Storia di un fallimento

C’è stato un tempo in cui ho pensato che far parte di un partito politico potesse essere una buona occasione per mettersi a disposizione della propria comunità.

Trasferito nella città in cui adesso vivo mi sono inserito nel Partito Democratico, del quale al tempo condividevo lo spirito e l’anelito di novità che veniva dalla spinta del Lingotto di Veltroni e da alcuni giovani di cui condividevo le idee. È stata un’esperienza importante su cui tornerò perché da essa ho imparato molto, nel bene come nel male, sulla politica e sugli uomini che in essa si muovono.

Ad ogni modo, da qualche anno avevo maturato l’idea di abbandonare quest’esperienza. Ho deciso di candidarmi alle ultime elezioni comunali, ma il risultato è stato la conferma che la scelta migliore fosse lasciare.

Riporto qui la lettera che avrei voluto consegnare al coordinamento, ma che concretamente hanno letto solo in pochi.

Scusate se vi disturbo, tra i vostri impegni, ma vorrei comunicarvi la decisione di abbandonare questo coordinamento.
E’ una scelta che deriva da molte ragioni. Quando ho deciso di inserirmi all’interno del partito, ero spinto da una grande curiosità per un mondo che non conoscevo e che mi affascinava. E dalla voglia di mettermi al servizio degli altri ad un livello che ritenevo superiore a quello del semplice volontariato.

A distanza di cinque anni, ho imparato molto. Ma soprattutto ho imparato che questo mondo non fa per me. Se guardo a quello che sono stato in grado di costruire, aldilà delle relazioni personali, vedo un foglio bianco.
Mi sono reso conto di non essere stato in grado di incidere nel cambiare tutto quello che non mi piaceva nelle dinamiche interne, finendone piuttosto, talvolta, sopraffatto. Pensavo che la vita del partito pretendesse un’attivismo che non ho trovato, e delle chiamate all’azione che non fossero semplicemente una chiamata ad una forza lavoro acritica.
Mi manca un progetto, un programma costruito insieme teso al raggiungimento di un obiettivo. Vedo un obiettivo, piuttosto, perseguito secondo dinamiche che stento a comprendere pienamente.
Incide sicuramente una grande resistenza al cambiamento nelle dinamiche di gestione del partito, coerente con le dinamiche di oggi. L’ho provato più volte, in ciò che mi sono permesso di proporre.
I miei limiti hanno inciso, certo. Limiti legati al tempo che posso dedicare a questo coordinamento per poter incidere nel modo che ritengo sia opportuno. Limiti anche caratteriali, probabilmente. Probabilmente serve anche un carattere diverso dal mio. Sono troppo affezionato al ragionare con la mia testa per poter cavalcare acriticamente il leader di turno o per sposare una singola ragione, o per mettere a tacere i miei pensieri del momento.
Anche alla luce delle preferenze raggiunte alle elezioni, credo comunque di non poter mai sperimentare un ruolo nel consiglio comunale. Esperienza che avrei voluto, per imparare le dinamiche della politica e dell’amministrazione di una città. Ma sono alieno, nuovo per Brugherio, per poter pensare di avere una rete di relazioni in grado di votarmi. Non sono nato qui, non ho frequentato le scuole né le associazioni della città fino ad adesso, se non proprio questo partito.
Porto con me molto, in ogni caso. Relazioni personali, e comprensione dei miei limiti, in primo luogo. Però forse adesso è meglio che torni ad occuparmi di qualcos’altro. Qualcosa in cui possa dire la mia e lasciare un segno. In cui possa far ripartire le mie motivazioni. C’è una canzone di Brunori che dice “La verità è che non vuoi cambiare, che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose a cui non credi neanche più”. Io voglio cambiare.
Un abbraccio.

Uno spazio da ritrovare

Sono rimasto spiazzato vedendo che il mio ultimo post su questo blog è di un anno fa.

I pensieri, come per tanti, in questi ultimi anni si sono spostati verso altre piattaforme, che sicuramente garantivano una platea più ampia, sicuramente appetibile, ma che alla lunga hanno manifestato tutti i loro difetti. Quello che poteva essere uno spazio per la discussione è diventato uno spazio per la litigiosità spesso insensata. E per me, che non ho mai avuto l’intenzione di mettere a tacere le mie opinioni e le mie posizioni, è stato  difficile lasciar scorrere il fiume di odio che veniva anche da gente che mi ha conosciuto e che ho frequentato per molto tempo.

Se è successo a me, nel mio piccolissimo angolo di mondo, non oso neanche immaginare quanto possa essere insostenibile per chi ha un ruolo pubblico. Io non ho abbastanza pelo sullo stomaco per sostenere tutto questo, e dopo le elezioni comunali a cui ho deciso di candidarmi, ho deciso che non era più il caso di condividere i miei pensieri. Avevo bisogno di disintossicarmi.

A distanza di sei mesi, penso che sia un peccato smettere di parlare. Molto spesso avrei voluto raccontare, condividere qualcosa che ritengo interessante, ma mi sono letteralmente auto censurato.

Ho perso l’abitudine a scrivere, il tempo si è frammentato e ridotto, ma anche solo per me stesso, tornare su questo blog penso sia utile.

Pochi si accorgeranno di quello che scriverò, che raramente finirà su un social network. Ma quello che voglio non è un palcoscenico dal quale parlare. Non mi interessa. Voglio soltanto uno spazio per fare ordine e per condividere pensieri soltanto con chi esplicitamente vorrà venire su questa pagina.

Un tempo questo funzionava e mi ha permesso di entrare in contatto con persone che stimo, ed era la cosa migliore che internet era riuscita a costruire.