L’arte dell’attesa

atyrau

Il senso della parola burocrazia probabilmente non lo puoi conoscere realmente fintanto che non passi da queste parti.

Uffici su uffici da cui passare, documenti da produrre, procurare. Nell’ordine mi hanno sottoposto ad un check medico completo, come forse avevo fatto solo per la visita militare , ho frequentato un corso sulla sicurezza elettrica, per due volte, un corso sulle emergenze, ed infine stamattina anche un esame orale, a cui nessuno dei miei precedessori si era mai sottoposto. E per il quale ho dovuto scomodare anche i miei genitori dall’Italia per cercare il documento di laurea, assolutamente necessario, almeno a partire da quando sono arrivato io. 

Spostato in un albergo dall’atmosfera decisamente diversa, gestito da Italiani, comincio a respirare l’aria tipica di questi luoghi. A pochi metri dall’albergo un parco giochi, di quelli che amano costruire certi architetti nelle zone popolari, è frequentato da gente che porta da mangiare ai corvi, mica ai gatti, mentre le giostre leggermente arrugginite suggeriscono alle mamme di non far avvicinare troppo i propri bimbi.

Il fiume Ural passa a pochi metri da qui, ed in questo periodo è totalmente ghiacciato, così tanto da vedere donne attraversarlo con le buste della spesa, ragazzi giocare ad hockey e qualcuno fare dei piccoli buchi dal quale infilare la lenza e provare a pescare. E’ un luogo davvero molto frequentato, con le coppiette che passeggiano sul lungofiume e qualcuno che fa jogging, come in qualsiasi altra città occidentale. Ho provato anch’io ieri sera, complice il clima più mite, a fare una corsa, per sentire che effetto facesse a queste temperature. Ho attraversato il fiume fino all’altra sponda ed al ritorno sono pure scivolato su una lastra di ghiaccio.

L’attesa, prima di poter raggiungere l’isola che non c’è, sarà lunga, a quanto sembra. Gli elicotteri volano di rado, qualche volta per il vento, qualche volta per la nebbia, per cui occorre trovarsi pronti con le condizioni climatiche opportune. Il tutto è gestito dal governo Kazako, ma rallenta notevolmente il turn over dei lavoratori, e del resto non esistono altre alternative. Le rompighiaccio non possono essere utilizzate in questo periodo, per il livello dell’acqua troppo basso. Esisterebbe anche la possibilità di usare degli overcraft, per i quali qualche anno fa venne costruito un grande hangar, mai utilizzato perché non consentiva un adeguato ritorno economico al governo, essendo di proprietà statunitense.

Del resto tutto qui gira intorno a questo progetto, e guai ad allontanare le mani da questa bella torta.

Rispondi