisogno di gente con la capacità di tirar per i capelli chi sta in basso, per poi far comprendere la bellezza di una pellicola, di un editoriale, di un quadro.
Non è obiettivo da nulla, e senza dubbio stare con le mani in mano è senz’altro più fruttuoso e ti rende esente da critica. Ma questa non è infatti terra che può dar spazio agli schizzinosi. Soldi che altrimenti sarebbero spariti sono stati investiti in un modo facilmente giudicabile ogni sera, alcuni avranno possibilità di trovar lavoro e se tutto va bene qualche turista in più arriverà su quest’isola.
Francamente, mi sembra meglio che guardare il carro passare.

P.s. Da leggere anche sulla polemica nell’utilizzo di fondi pubblici sul forum di Roberto Alajmo.
P.p.s. Per gli intellettuali poi sta pure per uscire “The Palermo Shooting” di Wim Wenders. Ci saranno le sale piene, immagino.

Etilico

Sto già organizzandomi per questo fine settimana Udinese. Ho preso i biglietti per il treno. E poi questo fine settimana ci sarà anche questa cosa qui chiamata Friuli doc.

Fiumi di vino per i viali di Udine, gluck!

Cascate di post-it

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=1700732&server=vimeo.com&show_title=1&show_byline=1&show_portrait=0&color=&fullscreen=1
EepyBird’s Sticky Note experiment from Eepybird on Vimeo.

C’è gente davvero geniale a questo mondo (e sono gli stessi del famoso video CocaCola-Mentos di cui mi posso vantare di essere un emulatore!)

In honour of Richard Wright

Il sogno di vederli insieme è oramai irrealizzabile. Rick Wright, tastierista dei Pink Floyd è morto.

In altri tempi saresti rimasto nella tua camera a ricordare quando li mettevi nel tuo walkman da imberbe adolescente. Adesso puoi anche condividerne i pensieri con altri, leggendo pezzi come questo.

Teoria della Sicilia

“Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza. Un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana.

La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico.
Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera”
di Manlio Sgalambro (si, l’amichetto di Battiato).