(ok, è un discorso lungo di cui avrei dovuto parlare un pò per volta. Il discorso andrebbe letto tutto, ma se proprio non ce la fate saltate qui [1], che è importante).
I candidati al momento sono tre, armati della grande retorica dell’innovazione o di quella pessima parola che amano chiamare riformismo.
Hanno dato inizio alla loro campagna sulla rete, la nuova frontiera del territorio.
Franceschini, il capo in pectore al momento, ha lanciato il guanto della sfida su Youtube.
Bersani, su Facebook, addirittura.
Il terzo è Marione Adinolfi, che tra una giocata a poker e l’altra, non si tira mai indietro quando si parla di primarie. Con coraggio e l’incoscienza di chi non ha nulla da perdere.
Beh, anch’io faccio parte di coloro a cui queste candidature stanno un pò strette. Persone serie ed ammirabili sotto vari punti di vista, ma inadatte al ruolo che dovrebbero andare a ricoprire. Lasciando da parte Adinolfi ed il suo piccolo ruolo, vediamo un pò i contendenti.
Bersani è stato il migliore dei ministri del passato governo Prodi, il più coraggioso senz’altro, e gode di una certa stima. E’ stato il candidato probabile per anni però, tirandosi sempre indietro quando era il momento giusto. Dimostrando sicuramente poco coraggio.
Si tira poi addosso l’ombra di D’Alema, che sembra muovere i fili della sua candidatura. Ha un’idea poi del partito Democratico come un ritorno ai Ds, quel partito cioè che si portava al massimo al 16% alle elezioni. Al guazzabuglio delle grandi coalizioni. Distante quindi dall’idea con cui è nato il Pd.
Franceschini si è fatto apprezzare in alcune sue fasi da segretario, e la mia stima personale è cresciuta negli ultimi mesi. Ma si porta dietro l’aura delle scelte abbozzate, del vorrei ma non posso, del ma-anchismo che hanno caratterizzato il suo periodo da vice-Veltroni. Ci si chiede insomma, se a fronte dei suoi pensieri di questi giorni sul rinnovamento del partito, abbia la reale forza per fare ciò che Veltroni non era riuscito a fare.
Dalla sua parte si è schiarata
Debora Serracchiani, l’idolo di internet, la ragazza che nel nord-est ha battuto Berlusconi. E’ stata tirata per la giacchetta per parecchio tempo, ed in tanti avrebbero preferito vederla sfidare i leader storici, quella gerontocrazia dei vertici che aveva attaccato in quel discorso che l’ha resa cosi famosa. Fa paura a tanti, e
le reazioni ad
una sua dichiarazione un pò troppo leggera lo fanno notare. Pensavamo però potesse avere forza e carisma per essere la nostra little Obama, insomma. Ha preferito optare per un cambiamento dall’interno, piccoli passi, perchè poi andare a sfidare i vertici è roba da far tremare le gambe. Specie poi se vinci e te la devi vedere con quei signori dall’altra parte.
[1] In tutto questo si inseriscono i Mille, i Piombini, quel gruppo di “giovani” (si fa per dire, ma non è una questione di età, come sempre) per cui nutro molta simpatia. Sabato scorso si sono riuniti al
Lingotto per raccontare la loro idea dell’Italia, e anch’io avevo per tempo pensato di andare. Era un’assemblea aperta a tutti, in cui tutti potevano dire la propria. E’ un gruppo che ha un’idea dell’Italia come la vorrei anch’io, un gruppo di persone con un’idea alta della politica, e del Pd. E’ un gruppo che fa rumore, e che sembra avere molto seguito, a giudicare dal numero di persone presenti li e sulla rete a discuterne. Tanto da fare muovere i vertici fino a Torino, prendere la parola, e raccontarsi, raccontare le loro idee a quella fetta importante di possibili elettori. Ai tg naturalmente si è parlato soltanto di loro, senza dare spazio alcuno a chi ha detto le cose più sensate.
I vari
Civati, Curci,
Sofri,
Costa, Meo, Alicata,
Scalfarotto, non hanno fatto notizia. Ma è da quel gruppo che dovrebbe venir fuori il candidato più dirompente in questa corsa. Non mancano le competenze e le capacità, visto che tutti sono impegnati a livello locale e nazionale da tempo. Manca quel pizzico di follia che in tanti in questi giorni chiedono. Il candidato ideale per tutti quanti sarebbe Giuseppe Civati, di Monza, trentacinquenne, professore di filosofia. Grande capacità oratoria ed esperienza locale notevole come consigliere provinciale. Come dicevo per la Serracchiani, che per tempo è stata corteggiata dal gruppo come candidata perfetta, tremano le gambe a tutti quanti. Adesso si cercano alleanze, anche un pò forzate, come con Chiamparino nei giorni scorsi. Con
Ignazio Marino, magari.
Ci si tenta di contare per capire che seguito si potrà avere, si ha paura di bruciarsi troppo presto.
Io non credo sia semplice per nessuno decidere adesso, e che nessuno dovrebbe insistere più di tanto. Avrei paura che in tanti, al momento di votare, potrebbero preferire, come dice un proverbio siciliano, “
u tintu accanusciutu chi u bonu a canusciri” (ndr. il cattivo conosciuto che il buono da conoscere).
Ma credo sia arrivato il momento. Basterebbe guardare agli Stati Uniti o all’Inghilterra (con opposti schieramenti), per capire che per vincere occorre cambiare, fare un salto generazionale.
Abbiamo bisogno di qualcuno nuovo, lontano dalle vecchie logiche, che sappia dare un balzo in avanti all’Italia, che sappia raccogliere i delusi e i disillusi. E che sappia anche far sognare.
E’ il momento, adesso. Aspettiamo voi o nessun altro.