La nuvola dei candidati

Quelli del Foglio hanno fatto qualcosa di interessante.
Sono andati a prendere i discorsi dei tre candidati alle primarie del Pd e hanno creato una nuvola, attraverso un algoritmo, per evidenziare i termini maggiormente usati e le volte in cui sono state rilevate.

Ne viene fuori qualche evidenza facilmente riscontrabile.
Franceschini:

Bersani:Marino:

Via Ughetti

Certo che fa un certo effetto sapere che intorno ai palazzi in cui da piccolo giocavi, oscuri personaggi segnassero il destino di Giovanni e Paolo.
Essere stato a due passi da li, aver magari giocato con i loro figli, inseguendo un pallone finito sotto una macchina in quei campetti improvvisati di periferia.
Quando si dice essere a due passi dalla crudele storia di quei giorni.

Mafia e servizi, telefonate e carte sparite ecco gli indizi nelle inchieste
Repubblica.it

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Mi pare tanto di stare su una linea tratteggiata in questi giorni.

Tutti in fila

Anche qui oggi si è pensato di starsene un pò zitti. Il perchè ed il per come lo trovate qui.

Parole, parole, parole

Cerco di seguire come posso questa schermaglia verbale in vista delle primarie del Pd. Non passa giorno in cui non ci si attacchi a vicenda e in cui ogni uscita inopportuna venga usata come clava contro gli altri.
L’altro ieri la Serracchiani con la simpatia di Franceschini, ieri Marino con la frase sul maniaco e sulla questione morale. Probabilmente vincerà alla fine chi ne sparerà meno, con minore probabilità quindi di sbagliare.
E’ un gran peccato sentirli però darsele di santa ragione spostando l’attenzione dell’opinione pubblica da chi dovrebbero davvero controbattere.

Evidentemente è in gioco tanto.

Come se non bastassero le tante voci ci mancava l’illusionista Grillo, che mi sta poi simpatico, ad annacquare le acque. Sembra davvero che voglia cogliere l’occasione di un palcoscenico che si sta facendo cosi interessante concedendosi alla platea con una delle sue frasi ad effetto. Come ai tempi di Prodi e del antipolitica lanciata dalle pagine del suo blog, e che ora sembra essersi sgonfiata d’improvviso. Come allora, al tiepido risveglio della sinistra, ecco l’attacco.

Mi candido alle primarie“.

Sembra davvero una frase forte, che potrebbe rappresentare per chi segue con poco interesse i fatti, un elemento di novità. Ed infatti ecco tutti quanti pronti a parlarne.
A me sembra che si tratti del solito trucco, lanciare la pietra, vedersela tornare indietro, e poi far la parte della vittima del sistema che non lo vuole e che ha paura.
In realtà a me pare fin troppo ovvio che per partecipare ad una gara occorre seguire delle regole o quanto meno conoscerle.
E se lo statuto invoca all’art.9 comma 3, che:

3. Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa
Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni.

Allora forse occorreva pensarci prima.

E se anche oggi volessi iscriverti al Pd dovresti sapere che l’iscrizione non è possibile in Sardegna, dove sei in vacanza. E’ possibile soltanto nel luogo in cui risiedi, ed in alcuni casi particolari, nel luogo in cui lavori. E questo l’ho scoperto bene in questi giorni.

Se queste clausole fossero state rispettate nessun problema. Bastava poi avere il 15% degli iscritti al momento del congresso dalla propria parte per essere infine votato dagli elettori veri e propri. E vi ho già raccontato nei giorni scorsi quanto questo abbia procurato tremori anche in chi le proposte le faceva sul serio e qualcosa di più costruttivo sul rinnovamento la va dicendo.

Per cui non facciamoci prendere troppo dalle parole lanciate nel vuoto, magari con la frase populista che invoca a Berlinguer come unico pilastro della sinistra Italiana. Se non fosse stato per qualcuno dei nuovi non avrebbe neanche potuto pensare ad inserirsi in questa apertura democratica rappresentata dalle primarie.

Certo ci sono poi tanti difetti e anche per come stanno difendendosi dalle frasi di Grillo non è che stiano giocando bene le proprie carte. Ma almeno quel che di buono si cerca di fare sarebbe bello vederlo riconosciuto.

La fatica della salita

Oggi abbiamo cominciato a pedalare sul serio.
Giusto per non conoscere le mezze misure siamo passati subito ad una scalata dai 200m ai 900 in poco più di 8 km. In realtà il percorso era molto più impegnativo e comprendeva un circuito di 36 km nelle montagne che costeggiano il lago di Como.
Abbiamo preso il lato sbagliato della montagna però, quello da cui tutti scendevano a rotta di collo, piuttosto che tentare la scalata. Siamo arrivati in cima soltanto dopo 3 ore e con poco fiato ancora. Giusto in tempo per rinfocillarci all’Alpe del Vicerè con un pranzo che ha ricompensato di tutto.

Il peso dell’amicizia

“Ho sempre avuto il sospetto che l’amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. Noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. Ecco perchè l’amicizia viene rappresentata con patti di sangue, lealtà eterne, e addirittura mitizzata come una variante dell’amore, più profonda del banale affetto di coppia. Eppure non dev’essere un vincolo tanto solido, se l’elenco degli amici perduti è sempre più lugno di quelli conservati.”

David Trueba, Quattro Amici

Sfogliavo pagine in libreria, e alla prima pagina trovo questa frase. E l’ho trovata perfetta.
Non esistono forse parole diverse per raccontare l’illusione e la disillusione per ogni amico perduto, per ogni amico che non avresti voluto perdere ma è andato via.
Ritrovandoti a fare i conti delle amicizie rimaste li, ti accorgi di quanti ne son passati.
C’è un punto, ben localizzato nello spazio e nel tempo, in cui focalizzi a pieno quell’immagine. A me è capitato pochi mesi dopo essere andato via da Palermo.
Del flusso che avvolgeva e riempiva le mie giornate d’un tratto niente più, silenzio. Dovete pur ammettere che l’effetto non sia totalmente indolore, soprattutto quando ti trovi in quella stretta via di passaggio tra passato e futuro.
Ti chiedi cos’era stata quella condivisione di momenti. Se davvero era il nulla ad unirvi, se si stava insieme per consuetudine o per noia. Forse pensi che non tutti diano lo stesso peso a questo rapporto. Per me, per cui non esiste presente senza passato, non è mai stato cosi.
Ma è da quel momento che ti trovi a fare il conto, ed ancora oggi è quel conto che tengo in tasca. Periodicamente se ne aggiungono e se ne depennano di vecchi.
Ognuno ha poi il suo modo per tenere vivo quel contatto. Anche oggi in cui sono sparsi un pò dovunque.
Qualcuno lo senti spesso, qualcuno soltanto una paio di volte l’anno. Con qualcuno scambi chiacchere in chat, con qualche altro vai a bere una birra insieme. Qualcun’altro ti invia sms meravigliosi nel momento in cui meno te lo aspetti, e da alla tua giornata un sapore diverso.
Con qualcuno hai condiviso tutto, con qualcuno soltanto poche settimane, con qualcuno ore intere di studio o di lavoro.
E se anche, come dice lo scrittore, quell’elenco è sempre troppo sbilanciato sai che le giornate sarebbero diverse senza loro.

A 360°

Mi sa che questa settimana sono stato un pò monotematico, però ho appena finito di sistemare le foto.

Toh!

Che ve lo dico a fare

Credo che non esista nessuno oramai in grado di pensare così in grande per un tour. Nessuno in grado di poter investire cosi tanto.

Ma il risultato è stato perfetto.
La voce di Bono, tornata quella dei tempi d’oro, capace di emozionare o di dare energia. Di far pensare e di rendere spensierati.
E poi quella meraviglia del The Claw. Aldilà dell’immaginazione, capace di rubare la scena anche a loro stessi, all’interno di quella mega astronave automatizzata. Immensa. E i cui movimenti erano imprevedibili tanto da lasciarmi davvero un pò frastornato, quando la pioggia dei pannelli dei megaschermi è andata calando su di loro.
Davvero difficile da spiegare quanto siano stati visionari i progettisti di questa struttura.
Verrebbe voglia di lavorare con loro alla loro prossima idea.
In fondo, non mi occupo di automazione anch’io?

P.s. Domani metto su un pò di foto.

San Siro. U2. 8 Luglio

Era dai tempi di Pop (non guardatemi male) che un loro disco non veniva messo da parte dopo un paio d’ascolti. Sono tornati con un disco finalmente bello, intenso. Che ha riacceso la voglia di andarli a vedere dal vivo, come hai tempi di Achtung Baby. Ho sempre amato il loro mettersi in gioco, rinnovarsi, giocare con la musica, senza perdersi nel solito frame, ma alcuni passaggi di questi anni sono andati a vuoto, se non con rare gemme. Di certo lo smalto e la grinta non è quella degli inizi, trentanni fa. E forse sono mancati troppo Brian Eno e Daniel Lanois ad amalgamare le loro armonie. Ma il loro No line on the horizon sembra averci ridato un pò della bellezza di un tempo.
E forse per questo sarà valsa la pena aspettare per poterli vedere finalmente dal vivo, a San Siro.
La ricerca dei biglietti si è rivelata farraginosa come sempre, ed ha prodotto anche qualche guaio. Un paio di biglietti in più, di cui ancora non so che farmene. La soluzione se ci sarà, arriverà domani. Intanto domani saremo li.

Ps. Piuttosto che incasinarmi in macchina fin li, lascerò la macchina lungo la MM rossa, ho visto che è aperta fino all’1:10.