Preludio di primavera. Elogio alla lentezza.

Montagne imbiancate che improvvisamente sembrano più vicine. Colpa dell’aria limpida, suppongo.
Una lepre nel prato davanti all’ufficio saltella incauta.
Un pomeriggio tornando a camminare lungo le rive dell’Adda.
Un gruppo di amici, che a volte non riesci a comprendere fino in fondo.
Accorgersi di essere oramai in ritardo per la manifestazione.
Le urla divertite nell’infilare sostantivi sconosciuti nelle colonne di un gioco a cui giocheresti sempre, senza farlo mai.
Mettere la testa sul letto, mentre sembra scoppiare, e risvegliarsi con un mal di testa infinito.
Ingurgitare quantità esagerate di brioschi tentando di digerire un pranzo enorme, ridendo esageratamente dietro le maschere di Jeff Bridges e George Clooney.
Sorprendersi divertito tirando tardi con gli strafalcioni raccontati dalla Gialappa.
Entrare in ufficio quando sono già tutti dentro da almeno mezz’ora.
Lentamente.

La visione, la conversione, la presa di posizione

Tre punti di vista, tre diverse inclinazioni, per osservae lo stesso inqualificabile soggetto.

Cercasi idee, anche riciclate

Però l’idea di un Aventino non sarebbe neanche male, se solo servisse a svegliare un pò di coscienze.
Sarebbe in ogni caso il tempo per far qualcosa di più che tentennare.

Esistono solo le eccezioni

Costituzionale o non costituzionale, non sembra vero che le basi stesse del vivere civile, siano messe in discussione.
C’era un tempo in cui si fotteva beatamente, si cercava il sotterfugio ad ogni livello, ma si aveva almeno il pudore di nascondersi, di farlo con la porta di casa chiusa dietro le spalle.
Le regole erano sempre quel lacciulo stretto dal quale allentare la presa, ogni tanto, però le regole avevano un senso profondo che andava rispettato. Ci si rendeva almeno conto che quella direzione era quella corretta, a cui magari neanche volevi tendere, ma rispetto alla quale misuravi i tuoi comportamenti.
E’ venuto adesso il tempo della regola costruita ad hoc, una nuova regola per ogni esigenza, per ogni infrazione. E se la perfezione non è raggiungibile, costruiamocela a nostro piacimento. Costruiamo un mondo nel quale possiamo sentire la nostra coscienza non abbaiarci contro, nel quale tutto è lecito.
Si, si tratta di forma. Ma mai come adesso forma è sostanza,

e sostanza è forma.

Specchi

Mi dici, dopo più di tre anni a non vederci, di avermi visto cambiato, diverso, poco sereno.
Ed è strano che proprio nel momento in cui ti sembra di aver rinconquistato quella tranquillità che avevi messo in discussione, ricevere un giudizio cosi inatteso.
Ma è pur vero che, è cambiato davvero tanto, e quella che adesso sembra serenità forse è soltanto una copia, nemmeno riuscita bene, di ciò che ricordavi in me fino a qualche tempo fa.
O forse gli occhi di chi ti conosce sono l’unico specchio sincero.

Il più sapiente della cricca

“La Polverini accusa un ritardo. Berlusconi suda freddo”

Cosi oggi Wisdoms su facebook. Piccoli Spinoza crescono.

Adesso capisco molte cose

Da non credere quanto un buon divano possa tenerti incollato a lui, quanto sia gradevole alla fine di una giornata, quanto cambi l’economia di una serata.
Cosi corro il rischio di diventare pantofolaio

Quel 9% del Pil*

Il ragazzo delle pulizie è entrato oggi pomeriggio al solito orario. Ha posteggiato lo scooter dinnanzi all’ufficio, ha preso le sue scope e, come ogni lunedi, ha cominciato la sua opera.

Cosi anche i due coinquilini ghanesi di mio fratello. Stanotte lui andrà a lavorare per la municipalizzata di Bergamo e lei lo aspetterà rientrare come ogni notte, per mettersi a dormire con lui.
Non mi aspettavo niente di diverso.
Sarebbe stato istruttivo vedere il paese fermarsi, per effetto di un blocco totale degli immigrati, per far notare quanto sia fondamentale il loro ruolo per la nostra economia.
Sarebbe stato opportuno aprire gli occhi ad un Italia sempre più spaventata, cosa saremmo senza la loro presenza.
Ma gli immigrati non possono fermarsi, non se lo possono permettere. Ho visto alcune foto scattate in questa giornata da un pò di amici. Ho visto, naturalmente, molti più italiani. Le manifestazioni, aldilà del valore provocatorio che dubito sia stato colto da quella percentuale costantemente disattenta dell’opinione pubblica, non possono muoversi dall’alto, dalle pagine di un giornale o da un sito.
Dovrebbero nascere dal basso, si, ma l’immigrato non è l’operaio della fabbrica degli anni ’60, non trova la forza nel cameratismo della catena di montaggio, è spesso chiuso nella piccola comunità di appartenza.
Per trovar forza alle proprie parole dovrebbe trovar sponda piuttosto nella politica, ed un partito davvero moderno, in un paese normale, dovrebbe insistere sulla necessità di estendere il diritto al voto a chiunque lavori in questo paese in modo regolare. E’ faccenda delicata, ma dall’insegnamento delle banlieue francesi e dal fallimento del multiculturalismo olandese, dovrebbe nascere una nuova cultura dell’integrazione. Una nuova strada deve essere possibile.

*da qui.