Oslo. Dove (almeno per ora) non è mai notte. Prima parte.

Eccomi tornato, qui. La breve vacanza ad Oslo ha sfiancato si le mie gambe ma ha rigenerato tutto quanto il resto. Il cervello è stato li e soltanto li per quei pochi giorni.
Leggero, in una sensazione che andava crescendo ora dopo ora. Oslo ha riservato piccole e grandi meraviglie, almeno in maniera inversamente proporzionale alle aspettative che in essa vi erano riposte.
Capita spesso cosi quanto la meta non è meditata, quando è di quelle che nascono per caso cercando tra le compagnie aeree quella che sa offrirti il miglior prezzo. Come tale non era legata ad un particolare desiderio di conoscenza, tanto più che poco prima di partire, leggendo qua e la vari racconti di viaggio, l’idea che ne veniva fuori non era di certo confortante. Oslo si porta dietro l’immagine cupa di una città un pò noiosa e buia, priva di quelle grandi attrazioni che popolano altre capitali Europee.
Già all’avvicinarsi alle coste della Norvegia si ha la sensazione di essere lontano mille miglia dal caos lasciato alle spalle. Le disordinate coste fatte di insenature e piccole isole, contrapposte all’ordine delle campagne mi hanno fatto pensare a quanto un popolo e le sue caratteristiche siano strettamente legate alle caratteristiche della terra in cui vive. Forse è un pensiero inutile, ma l’idea che il disordine della macchia mediterranea sia legato in qualche arcana maniera al disordine delle nostre comunità, e che quell’ordine sia legato al proverbiale rigore scandinavo accompagna i miei pensieri ma mano che ci avviciniamo all’aeroporto di Torp.Domani, trovando tempo a sufficienza, proverò a raccontarvi perchè vale la pena conoscere questa città. E a mostarvi le foto.

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