Facendo le valigie

Poche ore ancora e poi si torna a terra. Cerco di non parlare troppo di me, qui, però ho la necessità di tornare ad appuntare qualcosa.

Perché ho la sensazione che quest’esperienza me la porterò sulla pelle per un pò, ho la sensazione che qualcosa sia mutato, che si sia smossa qualche pietra che era ferma ad ostruire qualche passaggio. Ho riscoperto il piacere nel dare il giusto tempo affinché pensieri e sentimenti si sedimentino. Ho riavvolto come un bandolo il gomitolo dei miei pensieri, sempre piuttosto ingarbugliati, ed ho capito che ho bisogno di ordine. Anche se mi fingo abile a muovermi su più piani contemporaneamente, il multitasking non fa più per me. Uscendo, tra le altre cose, dalla dipendenza bulimica dalla lettura che più che una reale esigenza di sapere nasconde la necessità di mettere a tacere altri sensi. E’ una dipendenza che sembra non dare effetti collaterali ma che mi ha distratto dalla capacità di sentire ciò che mi accadeva intorno, l’ho usato nè più nè meno che come un antidolorifico. No, non è buona cosa non sentire niente.  Meglio tornare ad essere lucido, l’oblio lo vorrei tornare a  desiderare soltanto quando sarò tanto vecchio da tornare a chiederlo.

Torno da qui con una serenità incredibile. Sarà stato il mare dovrò fare in modo di passare più tempo su una barca, in futuro. E comunque adesso il problema sarà capire se questo cambiamento sarò in grado di riportarlo a casa.

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