Ma come fanno i marinai?

Ho messo su la sveglia anche stamattina intorno alle sei e trenta e ho guardato fuori per capire quale fosse la situazione oggi. Già ieri sera il capitano aveva spostato Ares, la nostra barca, sotto costa. Il mare si era già ingrossato e per la notte erano previste onde alte fino a sei metri, per cui tanto meglio preservare il nostro stomaco da sommovimenti eccessivi. Da qui, vedo la costa, per cui ancora un’altra giornata di stand-by. Colazione, caffè solubile con latte in polvere, per renderlo più accettabile, e un gran pezzo di torta. Si mangia bene, a bordo. Merito del cuoco malesiano.
Un’altra giornata da riempire di attesa. Siamo almeno quaranta, a bordo, e siamo in sei a comporre questa crew. E’ uno dei tanti vantaggi offerti da questo lavoro che mi sono scelto, o che mi è capitato in dote. Conoscere volti nuovi e storie nuove, lontanissime da quella nicchia che ti sei costruita intorno e che immancabilmente ti assomiglia, per tempi, consuetudini, abitudini, percorsi.
C’è il leader silenzioso, che mi dicevano burbero ed intrattabile, ed invece ad avercene come lui. Ha girato il mondo a fare installazioni come queste, e si vede che seppur stanco, ha lo spirito del viaggiatore.
C’è chi ha litigato con la moglie, s’è separato e non vede i figli già da qualche anno, e per fortuna, dice, che sta sempre in giro. Sta con il suo tablet in mano quando c’è poco da fare e molto per i fatti suoi.
C’è il tipo con gli occhi da guascone perdutamente innamorato di una kazaka. C’è chi vuol tornare a casa perché non ne può più degli egiziani, che hanno la sua parte d’impianto con mille difetti. C’è quello dalle passioni mai sentite prima, dal quale ho appreso dell’esistenza di gare a suon di db (roba che si arriva fino a 170 db), prodotti dai sistemi d’amplificazione di automobili, con tanto di tornei italiani ed internazionali. C’è poi quello perennemente al telefono, e che già a ventisette anni ha qui la responsabilità per conto del committente. E poi ci sono. Che sto bene qui. Finora, per altri nove giorni. Perché io mica li conto i giorni.

Un pensiero su “Ma come fanno i marinai?”

  1. E il tipo che manda nervosamente e-mail per farsi sistemare il blog s’è buttato in mare? No perché pensavo di trovarlo in elenco… ma a quanto pare… 😛
    Ciao,
    Emanuele
    PS: dai che stanno finendo! 😉

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